Gerontocomio

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Per fatto personale, e forse per amore

da Pavia, Giovanni Giovannetti



Sento strane voci gracchiare, voci che mi vedrebbero candidato alle prossime elezioni amministrative. Come ho più volte ripetuto non sarò candidato, né – dopo giugno – mi vedrete accettare incarichi o sedie in qualche ben remunerato Consiglio di amministrazione. Scrivo quello che scrivo perché vorrei che i miei numerosi figli potessero un giorno vivere in una città migliore dell’attuale, una città governata da gente onesta, meno paludata e più attenta al bene comune. Ma per ottenere risultati occorre farsi carico di qualche responsabilità e scommettere su persone nuove.

Fino a quando resteremo passivi di fronte allo scempio dei quartieri dormitorio e alla periferizzazione delle nostre vite, in una città che non offre lavoro? E, allargando lo sguardo: per quanto tempo ancora bruceremo le risorse non rinnovabili, a danno delle generazioni a venire?

Si devono modificare il nostro modo di vivere, il rapporto con la natura e il modo di pensare. Si deve reinventare la politica dal basso. Come osserva Serge Latouche, «Si potrebbe mangiare meglio, respirare meglio, godere meglio del mondo invece di sfruttarlo, vivere in città belle invece di distruggerle. Tutto questo presuppone un nuovo senso civico e una forte coscienza ecologica, insieme ad una forte solidarietà, non solo tra gli uomini, ma anche tra gli uomini e le altre specie».

Come già altre volte ho scritto, al trasversale e carsico “partito degli affari” andrà opposto un l’altrettanto trasversale “partito del bene comune” che, al linguaggio menzognero del falso progresso, del falso sviluppo, della falsa crescita sappia opporre quello della città dei cittadini e della partecipazione con al centro il lavoro, la sicurezza sociale, la difesa del territorio e dell’ambiente, la riqualificazione dei quartieri, la condivisione della gestione delle risorse comuni. Un ribaltamento di prospettiva, che opponga l’interesse dei pavesi a quello degli speculatori e alle trame politico-mafiose che, passo dopo passo e nell’ombra, hanno devastato la città, azzerato l’occupazione industriale, tolto prospettive a migliaia di famiglie, emarginando disoccupati, giovani e anziani.

Sono i motivi di fondo della lista civica alla quale alcuni di noi stanno lavorando, un progetto a cui intendo contribuire suggerendo idee. Proposte che volentieri metterò a disposizione di tutti.

 

 

Albergati tris

 

C’è chi vive nel Paese reale e chi in quello delle fate. Nel Paese reale assistiamo alle dimissioni di Walter Veltroni e al fallimento del Veltrusconismo. È crollato l’asse politico-finanziario che nella pseudosinistra voleva mescolare il capitale con il lavoro, rispolverando il modello delle corporazioni fasciste, provando così a inibire il conflitto sociale che la recessione sta rendendo sempre più acuto. Il paese delle fate è Pavia, città nella quale una intera classe politica vive scomodamente imbullonata alla cadréga, indifferente alla catastrofe. Per loro innovare è solo questione di formule, ad esempio nascondersi dentro una lista civica e fingere apertura alla società civile, quasi si vergognassero di appartenere al Partito democratico.

Tentano anche di inibire l’ascesa di persone oneste e di progetti condivisi non solo con Giancarlo Abelli di Forza Italia (o con Zunino o con Gavio o con Marazza…) e di contenuti, per sottrarre Pavia ai manolesta e ai supermen della speculazione immobiliare. Hanno sbagliato tutto, localmente e nel Paese. Ma, nonostante Veltroni, non sanno darsi torto, perché ammettere gli errori implicherebbe quantomeno il loro ritiro a vita privata. No. Per questa locale nomenklatura la politica è un mestiere che – dati i tempi – va difeso con le unghie e con i denti, costi quel che costi.

Mentre a destra avanza l’idea di un sindaco giovane (l’indicazione è di Berlusconi in persona) guardato a vista da una Giunta politica e coesa, da pseudosinistra vorrebbero opporre un cavallo di ritorno. A meno che Andrea Albergati sia solo un omonimo del sindaco predecessore di Piera Capitelli: che non seppe arginare il debito delle municipalizzate (il passivo dell’Asm è di oltre 50 milioni di euro!); che non si oppose alla nascente iperspeculazione Carrefour (che ha mosso i suoi primi decisivi passi proprio con Albergati alla guida della municipalità); che autorizzò la costruzione di garage sotterranei nel centro storico (paradigmatico il caso del parcheggio quasi sotto la chiesa romanica di San Primo, così come i propositi – poi accantonati – di un parcheggio sotto piazza San Michele); che propose una devastante strada di gronda lungo le rive del Ticino a sud della città; che tentò di affidare l’Ufficio tecnico e l’Ufficio tributario a una società esterna (tentativo fallito, operazione che avrebbe tolto al Comune le leve fiscali); che non si adoperò per impedire il fallimento della Necchi. Per tacere dello scellerato acquisto di azioni per un miliardo delle vecchie lire della Broni-Stradella S.p.a. (partecipata della molto chiacchierata Société Generale des Eaux), la società con le tariffe per acque e rifiuti tra le più alte della Lombardia e servita da una rete colabrodo, tanto che il comune di Zavattarello se ne era allontanato.

Come sempre, destra e sinistra sono “unte” nella lotta. E i cittadini? E la questione morale? E la discontinuità con le recenti ruberie? E la politica? No, grazie.

Possibile che un partito come il Pd non abbia saputo coltivare qualche giovane di talento, qualche onesta e capace alternativa al vecchio che avanza? Sì, è possibile. Ma forse qualche nome… Tempo fa quel burlone dell’ex vicesindaco Filippi aveva accennato alla “nazionale del Mezzabarba”, e cioè la replica alla luce del sole dell’asse di spartizione territoriale piddì-Forzitalia, un accordo tra i fratelli di sangue Porcari e Abelli. Ma forse Filippi si era spiegato male, forse intendeva favorire l’ascesa sugli scranni alti del Mezzabarba di una inedita formazione bipartisan under 30 o giù di lì: ventenni e trentenni come Davide Lazzari (pd) o Alessandro Cattaneo (Pdl), o Roberto Veronesi (Pd) o Jacopo Leonardelli (Pdl), insieme – perché no – alla “meglio gioventù” in emersione dal volontariato o dalla società civile: Giovanni Toscani, Francesca Vaccina, Giovanni Vitrano, Ale Cajani… Ovviamente sono fantasie, ma è lecito supporre che la “meglio gioventù” pavese non sfigurerebbe nel confronto con le gerontocrazie viste all’opera sino ad ora.

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