Mariella Mehr. Poesie inedite

by
traduzioni di Anna Ruchat 

 

Autrice di numerosi romanzi, quattro raccolte di poesia e diverse opere teatrali, Mariella Mehr è nata a Zurigo nel 1947 e vive da molti anni in Toscana. Oltre ai tre volumi pubblicati da Effigie, in Italia sono usciti i romanzi Steinzeit (Età della pietra, Aiep 1995), oggi introvabile, e Brandzauber (Il marchio, Tufani 2001).
Nach der Tarnkappe
hat sich Geist im brackigen Sodom
gesammelt.
 
Nichts mildert das abgesonderte
Licht zwischen
Gedanken und Tod,
ein Teil meiner selbst
hat sich zum Lebewesen
in Schlick bekannt
und wartet geduldig.
 
Die Tarnkappe indes
schützt meinen Schmerz,
ohne den kein Leben wäre.
 
Lübeck 4.10.04
Korr. Jan. 05
 
 
Verso la cappa magica
si è raccolto dello spirito
nella putrida Sodoma.

 
Niente mitiga la luce
isolata tra
i pensieri e la morte
una parte di me stessa
si dichiara un vegetale
nel fango
e aspetta paziente.
 
La cappa magica nel frattempo
protegge il mio dolore
senza il quale non ci sarebbe vita.
 
 
 
Frag nicht,
bestell kein Mahl,
denn Tote lassem sich
nicht bitten,
kosten vom Nimmerleinsnapf
im Himmelszwinger.
 
Selten findet sich Brauchbares drin,
doch ab und zu eine Strasse Licht,
ein Labyrinth, dem auszuweichen
kaum Sinn ergibt.
 
Zu Schreien gehäuft,
meldet sich Wesen um Wesen,
wir kommen mit ihren Namen
zurecht, nicht mit ihrer Zukunft,
es helfen keine Lieder.
 
Die Kleider längst zerrissen,
die Trauer der Stille anheim gegeben,
sind wir, was wir sind:
 
das vergangene Lächeln.
 
 
Non chiedere
non ordinare il pasto
perché i morti non si
fanno pregare
prendono un assaggio dalla ciotola del mai
e lo portano nel serraglio del cielo.
 
Raramente si trova lì dentro qualcosa di utile
ma di tanto in tanto una strada di luce,
un labirinto che, cercare di evitarlo
è quasi insensato.
 
A gruppi di urla,
si presentano un essere dopo l’altro
noi veniamo a capo dei loro nomi
non del loro futuro
non aiutano i canti.
 
Gli abiti da tempo strappati
ci rimettiamo al lutto del silenzio
e siamo quello che siamo:
 
un sorriso passato
 
 
Zärtlich besprochenes Licht,
wenig Sichtbares noch,
wenig Greifbares.
 
Nur der Lärm,
in die Mysterien des Lebens eingebrochen
pflästert die Labyrinthengänge
zu kurz bemessener Zeit.
 
Wir werden den Abend besingen,
ein Lied mit knöchernen Ranken,
Aderngestrüpp und Feenblut
zwischen den Zeilen.
 
Unverkrüppelte, einfache Töne auch dort,
wo die Jenseitsschwaden aus
den Poren der Restnacht drängen
 
um in der hohen Röte
der Tage zu lagern.
 
Ein unverwüstliches Requiem
für jeden lichtlosen Tag.
 
 
Für Mathias Balzer
23.6.03
Korr. Dez. 2003
mm
 
 
 
Luce teneramente registrata
poco visibile ancora
poco afferrabile.
 
Solo il rumore
ha fatto irruzione nei misteri della vita
pavimenta i corridoi
con il tempo contato.
 
Canteremo attraverso la sera
un canto con viticci di ossa
grovigli di vene e sangue di fate
tra le righe.
 
Suoni semplici anche lì, non storpiati
dove le esalazioni dell’aldilà premono
per uscire dai pori della notte restante
 
per alloggiare nell’alto
rossore dei giorni
 
Un requiem indistruttibile
Per ogni giornata senza luce
 
Per Mathias Balzer
23. 6. 03
 
 
Leg mich zwischen die Mitten,
als wäre ich eine von ihnen,
noch unversehrt, kein Schwelfeuer
nichts als ein unbekannter Augenblick.
 
Entlass mich aus der Gedächtnisgier,
sende mich aus ohne Botschaften
nur einen einmaligen Herzstich lang,
als keiner Blume Geschichte.
 
Setz deinen Fuss richtig,
entlang meiner Lebenslinien
grollt dir blankes Gestein.
 
Meine Hand, einer Flechte Atem,
weiss nichts der Zuverlässigkeit
beheimateter Wurzeln,
jeder Erde beraubt
führen sie ein Luftleben.
 
Versehen mit Sondergarantien,
die keiner versteht, nicht
mein Schatten, nicht meine
Fundsache Herz,
so gebe ich mich, noch unbeholfen,
dem Wandergefüss anheim.
 
1. 02. 05
 
 
Mettimi tra i centri,
come fossi una di loro
ancora incolume, non fuoco sulfureo
nient’altro che un istante sconosciuto.
 
Liberami dalla fame di memoria
spediscimi lontano senza messaggi
una volta almeno per la durata di una fitta al cuore
come la storia del fiore di nessuno.
 
Appoggia bene il tuo piede,
lungo le mie linee della vita
la pietra lucida ti serba rancore.
 
Le mie mani, una treccia di fiato,
non sanno niente dell’affidabilità
di radici con un domicilio,
derubate di ogni terra
conducono una vita d’aria.
 
Provvista di speciali garanzie,
che nessuno capisce, non
la mia ombra, non il mio
cuore, oggetto ritrovato,
così mi consegno, ancora goffa
a piedi migranti
 
 
 
Blicklos, endlich,
lässt mich mein Auge ruhn,
blind taste ich
nach den Membranen
schal gewordener Tage.
 
Sehreste suchen mich heim,
gefühlloses Pack,
doch wem rede ich in die Geschicke?
 
Ich bin einer Aasgeierin Nest und
Nahrung zugleich.
Ich bin so ausgehungert, wie alles,
was von Männertreu
und Knabenkraut träumte.
 
Und nun?
Eine neue Fuge?
Genauer als jede vorangegangene,
nimm sie, nimm.
Sie zersprenge zärtlich in deinem Gehirn,
richte dort Ordnung, nur
Musik versteht zu schlichten,
nie das Wort.
 
30.01.05 MM
 
 
Finalmente senza sguardo
il mio occhio mi lascia riposare
cieca cerco a tentoni
le membrane
di giornate divenute insipide
 
Resti del vedere mi insidiano
pacco senza sentimenti
ma a chi sto parlando nel destino?
 
Sono il nido e nello stesso tempo
il cibo di un capovaccaio.
Sono affamata come tutto ciò
che ha sognato la fedeltà di un uomo
e l’erba del fanciullo.
 
E ora?
Una fuga nuova?
Più precisa di qualunque altra passata.
Prendila, prendi
che esploda delicatamente nel tuo cervello
che vi metta ordine, solo
la musica sa levigare,
mai la parola.
 
 
 
Wir sehen getrennt zur Welt,
jeder an seine Stunde gekettet,
unsere Hände berühren ein Gestern,
zum wievielten Mal und ohne Folge?
 
Nebel verhüllt das entuferte Dort
Nebel legt sich auf meine Schulter,
wird schwerer, schwerer, wird zu Gestein.
 
Nur ein einziges erlauschtes Wort
möcht ich heraushaun und halten,
es bliebe eine klaffende Wunde zurück,
mir zum Trost, ein Weg in den Morgen.
 
Reichte Hoffnung? Dann hofft mit mir,
alle ihr Untergehenden.
Hoffe du auch,
mein Herz,
ein letztes Mal.
 
 
27.01.05 MM
 
 
Guardiamo separati nel mondo
ognuno incatenato alla sua ora
le nostre mani toccano una costellazione
per l’ennesima volta senza conseguenze
 
Nebbia avvolge quell’altrove senza sponde
nebbia si appoggia sulla mia spalla
diventa pesante, più pesante, diventa pietra
 
Una sola parola captata origliando
voglio estrapolarla e conservarla
perché resti indietro una ferita aperta
per mia consolazione, una strada dentro il domani
 
Bastava la speranza? E allora sperate con me
tutti voi soccombenti
Spera anche tu
cuore mio
un’ultima volta
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2 Risposte to “Mariella Mehr. Poesie inedite”

  1. linodigianni Says:

    che belle le poesie, che bello il video..bisognerebbe tutelare questa capacità di lingua, pensiero, futuro/ presente non omologato: quanta resistenza deve essere costato

  2. utente anonimo Says:

    è bravissima, encantada… (lisa de.)

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