Lettera a un giovane candidato sulla verità

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Le mancate risposte di Alessandro Cattaneo, candidato sindaco per il centro-destra
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Caro Alessandro, hai 29 anni come il mio figlio maggiore, ed è forse per la giovane età che ogni tanto provo per te sincera simpatia e un istintivo senso di protezione. È capitato quando, nei primi giorni di questa lunga campagna elettorale, qualcuno disse che eri un candidato sindaco «senza classe e carisma», destinato a rimanere tale. Privo di carisma? Chi può dirlo ora? Forse qualche esperto in eugenetica, gli stessi che specularmente sarebbero portati a sostenere che i Rom sono antropologicamente tutti ladri e tutti malfattori, un fenomeno alieno come lo stesso Cattaneo o i ‘diversi’ da noi, da combattere, da temere e da infamare. Allora ti ho difeso, così come – negli anni scorsi – ho difeso il diritto alla scuola dei bambini Rom e il comandante dei vigili Gianluca Giurato, entrambi infamati dai maggiorenti della passata amministrazione, tanto incline a occultare (se non a favorire) l’illegalità istituzionale, quanto solidale nel negare verità e diritti fondamentali.
Verità… su questo blog, Roberta Salardi e Luisa Voltán hanno raccontato i loro ‘oggetti smarriti‘, una bandiera rossa, una panchina… io ci aggiungo il sentimento di verità. Bisognerebbe chiedersi dove siano finiti la verità e i sogni. Bisognerebbe chiedersi se sia ancora possibile non separare il pensiero dall’azione, nonostante tutto.
La politica miope accattona e codarda; la politica che coltiva le rendite elettorali della paura, dell’esclusione e dell’odio; la politica che criminalizza i poveri invece delle povertà; la politica che favorisce il business delle mafie, lo spreco delle risorse e le speculazioni immobiliari; la politica che non si è opposta alla trasfusione del razzismo e della xenofobia nelle vene del senso comune, gettando invece benzina sul fuoco dell’intolleranza; questa politica, che non distingue tra guardie e ladri, sta rubando il futuro a noi e ai nostri figli. E allora si dovrebbe tornare a sognare e a coltivare i semi dell’utopia della verità (e chissà perché la verità appare adesso così utopica).
Caro Alessandro ti scrivo perché l’altra sera, nel corso dell’incontro con gli abitanti del quartiere Vallone, ti ho visto scivolare sopra una buccia di banana (avrei volentieri scritto «ti ho visto pestare una merda», ma non si può).
Prima hai decantato l’agricoltura come il vitale – se non l’unico – motore dell’economia territoriale, poi ti sei schierato a favore dell’ecomostro autostradale Broni-Mortara, che dell’agricoltura lomellina rappresenterà la pietra tombale, perché consumerà 8 milioni e mezzo di metriquadri (!) di territorio vergine; perché impedirà ogni coltura biologica lungo tutto il suo percorso, e perché sposterà il baricentro territoriale su logistica e trasporti – settori dallo scarso profilo occupazionale – proprio a danno dell’economia agricola.
Per collegare al meglio Oltrepo e Lomellina basterebbero una rete viaria più fluida dell’attuale, il raddoppio della linea ferroviaria Pavia-Mortara e piccoli accorgimenti come, ad esempio, alcune circonvallazioni e il raddoppio del ponte sul Po a Bressana: una strada gratuita e dal modesto impatto. Invece tu, Abelli e Formigoni ci volete ammorbare con un ecomostro da 1.064.000 (milioni!) di euro che porterà i gas di scarico di 40.000 autoarticolati ogni giorno direttamente dentro ai nostri polmoni. Un serpente d’asfalto che saremo noi alla fine a pagare: sono i costi del pedaggio di 0,148 euro a chilometro – tre volte le tariffe ora in vigore – e i costi ben più onerosi e gravosi sulla salute dei cittadini.
Fare disastri a danno delle generazioni a venire sembra il trend del momento.
In Italia, in soli 15 anni il trasversale ‘partito del mattone’ ha urbanizzato 3.663.000 ettari di suolo – nonostante la disponibilità di 28 milioni di case (2 milioni delle quali abusive, con una evasione fiscale di oltre 3 miliardi di euro!) – il 17 per cento del territorio nazionale, una superficie pari a Lazio e Abruzzo insieme. In testa troviamo Liguria, Calabria e Campania, regioni ahinoi governate dal centrosinistra, regioni devastate da speculazioni impressionanti, regioni per le quali l’ambiente non è stato considerato come risorsa ma come intralcio alla crescita del loro Pil di riferimento: quello in quota alle mafie ingorde, che riciclano il denaro nell’edificazione e nella compravendita di immobili.
In un rapporto di Italia Nostra leggiamo che nella provincia di Pavia in quarant’anni sono stati urbanizzati 13.085 ettari, equivalenti a 196.000 pertiche milanesi di terra agricola e forestale. Nell’arco di cinquant’anni lo spazio occupato da abitati e case è quasi raddoppiato, passando dal 3,4 per cento al 7,8 per cento del territorio. Nell’arco di poco meno di un cinquantennio le aree urbanizzate hanno invaso una superficie equivalente a 19.000 campi di calcio. Una velocità e una percentuale (- 9,3 per cento) superiore a quella che – negli ultimi 40 anni – ha riguardato le altre due province a vocazione agricola della bassa Lombardia (Cremona – 8,1 e Mantova – 8,9). Il fenomeno ha interessato principalmente i terreni agricoli della pianura, tra i più fertili del mondo, una risorsa ambientale, paesaggistica ed economica di valore strategico.
Insediamenti di ogni tipo invadono le aree agricole, mentre imponenti aree industriali dismesse giacciono inutilizzate e abbandonate al degrado. Ad alimentare il consumo di suolo, hanno scritto Roberto Camerini e Paolo Ferloni «è una impostazione culturale figlia di un modello di sviluppo che ignora i limiti fisici dell’ambiente».
In risposta alla stagnazione e alla recessione economica si annunciano progetti di scarso contenuto sotto il profilo occupazionale, ma di notevole impatto negativo sul territorio (termocombustori, centrali elettriche, aree logistiche, ecc.) proprio mentre chiude lo zuccherificio di Casei Gerola.
Caro Alessandro, la politica deve tornare a parlare il linguaggio della verità. Senza se e senza ma. Riflettici.

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