Gli affari loro 2

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da Albergati a Capitelli ad Albergati. Le iperspeculazioni Snia e Carrefour
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Nei giorni scorsi abbiamo raccontato la storia e manifestato solidarietà a Thang Le Chien, un tranquillo italiano di origini vietnamite che da vent’anni vive a Pavia e gestisce una pizzeria in viale Campari. La notte fra domenica e lunedì hanno tagliato le quattro gomme della sua auto e imbrattato la carrozzeria con svastiche e scritte come «cinesi raus». Thang Le non aveva mai ricevuto minacce, ma ora ha paura. Poco distante, in via Ferrini, c’è la sede dei Comunisti italiani. L’altra notte i teppisti hanno distrutto il vetro d’ingresso. Razzisti di Forza Nuova all’attacco anche del ristorante cinese Hong Fu in via Santa Maria delle Pertiche. E dell’Istambul Kebab in piazzetta Guidi. E ancora in via Riviera, dove il parrucchiere Khaled  ha avuto l’insegna distrutta e la saracinesca lordata con una svastica e con il diagramma delle SS. Era molto amareggiato, ha detto “Sono qui da anni e ho sempre lavorato. Non do fastidio a nessuno”. Anche Khaled ora ha paura. Semplici atti di teppismo?

Quarta stazione. Razzisti perbene

«Concediamo ai Rom 20 giorni di tempo per lasciare il territorio italiano». È l’allarmante grido di battaglia di un fantomatico Gruppo Armato Pulizia etnica (Gape), che segue la rivendicazione del rogo di Livorno del 12 agosto 2007, nel quale sono bruciati 4 bambini Rom. Alle nostre orecchie la frase è suonata famigliare. Massì, l’abbiamo letta sulla “Provincia Pavese” del 9 agosto: «Tutti i Rom via da Pavia entro 20 giorni». A sentenziarlo non i neonazi di Forza Nuova, ma l’allora sindaco “di sinistra”. Come era prevedibile, quelli di Forza Nuova hanno inviato le loro congratulazioni perché «finalmente il sindaco Piera Capitelli ha preso le nostre posizioni».
Hanno tenuto 138 adulti e 84 minori tra i topi dell’ex Snia, senza assistenza né acqua, sopra un terreno fortemente inquinato da residuati di gasolio, benzene, antracene e altre sostanze altamente tossiche e cancerogene. Hanno esposto tutti quei bambini al rischio dell’impotenza, della tubercolosi e della morte per cancro entro poche decine d’anni, solo per favorire una grossa speculazione immobiliare. Come i nazisti negli anni Trenta, hanno istigato i cittadini alla paura e all’odio razziale nei confronti degli zingari e degli stranieri, lasciandoli senza un referente istituzionale e in regime di extraterritorialità. Li hanno abbandonati dentro l’ex Snia sotto tutela, per poterne legittimare l’abbattimento e favorire così la Tradital di Luigi Zunino, proprietaria dell’area, che voleva costruire un ipermercato.

Quinta stazione. Mani sulla città

Lo avevano già deciso da molto tempo, già nel corso dell’amministrazione Albergati, ben prima dell’emergenza Rom: volevano abbattere la parte monumentale dell’ex fabbrica, in deroga ai vincoli che pone il Piano regolatore generale (PRG) di Vittorio Gregotti – che ne prevede il recupero – e in spregio alla storia industriale della città. Il Piano integrato di intervento per la Snia prevedeva la demolizione: già nel 2005 lo si trovava in internet, nel sito di Risanamento spa, gruppo Zunino, uno dei proprietari dell’area.
Dunque i Rom non c’entrano, anzi ancora una volta sono state le vittime, l’appiglio che ha giustificato le ruspe: criminalizzare i Rom per poi invocare «l’ordine la sicurezza e la legalità»; distruggere la storica fabbrica, far lievitare la rendita dei suoli e utilizzare una parte dell’area per costruire un centro commerciale.
Il 18 luglio 2007 il sindaco Capitelli è andato molto oltre i suoi poteri e ha ordinato l’abbattimento il 25 luglio di uno dei quattro fabbricati sotto tutela. Questa imposizione non solo è stato un atto illegittimo, ma anche un danno per la collettività; non solo ha violato il PRG, ma anche è stato perseguito con l’unico scopo di favorire una speculazione immobiliare. Ora è scritto nella relazione redatta dall’architetto Roberto Maccabruni e dall’ingegner Giovanni Contini (due conosciuti professionisti milanesi; Contini è uno dei più affermati tecnici strutturisti  italiani) e depositata presso il Tribunale di Pavia. Un vero e proprio atto d’accusa contro l’operato del sindaco. Una piena conferma delle nostre denunce.
Dalla relazione emerge con evidenza il proposito di abbattere tre dei quattro edifici storici sotto tutela, millantando pericolo di crolli.
I due consulenti del PM Luisa Rossi vanno oltre: ipotizzano un complotto, che assocerebbe le diverse proprietà al sindaco Capitelli e a Gregorio Praderio, dirigente Ambiente e Territorio del Comune.
Praderio aveva sostenuto l’urgenza dell’abbattimento con tre comunicazioni scritte. Il 3 luglio 2007 (22 giorni prima della demolizione) Praderio scrive di «strutture gravemente ammalorate e fatiscenti, con cedimenti delle parti strutturali» e comunica l’intenzione di «intimare alla proprietà [sic] l’ordine di abbattimento» di quelle «pericolanti». Praderio cita a modo suo una “relazione” dell’ing. Paolo Bacci, redatta per conto della proprietà e cioè – come rilevano Contini e Maccabruni – di chi avrebbe ricavato notevoli vantaggi economici dall’abbattimento. Nelle altre lettere, cita anche i tre “rapporti” al Comune dell’arch. Vittorio Rognoni. Non si segnalano perizie asseverate ma – singolarmente – l’analisi delle «prove di carico» contenute nella “relazione” di Bacci dimostrano l’assoluta  assenza del pericolo di crolli. Secondo i periti, l’indebita demolizione «era stata programmata dalle proprietà dell’area ex Snia già nel 2004, come documenta il Programma Integrato di Intervento» che presuppone l’abbattimento: infatti gli edifici attuali «sono incompatibili con l’articolazione planivolumetrica proposta». Già nel novembre 2004 la proprietà aveva provveduto per conto suo alla parziale demolizione di uno dei fabbricati sotto vincolo «mentre il PRG ne prescriveva la totale conservazione».
Il documento di Contini e Maccabruni prosegue in un crescendo incalzante: «Dall’esame degli atti oggetto di analisi, appare del tutto evidente che il Piano Integrato di Intervento» proposto dalla proprietà e adottato senza riserve dal Comune (delibera 9159 del 24 marzo 2006) «non intendeva rispettare le indicazioni del PRG, e ciò è testimoniato anche dal “taglio speculativo” impresso al Piano stesso con la proposta – avallata dalla Giunta comunale – di incrementare le destinazioni d’uso economicamente più pregiate a discapito di quelle di minor valore aggiunto». Ad esempio, viene incrementata fino a 15.000 mq l’area a edilizia residenziale; contestualmente cala quella per le attività produttive, mentre aumenta da 3.500 mq a 9.000 mq la superficie lorda di pavimento destinata alle attività commerciali.
Non finisce qui. Secondo i due tecnici, «è significativo osservare che il primo atto compiuto dalla proprietà, dopo il parere favorevole della Giunta comunale sul Piano Integrato di Intervento sia stato quello (lettera del 21 maggio 2007) di richiedere la demolizione degli edifici siti in fregio a viale Montegrappa. Dopodiché è iniziato, da parte del Comune, lo stillicidio di sopralluoghi, tutti finalizzati a dimostrare la necessità di “togliere di mezzo” i fabbricati vincolati dal PRG vigente. […] Tale modo di agire risulta addirittura risibile allorquando, nei tre rapporti a firma dell’arch. Rognoni, si cita, a giustificazione della necessità di eliminare i “fastidiosi” fabbricati storici su viale Montegrappa, la “Relazione sullo stato di fatto e verifiche strutturali” redatta dall’ing. Paolo Bacci, professionista incaricato dalla proprietà, da colei, cioè che come sopra dimostrato aveva tutto l’interesse a togliere di mezzo i suddetti edifici».
Giovanni Contini e Roberto Maccabruni hanno fatto un buon lavoro. Vorremmo che ne approfittasse il PM Luisa Rossi, incaricandoli di una perizia sull’iperspeculazione Carrefour.

Sesta stazione. L’iperspeculazione Carrefour

Una storia nata male e finita peggio. Nata male perché il terreno agricolo  limitrofo all’area Fiat sul quale ora sorge il Carrefour venne acquistato nel dicembre 2001 da Pietro Guagnini – già membro della commissione edile – dal commercialista Augusto Pagani e da Arturo Marazza (soci nella “Vernavola Srl”) per 500 milioni di lire e rivenduto subito dopo alla società GS per 830 milioni: una speculazione.
Finita peggio perché il 10 gennaio 2008 Carrefour ha venduto i negozi della galleria alla tedesca Union Investment. Il 19 novembre 2007 la Giunta fa propria una richiesta di Carrefour per l’ampliamento del parcheggio e dell’area commerciale (portata a oltre 15.000 mq calpestabili) e approva una variante – l’ennesima – al Piano di lottizzazione dell’ex Fiat sulla Vigentina (delibera n. 254). Una volta ultimata la pratica, il gruppo Carrefour ha venduto la ‘galleria’ al Fondo Unilmmo di Union Investment per 74 milioni di euro. Nell’aprile 2007 il Consiglio comunale e la Conferenza regionale dei servizi avevano autorizzato una struttura commerciale di soli 11.100 mq e un parcheggio "pubblico e di interscambio” tra periferia e città di 7.900 mq. La manovra ha fatto risparmiare al gruppo francese 1.300.000 euro in oneri di urbanizzazione, che avrebbe dovuto versare nelle casse comunali. Nella delibera del 19 novembre si ammette anche la vera estensione del centro commerciale (almeno 18.000 mq) e la reale ampiezza del parcheggio che Carrefour ha dato in concessione al Comune.
Il parcheggio di 14.950 mq sul tetto dell’iper è sceso a terra quel 19 novembre: il 18 luglio 2007 il Comune ha autorizzato l’aumento della “superficie di incremento delle aree per attrezzature di interesse comune e parcheggi”, da 43.400 a 60.500 mq (45.076 dei quali destinati al parcheggio), ad uso pubblico, in comodato per 90 anni alle società Demeter e SSC, entrambe del Gruppo Carrefour. L’area per gli spettacoli viaggianti (l’unico spazio di reale interesse pubblico) così ridimensionata a soli 15.350 mq (ne servirebbero almeno il doppio) attraversata da due linee dell’alta tensione: ve lo immaginate l’ottovolante sotto i tralicci? Si renderà necessaria l’acquisizione del limitrofo terreno agricolo, che è di proprietà dell’Ospedale San Matteo.
Il parcheggio è “pubblico”, sì, ma risulta accessibile solo nell’orario di apertura dell’Iper; è di “interscambio”, sì, ma non è servito dalle linee urbane.
Molti  mesi dopo la variante di Giunta del 19 novembre, il Comune non aveva ancora firmato la convenzione con la proprietà, che per legge andava sottoscritta prima dell’approvazione delle varianti. Lo stesso documento avrebbe dovuto indicare le destinazioni d’uso e le metrature delle aree.
Ma facciamo un salto indietro di qualche anno, per raccontare un’altra storia: una storia di insospettabili untori, di consiglieri corrotti, di dirigenti a libro paga, di fatture taroccate e di società lussemburghesi costituite ad hoc per movimentare il denaro delle tangenti. Il “nero” passava anche dai subappalti gonfiati. Insomma, un nostro “Golaprofonda” – uno che se ne intende – ammette che nemmeno ai tempi di Tangentopoli si erano viste porcherie così sfacciate. Tuttavia a beneficiarne non sono i partiti, ma singole persone molto addentro alle trame politiche cittadine.
Il business funzionava così: alcune ditte compiacenti emettevano fatture apportando un cospicuo sovrapprezzo, il 20 per cento del quale andava ad arricchire il tesoretto a disposizione di… di un insospettabile intermediario, un uomo cerniera con vistose entrature nella massoneria locale. Di lui si favoleggia sia proprietario di oltre 250 appartamenti e di una cinquantina di capannoni nella periferia milanese. Lo chiameremo “Monnezza”. “Golaprofonda” riferisce di un noto esponente ‘progressista’ che avrebbe ricevuto da “Monnezza” 200.000 euro per favorire la riapertura del supermercato di via Torretta, e una cifra ancora maggiore per la pratica Carrefour. Secondo il nostro “mister Adenoidi”, anche altri amministratori e dirigenti comunali avrebbero preso parte al banchetto. Complessivamente per ungere le maniglie ‘giuste’ sarebbero stati movimentati ben 5 milioni di euro; fondi neri e altro: come è stato riferito, con il ‘barbatrucco’ del parcheggio di interscambio, Carrefour ha risparmiato oltre 1.300.000 euro in oneri di urbanizzazione.
“Golaprofonda” è convinto che l’assessore Antonio Bengiovanni sarebbe stato fatto fuori perché si ostinava a rimanere indifferente alle sirene di “Monnezza”, che avrebbe voluto “discutere” con lui una maggiore flessibilità verso l’operazione Carrefour. A quanto pare, l’ex assessore alla Pubblica istruzione non lo ha voluto nemmeno ricevere.
Facciamo un secondo passo indietro, prima di “Monnezza”, quando a manovrare i traffici locali era… era “Sanguinaro”, rosso fuori e verde-banconota dentro, insomma uno della vecchia “cupola”, scalzata poi nel 2005 dai sanguinari veri, gente che non fa prigionieri, come appunto “Monnezza” e soci.
Dopo una articolata denuncia di Vittorio Pozzi e Franco Maurici (marzo 2004, Giunta Albergati), la Guardia di Finanza ha consegnato al sostituto procuratore Luisa Rossi una meticolosa indagine sull’affaire Carrefour: nomi e cognomi di “eccellenti”, cifre, movimenti di denaro che muovono dal conto lussemburghese di “Monnezza” ed entrano nelle tasche “giuste”, passando per società di consulenza e intermediari “insospettabili”.
Insomma, la più grande speculazione immobiliare  mai vista a Pavia (forse a qualcosa di più, direbbe il Procuratore distrettuale antimafia Ferdinando Pomarici) maldestramente aggiustata con alcune varianti di Giunta in corso d’opera. E da piazza del Tribunale non arrivano segnali.
L’ex sindaco di Pavia Elio Veltri ha definito la locale Procura un «archivificio», che somiglia al “porto delle nebbie” del Palazzo di Giustizia di Roma, là dove tutto veniva insabbiato. Parole pesanti. Ma indiscutibilmente qualcuno ha abbassato la guardia e, per quanto inconsapevolmente, ha alimentato il già diffuso senso d’impunità che sempre più lievita all’ombra delle nuove culture mafiose.
Dopo l’esposto in Procura di Maurici e Pozzi la Regione Lombardia aveva congelato il suo benestare. Ma denuncia e dossier della Guardia di Finanza finiscono presto ‘insabbiati’ dentro qualche cassetto polveroso. Nel 2005 a Pavia cambia l’amministrazione: ad Albergati subentra Piera Capitelli e  “Monnezza” subentra a “Sanguinaro”. Nell’agosto 2006 Giampaolo Calvi è nominato progettista nonché direttore dei lavori (640 mila euro di onorario, oltre a 100mila euro per i collaudi), a quanto pare su implicita invocazione dell’onnipresente “Monnezza” e con l’assenso della Regione.
Soprattutto riprendono i lavori, i depistaggi e le ‘bolle di sapone’, come i 100 nuovi posti di lavoro annunciati dall’assessore all’urbanistica Franco Sacchi: non si avrà nessun nuovo assunto, se non per i quindici giorni delle festività di fine anno.
Il 19 novembre 2007 la Giunta  approva la seconda variante alla lottizzazione e aumenta il parcheggio a terra; il 25 novembre si rilasciano i permessi a costruire; il 5 dicembre il centro commerciale viene inaugurato; il 10 gennaio 2008 la Union Investment comunica l’acquisto dei negozi della galleria per 74 milioni di euro. Una velocità mai vista. Ne sanno qualcosa i cittadini che vogliono apportare piccole modifiche alle loro abitazioni: tempi lunghissimi e multe salatissime a chi vìola le norme edilizie.
In Provincia di Pavia chiudono i negozi di vicinato (8 comuni ne sono ormai privi, e in altri 32 sono in via di estinzione), cala l’occupazione e aumentano i disagi, soprattutto per le persone anziane. Un comitato d’affari ramificato sta rovinando il nostro territorio (un bene non riproducibile) peggiorando radicalmente il tessuto socioeconomico di Pavia, cambiando la nostra vita, con l’inutile costruzione di ipermercati e quartieri dormitorio, con lo scempio delle continue varianti al Piano regolatore, che hanno trasformato in suolo edificabile centinaia di migliaia di mq di terreno agricolo: «Per il boom edilizio non posso che essere felice», dichiarò infelicemente nel giugno 2007 l’ex sindaco Capitelli.

4 Risposte to “Gli affari loro 2”

  1. utente anonimo Says:

    Quinta stazione – ex Snia.
    “Già nel novembre 2004 la proprietà aveva provveduto per conto suo alla parziale demolizione di uno dei fabbricati sotto vincolo «mentre il PRG ne prescriveva la totale conservazione»”. Giovanni Giovannetti riprende una frase contenuta nella perizia. Nel novembre 2004, infatti, Tradital aveva comunicato al Comune di aver proceduto al parziale abbattimento di uno degli edifici posti in fregio a via Montegrappa.
    Praderio e Capitelli, invece, la parte di edificio abbattuta si trasforma crollata a causa del suo dissesto statico. Si può essere più complici di così?

  2. valderide Says:

    da milano li han mandati via stanotte.
    stamattina quando il treno delle nord è passato di fianco al cavalcavia che li ospitava, vicino a bovisa, tutti i pendolari si sono affacciati al finestrino, borbottando ambigui maria e gesù di pietà e soddisfazione. finché i sospiri non si sono trasformati in occhiolini, e la sciura davanti s’è girata verso quella accanto a me per dirle maliziosa: “hai visto? li stanno trasferendo a casa tua. han detto che c’è posto”. “ma vai a cagare. che finalmente l’han capita che così non si poteva andare avanti”.

  3. utente anonimo Says:

    I nomi di Monnezza e di Sanguinaro sono simili, troppo simili a due nomi ben noti, uno dei quali appartiene a un costruttore e l’altro a un politico-collettore di area Pd ex Ds, amico di Piera Capitelli.
    Chiunque si occupi di urbanistica sa fin troppo bene che quando vengono realizzate strutture simili ciò viene fatto più o meno con metodi puliti quando il Comune riesce a “strappare” ai costruttori qualche opera utile per la città. Nel caso contrario si può essere certi che dietro c’è qualcosa di sporco, e questo lo sanno anche i neofiti dell’urbanistica. Col Carrefour non è stata realizzata nessuna opera di pubblica utilità, in cambio sono stati bruciati milioni di euro a vantaggio della proprietà che ha realizzato parcheggi di suo esclusivo interesse con gli oneri di urbanizzazione, vale a dire con i nostri soldi. Il fatto che ci sia qualcosa di sporco diventa chiaro non appena si osserva che la giunta (con Praderio che ha fatto la sua parte) ha dato il permesso di costruire quando già le opere erano completamente terminate, e tutti ne erano bene a consoscenza.
    Per quale motivo hanno girato la testa dall’altra parte? In casi come questo, si fa peccato a pensare che siano state unte diverse ruote?

  4. utente anonimo Says:

    Invece di occuparvi dei lavoratori continuate pure a difendere i “diritti” di zingari froci e clandestini!! Vedrete, cari rifondaroli, dove lo farete il prossimo congresso: in una cabina telefonica!

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