Sindaco

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da Pavia, Giovanni Giovannetti

 

 

Come ve lo figurate il futuro sindaco della nostra città? La destra se lo immagina giovane «inesperto» e «disponibile ad essere guidato»; la pseudosinistra lo vorrebbe tale e quale ad Albergati, il presidente dell’Asm in disarmo (l’Asm ha un debito di 57 milioni di euro; più di 800 euro per ogni pavese, neonati inclusi!). Albergati è stato sindaco per due mandature, dal 1996 al 2005, le stesse nelle quali si consolida il debito delle municipalizzate e il modello trasversale di gestione del territorio per aree di influenza, che lorsignori nuovamente vorrebbero riproporre: un modello che piace molto ad alcuni partiti, forse perché i conti salati che ha lasciato li dovranno saldare i cittadini, non loro.

 

 

Venditori di fumo

 

Che “progetto” c’è dietro a tutto questo? Quello di una città dormitorio piacevole solo per alcuni, perché per gli altri non c’è lavoro. Nelle liste d’attesa comunali sono iscritte oltre 1.000 famiglie che cercano casa, perché certi affitti sono fuori della loro portata; il rapporto tra l’edilizia pubblica e quella privata in città è di 1 a 10; le periferie sono prive di servizi; al Crosione si vorrebbe edificare sull’unica zolla verde del quartiere; a Pavia ovest è annunciata la costruzione di un inutile raccordo autostradale che passerà davanti a sei scuole, un oratorio e un parco giochi, massacrando un intero quartiere di polveri sottili.

Non è tutto. Teniamo d’occhio quanto, nei prossimi anni, succederà intorno ad alcune aree industriali dismesse, come Landini, Snia, Neca e Necchi; teniamole d’occhio, perché altre aree postindustriali ce le siamo già giocate: all’area Fiat ora c’è l’ipermercato Carrefour, la più grossa speculazione immobiliare mai vista in città (favorita dalle Giunte Albergati e Capitelli), mentre l’area Marelli è stata sostanzialmente ‘regalata’ al costruttore Napolitano;  all’area Landini – una pattumiera della  deindustrializzazione –  è prevista edilizia residenziale sopra un terreno inquinato da idrocarburi e metalli pesanti, un terreno che pensavano di bonificare alla buona.

Teniamo d’occhio anche l’Asm (15 aziende e un centinaio di amministratori ben remunerati, sistemati dai partiti): le sue tariffe sono le più care della Lombardia. L’Azienda pavese dei servizi municipalizzati è l’emblema dello spreco del pubblico denaro, un costo che la città non può più permettersi di pagare.

Che cultura politica è questa? Un modello di governo omertoso e dirigista, arrogante e muscolare, che «ha distrutto le municipalizzate» ha scritto l’ex sindaco di Torino Diego Novelli «per un perverso concetto di liberalizzazione e privatizzazione, costituendo una miriade di spa»; un modello che non prevede le critiche e la trasparenza, un modello ipocrita e aziendalista, che per la collettività produce meno servizi e insieme maggiori costi (le poltrone dei mandarini). Una greppia per tutti, maggioranza e opposizione, con qualche briciola per i baciamano. Se la politica si fa piccina, senza visioni né orizzonti, ed è capace solo di difendere se stessa e i suoi privilegi (un posto nel Consiglio di amministrazione dell’Ospedale o dell’Asm può valere 40.000 euro lordi l’anno) certo continua a sopravvivere, ma uccidendo ogni reale democrazia.

Sfoglio Operai e contadini di Clemente Ferrario. Nelle fotografie del libro rivedo nitidi momenti della nostra storia e risento l’eco di parole amiche: solidarietà, fratellanza, uguaglianza, democrazia, giustizia… A pagina 155 c’è Carlo Tacconi, un operaio licenziato nel 1953 per avere criticato padron Necchi su “La Squilla”, il quindicinale delle maestranze di fabbrica. A pagina 218 è ritratto Daniele Sacchi, mio compagno di classe alle Medie, un giovane operaio licenziato insieme alla madre e a un fratello dalla Körting in chiusura, poi falegname in proprio; Daniele è morto qualche anno fa. A pagina 239 rivedo mio padre che dalla Lucchesia emigrò prima in Svizzera, poi a Pavia: gli toccò il reparto solfuri alla Snia Viscosa, poi la fonderia alla Necchi, fino al pensionamento anticipato negli anni della crisi. Compagni, amici e parenti che hanno fatto di noi quello che siamo. Cosa ci resta oggi di quella dignità e di quei valori? E ai nostri figli?  Per loro, oggi, il “lavoro” è un’altra cosa: pendolarismo, attività precaria o “a termine” nei call centre milanesi.

 

 

Rompere i giochi

 

Per quale motivo il sindaco di Pavia deve essere indicato dai comitati d’affari che siamo soliti chiamare partiti politici, abitati da cacciatori di poltrone e di affarucci, imbonitori che ignorano il bene comune? Dove sta scritto che non si possa praticare una terza via, quella di un sindaco competente, onesto, visionario, radicato e vincente, tanto lontano dai partiti quanto vicino ai bisogni dei cittadini?

 

Competente. Vorrei che il sindaco della mia città fosse in grado di affrontare senza intermediari i punti chiave del nostro futuro: che sapesse di cosa si parla quando si parla del Polo tecnologico (quello di Cambridge ha portato 2400 nuovi posti di lavoro); che favorisse la collocazione a Pavia di aziende che fanno ricerca e producono beni, al fine di creare alcune centinaia e forse migliaia di posti di lavoro; che offrisse ai 12.000 pendolari e ai loro figli opportunità sottocasa; che ponesse un freno al debito dell’Asm; che si circondasse di consiglieri capaci, persone disposte a dare e non solo a ricevere; che ascoltasse la voce dei cittadini e che favorisse la loro partecipazione alla gestione del bene comune; che sapesse far fruttare al meglio le risorse ambientali e territoriali e le locali potenzialità umane; che avesse cura della salute dei suoi datori di lavoro, e cioè di noi cittadini; che inaugurasse un vero dialogo con l’Università; che conoscesse la macchina comunale; che mettesse i dipendenti comunali nella condizione di lavorare al meglio delle loro capacità, senza essere perseguitati, ecc.

Insomma, un sindaco che inaugurasse un ribaltamento di prospettiva, che coltivasse l’ideale dello sviluppo compatibile e che non facesse pagare ai suoi concittadini e alle generazioni a venire i costi della cementificazione, tanto benvista dagli speculatori e dagli affaristi quanto lontana da una idea di città con più lavoro e più qualità della vita.

Una città più pulita, dove fosse possibile fare tardi la sera; una città più europea e vivace, dove in certe zone del centro e dei quartieri fosse possibile tirar tardi, in agorà che non fossero i tristi ghetti dell’iperspeculazione commerciale; una città più sicura, che desse lavoro e servizi, e una rete di protezione civica per i più deboli; una città che vedesse rifiorire il commercio di vicinato, linfa vitale dei quartieri, e nella quale le periferie fossero una parte importante del tessuto urbano e non – al contrario – desolate appendici incolori e insapori di un centro storico senza più cinema e senza più vita.

 

Onesto. Un sindaco che non fosse tenuto a rendere conto al trasversale partito degli affari, lo stesso partito che ha lasciato che le mafie edificassero e riciclassero il denaro sporco, facendo di Pavia non la capitale delle “eccellenze” e dei “saperi” ma la capitale delle Slot Machine (una ogni 55 abitanti, più del triplo della media nazionale), del videopoker e delle costruzioni abusive (in Italia siamo primi assoluti). Per anni, ben prima dell’amministrazione Capitelli i partiti tradizionali si sono spartiti il territorio come se fosse un bottino, in affari con i grossi gruppi commerciali e immobiliari, incuranti del calo occupazionale per la chiusura delle fabbriche e dei piccoli negozi (per ogni posto di lavoro acquisito in un iper se ne perdono cinque nei negozi di vicinato), incuranti della qualità della vita che va peggiorando, soprattutto per la popolazione anziana. Vorrei un sindaco onesto, che provasse a stimolare la voglia di riscatto e l’orgoglio dei pavesi.

 

Visionario. Un sindaco concreto, generoso, autorevole, che sapesse investire sulla qualità della vita (lavoro, servizi, cultura) non solo sfruttando al meglio le risorse che abbiamo, ma anche movimentandole con le idee; un sindaco che sapesse contrastare le trame politico-mafiose che – passo dopo passo e nell’ombra –hanno devastato la città, azzerato l’occupazione industriale, tolto prospettive a migliaia di famiglie, emarginando disoccupati, giovani e anziani, e reso Pavia la città più depressa della Lombardia. Un sindaco capace di collegare la realtà locale ai grandi temi, entro scenari e obbiettivi realisticamente perseguibili. Un sindaco che si imponesse su chi vuole speculare sul cambio di destinazione d’uso dei terreni o spostare risorse dalle attività produttive alla speculazione finanziaria, in particolare quella immobiliare, il ventre molle della città.

 

Radicato. Un sindaco che conoscesse bene la città e il suo territorio; un sindaco autonomo dai “poteri forti”, autorevole e vincente. Un sindaco di tutti.

Ci piace questo candidato? Allora votiamolo.

 

2 Risposte to “Sindaco”

  1. utente anonimo Says:

    Fuori il nome!, e mi raccomando, che non si tratti del fratello piccolo di un ex socialista radicatosi sul territorio firmando come sindaco un cospicuo pacchetto di assunzioni comunali nelle ore immediatamente precedenti la sua caduta dalla cadrega. Ma soprattutto, un candidato sindaco che sappia parlare autonomamente, in un italiano chiaro e comprensibile, senza bisogno di discutibili quanto irascibili portavoce, sgomberando finalmente il campo dai veleni e facendo del rispetto per gli altri, tutti gli altri, anche i diversi da sè, la propria bandiera.
    WB

  2. utente anonimo Says:

    wb, vadavialcù

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