poesia

by

di Alberto Bellocchio

[…]
Nei campi attorno alla casa riconosce Aldo
le orme degli animali selvatici, il piede che lascia
il leprotto, della volpe il segno leggero. Attenzione,
ci sono anche passi di uomini! Aldo li segue,
li vede, loro lo attendono. Sono due… sbandati
affamati e infreddoliti. Aldo li porta alla casa.
La madre li liquida in fretta con due grandi fette di pane,
poi Aldo fa un pezzo di strada con loro,
li instrada per Squera, la mulattiera che sale la zona
più alta… poi li istruisce: Alla fine c’è un tratto di strada
scoperto, camminate veloci, entrate dentro il sentiero
quando vedete l’edicola di Sant’Antonio… alla Casarsa
andate oltre il cimitero, poi vedrete come delle scalette
scavate dentro la roccia… non potete sbagliare,
però aspettate le ombre. È tanto il pericolo,
se ce la fanno sono ben fortunati. Avranno fortuna.
A casa il padre lo chiude in un angolo, si sfila la cinta
lo frusta… Lo frusta? Ma no, fa solo la mossa.
Poi se lo mette di fronte, lo inchioda con gli occhi, gli spiega
pacatamente ciò che si rischia, che non s’ha da fare.
Carlo vuol bene al figliolo. È il suo modo;
vale quanto l’abbraccio materno.
[…]

Da Il romanzo di Aldo [·] Effigie 2007

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