L’elogio del totalitarismo di Beppe Grillo

by
di Paolo Bracalini

Certe notizie non le scrivono le penne a otto carati di Marco Travaglio o di Michele Santoro, ma giornalisti di sinistra come il sottoscritto o di destra come Paolo Bracalini, autore dell’articolo che qui riprendiamo; non le leggiamo su “L’Unità” o “Liberazione”, ma su questo e su altri blog di sinistra (Direfarebaciare, Insieme per Pavia, Circolo Pasolini e Primo amore) o ahinoi sul “Giornale” berlusconiano. Alla dicotomia destra / sinistra verrebbe voglia di opporne altre come, ad esempio, verità / menzogna, trasformismo / coerenza, dignità / volgarità… Che su Grillo, Di Pietro e dintorni sia un giornale di destra a segnalare i pericoli di un progetto sostanzialmente autoritario è forse troppo. Ma al peggio non c’è mai fine, e nel Pd troviamo chi sogna «un partito che vada da Grillo alla Binetti…». Io e molti altri il Partito democratico lo vorremmo antifascista e antirazzista; un partito che combattesse le mafie e gli speculatori e che stesse dalla parte dei più deboli e non a discutere dei populisti miliardari e perditempo (Grillo è una chiavica; il pericolo sono i Di Pietro e l’intreccio affaristico-finanziario fintoambientalista e affarista, trasformista e razzistoide, che cucca a sinistra, in ascesa dietro la Casaleggio e associati, i propugnatori della finta democrazia per web in rapporti con Di Pietro e Grillo); un partito che alle cinque stelle di Grillo sapesse aggiungere quelle ben più fondanti dei valori democratici costituzionali. Ma sono tempi in cui le parole non contano più, caro Moretti. Tempi di una radicale e profonda mutazione antropologica della sinistra e del suo linguaggio, tempi in cui un trasformista come il mandatario di Grillo Antonio Di Pietro può candidarsi a colonizzare la sinistra e immaginare un partito unico, «un partito che vada da Grillo alla Binetti…». (G.G.)

Un programma ce l’ha, aveva fiutato bene il suo sodale Di Pietro che giustamente se l’è scelto come ideologo di riferimento, ma ci ha visto giusto anche la Serracchiani che all’Unità dice «dobbiamo fare in modo che il Pd sia davvero il contenitore anche per Grillo», come ha capito tutto pure il comico Crozza, il quale lo voterebbe alla segreteria Pd perché «almeno un’idea lui ce l’ha». Ce l’ha, ce l’ha, altroché se ce l’ha. Eccolo il programma del neo iscritto piddino e candidato autoimposto alla leadership del Partito democratico, Beppe Grillo: «Ci vuole una dittatura, una dittatura dal basso. La democrazia sta fallendo, dobbiamo trovare un nuovo modello, la dittatura democratica sarebbe meravigliosa».
Meravigliosa una «dittatura democratica», dice lui, la democrazia ormai è da buttare, dice lui, l’unica strada è un regime autoritario gestito dalle masse connesse a internet, dice lui. Altro che democrazia, è la dittatura del proletariato computerizzato la via maestra per liberare la società dal giogo delle Caste. Non male per uno che si candida segretario del partito Democratico. Non male, l’elogio del totalitarismo, per uno che si identifica con gli appelli dell’Idv contro la «dittatura alle porte» del governo di centrodestra. La bestialità concettuale, l’ossimoro da giullare aizzatore di piazze, l’ultima buffonata di un Saint-Just da osteria è quella che Beppe Grillo in persona ha spiegato poco più di un mese fa ai microfoni di una tv locale di Pavia, TelePaviaWeb, pensando forse di non essere sentito fuori dalle mura pavesi. Prima di un comizio/show nella piazza cittadina, siamo al 28 maggio scorso (prima di buttarsi nella mischia del Pd), il leader in pectore del Partito democratico spiega il suo grande progetto riformatore (riportiamo testualmente il passaggio, per seguire l’intero sproloquio potete vedere sul sito http://www.telepaviaweb.tv). «Sarei favorevole a una dittatura se chiunque avesse accesso alla dittatura. La democrazia sta fallendo, stiamo cercando qualche altro sistema e non c’è. La dittatura dal basso, democratica, potrebbe essere meravigliosa. Se tutti avessero la possibilità di accedere per fare i dittatori io sarei d’accordo. Qui siamo davanti a una grande rivoluzione che i media non hanno capito».
Ammettiamo subito di non capire nemmeno cosa sia una «dittatura democratica», nozione finora sfuggita ai teorici delle dottrine politiche, probabilmente sforniti di connessione internet e perciò ottusi dai poteri forti. Meno male che c’è Grillo a riformare la politologia con concetti nuovi, come questa idea di un totalitarismo degli smanettoni web, un regime autoritario organizzato attraverso circoli di cittadini-dittatori – lo dice lui -, qualcosa di simile (di preoccupantemente simile) alla rete dei meet up, i comitati di grillini sparsi per tutta l’Italia. Il problema è che questa non è l’ultima battuta di un comico in età da pensione, non è lo scherzo spiacevole di uno showman che da almeno 20 anni campa e guadagna (milioni) sulla dietrologia d’accatto e sull’immagine da Savonarola anti-sistema. Questo fa sul serio, organizza liste civiche, fa eleggere consiglieri comunali (anche in grossi comuni come Bologna), in combutta con Di Pietro e con il loro comune stratega delle web community, Gianroberto Casaleggio e la sua Casaleggio Associati. Qui c’è un comico che sta mettendo in crisi il primo partito d’opposizione per spianare la strada all’Idv, o a chissà che altro, una «dittatura dal basso» per esempio.
Il Giornale ha già descritto le manovre sotterranee di questo gruppo, le contraddizioni continue e madornali tra propaganda e interessi, la strategia precisa dietro la parvenza di ribelli per puro amore della libertà. Ieri altri si interrogavano sull’emergere del grillismo-dipietrismo come fenomeno di massa. Europa, per esempio, quotidiano dell’ex Margherita, nell’editoriale di prima pagina azzardava un paragone inquietante tra i «nuovi untorelli» (Grillo, Di Pietro, Travaglio… ) e la contestazione Anni settanta: il grillismo-dipietrismo sarebbe, secondo il quotidiano del Pd, «un estremismo di sinistra che può riconoscersi in uomini di destra con tratti di autoritarismo». Le piazze di Grillo come remake delle piazze sessantottine, col paradosso però di trovarsi come leader naturale l’ex poliziotto Di Pietro. È a questo che pensa Grillo quando parla di «dittatura dal basso»? Anche La Stampa analizza il fenomeno Grillo come un caso politico che non fa per niente ridere, ed è Massimo Granellini a descrivere il comico come «l’ideologo di una piccola minoranza che si sente il centro buono del mondo: la classica malattia dei drogati di Internet che sopravvalutano la Rete, sovrapponendo la vita che scorre lì dentro a quella reale».
Grillo, grazie al suo sito che è tra i primi in Europa per numero di accessi (glielo ha fatto Casaleggio, uno che con la sua società traffica con enormi banche d’affari, multinazionali, tutti i grandi nemici di Grillo per intenderci… ), ha creato una comunità di «grilliani» abbeverati del suo verbo, un popolo a cui lui vende dvd, libri, spettacoli, e un’ideologia dal packaging attraente: la rivoluzione attraverso la Rete. È lo stesso messaggio che anche Di Pietro utilizza sul suo blog e sul sito dell’Idv, accusando l’informazione di regime delle tv e dei giornali, ed è ancora lo stesso progetto che diffonde la Casaleggio Associati (ripetiamolo: consulenti di Grillo e Idv) attraverso video visibili sul loro sito, video come «Gaia, il futuro della politica», dove si preconizza un mondo in cui la politica è governata direttamente dagli utenti di internet, senza Parlamenti o istituzioni rappresentative. Il contrario della democrazia rappresentativa, forse l’alba di una nuova Casta, la Casta (o il regime) tecnologica. Deliri, fantascienza da smanettoni, forse, ma è quello a cui pensa Grillo.
Già, Grillo e la dittatura dei mouse, l’autoritarismo via internet, una barzelletta detto da lui che qualche anno fa cominciava gli show sfasciando un pc con una mazza. Ma ci ha abituato all’incoerenza, un capitolo talmente lungo che va diviso in paragrafi. Uno è quello dell’ambientalismo e delle energie rinnovabili: ricorderemo solo che la villa di Grillo (lo rivelò l’ex amministratore dell’Enel Chicco Testa) consuma 20 kilowatt contro i 3 medi di una famiglia italiana. In altre parole l’ecologista Grillo consuma energia come sette famiglie italiane. Ma non era per il risparmio energetico? Ma fosse solo questo. Paragrafo giustizia. Ricordate la campagna per il Parlamento pulito? Se applicassimo l’idea di Grillo e tenessimo fuori da Camera e Senato i pregiudicati, Grillo non potrebbe essere eletto. Tutta colpa di quel brutto incidente in cui morirono tre persone e da cui Grillo uscì con una condanna (Appello e poi Cassazione) a un anno e quattro mesi col beneficio della condizionale. Ma non era contro i pregiudicati? Bazzecole, ricordiamoci di quell’altra buffonata, quella del terrazzo di cento metri quadrati fatto costruire a Sant’Ilario, nella bella villa che possiede, alla faccia dei regolamenti: mise tutto a posto con un bel condono, sì proprio i condoni di abusi edilizi che denuncia sul suo blog. È ancora lo stesso Grillo, quello che sostiene la democrazia (pardon, la dittatura) dal basso, il web che supera i limiti degli Stati corrotti, a scrivere sul suo sito – a proposito di immigrazione – che «una volta i confini della Patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati», come fosse il leader di Forza nuova. Ed è sempre lui, il paladino degli oppressi, a navigare su yacht, a sedersi su Ferrari, Porsche e Maserati, e a dichiarare al fisco nel 2005 4.272.000 euro. Una sofferenza, lo comprendiamo, se diamo retta ai racconti sulla sua incredibile taccagneria.
Torniamo al discorso pavese di Grillo, l’appello per una dittatura che spazzi via la democrazia. Quel giorno lì, in piazza, Grillo invitò altri oratori grillini tra cui la candidata sindaco della sua lista civica a Pavia, Irene Campari. Iniziò il suo discorso, la candidata sindaco, dicendo che alle cinque stelle di Grillo (i punti del suo «programma» politico) andava aggiunta un’altra stella, la democrazia. Raccontano che il suo discorso finì lì, dopo nemmeno 3 minuti, perché il microfono le fu gentilmente tolto dallo stesso Grillo. E sul sito del meet up pavese, tra i video di quel giorno di comizi in presenza del grande leader Beppe, quello della Campari dura solo 20 secondi. Ecco forse un primo assaggio di dittatura dal basso, o «dittatura democratica»

(Sulla prima pagina de “Il Giornale”, 19 luglio 2009)

Tag:

12 Risposte to “L’elogio del totalitarismo di Beppe Grillo”

  1. utente anonimo Says:

    Il marxismo rimasticato di Grillo potrebbe servire a parlare di nuovo di marxismo, anche se la cosa fa scandalo… Ripensare per esempio, alla dittatura del proletariato (per come potrebbe essere oggi, in versione ragionata e migliorata) con l’abolizione delle caste, nazionalizzazione delle fabbriche, ridimensionamento degli stipendi-scandalo ecc… Il punto è che non riusciamo a farla né con la rete né senza rete, questa società egualitaria (che agli occhi dei privilegiati può sembrare certo una dittatura)… Ci sono troppi privilegiati, noi stessi in qualche modo lo siamo… La nostra stessa liberazione fa orrore a noi stessi…
    Roberta Salardi

  2. GGiovannetti Says:

    Si Roberta, ma, banalmente, la crisi della democrazia non la superi abolendo la democrazia e se il vecchio marxismo propugnava l’unità dei proletari questi propugnatori della dittatura dal basso o della rete, della globalizzazione degli umani e dei nuovi proletari – migranti, precari… – se ne fottono. E poi la democrazia della rete è fantasia, l’oppio per il popolo bue (lo testimoniano fra l’altro le censure – documentate – del blog di Grillo). Stanno usando la crisi (economica sì, ma anche la crisi del più grande partito di centrosinistra) per occupare uno spazio politico ed economico: quello dello pseudoambientalismo verticale, e cioè quello sul quale sta investendo chi li paga. Scusa la sintesi eccessiva. Saluti. G.

  3. utente anonimo Says:

    Probabilmente i Marx sono una cosa, i Savonarola un’altra. E’ giusto che i Savonarola non ambiscano a entrare a far parte del potere che fustigano. Tuttavia la rabbia di cui sono portavoce (ognuno coi limiti e i difetti suoi personali e dell’epoca in cui vive) può essere utile a suscitare riflessione e critica, se vogliamo vedere le cose dialetticamente.
    Roberta Salardi

  4. GGiovannetti Says:

    Grillo come Savonarola? Ma va là! Grillo è un burattino: fuori dalle parti mandate a memoria nei suoi show (che altri – ramo Casaleggio – gli hanno scritto), torna a essere se stesso, e a dire emerite fesserie.

  5. utente anonimo Says:

    Peccato che invece di focalizzare i vostri articoli sui problemi seri, vi accanite contro una persona che è riuscita a coordinare 70 liste civiche in tutta Italia portando finalmente una ventata di nuova politica nel paese. Capisco che questo possa essere scottante per chi fa opposizione da molti anni, ma bisognerebbe avere un pizzico di autocritica e domandarsi perchè, tutto sommato, non si è riusciti a combinare null’altro che parole e denunce cui non è seguito granchè. Bisognerebbe ringraziare Grillo per il suo lavoro, le sue idee e la sua capacità di far tornare l’entusiasmo nei giovani e renderli protagonisti della politica.
    Attaccarlo continuamente con critiche, peraltro, fondate solo su errate interpretazioni delle sue parole, non può far altro che mettere in risalto i vuoti di chi si ostina a metterlo all’ODG dei propri pensieri…
    Ermanno Valla

  6. GGiovannetti Says:

    Cario Valla, lei ha molto acutamente colto nel segno. Resti com’è, fedele al mandato: creda, obbedisca e non si faccia troppe domande. Le sono vicino nel dolore.
    Suo

  7. utente anonimo Says:

    Gentile Giovannetti,
    le lascio questa risposta che mi sembra estremamente adatta al commento lapidario da lei rivolto alle argomentazioni di Valla. “Provo vergogna autentica […] per tutti quelli che, a fronte di ARGOMENTI, non sanno avventurarsi oltre riga UNO, dimostrando di quale pasta dialettica sono fatti”. G.G.

    Elena Ferrari

  8. utente anonimo Says:

    Cara Elena Ferrari, per conoscere gli argomenti di Giovannetti Le basterà scorrere le centinaia di pagine di questo blog. Come vedrà sono molti, ma dubito che Lei ne potrà fare tesoro.

  9. utente anonimo Says:

    Ecco il pensiero dei seguaci di Giovannetti. O la si pensa come loro o sono tutti degli imbecilli, l’unica vera verità la hanno in mano loro.

  10. utente anonimo Says:

    Per precisare cosa intendevo quando ho evocato la controversa figura del Savonarola… Non ritengo fosse un personaggio politico di particolare levatura. Era un frate moralista che puntava l’indice contro la corruzione politica ma anche contro le varie debolezze e i peccati più comuni. Probabilmente lui era integerrimo e aveva idee religiose solidissime mai sfiorate da dubbi… un personaggio che in altri tempi avrebbe potuto pure diventare un crudele fanatico… Questo per sottolineare che probabilmente aveva anche lui i suoi difetti. Tuttavia personaggi così mediatici, questi grandi comunicatori e accesi predicatori, magari svolgono l’unica funzione sociale di scuotitori delle coscienze addormentate delle persone comuni, come semplici agitatori… “Chi c’è dietro di loro?” Ti domandi giustamente; poiché personaggi così, emotivi più che riflessivi, distruttori più che costruttori, si prestano a essere strumentalizzati da forze più grandi della loro singola personalità (ma anche dietro Savonarola c’era un’entità superpotente che lo faceva lavorare per lei, in fondo: la Chiesa. La Chiesa era forse innocente? Tanto più in epoca rinascimentale, con le lotte fra papi, principi, potere temporale e compagnia bella…). Senza volere fare l’elogio di un frate d’altri tempi e nemmeno di un comico di questi tempi, che magari non capisce niente di politica e viene facilmente strumentalizzato da qualcosa o da qualcuno, semplicemente mi auguro che i suoi messaggi, per es. contro gli eccessi del potere, arrivino a tante persone.
    Ancora Roberta

  11. GGiovannetti Says:

    Nel 2003 la dichiarazione dei rediti del Grillo benefattore dei credenti ammontava a 2.133.694 euro; dopo l’incontro con Casaleggio (che segue anche Di Pietro) è balzata a 5.071.196 euro. A Telepaviaweb nel maggio scorso Grillo ha parlato di “dittatura dal basso”; sul suo blog ha scritto di “sacri confini della patria violati da decine di migliaia di rom rumeni”; per lui le donne parlamentari sono indistintamente “mignotte”… La crisi del modello rappresentativo è così sfruttata per screditare TUTTO e TUTTI indistintamente e per proporre altri modelli come la “democrazia della rete” o l’ossimoro della “dittatura democratica” uguale alla “dittatura della rete”. Sono cose che questo blog ha ampiamente documentato. Cara Roberta, ambientalismo e green economy a me interessano quando interagiscono con i valori di umanità e di democrazia, quando cercano risposte ai problemi dell’emergenza planetaria e di specie (demografia, biodiversità, inquinamento, emergenza alimentare, ecc.), e non quando l’intento è quello di coltivare il business di pochi (la casta fintoverde del business dell’energia pulita, governata da persone che controllano la rete stando in una rete tra società multinazionali) in opposizione ad altre caste: una rete che vuole controllo. Con Di Pietro e il giullare Grillo, anche in Italia la casta fintoverde pensa di colonizzare la sinistra, cannibalizzarla con parole spesso vuote ma suadenti (un linguaggio che l’elettore di sinistra possa riconoscere), quando verosimilmente mira ad inibire ogni forma di opposizione e di controllo sociale e democratico, proponendo la chimera del finto controllo popolare dal basso, e cioè dalla rete… Ora devo andare. Ciao G.

  12. utente anonimo Says:

    il rinascimento del totalitarismo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: