L’intervallo

by
ufficio oggetti smarriti – catalogo n.05
di Roberta Salardi

C’erano una volta il telefono fisso e un solo televisore in casa. Adesso immagini in movimento e conversazioni telefoniche ci accompagnano pressoché ovunque. Assistiamo al tripudio della telefonia mobile e al proliferare ovunque di schermi pubblicitari o informativi, che ci ossessionano persino lungo i binari dei treni, alle fermate della metropolitana, sugli autobus, nelle sale d’attesa di dentisti o parrucchieri, oltre che nelle grandi piazze o per strada, come a riempire tutti i vuoti possibili. Il nostro è un tempo infarcito di cose, e perdipiù di cose “belle”. Se per esempio accediamo all’atrio di una grande stazione, la varia umanità – con bagagli, cappellini, bambini urlanti e cani abbaianti, coi suoi fastidi e le sue pene – passa presto in secondo piano, poiché la nostra attenzione è attratta in alto, ai lati e in vari punti, da megaschermi che trasmettono caroselli pubblicitari a tambur battente. Onnipresenti immagini rock-and-rolleggianti per la festa inarrestabile degli acquisti e delle vendite, proiettate a ciclo continuo di fronte agli occhi o sopra il nostro capo, c’investono a ondate, ci travolgono, ci disorientano. Magari ci si trova da mezz’ora su un binario della stazione centrale di Milano… ma la nostra inquieta fantasia è invitata ad accomodarsi sui sedili di una vettura di lusso in mezzo a nobili levrieri; può capitare di attendere nella galleria di un tratto di metrò e contemporaneamente venire trasportati su un’assolata spiaggia del Mar Rosso non lontana dalle piramidi.
Lo sguardo scivola su cose e persone per restare catturato dai Campi Elisi della felicità pubblicitaria. La multiforme diversità di genti ed etnie multicolori viene annullata dalla contemplazione ipnotica del proprio io narcisistico eternamente giovane, abbronzato e danzante in abiti estivi fra cioccolatini, auto silenziose, flash di fotografi estasiati. La gigantografia dell’io si sovrappone alla cancellazione del tu, ma anche alla soppressione di quella parte di sé che lo metterebbe in crisi. La gigantografia dell’io ideale si sovrappone alla soppressione dell’io inquieto, annoiato, tormentato, in lotta con se stesso; quell’io colpevole d’insubordinazione che nei momenti di noia, sfuggiti alle maglie del fare, s’interrogherebbe su di sé e sul mondo, sui perché che ci attanagliano da quando siamo capaci di pensare.

Dal visivo all’acustico il passo è breve. La chiacchiera dispersiva, il vaniloquio quotidiano, il-niente-da-dire «Dove sei? Che cosa fai per cena? Che cosa hai comprato?» sciamano continuamente intorno alle nostre orecchie trasportati dai telefonini, a colmare tutti i silenzi, tutti gli intervalli fra una cosa e l’altra. L’assordante debordare di tutto ci distrae in realtà da ciò che ci circonda, dai particolari, dagli interstizi, dalle sfumature. E pensare, per dirla con Adorno, che «la pagliuzza nel tuo occhio è la migliore lente d’ingrandimento».

Questa nota di costume non tiene conto di tutto il male che si può ancora dire dell’elettrosmog in ambito strettamente medico-scientifico, per cui allego il breve riassunto che segue.
Il dibattito sul pericolo dei cellulari era iniziato negli anni novanta senza risultati definitivi e comunque fortemente scoraggiato dalle aziende produttrici di telefonia mobile. Solo di recente, a circa dieci anni dal boom dei portatili, si possono riscontrare con una certa oggettività i primi danni prodotti sull’organismo umano dalla frequente esposizione all’elettrosmog. Un articolo di "Repubblica" dell’8-10-2007 segnala uno studio shock di due scienziati svedesi i quali, raccogliendo materiale proveniente da ricerche molto estese, dal Giappone agli Stati Uniti, approdano alla conclusione che i cellulari (e i cordless) emettono radiazioni elettromagnetiche ad alta potenza. Le radiazioni dei cellulari e dei ripetitori interferiscono con il DNA delle cellule. L’effetto maggiore documentato si ha sul cervello, per cui il rischio di tumore sale del 20%, del 30% e perfino del 40% (persone che hanno fatto un uso massiccio di questo strumento per dieci anni e oltre hanno contratto gliomi o neuromi acustici). Le radiazioni in auto, in treno e in bus sono più forti poiché l’intensità del campo risulta moltiplicata. Gli effetti sono cumulativi, quindi la quantità, il tempo di esposizione, è importante. I cordless hanno un livello d’emissione molto più basso ma la vicinanza alla testa li rende comunque dannosi. Più in generale i piloni dell’alta tensione e i trasmettitori/ripetitori radio (compresi quelli della TV) creano un ambiente dannoso alla salute. Vengono consigliati almeno alcuni piccoli accorgimenti: – usare il cellulare appoggiato alla testa il meno possibile e per brevi comunicazioni; – tenere il telefonino quanto più possibile distante dal corpo, per esempio a cm 50 durante l’invio di SMS; – non usarlo mai in automobile; – non farci giocare i bambini.

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