Come olio nell’acqua. La Romania dei Rom

by
di Giovanni Giovannetti
seconda e ultima parte

La Romania resta spaccata in due, divisa tra le città ricche (nonostante le sacche di povertà) e la campagna povera. È divisa in due anche la minoranza Rom. Lungo la strada che da Turnu Severin porta a Craiova e poi a Slatina si vedono case enormi con vistosi tetti a pagoda vigilate da body-guards: sono simboli di benessere e di potere volgarmente esibiti dagli zingari aurari e caldarari e da altri che negli anni Novanta si sono arricchiti contrabbandando benzina con la Serbia in guerra e sotto embargo, o con il traffico d’armi e preziosi. Quest’ultima è la mafia tzigana, che ora lucra anche su droga e prostituzione.

Slatina.  Progresu. Il cavallo di Octavian NicolescuSlatina. Progresu. Gheorghe Firu
Le ragazze fanno il mestiere all’estero, perché rende di più e perché in Romania la prostituzione è un reato punito con tre anni di reclusione (fino a 10 anni per chi la sfrutta). I più violenti sono i moldavi di passaporto rumeno, che chiamano il boss «maestro di legge», proprio come tra gli affiliati alla mafia Russa. Attraverso imprese di copertura, la ‘ndrangheta e la mafia italiane stanno investendo nell’economia e nella finanza legale rumena una parte del ricavato dai loro traffici. Un rapporto di Transparency International pone la Romania al primo posto tra i Paesi con il sistema politico e giudiziario più corrotti dell’Unione europea. Qui, secondo l'”Economist”, «per vincere una gara d’appalto bastano pochi euro, un po’ di salsicce e qualche bottiglia di acquavite». Il fenomeno è in aumento. Mafie e corruzione a parte, la Romania vanta un livello di criminalità tra i più bassi d’Europa: qualche furto, qualche rapina quasi sempre non violenta e molta prevenzione; il 50 per cento dei poliziotti sono tenuti in strada.
Slatina. Progresu. interno
Dopo la rivolta del 1989, il postcomunista Ion Iliescu ha dato la terra in proprietà ai contadini e presunti tali: uno o due ettari a testa che hanno mantenuto a un livello precapitalistico l’antica Dacia, uno dei granai dell’impero romano. I giovani sono fuggiti in massa da 15 milioni di ettari con infrastrutture fatiscenti, la nuova frontiera e terreno di conquista delle imprese agroalimentari italiane come la pavese Riso Scotti, che in Romania ha aperto due fabbriche a Giurgeni e Vladeni, comperato 11.000 ettari ed esportato le moderne tecniche padane della coltivazione del riso. Sono terreni dalla fertilità molto elevata, con il 3-4 per cento di sostanze organiche. Il clima è favorevole, la piovosità è ben distribuita e l’acqua è abbondante. Siamo al 45° parallelo, come nella valle del Po.
L’Italia è il primo partner commerciale della Romania, con il 24 per cento delle importazioni e il 20 per cento delle esportazioni. L’Unione Europea sta finanziando l’ammodernamento del Paese. Per l’agricoltura c’è il Piano Sapard (4 miliardi di euro tra il 2007 e il 2009, quasi la metà sono a fondo perduto), a sommarsi con 7,1 miliardi provenienti dai Fondi strutturali di 33 miliardi destinati al Piano nazionale di sviluppo rurale e ai contributi del Pac (Politica agricola comune) a sostegno del reddito degli agricoltori.
Ma restano larghe sacche di miseria. Un lavoratore agricolo guadagna 100-150 euro mensili. Sono salari da fame nera, fino a 15 volte inferiori a quelli italiani, che insieme ai bassi salari delle fabbriche, dal 1991 al 2001 hanno provocato l’emigrazione di oltre il 23 per cento dei giovani sotto i 19 anni, 2 milioni di persone, buona parte dei quali ha scelto l’Italia (il 48 per cento) e la Spagna (18 per cento). Un esodo  biblico, che tuttavia tende a stabilizzarsi. I rapporti della Banca mondiale informano che il 28,9 per cento della popolazione rumena versa in condizioni di povertà. Non deve stupire se la punta Pavia. siamo europeidell’iceberg sono i Rom, mantenuti in schiavitù fino al 1864, massacrati dai nazifascisti dal 1941 al 1945 e, dopo la dittatura, nuovamente sottoposti a violenze, intimidazioni, spedizioni punitive razziste come quella compiuta nel villaggio di Hadareni nel 1993 (tre morti, 19 case bruciate e altre 5 distrutte) e a saccheggi ed espulsioni come a Tanganu e a Petreasa nel 1997. Con il passare del tempo la situazione è migliorata.
In Romania la questione Rom è fuori controllo, non si sa nemmeno quanti siano. L’ultimo censimento ne ha segnalati 535.000, ma a quanto pare il loro numero oscilla tra i 2 e i 3 milioni. Una moltitudine di analfabeti non ha potuto o voluto rispondere al questionario del locale Istituto di statistica, temuto al pari di una schedatura di massa; la minoranza abbiente non ci tiene a rendere note le proprie origini (non sono pochi, tra di loro, i funzionari statali di alto livello). Dopo l’assimilazione forzata dell’epoca Ceausescu, che in molti casi ha provocato l’autoemarginazione e la clandestinità, dal 1990 i Rom sono una minoranza nazionale riconosciuta dallo Stato. Un contentino, praticamente una beffa, perché i Rom sono stati i primi ad essere estromessi dal sistema produttivo a seguito dell’innovazione della grande industria: «È da questi assimilati senza più reddito che proviene la maggior parte degli immigrati in Italia», dichiara Gruia Bumbu, presidente dell’Anr, l’Agenzia rumena per i Rom.

Pavia. vivere alla Snia

5 Risposte to “Come olio nell’acqua. La Romania dei Rom”

  1. utente anonimo Says:

    penso che h-ai esagerato tanto..

  2. GGiovannetti Says:

    Sapresti essere più preciso? Che so, fare qualche esempio di ciò che a te pare "esagerato tanto…"Grazie. G.

  3. utente anonimo Says:

    forse, anzi, sicuramente non hai esagerato. Mi domando però perché, una volta lasciato il loro paese ed essere approdati in Europa, non cerchino di integrarsi o meglio ancora, non cerchino di crearsi una vita dignitosa, per il bene loro stesso e dei loro figli: l'Italia, con la sia storia di emigrazioni, non é  sicuramente ,per DNA razzista. Quello che é insopportabile é che quei bambini  siano sempre in giro a mendicare (scuola niente, nonostante i tentativi!) madri nullafacenti (a parte accompagnare i bambini a mendicare) e gli uomini – se bevono (e se hanno i soldi bevono!) lasciamo perdere…..parlo probabilmente di una minima percentuale di rom, forse tanti-tanti si sono integrati: io parlo di quelli che vedo, che continuo a vedere da anni.ciao G.G., con tanta simpatia per il tuo lavoro

  4. GGiovannetti Says:

    In sintesi (e semplificando): l'emarginazione, l'esclusione, produce emarginazione e deriva delinquenziale (tuttavia non paragonabile a quella criminale delle italianissime mafie). L'inclusione nel sistema dei diritti (scuola, lavoro, casa, salute) favorisce la reciprocità e anche una maggiore sicurezza sociale. Sono considerazioni elementari, che ritroviamo fra gli altri in studiosi – come Marzio Barbagli – di certo non  reclutabili tra i "buonisti". Ma vallo a spiegare ai politicanti populisti e accattoni, quelli che, implacabilmente, poco prima di ogni tornata elettorale, in Italia come in Francia, ripropongono la discriminante etnica della colpa collettiva (come fu per gli ebrei) e gettano benzina sulle braci delle paure indotte, al miserevole scopo di connotarli come "nemico" su cui sopostare le ansie e le paure meno controllabili in ciascuno di noi, invece di suggerire soluzioni alle vere paure – ad esempio, le insicurezze generate dalla crisi economica, come la perdita del lavoro – o risolute risposte al tracimante proliferare delle mafie finanziarie e delle culture mafiose nel nostro Paese.La globalizzazione degli umani in fuga dai conflitti o dalla fame è un tema quello sì non contenibile, come ha voluto rimarcare persino papa Benedetto XVI, invocando proprio questo: l'inclusione di TUTTI nel sistema dei diritti.Ciao G.

  5. Radu Says:

    Io sono di Craiova mio padre ha fatto quella roba con la benzina haahahah

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