Questo è Cefis 11

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Le oche del Campidoglio per Eugenio Cefis
I cinquant’anni del capo
di Giorgio Steimetz

Cinquant’anni, sì: di Eugenio Cefis. Perché non ricordarli? Quantunque sia nota la nostra (modestissima) disistima per l’uomo, anzi per il manager più illustre di tutta l’economia italiana con buona pace di Guido Carli, il nocchiere corrucciato abbiamo mandato a memoria questa data di nascita, 21 luglio 1921, in Cividale (Udine).
Non gli manderemo rose, è ovvio. Correremmo il rischio di una meschina figura e all’occorrenza saremmo battuti allo sprint dalla gentile signora Francesca Ambrogia Micheli, fedelissima fiduciaria,con ambo le chiavi del cor e firma libera, di tante imprese ad personam dell’egregio Presidente.
Non faremo ricorso al telegramma augurale, lasciando l’iniziativa all’on. Flaminio Piccoli, Ministro delle Partecipazioni di Stato e gran maestro di diplomazia applicata, più realista del re, come mostrano i suoi ottimi rapporti con l’ex primadonna dell’ENI (e tuttora angelo tutelare, benchédimissionato alla Montedison). Un telegramma non dovrebbe lesinarlo nemmeno l’on. Fanfani, visto che s’è fatto vivo anche per la morte di quell’autentica canaglia (in vita) di Moranino.
Non ci assoceremo a quanti, in sì felice circostanza, vorranno testimoniare buona amicizia, utile deferenza, ben investita stima, calcolato ossequio al dott. Cefis.
Con lui l’Agenzia Milano Informazioni val la pena di dissimularlo? ha un conto aperto. Addirittura si professa e si pretende creditrice. Esiste uno spartito aperto che da qualche tempo la Procura della Repubblica di Roma sta oscuramente ma di certo vagliando: è la fisionomia in due versioni “Petrolcefis” e “Montecefis” con successivi richiami biografici a Ministri, direttori di giornali, Parlamentari, tessuta dalla “AMI” sul filo di un’indagine condotta ad appurarne l’aspetto mafioso, la tentacolare, confusa attività, le collusioni e il sottobosco dove florida e tenace come l’edera s’insinua la forti di quest’uomo. Coperto, dobbiamo aggiungere, da segreto istruttorio, ovvero da immunità mediante opportune garanzie, in genere di natura pubblicitaria .
Doveroso pertanto, nella circostanza, anche un nostro ricordo: forse di cattivo gusto, ma sempre assai più elegante delle losche maniere con le quali il procuratore della “MCCC” (MetanoCompresso Carburanti Combustibili) – meglio noto in qualità di Presidente della Montedison festeggia probabilmente il suo compleanno.
Come potremmo esternargli il nostro pensiero?
Con la retorica sfoderata ad alto tenore psicologico, no: dire e non dire, sfornar paradossi, scomodare economisti e commilitoni, citare la Resistenza e le Sette Sorelle, incensando con brio edistacco, è uno stile a noi allergico, anche se largamente in dotazione a penne ben più celebrate del giornalismo serio nel nostro Paese.
Con freddo distacco nemmeno, perché ogni atto va, nel nostro caso, motivato: non intendiamo attirarci ulteriore disistima e più accesa ironia (né eventuali querele per plateale diffamazione), stroncando in maniera sbadata e virulenta un uomo.
Intendiamo piuttosto scardinare, con il successo di Sisifo, il mito di quest’uomo, l’evidente exploisation privata costruita a latere sulla sua attività d’ufficio, l’inspiegabile (ma non troppo) silenzio che gli copre le spalle e i fianchi.
Non lo faremo a nome di altri: specie se mancati ai vivi, come Enrico Mattei, ombra nella lunga notte di Bascapè, mentore altissimo del nostro barone di un’economia da quattro soldi (più il centesimo per lui, d’interesse).
Vorremmo tuttavia riuscire non del tutto consueti nell’espressione (paradossale) dei nostri auguri. Il personaggio in cresta all’onda, esperto di sci nautico, specie se agganciato al motoscafo degli onnipotenti di Stato, ci è francamente poco simpatico. Le sue spericolate manovre all’ENI come allaMontedison (a meno che il trasferimento non abbia coinciso con imprevedibile conversione) son tutt’altro che degne d’elogio, guardando all’amministratore del pubblico danaro, al dirigente fidato, al professionista quadrato e attento, purché gli affari a lui commissionati gli garantiscano piena libertà d’azione, capacità discrezionale, perfetta indipendenza.
I disinvolti affari privati sfuggono all’on. Preti e alle reti del fisco, ma risentono favorevolmente
e come degli altri, trattati in veste di economista di Stato e si camuffano agevolmente con etichette di comodo in un Clan da lui ispirato e dominato. Ecco: questo è il mafioso, onoratissimo in società,al quale vuol giungere discreto e nemmeno tanto cattivo il nostro messaggio augurale.

Le oscure referenze

Al civico numero quindici, in via Borgonuovo a Milano.
Il senso unico recentemente introdotto dagli urbanisti, ha ridotto il traffico, già disagevole, in una delle tipiche, tortuose e anguste strade del centro, intersecanti Via Croce Rossa e l’avenue dedicata al grande Alessandro Manzoni. Una Citroen DS21, soffice anche all’andatura, ben defilata nella sua eleganza curata, rappresenta una rispettabile vettura di rappresentanza. Intestata ad unasocietà amministrata dalla segretaria di Cefis, Francesca Micheli, guidata dall’autista, in forza all’ENI, Breda, l’automobile procede con la dignità d’un corteo presidenziale, s’arresta davanti ad una palazzina a due piani, restaurata da poco con una patina d’antico splendore.
Dalla signorile autovettura scende un uomo, accolto con deferenza di mestiere da un portiere in livrea: un po’ di colore non guasta con i proletari d’alto bordo e l’onor delle armi spetta di rigore ad un membro della Resistenza. Superato l’androne, ecco un appartamento assolutamente moderno e lussuoso: ci vanno adagio gli addetti alla Conservatoria Immobiliare di via Casati nel trascrivere nomi e cifre di vendita delle abitazioni, ma è fuori dubbio che il nostro ha impiegato qui diversi soldini di chissà quale società, per assicurarsi una dimora accogliente e rispettabile. Mobili in stile, sempreverdi, ampi spazi, gusto sicuro di arredi.
C’è il clan pressoché al completo. La moglie, signora Marcella Righi, sorella di Alessandra Righi che è socia con Franca Micheli nella “Investimenti Industriali”, alla quale partecipa la “General Rock Investment Trust” di Vaduz. La figlia diciannovenne Cristina. Il fratello Adolfo, con domicilio in via Quadronno, 24 e residenza fluttuante ai fini fiscali: è infatti accomandatario (accomandante la“Trevalor Trust” di Eschen) della “Arborea”, come pure della Immobiliare “BCR”, procuratoredella Ge-Da System-Italia, capitale 900 milioni, in prospettiva di proficue relazioni finanziarie con la Montedison. Il figlio, Marco, con la moglie, signora Laura Bersani, residenti nella vicina via F.lliGabba, 7. Assenti, però giustificati, il primogenito di Cefis, Giorgio, con la moglie Alessandra Bussola e le figlie Veronica e Arianna, residente in via Brera, e il fratello Alberto, ingegnere, che amministra le piantagioni in Canada.
Mancano altri parenti di Cividale o di Arola di Belgirate, località da cui proviene la signora Cefis e dove la famiglia possiede una sontuosa villa, del tutto compatibile con le cariche e le prebende del capo famiglia Presidente alla Montedison. Mettere insieme proprio tutti è disage
vole; certo tutti più o meno partecipano non solo in spirito, alle feconde iniziative extraterritoriali o anonime nei giri societari di Eugenio Cefis, il patriarca al quale la dinastia deve lustro, ossequio, miliardi e rinomanza.
L’aria che tira qui dentro è d’intimità serena. Il barone del metano compresso, così come si mostra schivo davanti alle telecamere e ai paparazzi, così com’è allergico ad apparire in pubblico una posa anche questa, a rovescio, considerata efficace dagli studiosi di psicologia diventa socievole e cordiale nella privacy dei domestici beni, eludendo per il momento le cariche pubbliche e gli intrighi accessori.
Come in uno stinto clichè, è il manager circondato dai suoi doppiamente – in una fausta circostanza, il Martini in mano, il sorriso compiaciuto, l’aria un tantino blasé dell’uomo arrivato: appunto, ai cinquant’anni e alla fortuna, la dea bendata che l’ha accompagnato in Largo Donegani, la tappa più recente, scalzando illustri contendenti come Campilli, Merzagora, Valerio, Faina.
Il pensiero corre anche al 14 di via Borgonuovo, discreto pied-a-terre ufficioso del capitano d’industria con equipaggio distaccato nella sede sussidiaria ENI, tuttora a discreta disposizione dell’ex Presidente.
In un anno son cambiate diverse cose. Forse le rivede Cefis mentre si fanno i discorsi di circostanza e si sfogliano i telegrammi di augurio, quelli giunti in casa e dettati da amici, essendogli altri indirizzati in Largo Donegani. La dimora di Cefis era in via Dandolo e lui era Presidente dell’Ente Idrocarburi.
Il passaggio alla Montedison rappresenta un apprezzabile progresso nella carriera di questo uomo, oggi (e domani) nelle grazie di Colombo, Piccoli, Carli e sicuramente al coperto da eventuali crisi e surrogazioni col suo passato e le sue benemerenze polivalenti. Con Eugenio Cefis non si fanno affari sbagliati, nemmeno in politica, anche se è notoria la sua avarizia.

Rose rosse

In una trasversale di via Visconti di Modrone, al numero nove di Via Chiossetto, ha sede il quartier generale.
Un moderno palazzo, chiaro di linee e ambienti, del tutto estraneo nella fisionomia agli oscuri interessi che vi fanno capo. Il verde all’inglese, gentili piante da giardino in una arteria tranquilla, a senso unico, la strada preferita dal Capo di tante società fantasma, qui amministrate al riparo da clamori pubblicitari, notorietà, etichette e sopralluoghi inconcepibili di Guardie della Finanza e di deduzioni odiose dell’Ufficio comunale per l’imposta di famiglia (1971: imponibile 53 milioni, concordato 7 milioni 632.000 lire).
Il contratto di affittanza per questo studio, che ospita anche la quasi rinomata galleria di ex-voto – tavolette policrome e ingenue, rastrellate un po’ dovunque come le azioni Montedison è intestato, come il telefono con le sue derivazioni, alla società dal nome pittoresco di “Chioscasadieci”. Alla pari della omonima “Chioscasauno”, della “Arolo”,della “San Sebastiano”, della “F.M.I.”, si tratta di imprese immobiliari intestate alla segretaria di Cefis, AmbrogiaFrancesca Micheli, una donna del ’29, per configurarla in rima con i ragazzi del ’99 e in cronologia con la signora Kennedy-Onassis.
Oggi la principale di Eugenio Cefis si direbbe più elegante del solito. Il dipendente – strano rapporto di lavoro e d’interesse a rovescio compie infatti cinquant’anni. D’obbligo, senza variazioni romantiche, fiori e sorrisi, testimonianza grata della fedele governante di colui che era, molti anni fa ormai, vice di Mattei, quando ENI, Agip e Snam erano in Corso Venezia, dalle parti di quel notaio Neri che costituisce rogandole tutte le società a partecipazione mista di lavorazione del metano e di compravendita di immobili del duo Micheli-Cefis, recapito ideale di questo trust operoso e al riparo da maldicenze e inquisizioni. In apparenza modeste società con limitato capitale e dimesse denominazioni, le cointeressenze potrebbero nel giro di qualche ora assorbire la flotta di AndreaCosta.
La segretaria-amministratrice, stamane, è più che mai in forma. Come lo sono l’aiutante Carla Radini Tedeschi (ancora in forza all’ENI, nonostante il passaggio del Capo ad altro Ente?) e l’autista-fattorino Breda.
I due telefoni squillano di continuo. Anche l’ultimo postulante che ha chiamato pensava di essere il primo o almeno di apparire tale nel porgere gli auguri al Procuratore della “Metano Compressi”.Invece è stato preceduto, senza contare i messaggi telegrafici. Restelli, all’avanguardia, Presidente del quotidiano “L’Avvenire”, dirigente ENI quanto a stipendio e gentilmente prestato alla redazione di Piazzale Duca d’Aosta.
L’ENI paga bene i giornali che assecondano le sue disinteressate attese, arriva persino a distaccarvi degli uomini che sappiano ad un tempo conciliare disastrosi bilanci e politica da embargo, risolvendo egregiamente i due corni dell’inquietante programma. Sotto il profilo dei buoni costumi, la cosa – cioè queste convenienti, sfacciate e consuete distrazioni di personale, anche in gamba, ad altre missioni adiacenti – non si presta ad alcun commento valido: se infatti nessuno, di quanti potrebbero averne parte in causa come controllo, se ne dà conto, a che serve spulciare fra i misteri (minoritari) della ragion di stato, del sano realismo produttivo, della complessitàorganizzativa?
Con Restelli ceduto all’Avvenire, è salva una testata (o quantomeno tenuta in vita a trapianti d’ossigeno costante) ed è aperta una strada alla ricerca di consensi morali per una azione condotta con disinvoltura e impegno.
Altro fido di Cefis, il f.f. direttore amministrativo de “Il Giorno”, l’alta voce dell’ENI nella politica italiana, Morandi, celebre anche quale copista di fiducia ai tempi della siglatura di lettere per l’ing.Mattei. Non mancano all’inoltro degli auguri di rito il Girotti, ex vicepresidente, pedina d’assalto Montedison; il Bartolotta, direttore generale ENI; l’Arcaini sempre in linea; il Campanini-Mescoli della Snam Progetti; il Sacchi, amministratore delegato Snam.
Sono alcuni fra i pochi (Cefis sa che è la qualità, non la quantità che vale) colonnelli dello stato maggiore, presenti oggi in forma meno fredda e ufficiale del solito. Fa piacere ritrovarli o risentirli nel frasario d’obbligo, probabilmente sincero e sentito, di una scadenza tanto singolare, intima, significativa. Certo, essi gli debbono molto, ma il debito è reciproco.
Più aperto è il conto con la segretaria: di questi cinquant’anni da celebrare, più di venti li hanno passati davanti allo stesso mestiere quotidiano, realizzando piccole e grandi fortune insieme, con la passione, il gusto, lo slancio di neofiti e il fiuto sicuro degli affari. Avventure immobiliari hanno preso forma lentamente, per caso o coincidenza, alle volte; lui ad escogitare, a saggiare il terreno, ad investire secondo il vento che tira; lei ad offrirgli una testa (di paglia) e il nome per le società davarare.
Inizialmente erano forse espedienti o alternative, specie considerando l’incerta pur se robusta carriera agli Idrocarburi di Stato, con i salti d’umore di Mattei, il delfinato in pectore o proclamato, le rotture col grande ras dell’oro nero (dal 1960 alla disgrazia di Bascapé); il rialzo vertiginoso delle azioni con la successione e l’incontrastato dominio. Una volta affrontata la strada delle imprese a latere, il cammino è sgombro, la potenza dell’ENI, il nome del suo presidente spalancano porte e allietano il transito.
Tutto questo è presente, ricordo e testimonianza, durante la sosta di Cefis nello studio, davanti al caminetto, tra le rose di giornata. Un poco in disparte invece le preoccupazioni, i prestiti a medio e lungo termine, le politiche di linea e di staff, le cointeressen
ze, l’obsolescenza degli impianti Montedison, i passivi e gli incrementi che affaticano e monopolizzano (non interamente) la fervida quotidiana vigilia del cavaliere delle società a responsabilità illimitata.L’atmosfera è calda, anche per la stagione; l’ambiente è insonorizzato ma il colloquio confidenziale, senza le reticenze d’obbligo.
La “Chioscasadieci” come bene di rifugio: dove non esistono segreti di investimenti e di resa, dove le cifre hanno il loro esatto valore. Ci si può intendere, dopo tanto tempo, con un batter diciglia e poche parole essenziali. Cinquant’anni non rappresentano una soglia di imminente, pur se lontana, vecchiaia; valgono una tappa, non un traguardo.
I messaggi d’augurio appena scorsi rappresentano le altre voci curiali, l’ossequio formale dei cortigiani e dei subordinati, anche d’alto rango. Nel sancta sanctorum non entrano i convenevoli: si trattano solo gli affari di famiglia, si stabiliscono contatti fiduciari, si elaborano piani e rimedi. Il Cesare-Cefis, sotto la sua tenda in Alvernia, non trascrive memoriali di attacco e campagne, ma detta al fedelissimo Labieno Micheli i pensieri e le teorie concrete della sua strategia letteraria.

Forse qualcosa è cambiato

Un anno dopo, 21 luglio 1972. Il futuro è nelle mani di Dio. Anticiparne le vicende e le risultanze è,nel nostro discorso, un gioco dialettico soltanto. Possiamo unicamente arguire che nello spazio di un anno anche per Eugenio Cefis, l’inafferrabile gabbiano dell’economia italiana, qualche cosa avràcambiato colore.
Cefis non sarebbe quello che è se gli altri responsabili, non semplici spettatori — non lo avessero lasciato agire indisturbato, senza limiti precisabili, senza controlli d’autorità. Sarebbe anzi meglioaffermare che la sua fortuna e il suo dileggio delle forme (e della sostanza) dipendono direttamente dagli accorgimenti usati da lui per addomesticare i rappresentanti del popolo, i mezzi d’informazione, i tutori della pubblicamoralità.
Cefis sarebbe oggi tutt’al più un impiegato modello, forse a livello dirigenziale, in qualche nota industria friulana, se la Repubblica gli avesse concesso soltanto una medaglia come riconoscimento dei suoi non ben definiti meriti resistenziali.
Invece gli ha assegnato nientemeno che l’Agip, da liquidare è vero e alle dipendenze di Enrico Mattei, con responsabilità dunque doppiamente limitata. Il gioco èfatto. Il santone economico, l’eccezionale internista dell’oro nero nazionale, il discepolo integrale e affezionato, è oggi alla Montedison, più che mai nella stanza dei bottoni della politica italiana, pronubo con la sua celebrata teoria del ribaltamento dello storico concubinato in fieri tra cattolici ecomunisti. In via subordinata, lo sappiamo ancora ricchissimo di imprese private, onnipresente, evasore fiscale tra i primi in Italia (un blasone, questo, molto meno infangato di quanto non sembri).
Temuto, invidiato, incensato. Condiziona la mediocrità ufficiale del mondo politico, con i Colombo, i Moro, gli Andreotti compresi. Tenere in scacco una terna siffiatta, in cui si assommano virtù e pregi di per sé singolarmente non eccelsi, è da autentici fuoriclasse. Questo dobbiamo pur ammetterlo.Non rientra nella biografia untuosa e calligrafica dei più famosi elzeviristi destri colleghi.
Sul conto di Cefis, che conosciamo abbastanza bene nei suoi risvolti umani, finanziari e politici, avremmo anche noi una certa anedottica da sfornare, benché il personaggio sfugga in genere dal mostrarsi e dal lasciarsi inquadrare nell’episodica edificante o meno.
Noi abbiamo puntato i nostri archibugi spesso costretti a far molto fumo e magri arrosti sulla figura pubblica di Eugenio Cefis, sulle sue iniziative extra istituzionali, sulle sue agguerrite stazioni diservizio private e sul plateale, vergognoso, inspiegabile silenzio che gli assicurano gli amici e leautorità competenti.
Non indugeremo quindi nei fioretti di frate Eugenio, pur avendo di sfuggita – su queste stesse pagine accennato alle buone opere del giusto e alla sua collezione di ex-voto.
I suoi cinquant’anni diventano un pretesto, abbastanza scontato, per rinverdire i servizi speciali nei quali abbiamo riversato tutto quanto sapevamo, tenendo ovviamente qualche scatoletta di viveri per riserva e adoperandoci per sfruttare più a fondo altri filoni ancora inesplorati.
Ne abbiamo scritto con ampiezza e documentazione. Senza saperci spinti da animosità personale o da velleità meschine di ricatto: si tranquillizzi, se vuole, l’on. Arcaini.
Ci interessa esclusivamente il fenomeno sociale Eugenio Cefis. Le ragioni sottili e misteriose del suo potere, pieno anche se delimitato per legge e consuetudine; gli interessi privati in atti d’ufficio, deducibili con estrema semplicità logica dal sistema personale di cogestione di altre imprese, sue personali; l’arricchimento ingiustificato raggiunto con le rampe di lancio a lui affidate; il ricorso a innocenti prestanome per mascherare colossali interessi e frodare il fisco; la interferenza politica quotidiana; le manovre oscure per realizzare quel “Piano” degli anni ’80 di cui abbiamo tanto parlato e che si salva dall’essere infame unicamente perché la componente in alternativa non è il ritorno alla dittatura fascista, ma l’apertura ai comunisti.
Che poi Cefis sia arrogante, sfacciato, pieno di sufficienza e distacco, è soltanto incidentale.
Non vorremmo rifare il nostro discorso, tediando ancora di più, in occasione del sucCefisivocompleanno, cinquanta più uno. Nel frattempo e lecito augurarselo qualcuno forse sarà intervenuto.Colombo, Almirante, Preti, Malagodi, La Malfa, Piccoli, Andreotti, Ferri, Mancini? Hanno letto quanto da noi esposto, senza una piega. Fonte inquinata, devono aver arguito, specie se il giudizio sommario s’accorda con le inespresse intenzioni o, meglio, con certe collusioni d’interesse.
Nella Giustizia invece abbiamo fiducia: ad essa è stato regolarmente inoltrato il fascicolo, depurando gli alti muretti d’omertà che impediscono la visuale. Sarà un precedente, qualora ottenga soddisfazione. Qualora, cioè, la nostra denuncia motivata e collezionata – raggiunga lo scopo (improbabile) di infastidire, nel pieno rispetto della legalità, un gigante come Eugenio Cefis.
Schierarglisi contro esige notevole coraggio, di solito non in libera vendita. Ma visto che gli altri non dicono, lo scriviamo noi. In un Paese dove le fonti ufficiali e monopolizzate d’informazione abbondano in primi piani sulle cervellotiche e ridanciane vicende dei memoriali ceduti al Washington Post sulla guerra del Vietnam, ma si tace completamente lo scandalo ANAS, è più che comprensibile altrettanto corale silenzio e reverente rispetto per un uomo così potente come l’attuale Presidente della Montedison. L’Italia degli anni ’70 dovrebbe andar ribaltata secondo la terminologia e le speranze del nostro – nelle sue traballanti strutture politiche, sociali, economiche.
Istrione di un Piano al quale nessuno dà apparentemente credito (il “Piano ’80”, ideato da questo ingegnaccio friulano prestato alla patria), con i precedenti dell’ENI e il ruolo di salvatore della Montedison, il Presidente potrà magari avvalersi dei servizi della “System-Italia”, intestata alfratello con fantomatica residenza per realizzare l’ardimentosa operazione politica.
Zappulli del “Corriere” ha battezzato Cefis con il felice (ma abusato) attributo di manager, quasi non si sapesse che il Capo si riempie la bocca di paroloni di cui molto spesso non conosce né la radice lessicale, né il nesso, né la carica. Riesce a farsi passare, con la sicumera congeniale, per un programmatore nato, un economista insuperabile, un radiestesista eccezionale (ne
lla ricerca di oro nero, metano e palanche, pubbliche e private), risanatore di finanze scardinate.
Dategli in mano l’ENI o la Montedison (o l’ANAS o il governo o l’IRI) e vi solleverà la terra, disimpegnandosi in acrobazie senza rete (come scrivono i giornali compassati e ingenui, ma non tanto).
Il Mosè della Montedison sa che il tempo gli darà ragione (e lo proclama), come afferma pubblicamente che giustificherà la scalata (alla Montedison) per indurla a ragionare. Il suo piano,iperbolico nei termini ma assai semplicistico nella realtà d’ogni giorno, è proprio quello di far da testuggine nel momento della crisi.
Corazzato com’è, con tanti di quegli scudi (crociati o meno) a disposizione, quanti imbecilli del nostro stampo può far fuori, quanti mulini a vento può vantarsi d’andar sconfiggendo, quando la strada è apertissima, senza il minimo ostacolo, con tutte le garanzie e le immunità dello Stato e dei suoi Piccoli assicurate ad ogni passo!

I briganti in doppiopetto

Quasi nel cuore della vecchia Roma, a due passi da Porta Pia? in via Piave all’ottanta, ha sede l’agenzia giornalistica “Milano Informazioni”.
La centrale della congiura (dei Piagnoni) antiCefis? Quanta autorità si può concedere ad una fonte d’informazione quotidiana, pungente come una vespa, che non riesce però a farsi sentire nel coro degli osanna al grande capitano d’industria, l’incorruttibile sovrano degli Enti di Stato più importanti;se non trova un interprete al Parlamento, un solista che reclami un’indagine e chieda un giurì per definire ed eventualmente allontanare certi personaggi dalla scena dell’economia pubblica; se s’imbatte unicamente nel silenzio stimato a prezzo da convenirsi?
Tutto sommato, un’impresa da dilettanti arrabbiati. Ma la verità rimane tale anche se la proclama ilcittadino più imbecille del quartiere!
Certo, qualche nota di attendibilità il nostro organetto di Barberia, tirato in pochi fogli a ciclostile, è riuscito in vari anni ad accaparrarsela, specie negli ultimi tempi, quando diverse telefonate esplorative son giunte in redazione sul caso Cefis. Mettiamo all’attivo della crociata (contro le ombre rosse) anche qualche visita (gradita): esponenti della UIL, il direttore (in ombra) di un noto e spregiudicato settimanale milanese, eminenze grigie d’alto bordo; messi (o spioni) d’agenzie raccolta dati.
Qualcosa dunque si muove. La bonaccia totale non deve trarre in inganno Non si può lanciare un sassolino sulla superficie senza che le onde concentriche si dilatino. Non certo come noi ci aspettavamo, ci sia concesso ammetterlo francamente. Dieci parlamentari democristiani disponibili(pareva) ad una interpellanza alla Camera, regolarmente affossata sul nascere (da Andreotti? Come ha potuto?). Editori di giornali che si proponevano di darci una mano, ma poi hanno preferito il linguaggio più aderente della sussistenza pubblicitaria, dell’Ente Idrocarburi o associate.
Le cosche mafiose, con la elegante andatura di pachidermi, funzionano con precisione cronometrica. Non si sfugge al giro. Untorelli, guardatevi in faccia (e arrossite). Invece, per quanto ci si ponga davanti allo specchio, non siamo riusciti a reperire motivo (o vanto) di vergognarci, né di darci per vinti.

Ventun luglio 1971. Un anniversario

La data ci suggerisce anche un diverso pensiero: fra una decina di giorni, seguendo il calendario delle ferie, anche noi, all’AMI, chiuderemo per un mese i battenti. Una stasi, non una smobilitazione. Un rimando: per restaurare impegni ed energie in altre più limpide arie, lontano da Ministeri, da tornei di partito, da carbonerie di palazzo.
Abbiamo un punto: non giungeremo davvero a sollevare la terra, con Archimede, ma assicuriamo che non perderemo lo slancio, nella convinzione di riuscire là dove connivenze, compromessi, opportunità, manovre politiche s’arrestano sulla soglia del barone a sei zampe.
Ripulite queste ricche (e buie) stalle d’Argia, le cose in Italia potrebbero andar meglio, non solo alla Montedison e all’ENI. Il nostro sabotaggio tornerà, pressoché quotidiano, alle installazioni del nemico. Qualcuno, per solitario coraggio e per la toga che indossa, saprà correggere il tiro e finalmente farlo giungere a bersaglio.
Nell’Italia che ricorda le Calabrie di secoli addietro, percorsa da bande rivali (i politici), da ladroni in guanti gialli, da innumerevoli teste di turco che fan la claque, l’omertà è di rigore.
Chi tocca il Principe avrà del piombo; chi non lo tocca, avrà dell’oro. La metafora è stanca, ma leggibile.
Non serve chiudere gli occhi perché il postulante un’innocua agenzia di stampa persiste nelle sue querimonie. Non è giusto nemmeno dipingere con stimmate e aureola un personaggio per tanti versi (documentati) spregevole e dannoso, come fa il cotoniero e arrogante giornalone di via Solferino. L’etichetta di veridicità non si regala al miglior offerente, né si riceve per dotazione dinastica o favor di popolo.
I nostri ventiquattro lettori ed estimatori valgono, di fronte ai fatti, quanto le seicentomila copie di tiratura di quotidiani allineati. O forse ci meritiamo Eugenio Cefis, tanto da indire pubbliche preghiere nelle chiese (povere) per il suo compleanno? Crede egli veramente sans moi, le délugé?
No, non ci sarà alcun diluvio se il cavaliere delle immobiliari emigrerà al Liechtenstein.

La carta d’identità del barone ruspante

Dati anagrafici
Cefis Eugenio, nato a Cividale del Friuli il 21 luglio 1921. Coniugato con Righi Marcella.
Figli due: Giorgio e Cristina.
Laureato in legge.
Residente in via Borgonuovo, 15 – Milano. Ufficio in via Chiossetto, 9 – Milano.

Titoli e benemerenze
Cavaliere del Lavoro – Ufficiale del 2° Regg.to Granatieri in Sardegna – Combattente partigiano nella Brigata “Fratelli di Dio”

Caratteristiche somatiche
Alto 1 metro e 88, asciutto, viso incorniciato da orecchi a sventola, colorito rubizzo, sguardo compunto, teso alla mistica delle dottrine economiche. Temperamento battagliero, facile ai colpi bassi, sornione e vendicativo.
È presuntuoso quanto e più di quel che vale, autoritario e guardingo.

Doti professionali
Agilità istrionica più nel salire che nello scendere le altrui scale. Logica assiomatica, a senso unico. Fiuto da pointer negli affari. Sferzante regista, manovra cifre e bilanci con la maestria del campione. Particolarmente dotato nel tacere (quel che va taciuto). Non si esalta sotto gli incensi ma li fa fruttare.

Il suo tempo libero
Mediocre ma volonteroso skinauta sui laghi lombardi. Colleziona con devozione (e profitto) gli ex voto, investimento d’arte tra i più intelligenti. Trova conforto e relax nella Citroen DS 21 intestata alla segretaria. Va a pesca di sigle e rifugi nel Liechtenstein. Legge molto (i discorsi che gli preparano).

Cariche pubbliche
Presidente della Montedison, oggi con lui aperta a splendidi orizzonti. Consigliere della Banca Commerciale Italiana, pur interessandosi per hobby di argomenti finanziari. Consigliere dell’istituto Nazionale Assicurazioni (con premio sulla vita garantito dalle migliori firme del mondo politico italiano). Consigliere anche delle Assicurazioni d’italia.

Profilo fiscale
Paga 7.632.000 di imposta di famiglia su un imponibile di 53 milioni. Con la riforma in atto, è da presumere che gli verranno riconosciute delle franchigie, visto il modesto tenore di vita che conduce. Per la Vanoni non si hanno dati e sembra che
il Ministro Preti (che gratta i fondi dei barili) potrebbe precisarlo.

Le amicizie particolari
Emilio Colombo, Guido Carli, Flaminio Piccoli. La Trimurti italica sugli altari del momento. In più qualche centinaio fra deputati e senatori di tutte le colorazioni. Ricchissimo di indulgenze nel campo clericale. Pressoché l’intera stampa nazionale, generosa nel silenzio a prezzo di pubblicità petrolchimica. I fedelissimi Umberto Salanti, Viglio Carlo Pietro, Camillo Ripamonti, Micheli Franca, Cefis Adolfo (& C.) per la formazione di gruppi e schieramenti ad intrallazzo misto.

Gusti e inclinazioni
Fuma le Mariboro a concia dolce. Ama le nature morte ma detesta il pittore ufficiale di corte Fiorenzo Tomea (caro al predecessore). Preferisce i viaggi in jet personale, cui manca solo il blasone araldico, per le escursioni di controllo alle piantagioni in Canada. È affezionato al paradiso turistico-fiscale del Liechtenstein, dove cura i nervi e le s.i.m. (società a intrallazzo misto).
Porta il panciotto corazzato anti-pallottole (giornalistiche).

La vocazione più recente
Il virus delle interviste, dopo i rigidi silenzi dell’Eni. La missione di Cincinnato alla Montedison va! bene una pagina di giornale.

Teorie filosofiche
Pur essendo un uomo di chiesa, farnetica una strana dottrina del ribaltamento e preconizza nuove politiche per nuovi corsi.

Frasi celebri
«La Montedison ha bisogno di stare in pace per leccarsi le ferite». Nel complesso, anche lui non chiede altro che di essere lasciato in pace, visto che ferite nessuno gliene ha inferte. Opponendo alle punture di zanzare (Agenzia Milano Informazioni) un dignitoso silenzio.

Il motto araldico
Voglio, ergo posso.

Questo è Cefis 11 (pp. 122-137)

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10 Risposte to “Questo è Cefis 11”

  1. utente anonimo Says:

    Buongiorno.
    Ritengo la sua una lodevole iniziativa, ma mi chiedo se non sarebbe stato meglio scannerizzare il libro e pubblicarlo interamente in pdf, magari su una rete p2p.
    Mi spiego: pubblicandolo così come ha fatto si presta a insinuazioni circa l’originalità del testo, da lei ridigitato, e non ha comunque la visibilità e diffusione che sarebbero possibili con la condivisione. Un blog ospitato da splinder o un sito web si chiudono, le reti p2p non possono essere chiuse e soprattutto una volta che un file è in giro nessuno lo può più fermare o nascondere: è di tutti.
    Continui così.

    PS ma il libro di quanti capitoli si compone complessivamente?

  2. utente anonimo Says:

    Grazie. A me che studio Pasolini da una vita, un testo molto utile e illuminante, che serve anche ad approfondire l’ultima fatica letteraria del Nostro, “Petrolio”.
    Se ho capito, la casa editrice Effigie sta pubblicandolo, penso che ne segnalerai l’uscita, che spero prossima.
    Grazie ancora e un saluto da Angela
    http://www.pasolini.net

  3. GGiovannetti Says:

    Caro anonimo numero 1, restano ancora nove capitoli. Quanto all’originalità del testo, beh, come ho scritto una fotocopia del libro si trova tra le carte di Pasolini. Come è noto, Pasolini le aveva avute da Elvio Fachinelli nel 1972 . Alla mia sinistra, accanto al computer sto guardando una copia di “Questo è Cefis” comprata in una libreria antiquaria di Milano. Ne possiede una anche il benemerito magistrato Calia. Come vede, sarebbe difficile bluffare (scusi, che senso avrebbe bluffare): per quanti sforzi abbiano fatto in tanti per rendere invisibile questo libro esplosivo, carsicamente e a distanza di tempo i conti sembrano tornare (il diavolo ha fatto le pentole ma non i…). Chi non può tornare è Pasolini. Ci manca. Un saluto.

  4. utente anonimo Says:

    Grazie per la risposta.
    Non ho dubbi sulla veridicità del testo, ma mi preoccupavo solo di fare l’avvocato del diavolo. So benissimo di Calia e della fotocopie che sono andate poi a fornire materiale per “Petrolio”.
    Vorrà dire che dovremo aspettare i seguenti 9 capitoli per reimpaginare il tutto in PDF e distrubuirlo.

  5. utente anonimo Says:

    Sempre dal primo:
    Comunque le rinnovo i ringraziamenti già espressi da altri. Se non ci fosse stato lei non avrei trovato così facilmente questo testo. La pulizia operata a suo tempo anche nelle biblioteche ha reso questo testo veramente una chimera.

  6. utente anonimo Says:

    Grazie ancora per questa generosissima iniziativa…
    Aspettiamo con impazienza la ripubblicazione del libro!!

    Buon lavoro
    Fabio

  7. GGiovannetti Says:

    Appena sarà possibile ne farò un libro per la collana saggi e documenti di Effigie. Diciamo entro il gennaio 2009. Grazie a voi. G.

  8. utente anonimo Says:

    Tante grazie Giovanni per il
    ” Cefis ” – regalo inaspettato!
    Un abbraccio.
    Vangelis, Atene.

  9. utente anonimo Says:

    sto leggendo uno dopo l’altro i capitoli, e li consiglio agli amici o li racconto.
    grazie!
    manuela

  10. utente anonimo Says:

    Ho appena scaricato da EMule il pdf elaborato dalla raccolta di questi post. Grazie a DireFareBaciare per la lodevole iniziativa, e grazie a chi, come il primo utente anonimo (utente anonimo n.1) ha organizzato il pdf e l'ha condiviso.mauro raggini

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