Gli affari loro 3

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da Albergati a Capitelli ad Albergati. Bonifiche? No grazie
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Il commissario prefettizio al Comune di Pavia Maria Laura Bianchi ha disposto il pagamento 720.000 euro in pubblico denaro al costruttore Vittorio Pacchiarotti, in esecuzione di una delibera di Giunta vincolante, dopo la mancata costruzione della piscina di via Acerbi. Un ‘dono’ elargito dai Capitelli boys al noto imprenditore di Belgioioso, un pagamento vivacemente sostenuto in Consiglio comunale dalla famiglia Filippi (Luca era consigliere comunale; il padre Ettore era vicesindaco e assessore al Bilancio), in rapporti con Pacchiarotti. Sono gli stessi soldi che l’assessore Antonio Bengiovanni avrebbe voluto che fossero destinati alla manutenzione delle scuole.
Di fronte alla crisi attuale (e a molti pavesi che faticano ad arrivare a fine mese) la generosa elargizione appare quantomeno discutibile. Molte famiglie stanno faticando a sostenere l’aumento delle mense scolastiche e delle rette di asili e scuole, e di autobus, luce, gas, acqua potabile ecc. Beffardamente, alcuni aumenti sono opera proprio dello stesso assessore Filippi.
Tutto questo perché già nel 2000 l’amministrazione Albergati intendeva costruire in via Acerbi una piscina (Franco Maurici l’aveva chiamata «la tinozza», per via dei 130 cm di profondità, mentre il Coni la voleva ‘olimpica’ e in altro luogo) sopra un terreno contaminato da idrocarburi e metalli, omettendo l’alto inquinamento dei suoli e mettendo il forse ignaro appaltatore di fronte alla “sorpresa geologica”. A chi l’onere della bonifica? A nessuno. Per essere precisi, ancora una volta pagano i cittadini.

Settima stazione. Sprechi

La storia è lunga e noiosa. Per farla breve, alla collettività “cornuta e mazziata” la mancata costruzione della piscina in via Acerbi è già costata almeno 1.400.000 euro (mutuo, interessi, Iva). Pacchiarotti ha emesso fatture per 209.000 euro (prime opere e piano di caratterizzazione), parte dei quali (133.678 euro) sono già stati incassati.
Facciamo il solito passo indietro, dando la parola all’ex assessore ai Lavori pubblici Giuliano Ruffinazzi: «Tutto il terreno di quella zona è in condizioni simili: sono stati costruiti almeno trenta condomini e nessuno ha mai sollevato problemi del genere». Questa incredibile dichiarazione a “la Provincia Pavese” risale al 28 settembre 2004 (Giunta Albergati). Ruffinazzi ammette che a Città Giardino un intero quartiere è stato edificato sopra terre nere e altre scorie provenienti dalla fonderia Necchi, scorie spesso contaminate da metalli e idrocarburi potenzialmente cancerogeni. Invece di lamentare l’attentato alla salute dei cittadini, l’assessore quasi lo giustifica ammettendo di sapere che «tutto il terreno di quella zona è in condizioni simili…»: un assist (forse involontario) a Pacchiarotti, che si è affrettato a sottolineare come tutti sapessero, «ma nessuno ha provveduto a informarci». Guarda caso, nel novembre 2005 proprio Filippi (allora vicesindaco) ribadirà che l’amministrazione comunale sapeva «e l’ha tenuto nascosto».
Il 5 gennaio 2005 Pacchiarotti consegna al Comune di Pavia un’indagine ambientale che ribadisce la contaminazione dell’area. Contemporaneamente interrompe i lavori – cominciati in assenza del piano di caratterizzazione – e inaugura un contenzioso con il Comune su chi dovrà farsi carico della bonifica. Il preventivo è di 1.300.000 euro, ma si calcola un costo reale inferiore di circa il 50 o 60 per cento. Una bella differenza con quello per la «bonifica di tutta l’area» indicato nel capitolato d’appalto (novembre 2000), quantificato in 480 milioni di lire, Iva inclusa.
Il problema viene risolto: la piscina non si farà. A Pacchiarotti andranno altri 720.000 euro “per il disturbo”; senza nemmeno sollecitare l’Autorità giudiziaria a quantificare il dovuto (e solo dopo – eventualmente – disporre il pagamento).
Non resta che incalzare la prossima amministrazione: pretenda il risarcimento dei danni. Il progettista dell’intervento e l’autore del progetto esecutivo avevano entrambi l’obbligo di accertare preventivamente lo stato del terreno.

Ottava stazione. Terre nere

A Pavia, le cancerogene terre nere della fonderia Necchi sono come le mafie: nessuno le vede, ma inquinano. Prima e dopo la chiusura del reparto, sono state equamente disperse dentro buche, fondamenta e aree dismesse sparse su tutto il territorio comunale. È la pervasiva democrazia dell’ecobusiness locale, che vuole socializzare le tossine e privatizzare gli utili. I manovratori sono persone che giocano con la nostra salute: a noi i sali dei metalli pesanti e i rifiuti a base di idrocarburi e policitrici aromatici; a loro i proventi dell’urbanistica ‘creativa’, cioè le plusvalenze e le percentuali sul “nero” generato dai subappalti gonfiati. Una torta da spartire, comprata con la salute di quei cittadini inconsapevoli che andranno a giocare in “quel” verde pubblico o a vivere in “quelle” case costruite sopra le pattumiere della deindustrializzazione.
Ed è vero a Città Giardino, in via Acerbi, dove il Comune progettava di edificare la piscina; e a San Pietro, nell’area Snia, dove il Comune aveva pianificato case, supermercati e una scuola; e lungo il Ticino, a Ticinello e nell’area Vul, dove i pavesi fanno pic-nic; e nella vicina cloaca dismessa dell’ex Landini (chiusa nel 1993), un’area di 12 mila mq dove abbondano le poco tranquillizzanti tossine della Necchi. E proprio qui una delibera della Giunta Capitelli (10 febbraio 2006) autorizza la costruzione di case (nel frattempo già messe in vendita) e verde pubblico, senza prima verificare se l’“indagine geognostica” – disposta dalla proprietà il 30 settembre 2005, e affidata alla Tecnodreni – fosse attendibile o meno. Quel documento sostiene che “l’area non è contaminata”.
Ma l’“indagine” risulta molto carente: solo 8 i carotaggi ‘a secco’; non si specificano le differenti tipologie né le caratteristiche chimiche dei cosiddetti “materiali di riporto”; nessuna verifica sulla contaminazione del terreno sottostante. Si pone l’accento solo sulle due cisterne interrate, per il combustibile da riscaldamento, che i proprietari avevano provveduto a rimuovere nel luglio 2007.
Tuttavia la legge prevede il benestare dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (A.r.p.a.); i tecnici si recano quindi sul posto e constatano la presenza delle terre di fonderia.
Ha così inizio il braccio di ferro: da una parte le proprietà e il Comune (che nel frattempo aveva incassato 500.000 euro in oneri di urbanizzazione), a prendere tempo; dall’altra l’A.r.p.a. a incalzarli con la richiesta di indagini approfondite (lettera del 14 dicembre 2007). Negli stessi giorni Sandro Assanelli, dirigente dell’A.r.p.a. e responsabile per le bonifiche, deve subire un veemente – e lì per lì inspiegabile – attacco politico e personale da parte del vicesindaco Filippi che, fra l’altro, sulla stampa locale arriva a definirlo «un incompetente». Assanelli lo querelò. Seguono 29 ulteriori “carotaggi” e verifiche in profondità (ci sono quasi 5 metri di materiale di riporto), almeno fino al terreno naturale sottostante.
Il Piano di bonifica (declassato a Piano di risanamento poiché nelle falde acquifere sono presenti tracce di nitriti e nitrati nella norma) è stato approvato il 5 marzo 2009 e costerà circa 2 milioni di euro.
Le cose non cambiano nella limitrofa area Shell. Al riguardo, il funzionario della Regione Lombardia  Nicola Di Nuzzo ha inviato al Comune una memoria nella quale scrive che le terre nere di fonderia non sono pericolose per la salute. Guarda caso, Di Nuzzo è lo stesso funzionario che ha gestito la discussa pratica della bonifica all’ex Sif Furfurolo di Valle Lomellina, costata 14,5 milioni di euro! Secondo l’A.r.p.a., per la messa in sicurezza di quell’area ne sarebbero bastati 1.250.000.

Nona stazione. Feudi verdi per la vergogna

A Pavia, dietro via Milazzo ci sono campi dove l’erba non cresce più. Sono le aree di smistamento delle ‘terre nere’, le stesse ‘terre’ che l’assessore ‘verde’ all’ecologia e sviluppo sostenibile Pinuccia Balzamo, in una intervista a Telepaviaweb ha spacciato  per materiale inerte, ribadendo che nell’area Landini e nel resto della città non esisterebbero pericoli per la salute dei cittadini. L’assessore ignora o finge di ignorare che, fin dalle prime analisi – pretese dall’Arpa nel gennaio 2008, dopo un controllo – su quell’area compaiono piombo, rame, zinco, idrocarburi e antracene in misura ben superiore alla norma.
L’assessore ignora o finge di ignorare che il 3 ottobre 2005 il settore Ambiente e Territorio dell’Ufficio ecologia  – il suo minifeudo ‘verde’ – «prende atto dei risultati delle analisi chimiche presentate nell’indagine geognostica» della proprietà dalla quale non risulta «alcuna contaminazione dei terreni investigati». Ma l’indagine, a cura della Tecnodreni, presenta – come abbiamo già visto – solo 8 carotaggi ‘a secco’ e una moltitudine di altre carenze, che emergeranno quasi due anni dopo, grazie all’irrigidimento di un coscienzioso funzionario Arpa come Assanelli che – fiutato l’inganno – ha preteso indagini accurate. Nel frattempo, l’assessorato della Balzamo aveva «preso atto», ma non aveva ritenuto necessario «procedere ad ulteriori approfondimenti analitici dell’area in oggetto»: prende per buoni quelli forniti dalla proprietà!
L’assessore ignora o finge di ignorare che il 10 febbraio 2006, sull’«area in oggetto» la Giunta ha autorizzato edilizia residenziale (per il 20 per cento edilizia convenzionata): case costruite su una pattumiera.
Forse l’assessore ignora poiché il 10 febbraio non ha partecipato al voto. Chissà perché quando in Giunta o in Consiglio comunale si votavano porcate, l’assessore Balzamo e il consigliere ‘verde’ Angelo Zorzoli immancabilmente erano da qualche altra parte: il 29 dicembre 2006 Balzamo si era assentata per un opprimente bisognino proprio mentre la sua Giunta approvava l’ecomostro autostradale Broni-Mortara; il 20 ottobre 2008 Zorzoli era momentaneamente fuori dall’aula mentre la maggioranza in Consiglio comunale – di cui faceva parte – approvava la costruzione di una vera e propria autostrada tra la tangenziale e l’area Neca, che passerà sulla soglia di scuole, asili e parchi gioco; il momentaneo impedimento non ha consentito a Zorzoli di votare nemmeno la proposta del consigliere Fracassi, che avrebbe voluto l’istituzione del Parco del Navigliaccio e il miglioramento della viabilità interna, nonché piste ciclabili al posto del serpente d’asfalto.
L’assessore all’Ecologia e allo sviluppo insostenibile e il consigliere ‘Verde’ Zorzoli sembrano anche condividere la cementificazione selvaggia in corso. E insieme tacciono sui parcheggi, che la Giunta vuole costruire in centro storico, e sulle iperseculazioni Carrefour all’interno del parco Visconteo. E insieme «rassicurano» i cittadini.
I Verdi pavesi sono tre da trent’anni, una variopinta nomenklatura su base tengofamilgliare. Come Ambrogio (quello dei Ferrero Roché) pur di non avere granen, i grunen nostrani accorrevano ogniqualvolta il sindaco sfascista aveva un languorino. Come ombrette, sgarze e guardabuoi, hanno passato il loro tempo stando silenziosi sul dorso dell’ippopotamo comunale, a spiluccare quel poco che arrivava. Come «l’utile idiota» di leniniana memoria, sono stati gli occasionali alleati dei palazzinari, degli asfaltatori e dei comitati d’affari che ramificano dentro i partiti maggiori. Come le tre scimmiette, loro non vedono, non sentono, non parlano.
Sta proseguendo il gioco di ruolo tra alcune imprese e la pubblica amministrazione; un gioco che gonfia i portafogli dei palazzinari tanto quanto le fondamenta di alcune costruzioni. Impareremo mai? Ancora si ironizza sui rifiuti di fonderia messi a tappetino nelle fondamenta della Facoltà di Ingegneria al Cravino che, in caso di pioggia, gonfiavano tanto da rendere ‘ballerino’ l’edificio. Quell’imbarazzante rompicapo venne risolto da un notissimo (e superpagato) ingegnere strutturista.
E Legambiente? Condivide? Un tempo sembrava che queste persone si battessero in nome del popolo inquinato. I suoi rappresentanti in Consiglio comunale Zorzoli e Cappelletti hanno taciuto, guadagnandosi così il plauso degli speculatori e degli inquinatori.
Così come la chiusura della Necchi è stata devastante per l’economia e per l’occupazione locale, altrettanto devastante è il suo lascito in sostanze dannose per la salute. Con buona pace per quel Filippi che ebbe a dire (e chissà perché) che le nostre denunce dell’inquinamento cancerogeno erano «solo cazzate». Gentile Procuratore capo Gustavo Cioppa, le chiediamo: sono «solo cazzate»?

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7 Risposte to “Gli affari loro 3”

  1. utente anonimo Says:

    Caro Giovanni,
    ho letto con molta attenzione l’articolo sul ” Lunedì” e su questo blog e credo sia opportuno da parte mia spendere alcune precisazioni per evitare che una lettura superficiale possa fare pensare a chi non conosce i fatti che nella squallida vicenda di Via Acerbi io e Luca abbiamo interpretato ruoli che non tenevano conto della utilità pubblica, ma degli ” interessi” di Pacchiarotti, della cui amicizia non ci siamo mai vergognati, perchè è pubblica e risaputa!
    In realtà per i motivi che spiegherò è propria la nota amicizia tra me e Pacchiarotti ed il livore nei miei confronti dell’ing. Vaccina (alle cui idiozie progettuali e finanziarie ho sempre cercato di oppormi ufficialmente e per iscritto documentandole!) che ha indotto quest’ultimo a rendere inevitabile lo scontro, pur di fare del male ad un mio amico!
    La “piscina ” di Via Acerbi parte da lontano, dal 1988, quando Bosone, assessore della Giunta Bruni decise di creare un impianto sportivo a Città Giardino.
    Città Giardino per Bosone era ed è elettoralmente molto importante perchè feudo di Pezza, Brendolise ed in parte di Artuso, così che un impianto sportivo nel quartiere era elettoralmente qualificante, specie per un assessore di poco più di vent’anni.
    Si studiò un bocciodromo ( che non avrebbe richiesto scavi!) e venne affidato l’incarico di progettazione all’arch. Perrino che presentò un parcella, se non ricordo male di alcune centinaia di milioni di lire, regolarmente pagata.
    Venne acceso il mutuo di quattro miliardi circa, ma la giunta Jannaccone non diede seguito alla iniziativa, così che la prima Giunta Albergati ,con Bosone assessore ai lavori pubblici riprese in mano il progetto e decise di cambiarlo in una piscina.
    Nel frattempo Vaccina era diventato ingegnere capo e le sue manie di grandezza portarono il progetto a lievitare da quattro miliardi a più di nove, grazie anche ad un tetto apribile che avrebbe dovuto fare diventare la piscina coperta, d’estate, scoperta ( progettare una vasca scoperta negli spazi liberi no! Per carità! Si sarebbe risparmiato, ma per Vaccina il risparmio, quando pagano gli altri non esiste!)!
    La progettazione venne affidata all’ing. Messina, che era fiduciario del Credito Sportivo e, comunque, tecnico della ingegneria impiantistica legata allo sport.
    Il momento topico per l’amministrazione e che ha causato tutti i danni successivi scattò in quel momento.
    Tutti infatti sapevano che quel sito, di proprietà del Comune, era stato utilizzato dall’Asm quando era azienda comunale , come officina ,in un periodo in cui l’attenzione alla problematiche ambientali era praticamente nulla, così che era molto probabile che lo sversamento dei cambi d’olio e, comunque, il trattamento degli idrocarburi fosse stata fatto in maniera molto approssimativa, oltre alla certezza che vi erano dei serbatoi interrati che, comunque, avrebbero potuto aver causato sversamenti anche incolpevoli nel sottosuolo.
    Il progetto non tenne in alcun conto questa eventualità, venne firmato anche dall’ing. Vaccina che se ne assunse così la responsabilità.
    Una volta approvato ( e pagato!) il progetto, di massima si doveva passare all’esecutivo, ma, soprattutto, era necessario fare la variazione di bilancio per passare dai quattro ai nove miliardi!
    Nella discussione per l’approvazione del bilancio una parte della maggioranza, con Bengiovanni in testa, ottenne che si passasse dalla esecuzione in proprio ad un project financing, così da mettere all’asta il progetto, limitando l’impegno finanziario della Amministrazione alla cifra già acquisita con il mutuo che aveva già visto pagare la parcella dell’Arch. Perrino e di Messina.
    In quella fase fu necessario chiedere una perizia per la valutazione del suolo, che venne chiesta alla Geodec, società di fiducia dell’Amministrazione.
    Alla richiesta di preventivo, che era limitata alla indagine geognostica ( sapere, cioè, la portanza del suolo rispetto ai carichi che avrebbe dovuto sopportare!) , la Geodec rispose che per la parte richiesta si dovevano spendere diciassette milioni, ma faceva presente in maniera esplicita, senza alcuna ombra di possibile dubbio, che l’Asm aveva avuto l’officina , che c’erano stati serbatoi di carburante ecc.ecc. e che quindi, a loro parere, era necessario fare anche la analisi ai fini del possibile inquinamento, così da poter, in caso positivo fare un piano di caratterizzazione!
    Aggiungeva anche che, data la prima richiesta sarebbe stato possibile utilizzare gli stessi carotaggi per un duplice scopo, così da risparmiare e chiedeva solo altri dieci milioni.
    L’ing Vaccina, nopnostante la lettera fosse stata protocollata e,quindi, l’Amministrazione fosse stata messa ufficialmente al corrente di quello che ci poteva essere, decise di limitare il preventivo alla sola prima parte!
    Perchè? Forse perchè se si fosse scoperto che il progetto pagato non poteva essere realizzato senza una ulteriore grave spesa , qualcuno avrebbe potuto chiedergliene conto ( e magari farsi restituire il premio di produttività previsto per aver firmato il progetto!), forse perchè l’ing Vaccina, protetto come è sempre stato da Bosone, Ruffinazzi ed Albergati , si sentiva intoccabile a prescindere dai disastri che combinava ( ho impiegato più di un anno a spiegare a Piera che nonostante Bosone ed Albergati, Vaccina in quel posto era un danno enorme per l’Amministrazione !).
    Il fatto è che Vaccina era sempre riuscito ad evitare di farsi addebitare i tanti errori avendo una linea diretta con Albergati che tagliava fuori gli assessori. Qualunque contestazione tu gli muovevi, lui rispondeva con una lettera personale non protocollata ad Albergati che , per rispetto di Bosone e Ruffinazzi , metteva tutto a tacere.
    E si arrivò alla assegnazione del project che, per sfortuna mia e di Pacchiarotti, venne a quest’ultimo assegnato, quale unico concorrente. Anche il fatto che per un grosso investimento ci fosse un unico concorrente, nonostante la gara europea, starebbe a significare che non doveva essere un affare immenso, anche perchè il finanziamento di cinque miliardi necessario a terminare l’opera ( oltre alla somma residua del mutuo) doveva essere ripagato dagli incassi della “ tinozza” per un lungo periodo di tempo!
    Pacchiarotti si aggiudicò,quindi, la realizzazione pratica di un progetto della Amministrazione che il Comune avrebbe dovuto eseguire in prima persona, così che contestargli (come ha fatto Vaccina!) che prima di presentare il progetto esecutivo, che era di sua spettanza, avrebbe dovuto fare le analisi per sapere se si poteva o no costruire, pare veramente risibile!
    Quando Pacchiarotti ha iniziato l’intervento si è posto immediatamente il problema del sottosuolo ed è scoppiata la grana!
    Vaccina ha, nella sua visione folle della situazione pensato di poter scaricare il costo della bonifica su Pacchiarotti senza rendersi conto che questa idea avrebbe potuto avere anche risvolti di tipo penale , perchè è vero che Pacchiarotti avrebbe dovuto in teoria fare le indagini per conto suo, senza fidarsi del progetto del Comune, ma è ancor più vero che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di comportarsi con correttezza e trasparenza.
    Quale era la visione folle di Vaccina: Pacchiarotti doveva fare le analisi, non le ha fatte, si è impegnato contrattualmente a fare un’opera. Problemi suoi. La deve fare. I costi aggiuntivi sono un suo problema.
    E’ un ragionamento legalmente idiota, perchè si presta ad un contro ragionamento molto semplice e con, dicevo, possibili risvolti penali!
    Il Comune progetta completamente un’opera pubblica, coinvolge nel finanziamento i privati, ha un suolo che sa poter essere inquinato ,che ha inquinato lui ( non solo infatti il Comune è proprietario del suolo e,quindi, per legge, è a suo carico la bonifica, ma è anche l’inquinatore, perchè proprietario unico dell’Azienda nel periodo in cui ha inquinato!),
    mette a gara un’opera impossibile da realizzarsi senza un costo aggiuntivo di qualche milione di euro ed incastra chi ha vinto truffandogli ( perchè questa è la parola giusta) la bonifica!
    Se a questo si aggiunge che volontariamente, Vaccina ha rifiutato di accettare l’esplicita offerta della Geodec il quadro è completo!
    Se si fosse andati in causa a Pacchiarotti sarebbero state riconosciute tutte le spese sostenute, i danni emergenti dalle forniture prenotate e non utilizzate, il fermo progettuale ed il10% del valore dell’appalto come stabilito dalla Merloni per il recesso per cause non imputabili all’imprenditore.
    Un conto tra i due milioni e mezzo e tre milioni di euro!
    La cosa più ridicola della teoria vaccinesca è che se anche l’Amministrazione avesse potuto tecnicamente imporre a Pacchiarotti di fare a sue spese la bonifica, nello stesso momento Pacchiarotti avrebbe chiamato in causa il Comune cui, per legge , per i due motivi sovra esposti spetta la bonifica!
    Se poi si aggiunge che una buona parte della somma riconosciuta a Pacchiarotti è relativa a somme spese realmente per abbattere il rudere bonificare i serbatoi e che Vaccina si è sempre rifiutato di pagare le relative fatture ( di più di quattro anni fa!) perchè c’era il contenzioso,si capisce perchè da sempre e nell’esclusivo interesse della Amministrazione mi sono battuto per trovare l’accordo! E l’ho fatto con atti pubblici, con relazioni al Consiglio che, per il solo fatto di venire dal Vice Sindaco, dovevano rendere chiaro a tutti che mi stavo battendo per salvaguardare l’interesse pubblico.
    E mi sono battuto anche all’interno della maggioranza perchè si arrivasse alla commissione d’indagine per accertare le responsabilità, che sono tutte in capo esclusivamente a…

  2. GGiovannetti Says:

    Come è chiaro, questo lungo appassionato commento appartiene all’ex vicesindaco Ettore Filippi, che ringrazio. Di alcuni dettagli non ero al corrente. Verificherò.

  3. utente anonimo Says:

    Il commento era incompleto. Continuava così: ..sono tutte in capo esclusivamente a Vaccina ed alla sua leggerezza (?) professionale ed alla necessità di nascondere un clamoroso errore.
    Sulla commissione d’indagine non ho mai trovato ascolto nella maggioranza (tranne Bengiovanni) perchè Bosone, Albergati e Ruffinazzi evidentmente ( non so per quali motivi!) non possono prendere le distanze o abbandonare al suo destino Vaccina. chiedendogli conto dei suoi numerosi errori che ho sempre contestato per iscritto con lettere protocollate,così che se oggi l’Amministrazione può difendersi nella causa di lavoro che Vaccina ha avuto il coraggio di intentare alla Amministrazione perchè è stato spostato, è solo per la copiosa documentazione reklativa alle mie contestazioni che abbiamo potuto esibire.
    La mediazione trovata in sede di transazione, diretta ad accertare l responsabilità nel disastro amministrativo di via Acerbi, per recuperare i danni subiti, mi auguro venga portata avanti con decisione dalla nuova Amministrazione.
    Certo, se vince Albergati…..!
    Ettore Filippi

  4. utente anonimo Says:

    L’ex vice sindaco Ettore Filippi ha ragione: Michele Vaccina è un vero e proprio deficiente, colpevole di una miriade di disastri e di danni causati all’Amministrazione. Con l’aria ingannevolmente mite da baciapile, ha basato il suo modo di agire professionale slla più assoluta falsità. Vaccina, diceva un caro amico che non c’è più ma che lo conosceva bene, è talmente bugiardo che non dice la verità neanche al suo medico curante.
    L’ex vice sindaco avrà certamente avuto modo di leggere centinaia degli atti a firma di Vaccina. Può fare altrettanto chiunque , per rendersi conto di come ogni atto firmato da Vaccina sia un insieme confuso di frasi senza senso e zeppe di bugie. Causa di lavoro? Uno come Vaccina l’avrebbero dovuto buttare via a calci in culo già da tanti anni.

  5. utente anonimo Says:

    Si, va bene. Abbiamo capito che la colpa è di Vaccina (ma anche della giunta comnale che lo ha lasciato fare). Però adesso i settecentoventimila barbettoni chi li paga? Pantalone, come accade sempre? Vorrei che il dottor Ettore Filippi, se legge e ammesso che sia lui l’autore dei commenti precedenti, desse una risposta a questa domanda. A me non sembra sia fuori luogo perchè si tratta di soldi del contribuente e non di Vaccina o di qualche assessore.
    In compenso, Vaccina è stato mandato alla Mobilità dove ha combinato un disastro via l’altro in accordo con il compagno di giunta del dottor Filippi e Bosone è diventato in seguito presidente di ASM che ha portato ad un passo dal crack. Forse che Walter Veltri non ha ragione? In ogni altro posto di questa civilissima nazione i libri contabili di ASM sarebbero finiti in Tribunale per la dichiarazione di fallimento. A Pavia invece parliamo ancora di Albergati sindaco. Nessuno è capace di vergognarsi?

  6. utente anonimo Says:

    sono certamente io, nr.5.
    I dirigenti comunali agiscono per conto del comune ed impegnano con i loro atti l’Amministrazione.
    Le obbligazioni, quindi, nascono in capo a quest’ultima, che,però, ha il diritto di rivalersi, nei confronti di chi ha commesso gli errori.
    Ecco perchè è indispensabile un procedimento amministrativo che esamini gli atti e giunga a conclusioni certe, che, nel caso dell’intervento in Via Acerbi sono pacifiche.
    A quel punto scatterà la contestazione e, comunque, i dirigenti sono coperti dalle conseguenze civili degli errori da una assicurazione che ha un massimale alto.
    E’,quindi, solo un problema di “perdere la Faccia” , ma la difesa di Vaccina deve essere fattia fino in fondo, perchè se si rompe la diga e Vaccina scaricato, dovesse aprire il libro, ne vedremmo delle blle certamente…
    E che l’Amministrazione è responsabile civilmente di qullo che è accaduto è un fatto pacifico, perchè se così non fosse stato, dato che tutta la città ( non solo quella politica!) conosce i miei rapporti di amicizia con l’imprenditore, sarei stato così pazzo da assumere le posizioni pubbliche che ho assunto?
    Credo, comunque, che quello che il nr. 5 ha detto alla fine spieghi perchè , dopo aver tentato fino in fondo di salvare il salvabil di questa esperienza di centro sinistra ,negli ultim otto anni avvitatasi su se stessa, abbia deciso di staccare la spina!
    Solo una sana opposizione ( e non quella che Slbergati e c. stanno facendo in Provincia!) può rifondare il Pd e la sinistra in questa città!
    Ettore Filippi

  7. utente anonimo Says:

    Ringraziamo Filippi (che “mastellianamente” starà insieme al centrodestra per questo giro pronto a cambiar casacca nel caso il vento cambiasse nuovamente) per i consigli su come rifondare il pd e la sinistra a Pavia…

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