Marcinelle-Vajont-Cernobyl

by

di Leonardo Zanier

iniziando da vicino e da lontano
per parlare di energia di modi di vivere
e di mestieri quasi persi
per esempio dalle vacche e dal loro letame
cultura che inizia ai confini della storia:
erba e fieno pascolare governare  e mungere
dunque energia: latte formaggio ricotta e letame
energia per tutti: per pagani e cristiani
per prati e per campi

in Svizzera: si sa banche chimica
turismo cioccolata armi orologi
e sempre meno paura dell’Europa
ma anche contadini montanari
e tante vacche
se ne vedono ancora in autunno: lunghe colonne
a piena strada sane e bene in carne
che scendono pasciute dai pascoli alpini:
sulle corna rametti freschi di abete
fissati da nastri e fiocchi variopinti
con intrecciati fiori di erica e rododendri
sbatacchiando armoniosi campanacci
e incessanti lungo la fila cani che la tengono unita
e frenano i salti dei nuovi vitelli curiosi
e davanti e dietro i montanari pastori
fieri con calzoni neri di fustagno
camicia bianca di lino e gilè rosso di velluto
fazzolettone annodato attorno al collo
di lana grossa i calzettoni decorati
ai piedi scarponi sulla testa baschetto col fiocco
e orecchino d'oro camminano cantando
Jodler le donne e i bambini per mano
gli stessi costumi: certo non si vergognano
di essere pastori ne' la loro gente
ne' tutto il villaggio che li aspetta con gratitudine
e rispetto per far loro festa
la più grande festa dell’anno assieme a loro:
forza cultura e energia per tutti
le loro vacche grasse e imponenti
camminano lente ruminando
lustre appena spazzolate
non sono ancora pazze
ma durerà fino a quando?

nei miei paesi quand'ero bambino
c'erano più vacche che Carnici
e dunque latte abbastanza e letame
accatastato tra ogni casa-stalla
energia per noi e i campi e gli orti
i loro odori si incrociavano
con quelli dei geranii e del fieno
del vapore della polenta che cuoceva
con lo sfrigolare dei ciccioli di lardo
certo sacrifici fatica tanta e poca terra
e per far tornare i conti: emigrazione
ma cos'è successo se oggi
in tanti paesi nell'arco di un anno
non sempre nascono un vitello e un bambino?
se dopo il terremoto le case tornate come nuove
sono vuote e -potendo- le comprano
i verdi per stare vicini alla natura
e i cittadini per rimanere qualche giorno in pace?

lo chiedo a voi emigranti:
non è fatica anche tirar su muri colare calcestruzzo
scavare gallerie far mattoni e ferrovie?
e non sporca di più il carbone
non solo la faccia ma anche dentro ai polmoni
e il petrolio non puzza da svenire?
non voglio dire che c'erano Bengodi e Arcadia:
«Liberi… di dover partire»
per molti è stato duro e vero
per altri una fuga dalla sudditanza
o per raggiungere una paga che compensi la fatica
per far studiare i figli far la casa o aggiustarla
ma dopo? perchè tanta distanza
con quelli che sono rimasti? anzichè aiutarli
a difendere con la loro anche la vostra storia
a tenere i paesi e a inventare nuovi lavori
diciamo la forza e il piacere che bastano
per poter restare?

oggi da noi pochi cristiani e ancora meno vacche
i prati sono strisce non sfalciate
e crollano vuote le stalle
ma cosa crolla per primo il benessere o il rispetto?
viene prima la vergogna o la legge?
ma chi ha inventato quelle leggi:
-le capre sono dannose per le piante
-un maiale inquina
-il letame infetta e avvelena
-proibito mangiare gli uccelli che ti mangiano la segala
e mille altre trasandate e micidiali angherie
ma cosa c'entrano i verdi di città
le mode l'ambiente l'igiene
la paura che tutto faccia ammalare
con una vacca viva e forte
mai vista da vicina ne' munta
con un contadino montanaro vero che camminando
nel bosco vede in ogni cespuglio i virgulti
adatti a diventare sostegni ai fagioli e quali giovani abeti
sono da tagliare per gli essiccatoi del fieno
e a quale capriolo si potrà in autunno far la pelle?
ora neppure volendo il letame può essere accatastato
nei paesi ne' tenerci vacche e galline
ne' conigli o raccogliere funghi pescare cacciare
fare legna: per molto meno
in altri tempi si sarebbero rivoltati
in modo magari intricato alla 1511
e come se non bastasse si deve fare una bolletta
anche per spostare un sasso o una staccionata
e intanto le malghe sono chiuse:
è per questo che quelli rimasti in tanti
canfusi dal rancore votan Lega?

Bois du Cazier otto di agosto sull'orlo dei pozzi
i vecchi minatori che hanno salvato la pelle
andranno anche quest'anno: elmetto in testa
pila sulla fronte spessa divisa
di tela forte e scura
maschera contro il grisou lampada a carburo
appese alla cintura
a ricordare i loro morti
nos camarades a nous
i loro compagni:
che sono i morti di tutti
un modo di lavorare dimenticato quasi
almeno in Europa ma anche sforzo comune
pieno di rischi e di tensione e ricordarlo
significa risentire e riincontrare quella paura
ma anche orgoglio anche nostalgia:
era cavare energia per far girare il mondo
con la morte in agguato che poteva sbucare
all'improvviso a ogni picconata
da ogni galleria laggiù in fondo a 1000
metri dalla luce della luna o del sole
e non sempre l'areazione
o l’allarme funzionavano
si scendeva pallidi
si risaliva neri o morti

l'accordo Italo-Belga del ‘46 diceva: «Verrà
garantita la spedizione in Italia di 200
chili di carbone per giorno e per uomo»
s'intende pagando e per uomo
va inteso emigrante giovane e sano
e minatore di profondità investito del ruolo lì per lì
senza formazione né formalità
ex soldati ritornati da ogni fronte
e da ogni guerra
magari partigiani disoccupati
non per caso che così imparano
senza tante scuole
e se la galleria s'incendia si muore
con il cuore e i polmoni scoppiati
dal '46 più di 300 Italiani vengono abbrustoliti
nelle miniere belghe e solo in quel giorno:
8 agosto del '56 altri 136
assieme a Belgi e Greci Ungheresi e Tedeschi
sono 262 irriconoscibili
contati tutti assieme
portati su dopo tre settimane

a cottimo si lavorava e anche la silicosi
lavorava a cottimo per suo conto
bruciando e intasando i polmoni di tutti
quei morti fin'ora
nessuno li ha contati
che i polmoni siano italiani o belgi turchi
polacchi o marocchini non cambia nulla
tanto la silicosi mica è una malattia
solo dopo Marcinelle i sopravvissuti
la pensione l'hanno avuta
ma in un mantice necrotizzato non ritorna
con la pensione il fiato

otto di agosto sopra i pozzi di Cazier:
«Son et lumiere: le malheur crèe  des liens»
la disgrazia crea legami
e perché no: anche turismo memoria
rispetto magari commozione:
cigolii di ascensori fiaccole riflettori
video laser musiche discrete
a quarant'anni dalle grida disperate
di mogli e figli
attorno al fumo e alle fiamme
e sotto i minatori arrostiti
stessa data a Manopello abruzzese
si ritrove
ranno in silenzio ancora increduli
di una tale strage: 29 morti in quel solo giorno
con sindaco e emigrati di Charleroi
attorno al loro monumento-fontana

energia-letame: Carnie-spopolate
energia-carbone: Marcinelle
energia-elettrica: Vajont
energia-atomica: Cernobyl
per ora si sa di una
ma con tumori a milioni
nel frattempo e ancora oggi
energia-petrolio: Mari-morti:
navi-cisterna sempre più grandi
che si direbbero calcolate
per tranquille lagune
come se il mare non fosse il mare:
onde burrasche scogli e trombe d’aria
che si spaccano:
-ecco un altro pezzo tragico
del famoso libero mercato-
come barchette di carta
sotto il getto di una fontana
e in diretta TV esce il petrolio in mare
distruggendo tutto

questo per parlare solo di pace
ma intanto: nelle città girano sulle loro cacche
cani come vitelli invadendo i marciapiedi
tra gente cieca e frastornata
dai loro telefonini sempre accesi
l'emigrazione non è neppure tema residuale
l’immigrazione è vissuta da invasione
sovvenzionate ingrassano nei Lager
sotto un numero le vacche di pianura
l’erba che mangiano è farina animale
le vacche di montagna che hanno tutte un nome
e mentre brucano sanno ancora camminare
son diventate peggio che nemici
e disastro ecologico è il loro letame

Leonardo Zanier, Zurigo, 23.4.96 / 24.4.96 / 5.5.96 / 16.5.96 /./
25.3.97 / 16.03.06

Note ai testi

Questa cantica, con minimi interventi successivi, è stata scritta su affettuosa e non eludibile richiesta degli emigrati friulani aderenti all’ALEF-FVG (Associazione lavoratori emigrati e famiglie del Friuli-Venezia Giulia) di Charleroi. È stata poi letta dall’autore, in francese, nella casa dei sindacati di quella città belga. Charleroi è situata al centro del bacino carbonifero di Marcinelle. Era l’8 agosto del 1996. Ricorreva il quarantesimo anniversario della catastrofe mineraria che stroncò tragicamente la vita di 262 giovani minatori. Altre l’avevano preceduta, ma Marcinelle è stata certamente la più enorme e spietata. Da quella data si cominciò a utilizzare, sempre di più, fonti energetiche alternative alla risorsa carbone.
Tantissimi i presenti alla commemorazione: cittadini belgi e immigrati, rappresentanti istituzionali belgi e italiani e della regione FVG. Molti gli ex minatori, di ogni nazionalità, vestiti con la loro tuta da lavoro, con in testa l’elmetto e la lampada. Fieri e guardinghi, come se fossero in procinto di scendere nei pozzi, troppo puliti per esserne appena risaliti; commossi fino allo strazio, come se la strage dei loro compagni fosse successa ieri.
Il testo originale è in friulano; la traduzione in italiano è dell’autore; la traduzione in francese, realizzata in collaborazione con l’autore, è di Daria Gussetti, originaria di Rigolato, in Carnia,  da una vita a Viesville / Charleroi, con tutta la sua famiglia.
Per quell’incontro l’Associazione ALEF di Charleroi, in collaborazione con i sindacati belgi FGTB e CENFORSOC, curò stampò e distribuì, a tutti i presenti, un libretto con la poesia nelle tre lingue. Il libretto conteneva anche un disegno (una punta secca) del pittore Flavio Giacometti, residente anche lui a Charleroi, e originario di Grizzo / Monterale Valcellina. Il disegno rappresenta l’imponente entrata ai pozzi di Marcinelle con gli ascensori per i minatori, le macchine idrovore e per l’aerazione delle gallerie e l’uscita dei nastri trasportatori per il carbone estratto.

La successiva edizione, che andò rapidamente esaurita, vide la luce, nel 1998, a cura del Circolo culturale Menocchio di Montereale Valcellina, nella collana Il gallo forcello. Riprendeva, all’interno, l’incisione di Flavio Giacometti e, in copertina, il particolare di una foto, ripresa dal coperchio di una scatola di pastelli Caran d’Ache, che riproduce dei giovani pastori svizzeri e le loro imponenti mucche, decorate a festa, nella fase della smonticazione

La terza edizione uscì nel 50° anniversario della tragedia di Marcinelle, in coedizione tra il Circolo Culturale Menocchio e l’EDIESSE (editrice della CGIL); interesse hanno dichiarato per la sua diffusione: la Camera del Lavoro di Udine, l’ALEF regionale e la FIEI nazionale.
Daniel Colomar, traduttore letterario francese, residente a Ginevra, ha recentemente rivisto, da par suo, il testo in francese. Sono sue anche le traduzioni della Prefazione di Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL e di queste note.
Si  aggiunge, in questa edizione, anche la traduzione in tedesco, realizzata nell’anno scolastico 2001-2002, da studentesse e studenti della quinta classe del Liceo scientifico “L. Magrini” di Gemona del Friuli, coordinati dalla loro docente di tedesco, Mirella Zamaro. La traduzione è stata successivamente rivista da due altri docenti di madrelingua: Petra Habel e Jobst-Matthias Spannagel, la prima insegnante nel liceo di Gemona, il secondo docente di tedesco a Schwäbisch-Gmünd, Germania, il cui liceo è gemellato con quello di Gemona.
A Marcinelle, in occasione del 60° anniversario di quella indimenticata tragedia, la CGIL, con manifestazioni in Italia e nel mondo, ha tenuto uno dei suoi più importanti incontri, sui temi della centralità, della dignità, della sicurezza del lavoro e dell’emigrazione.

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