poesia

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di Alberto Bellocchio

XI. Operaio!
Sta assumendo una forma il destino di Aldo.
Non come un’opera d’arte lentamente sbozzata
di cui puoi seguire i progressi nel laboratorio dello scultore,
ah sì, anche la sua è un’opera d’arte… ma non si vede
all’esterno. Sta chiusa dentro i suoi occhi: si vanno cerchiando
anzitempo, sono ora profondi e hanno un lampo gagliardo,
avanza diritto senza rimorsi né tentennamenti.
Impara a portare il trattore, impara in un battere d’occhio,
qualcosa di più per capire il motore, la cinghia, agganciare
l’aratro, svoltare quando è in cima al solco. È da aiutante
che inizia – è Miglio che lo introduce – a dare il cambio
quando la macchina è prenotata per sedici ore di fila, che dopo
l’aspettano su un altro campo. Poi inizia a condurre
e vede i primi guadagni; non li dà tutti in casa, qualcosa
trattiene, e poi non è suo il trattore… ma domani chissà…
mette qualcosa da parte.
 
Ma come è bello il danaro! Passare davanti
ai negozi è ora tutt’altra cosa, fumare è da grandi,
bestemmiare bestemmiava anche prima ma ora lo fa
con ostentazione ed orgoglio. Meglio il denaro che non mungere
il latte, meglio il denaro che non seminare e poi mietere
trebbiare e il resto… Sarà menscevico e borghese?
Aldo si butta. È questa la strada che andava cercando!
La sua maestra non è proprio d’accordo! Niente più
libri, tanto lui non li legge. Resta che quel ragazzo
è una conferma, e non smette di amarlo.
Per quanto riguarda il partito e Mansueto, il suo segretario,
Aldo è generoso di tessera però gira al largo. La scusa
ce l’ha, è sempre via per lavoro. Mansueto, l’apostolo,
nelle sue solitarie serate nelle malinconie invernali riflette
che forse il collettivismo… l’appartenenza esclusiva a una comunità
che ti stringe a se stessa e ti libera ti ripulisce dall’egoismo
dall’individualismo… è cosa forse dei momenti più alti,
probabilmente nel vivo del combattimento, e poi…
poco adatta alle colline dell’Appennino.
Poi la patente, ed i camion. Sì, sarà camionista.
Pochi anni dunque, e s’è allontanato dai campi. Comincia
con un caseificio: raccogliere il latte dai produttori e portarlo
allo stabilimento, poi distribuire i prodotti ai negozi.
Furgoncini che vanno su e giù per la valle. Ma la prospettiva
di raddoppiare il guadagno lo impiega come camionista
su ben altre distanze… la via Emilia, Milano e Torino,
fino a Bologna… la volta che superò l’Appennino
diretto a Pistoia – dagli Appennini alle Ande? – fu come
un nuovo battesimo… vede un pezzo di quello stivale
come aveva studiato sopra l’atlante. Bisognava
far festa… e si paga una grassa puttana!
Gli capita un giorno di fare col camion un trasporto
di mondariso… Donne che vengono dalla montagna più alta,
però non solo… ci sono anche ragazze che lui conosce.
Grande allegria, festosa atmosfera, come c’è
tra paesani, e di più comunisti! Che bella rimpatriata!
Risate e canzoni: un comunista vorrei sposar…
Da tanto tempo non le vedeva! Eppure d’un tratto lo assale
una grande tristezza… e il batticuore o sospetto d’avere
contratto come una malattia, quella che fonde allegrezza e miseria,
cioè la rassegnazione a un destino di subordinazione.
No, no… lui la conosce la direzione del suo cammino…
e schiaccia l’acceleratore per sbattere via quel molesto
fantasma! Ehi, che ti prende?… rallenta.
Vuoi finire dentro a un burrone?
 
A casa lo vedono il sabato sera. Si è comperato un giubbotto
di pelle, imbottito, di quelli che piacciono alle ragazze.
La madre è contenta, orgogliosa; il padre non sa cosa dire…
ora è solo a sudare sul campo… però tutto sommato.
Le ragazze gli ronzano attorno, hanno fiutato il partito…
piace quel modo dominatore quel piglio sicuro…
Non stiamo parlano dell’Ines o la Tilde tuttora sui campi
dai marmocchi assediate, con loro avrà la rivincita
come al vincitore compete… e fin troppo facile. Va sul sicuro…
se ci sarà conseguenza ai mariti sarà addebitata.
Abbiamo dato ai tempi una corsa poco rispettosa
del calendario. Saremo negli anni cinquanta? Più probabili
gli anni sessanta. Ma la morale non cambia.
Sulla terra cioè non puoi farci niente,
non c’è assegnamento da farci.

Da Il romanzo di Aldo [·] Effigie 2007

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