una bandiera rossa

by
ufficio oggetti smarriti – catalogo n.01
di Roberta Salardi

Cerco una bandiera rossa rossa, rossa in ogni suo punto, senza segni sovrapposti, senza simboli di partito. All’ultima manifestazione del 25 aprile ce n’era una esattamente così, e alcune simili in un gruppo dei centri sociali. Queste ultime però erano screziate su un angolo dal disegno della falce e del martello, simbolo in cui molti lavoratori salariati non possono più riconoscersi poiché sono cambiati gli strumenti di lavoro. Con la crisi, con le crisi che si succedono, si parla inoltre di progressiva proletarizzazione del ceto medio. I precari, i disoccupati o i molti tecnici di computer, che lavorano con un pc anziché con un martello, sarebbero esclusi dalla bandiera? Per non far torto a nessuno, mi piacerebbe che sventolasse soltanto il colore rosso, in cui tutti coloro che volessero cambiare il mondo potessero riconoscersi.
Ho domandato all’unico possessore di bandiera interamente rossa come se la fosse procurata o se se la fosse fatta da sé, magari ritagliandola da un’altra bandiera, escludendone un simbolo caduto in disuso.

Aveva, questo scampolo di tessuto, un’origine avventurosa. Era caduta in battaglia. Durante gli scontri di Genova del 2001 era caduta a qualcuno durante una fuga per le strade sottoposte alle cariche della polizia. Era stata sollevata e portata in salvo da qualcun’altro, che a sua volta ne era stato salvato! Questo salvatore di bandiere era infatti stato raggiunto da altre incursioni punitive (raccontava forse mitizzando, preso dal racconto di quella giornata straordinaria) era scivolato, istintivamente si era avvolto nel suo drappo e presto l’avevano lasciato stare, come per miracolo.
Non si sa se questo colore nudo e crudo torni presto a comparire da qualche parte, se stia cercando senza dare troppo nell’occhio nuovo spazio, se voglia prendere nuove strade o se sia davvero sparito dalla faccia della terra, tranne che in quel frammento del 25 aprile. Quest’ultima ipotesi, la sparizione, è la più improbabile. Che ne sarebbe del principio speranza, delle utopie che non si può smettere di sognare, del motore della storia? In che cosa dovrebbero credere gli uomini? Forse che la resurrezione dei corpi è più plausibile di una società senza ingiustizie? E poi perché dovrebbe essere così intollerabile il pensiero di un mondo senza classi in cui a tutti venisse dato in base alle proprie necessità?
Hanno provato a dirci, oltre un ventennio fa (e prima ancora) che la storia era finita, che tutto ormai era fermo… io cerco ancora una bandiera rossa da risollevare.

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7 Risposte to “una bandiera rossa”

  1. GinoDiCostanzo Says:

    Sottoscrivo….

  2. GGiovannetti Says:

    Grazie Robi. Abbracci. G.

  3. lapostolo Says:

    il problema è proprio questo, voler mettere per forza simboli di appartenenza, su supporti già carichi di valore, perchè ??

  4. utente anonimo Says:

    E chi da in base alle proprie necessità? Un nuovo Soviet. Non sarebbe meglio guardare alla realtà per quella che è e cercare le vie, le unioni, per migliorarla, per renderla meno diseguale, senza sognare ciò che non c’è, che equivale a rimandare sempre oltre il fare, che equivale sempre a dividersi in microcosmi impotenti.

  5. utente anonimo Says:

    Non so dare risposte pragmatiche e articolate. Forse è giunto il momento di riprenderci almeno i nostri sogni.
    Roberta Salardi

  6. maurovanetti Says:

    La falce e il martello sono un simbolo che è venuto “dal basso”, inventato non si sa come né da chi (un’eco della simbologia – forconi e zappe levate al cielo – usata per secoli durante le jacquerie contadine) nei mesi preparatori della Rivoluzione d’Ottobre e diventato straordinariamente popolare, raggiungendo per vie oscure milioni di lavoratori in tutta Europa negli anni rivoluzionari che seguirono. Questo ancor prima che esistesse l’URSS coi suoi potenti strumenti di propaganda, quando la Russia sovietica era ancora un Paese debole, remoto e accerchiato. Nel giro di pochi mesi, falci e martelli esistevano nei simboli, nelle bandiere, nei gagliardetti, nelle carte intestate di partiti, sindacati e associazioni operaie di tutto il continente.

    Sono strumenti di lavoro usati ancora da centinaia di milioni di persone, anche se naturalmente ci sono oggi moltissimi lavoratori che usano strumenti differenti. Credo che abbia un suo fascino il fatto che nonostante tutto il valore e il senso di quel simbolo non si sia perso nell’immaginazione popolare e che in qualche modo la sinistra italiana odierna abbia voluto preservarlo (nonostante tanti intellettuali e politicanti furbacchioni à la Bertinotti le abbiano tentate tutte per farlo buttare a mare). Non è stato preservato per una scelta elettorale, bensì perché l’anno scorso al congresso del maggiore partito comunista italiano è successo qualcosa di inatteso ed un moto di ribellione della base di Rifondazione Comunista ha cacciato a pedate gli artefici del disastro della “sinistra senza aggettivi” che voleva appunto una bandiera rossa sempre più stinta senza riferimenti alla storia dei giorni che “sconvolsero il mondo”.

  7. utente anonimo Says:

    Nella mia personale utopia stanno fianco a fianco i muratori e i poeti, ognuno per quel che può dare e prendere, e le bandiere che sventolano fanno di questa isola (che c’è) la manifestazione di una certa “felicità”. Quelle rosse sono più dense e più coreografiche e che ogni poeta posaa sventolare la sua. adesso è ancora utopia. anche se questo blog e altri farebbero sperare in bene. Io ne sventolerei una di quelle arcobaleno perchè non adopero la falce nè la penna. noi operai di questo mondo quello vero che lavoriamo perchè sono sventolate le bandiere rosse.

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