Per una domanda in versi agli intellettuali israeliani

by

di Nicola Cocco

 


«YouTube War»:
è così che mi appare in questi giorni
di strascichi di festa
e sento ancora colpevole il paragone
tra le vostre bombe, le vostre parole
e i nostri botti di capodanno, le nostre parole.

YouTube War,
c’è un video che mostra la costruzione dei razzi Qassam
qualità scadente e tante mani sporche di terra;
ci sono i video dei vostri raid «precisi»,
scandalosamente puliti e silenziosi, in visione notturna.
E mi costa fatica scrivere «vostri raid»,
costretto
dalle vostre parole di pace in sordina
attutite dalle divise militari e dagli scoppi
in una terra lontana che porta il peso
di sintetizzare il mondo e la sua storia;
anche voi in divisa,
come i vostri ragazzi che potrebbero essere
miei compagni di corso,
come le vostre donne-generali
che parlano di guerra nella stessa lingua
con cui ci avevate educato, sgridato, scosso
contro il fanatismo
insegnandoci il soffio del vento giallo.

YouTube War,
dopo i territori l’obiettivo è
conquistare l’opinione pubblica.
Sempre e ancora «conquistare»;
ma come potete voi non insorgere contro questa parola
«conquistare»
voi rabbini e cantori laici della pace necessaria
di formule politico-religiose come «soluzione dei due stati»
«pacifismo realista»
come potete nascondere la parola scandalosa
dietro la necessità della sicurezza
sempre più isterica
o semplicemente strumentale.
Ormai gli Stati invocano sempre e solo «sicurezza»
per i loro popoli tristi o affamati,
l’Italia del razzismo neanche tanto soft,
gli USA della notte psicotica di Bush
la Cina sotto vuoto di libertà.

YouTube War,
e voi a sgolarvi sui giornali del giorno dopo
a chiedere il cessate il fuoco il giorno dopo
a dire che non c’erano alternative il giorno dopo
quando le alternative c’erano, ci sono
e il giorno dopo potrebbe essere diverso
e non dovremmo soffrire tutti
le vostre parole disperate e disperanti
e soprattutto lo scandalo di quel contatore crescente
362, 424…
nomi che nessuno ricorderà se non nel pianto delle madri;
noi, al massimo, useremo numeri approssimati.
E ancora mi risuona in testa l’ammirazione
per il vostro elogio della normalità,
quando vi vedevo irraggiungibili saggi
solidi geometrici
nelle nostre trasmissioni televisive chic
e nelle librerie delle nostre città.

YouTube War,
e Hamas sbaglia, certo, è colpevole
quando lancia i razzi della disperazione
che sono i gemiti della guerra
che uccide i vostri e i loro figli,
ma Hamas non è il demonio
è stata scelta dalla sua gente come voi
avete scelto i vostri cesari in giacca&cravatta
e le vostre amazzoni in tailleur;
come potete ergervi a giudici
della legittimità di un altro popolo?
Come potete esimervi dal dialogo
con interlocutori ritenuti «indegni»,
sotto l’occhio arrossato del mondo?
Sempre e solo in nome di sicurezza e conquista?
Dall’alto di quale scranno?
Quello della vendetta delle vittime della storia?
Forse, solo dall’alto dei vostri bombardieri
di precisione.

YouTube War,
l’«avamposto illuminista in Medioriente»
il «cuneo di civiltà nella frana integralista»
quante balle ci hanno trasmesso le vostre parole
e non sono loro ad aver perso valore adamantino
è la vostra incoerenza che le schiaffeggia.
Nella vostra storia di amore e di tenebra,
la voce «amore» forse si nasconde in qualche scheggia,
vetri d’occhiale rotti, scarpe senza lacci; io oggi
non so più in quale dizionario cercarla.

YouTube War,
mi fa male non riuscire ora ad esservi solidali,
a comprendere la vostra rabbia cieca;
non mi resta che una tempesta di sabbia di parole
e le immagini lancinanti della terra lontana
che sintetizza il mondo e la sua storia;
cercare nei vostri libri, nei vostri discorsi,
nei video e nei giornali,
nella versione inglese di Haaretz,
non mi resta che cercare la risposta
alla domanda che martella
nei giorni della vostra YouTube War
(che è la stessa infinita guerra che spande per il mondo
lo stesso sciame di pianto e follia
dal millenovecentoquarantotto)
nei giorni del nostro ennesimo, inefficace blaterare
del silenzio dei potenti vecchi e nuovi
delle urla arabe sempre più incomprensibili
perché sempre più urlate
nei giorni del solito straziante dolore degli altri,
nella necessità insopportabile del «noi-voi-loro»
vi chiedo

Dove state andando
per quale via, con chi
nel comune inevitabile
sfaccettato viaggio
alla fine del millennio?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: