Zero spazio per i ragazzi

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di Alessandra De Vizzi


 

Quanto inutile e patetico snobismo si nasconde in certe frasi come «È il tipico discorso da bar» o «Sono le tipiche chiacchiere tra casalinghe disperate in coda alla cassa del supermercato»!  Perché quando si ha qualcosa di sensato da dire e si è disposti ad ascoltare il parere degli altri  in proposito, non esiste un solo luogo al mondo inadatto alla comunicazione.

Ore 8 del mattino, bar-pasticceria a 500 metri dalla scuola di mio figlio (quattordicenne ginnasiale). Delle sette madri in piedi davanti al cappuccino di cui hanno un tremendo bisogno per potersi mettere in moto, sei condividono il senso di panico e tristezza suscitato dal crescere i propri figli in una cittadina (Vigevano, tanto per non fare nomi) che ai ragazzi offre solo a) vetrine da esaminare/adorare/discutere fino al totale rimbecillimento, e b) bar/paninoteche/pub dove spesso l’alcol è l’ultimo dei possibili rischi, almeno a giudicare da quanto  appare spesso sulle pagine di cronaca della stampa locale. La settima madre annuisce comprensiva anche se sinceramente non condivide il motivo di tutta quella agitazione: al suo seienne bastano il cortile di casa per sfrecciare sui Rollerblades, il giardino dei nonni per correre in bici e i giardinetti del residence dove abita il suo compagno di banco per giocare a basket.

Ore 8 di sera:  due ex “nemiche” (nel senso che trent’anni fa frequentavano la stessa scuola ma ambienti politici opposti) si incontrano facendo la fila alla cassa numero 9 dell’Esselunga. Non si vedono da un secolo, ma essendo donne (dotate quindi di buonsenso e praticità) non perdono tempo a discutere dei politicanti che in entrambi i loro schieramenti le hanno deluse e tradite, e attaccano subito con l’argomento che sta loro veramente a cuore: «Di solito dove va tuo figlio?» «Boh, in giro, dove capita. E il tuo?»

Eccole qui, due mamme in affanno che spingono il carrello della spesa all’ora dell’happy hour. Una delle due darebbe l’anima per scolarsi almeno due Alexander di fila, l’altra no,  non è così sbracata. Però tutte e due sono deluse e preoccupate al pensiero del vuoto pneumatico in cui si smarrisce la quotidianità dei loro pargoli. Se lo confidano nel giro di tre minuti, lo ammettono senza vergognarsi così come ammettono di considerare le futili priorità dei suddetti pargoli – scarpe, camicie, felpe, jeans e se solo esistesse anche carta igienica firmata – una sorta di fallimento dei loro metodi educativi.

Perché entrambe hanno dedicato ore e ore della loro vita a quella che speravano fosse la sola evoluzione mentale-spirituale possibile di un bambino a cui fin dalla culla viene spiegato che i miti del consumismo sono quanto di più pericoloso e disonesto si possa immaginare.

Come se non bastasse, la madre ambientalista si vergogna di ciò che è diventata la “sua” sinistra, in pratica una succursale della destra più beghina, litigiosa e palazzinara; la madre di stampo cattolico non pare molto orgogliosa di certi attuali figuri lontani anni luce dalle sue figure di riferimento di trent’anni fa. Tutta gente che dei giovani non si preoccupa molto.

Scorrono così quaranta minuti di conversazione, di entusiastiche convergenze e accordo totale – una comunione di pareri e intenti che un tempo sarebbe stata imbarazzante. Ma essendo appunto donne e madri, le due ragazze-di-ritorno hanno fame di sincerità e di compagnia di buon livello, due beni primari che ammettono di  trovare  con fatica. E soprattutto, non hanno falsi pudori quando c’è in gioco il presente dei loro ragazzi… un presente su cui bisogna lavorare sodo, tutte/tutti insieme, se non si vuole correre il rischio di ritrovarsi con un futuro ancora più spento e privo di valori di quello che si prospetta.

Ecco due mamme deluse dalla politica e prive di illusioni, ma forse proprio per queste ragioni felici di essersi ritrovate e decise a combinare qualcosa insieme. Pronte a bussare a tutte le porte possibili e immaginabili per ottenere ciò che in teoria è un diritto acquisito, ma in realtà è una sorta di miraggio di cui tanti (politicanti) parlano ma nessuno si impegna seriamente a creare… il famoso spazio giovani. Ma chi le ferma, due così??? Due che tanto per cominciare  chiedono  ospitalità a questo blog: chi ha idee e voglia di realizzarle, si faccia avanti! 

2 Risposte to “Zero spazio per i ragazzi”

  1. ReLeonida Says:

    Buonasera a tutti… io non sono una mamma, bensì una giovane donna che da qualche tempo non gode più appunto dell’appellativo “ragazza”. Il discorso ahimé non cambia: spazio per i giovani non ce n’è, e mi dispiace dirlo, con chi ci amministra non ce ne sarà poi molto. Pensiamo ai centri di aggregazione che abbiamo in città: uno è diventato un centro post scuola semi gratuito, e destinato agli adolescenti, l’altro è stato recentemente chiuso e chissà quando, e se. sarà riaperto. L’unico vero passo avanti che è stato fatto consiste in quel magnifico, e qui in molto mi daranno contro, comunque il quel magnifico skatepark costruito in periferia. Ce lo invidiano in tanti, e credo che possa diventare una vera valvola di sfogo per gli appassionati. Certo, dovrebbe servire da esempio. Ogni passione dovrebbe trovare un luogo in cui potersi esprimere. Ma sono in pochi a capirlo. Non vorrei essere banale, ma forse non è un caso che l’ideatore dello skatepark ha meno di 40 anni… Prendiamo, per esempio, il caso dei discopub. Il nostro primo cittadino ha sfoderato una bella lista di ordinanze restrittive sia sugli orari di chiusura, che su altre questioni legate a questi esercizi. Ma allora, mio caro sindaco, se questo non va bene alla città, dove li mettiamo i ragazzi di oggi? Ok, non è solo “colpa” tua. In effetti Vigevano è una città alquanto bigotta, ahimé. Ci vorrebbe proprio una bella rinfrescata. Non abbiamo un cinema, un centro d’arte permanente, un caffé letterario come si deve NULLA!!!!! Comunque, per quel poco che mi sarà concesso io continuerò a sottolineare questa incredibile mancanza, e un domani, cercherò anche di trovare una soluzione concreta a questa lacuna.

  2. utente anonimo Says:

    Continuo a vedere una città con delle idee, ma poca voglia di realizzarla. Aspetto con paura il giorno in cui la pista da skate si romperà o i ragazzi faranno troppo rumore. Allora si muoverà l’ennesimo comitato civico che trasformerà un minimo luogo di aggregazione in un piazzale vuoto. E ancora una volta la politica non insisterà perché tanto è inutile. Quanti circolab ancora ci vogliono?Chespu

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