Non siamo soli

by
di Franco Osculati

Dalla tornata elettorale ’09 il centro-sinistra esce con le ossa rotte, ma non annientato. Rispetto alle politiche dell’anno scorso, il Pd alle europee perde quattro milioni di voti, non tutti recuperati da Idv, dai radicali e dalle formazioni della sinistra. Il grave della situazione è che il centro-sinistra non deve fare i conti con emuli di Alcide De Gasperi o di Charles de Gaulle. Invero esso fronteggia niente meno che “papi”. Peraltro, sarà pur vero che l’eventuale “utilizzazione finale di escort” (sic!) ha danneggiato la figura del leader, ma non è meno certo che Pdl e Lega hanno accresciuto il proprio radicamento sul territorio. Alle amministrative il centro-sinistra ha perso, tra l’altro, a Pavia, Cremona e Milano.
Dunque, il centro-sinistra ha bisogno di una ristrutturazione. Dove ha vinto, esso contava su larghe coalizioni, spesso estese fino a Rifondazione. Inoltre, al referendum elettorale ha votato – e non sempre sì – non più del 23% dell’elettorato. Il Pd, come si ricorderà, si era espresso per il sì, fornendo un’ennesima prova di insipienza tattica e strategica. L’altezzosa vocazione maggioritaria del Pd, di veltroniana memoria, passa definitivamente agli archivi. Va invece rieditato l’Ulivo.
Mi auguro che al suo interno trovi velocemente completamento il progetto di “Sinistra e libertà”, vale a dire la costituzione di un soggetto politico che si proponga di tornare a governare, ove ricorrano le condizioni, e che sia inequivocabilmente individuabile dall’elettorato per i seguenti pilastri programmatici: laicità, sviluppo della scuola e dell’università pubbliche, salvaguardia dell’ambiente e impulso dello sviluppo sostenibile, tutela del lavoro e dei lavoratori. Circa l’ultimo tema proporrei due esempi.
Primo. Nella bufera economica attuale i sistemi pensionistici pubblici (a ripartizione) reggono meglio dei sistemi privati (a capitalizzazione). La riforma pensionistica italiana del 1995 e successivi adattamenti (che se non altro salvaguarda la sostenibilità e l’equità del sistema) è opera del centro sinistra. Chi, in splendida solitudine, si è levato a difesa di tale meccanismo? Il ministro Tremonti.
Secondo. Non sarà ora di ridurre un po’ la tasse a chi lavora? Chi, anche in questo caso da solo, ha affermato che bisogna sgravare le buste paga? Il ministro Bossi.
Ora, nell’uno e nell’altro caso si tratta di chiacchiere equivoche perché, nello stesso tempo: a) il ministro Sacconi presenta un libro bianco sullo stato sociale (La vita buona nella società attiva) i cui «propositi chiaramente affermati» – per citare Laura Pennacchi – «consentono di dire che in materia sociale l’impostazione di fondo, neoliberista, della destra italiana non è affatto cambiata ma ha solo assunto venature più accentuatamente populiste e corporative»; b) il Governo si accinge a varare un nuovo “scudo fiscale” che è sostanzialmente un condono per i ricchi e i super ricchi e non programma affatto di alleviare Cipputi.
Rimane però che la difesa e il miglioramento del welfare state e il sostegno degli interessi dei lavoratori sono le tipiche battaglie della sinistra. Ma se, come è avvenuto troppo estesamente e troppo a lungo, trascura queste bandiere, che ci sta a fare la sinistra? Può essa, vedi il Pd, limitarsi a cantilenare di riformismo? Riformismo: un’alluvione di suoni e mai un contenuto.
Si dirà che quello che ho in mente è un programma classico da sinistra europea, anzi da socialdemocratico europeo. E si aggiungerà che i socialisti in Europa sono andati male.
Rispondo. 1) E’ vero, ma non sono andati malissimo. In Danimarca, Grecia, Malta e Svezia hanno vinto; 2) In alcuni paesi, Germania e Portogallo soprattutto, le perdite dei socialisti sono state compensate dai voti di altre formazioni della sinistra; 3) Il Pse è pur sempre il secondo partito Ue.
E infine occhio alle parole. Nadia Urbinati ha recentemente scritto su “La Repubblica” che in Europa scriviamo socialisti o socialdemocratici ma che in Usa si legge liberal o democratici. Difatti su entrambe le sponde dell’Atlantico c’è chi vuole ridurre le diseguaglianze e assicurare una libertà sostanziale a tutti. In questo momento là c’è chi, in forza di queste idee, governa. Bene e con il favore popolare. Non siamo soli. Diamoci da fare.

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