Pontevecchio Connection

by
da Pavia Giovanni Giovannetti
seconda parte
Cultura mafiosa e cultura politica: stesso linguaggio?«Io parlo per messaggi». La frase non è stata pronunciata dall’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, bensì da Piera Capitelli, il sindaco di Pavia. La rivolge a Vito Sabato, funzionario presso il Comando della polizia locale, durante un colloquio del marzo 2006, al quale prende parte anche il direttore generale del Comune Giampaolo Borella.
Il 23 febbraio 2006, Sabato aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Denunciava alcune gravi irregolarità nelle gare d’appalto per i lavori di segnaletica stradale («dai prezzi palesemente gonfiati» fino al 100 per cento); denunciava anche lavori fatturati e «in gran parte mai realizzati». Un meccanismo in voga da anni, afferma Sabato: una «continuità di reato» con ditte «in affari con Capone» (Antonio Capone, l’ex responsabile dell’ufficio Mobilità e Traffico), sempre le stesse, che a turno ottenevano l’appalto anche se ai lavori provvedeva (quando provvedeva) la Biesse di Cura Carpignano. La ditta appaltatrice tratteneva per sé una parte del compenso, senza muovere un alluce. Gli illeciti commessi sarebbero gravissimi: violenza privata, diffamazione, falso ideologico, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, violazione delle norme che regolano gli appalti, peculato, frode nelle pubbliche forniture, corruzione, occultamento e distruzione di atti pubblici.
In un secondo esposto alla Procura, il 23 febbraio 2007 Sabato chiama in causa Roberto Portolan, assessore alla Mobilità e alla Polizia locale (Portolan «si spinse fino al punto di incaricare della progettazione di opere di segnaletica stradale – per un importo complessivo di 220.000 euro – finanche un dottore commercialista […] Il comandante dei vigili Gianluca Giurato ricevette in quella circostanza pressioni, che vennero definite “indirizzi politici” da parte dell’assessore»); e chiama in causa anche il direttore generale Borella: «il dottor Borella mi aveva consigliato di presentare domanda di mobilità presso il Comune di Cosenza, mia città natale. Mi aveva detto che, quand’anche le cose denunciate fossero risultate essere vere, il denunciante non è mai persona gradita all’amministrazione e pertanto un mio trasferimento […] sarebbe servito ad assicurarmi una vita più serena». In una lettera riservata a Borella e al Segretario generale del Comune, Giurato informa che «l’assessore Portolan mi ha più volte riferito che il dott. Sabato non avrebbe dovuto occuparsi di segnaletica stradale».
«Io parlo per messaggi, perché parlare troppo non serve…» Parole inquietanti. Cosa voleva il sindaco dal funzionario? Premiarlo per la sua rettitudine? Ringraziarlo poiché, grazie alla sua denuncia, l’Amministrazione ha risparmiato ingenti somme di pubblico denaro? No, leggete: «mi piacerebbe che lei chiedesse di essere trasferito in un altro ufficio… » Come dire: sei così zelante che ti vorrei altrove, il più lontano possibile dai traffici dell’ufficio Traffico. Le pressioni del sindaco si aggiungono così alla lunga serie di «intimidazioni e abusi», minacce di ritorsione e di licenziamento che Sabato e Giurato stanno già subendo, da mesi.
Il 7 marzo 2007 Portolan ha rinunciato alla delega della polizia (ma è come se l’avesse mantenuta: comanda ancora lui). Una mossa spiazzante, perché in cambio ha ottenuto la revoca del servizio Mobilità per Giurato e l’esilio in uno sperduto loculo dell’ufficio Anagrafe per Sabato, senza telefono e computer.
Il 26 Febbraio 2008 il sindaco Capitelli sospende Giurato dal servizio. Di cosa viene accusato? Di aver manipolato il concorso per 5 posti nella Polizia municipale? Non c’è nessuna querela a suo carico, nessun procedimento in corso. In un’intervista al quotidiano locale, il sindaco parla di «gravi e incomprensibili leggerezze e superficialità in alcune scelte da lui prese». Tra i motivi della sospensione si cita l’opposizione di Giurato all’introduzione in città dei semafori T-Red (di cui la Ci.Ti.Esse di Rovellasca detiene l’esclusiva) commercializzati dalla Scae di Segrate.
E poi succede che…

Giovedì 18 settembre la Guardia di Finanza arresta Raoul Cairoli, amministratore unico della Ci.Ti.Esse, e mette agli arresti domiciliari Giuseppe Astorri, il direttore commerciale della Scae. Pesante l’accusa: associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Alcune società, guidate da Ci.Ti.Esse, si sarebbero accordate per pilotare le gare d’appalto «in collusione tra loro e con i pubblici ufficiali».
Sotto inchiesta è un sistema che l’Unione Consumatori ha definito «la truffa del secolo». I dati sono impressionanti: negli ultimi cinquant’anni, le multe per i divieti di sosta, di fermata e per il superamento del limite di velocità sono aumentate del 6.870 (!) per cento. Un business per le amministrazioni vampire, che in questo modo fanno cassa, come ha denunciato Enrico Gelpi, presidente dell’ACI.
Il sistema T-Red si è rivelato la punta avanzata della frode a danno degli automobilisti. Secondo il Giudice milanese per le Indagini Preliminari Andrea Ghinetti, le ditte installatrici taravano gli impianti in modo da favorire le infrazioni, in accordo con funzionari compiacenti. Nel 2006 e limitatamente ai casi in esame, si è avuto un giro d’affari di oltre 10 milioni di euro. Buona parte di questi apparecchi erano dati in noleggio ai Comuni, che incassavano i due terzi degli introiti. Il resto andava al fornitore il quale, molto spesso, si dimostrava generoso con i funzionari e con gli assessori più zelanti.
Guarda caso…

Guarda caso: il T-Red è il sistema al quale si era opposto il capo dei vigili, quel Giurato sollevato dall’incarico per avere escluso dalla gara d’appalto la chiacchierata Ci.Ti.Esse.
Guarda caso: proprio su questo fronte si incrina il rapporto tra il capo dei vigili e l’assessore Portolan.
Guarda Caso: Ci.Ti.Esse e Scae hanno trovato buona accoglienza a Belgioioso, dove è sindaco Fabio Zucca, compagno di partito di Portolan e suo predecessore all’assessorato pavese alla Mobilità, feudo dello Sdi.
Guarda Caso: Antonio Capone, rinviato a giudizio a Pavia per i traffici all’Ufficio Traffico, è stato consulente del comune di Belgioioso.
Guarda caso: nell’elencare i motivi della sospensione, il 26 febbraio 2008 il sindaco Piera Capitelli cita le lamentele di Cairoli e della Ci.Ti.Esse, allora messo da parte e ora inquisito, per accusare Giurato di aver esposto l’amministrazione alle loro «minacciate azioni giudiziarie».
L’altra ditta sotto inchiesta, la Scae, si era aggiudicata una gara per la realizzazione della segnaletica stradale, ma non ha mai eseguito i lavori: non era in grado di farlo. la Scae avrebbe esibito false credenziali: sarebbe un reato, sarebbe “turbativa d’asta”.
Con quali documenti la ditta di Segrate si è aggiudicata l’appalto? Giriamo la questione alla Procura pavese: si indaghino i canali attraverso i quali alcune aziende ottengono certificazioni taroccate, vergate da compiacenti funzionari comunali. Intervenga anche il ministro Brunetta, perché sono dipendenti pubblici nel libro paga della pubblica amministrazione e anche di altri.
Il 24 ottobre si terrà la prima udienza della causa intentata al Comune da Gianluca Giurato. Il comandante dei vigili chiede al giudice Ferrari il reintegro al suo posto di lavoro.
L’autunno caldo

 Un’altra causa di lavoro si terrà il 9 novembre. L’ha promossa il dirigente comunale Guido Corsato, minacciato ed emarginato dopo che si era opposto alle pressioni del vicesindaco Filippi, il quale intendeva affidare l’inventario dei beni comunali ad una ditta diversa da quella risultata vittoriosa nella gara. Così Corsato in Tribunale: «L’appalto era stato attribuito alla ditta Acierre di Pavia. Filippi mi ha chiesto di favorire la ditta CGS di Belgioioso, che aveva programmi simili. Io mi sono opposto e Filippi mi ha invitato a dimettermi. Sono stati due anni, dal 2000 al 2002, di urla nei miei confronti…».
CGS fa parte del gruppo Pacchiarotti, in calorosi rapporti con Filippi, dal quale ha ottenuto un decisivo appoggio per un risarcimento di 500.000 euro in pubblico denaro per la mancata costruzione di una piscina sopra un terreno che tutti sapevano essere fortemente inquinato.
Metalli pesanti, idrocarburi, scorie di fonderia: scarti di lavorazione e altre schifezze inquinanti che, dopo la chiusura della Necchi (per oltre mezzo secolo la più importante fabbrica cittadina) sono finite dentro buche o nelle aree dimesse, come la Landini del quartiere Borgoticino o la Snia di San Pietro, insieme a benzene, antracene, zolfo e altre sostanze tossiche e cancerogene sopra le quali si vorrebbero edificare case e scuole, aggirando le onerose bonifiche. Ecobusiness, aree dimesse e discariche sono temi sui quali torneremo presto.
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