Abelli Anthology 2

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Abelli rassicura Pipitone «Ora chiamo io la Cantù»
di Walter Galbiati e Emilio Randacio

Seconda puntata della nostra Abelleide, con questo articolo sui rapporti – certificati da alcune intercettazioni telefoniche – tra l’ex assessore regionale e Francesco Pipitone, proprietario della clinica Santa Rita di Milano. Il medico del Santa Rita Pier Paolo Brega Massone è in galera da 14 mesi, accusato di omicidio volontario e truffa ai danni del sistema sanitario nazionale. L’ex assessore regionale alla Sanità Gian Carlo Abelli invece pare tranquillo: come il mafioso Vittorio Mangano (lo “stalliere di Arcore” incarcerato per tre omicidi, traffico di stupefacenti ed estorsione; quello che, secondo Marcello Dell'Utri, è stato «a suo modo un eroe») anche Brega Massone tace e almeno per ora non sembra voler barattare «dignità con libertà».

Pressioni, lobbing, telefonate con politici che sembrano amici intimi e possono dare una mano. A un mese dal blitz che ha scoperchiato lo scandalo della clinica Santa Rita, la procura, in silenzio, cala altre carte che fanno intuire i futuri sviluppi dell' indagine, tutt'altro che conclusa. Perché, scorrendo le ultime intercettazioni depositate al tribunale del Riesame dai pm Tiziana Siciliano e Grazia Pradella, si scoprono telefonate anomale tra i vertici della Sanità lombarda e quelli della Santa Rita, dal 2006 nei guai per la sospensione della convenzione con il Servizio sanitario nazionale (Ssn), soprattutto per colpa di quello che oggi sembra essere il principale responsabile dello stato in cui la struttura privata si trova, il primario del reparto di chirurgia toracica Mario Brega Massone. All'indomani del suo allontanamento dal centro dell'ex notaio Francesco Pipitone, il chirurgo oggi in carcere da poco più di un mese, non desiste dall' idea di ritornare al suo posto. Così sembra spiegarsi la conversazione del 4 gennaio scorso, intercettata dalle Fiamme gialle del Nucleo di polizia tributaria. Brega Massone chiama Maria Cristina Cantù, attuale numero uno della sanità in Lombardia. Il medico chiede un colloquio. La Cantù si è appena insediata alla direzione generale della Asl Milano 1. L'atteggiamento del manager pubblico, non è tenero. Anzi. La Cantù, parlando della situazione della Santa Rita alla quale deve essere rinnovata la convenzione con il Ssn dopo i fatti del 2006 e la sospensione del 2007, dice: «Sicuramente la Santa Rita è indifendibile e quindi mi sorge spontaneo, da osservatore esterno, domandarmi come, chi ha talento, chi può essere un fuoriclasse, va alla Santa Rita». Presa di posizione secca, intransigente, precisa e che sembra lasciare poche speranze. Sembra, perché tre mesi dopo, a marzo, queste certezze sembrano misteriosamente cambiare, improvvisamente, tanto che è la Cantù stessa ad apporre la firma sulla convenzione con la clinica Santa Rita. Cosa è successo nel frattempo? Che cosa ha fatto cambiare idea alla manager in quota Lega Nord? Per capire il motivo della virata, sembra emblematica un'altra conversazione captata dai militari delle fiamme gialle. Gli interlocutori sono nientemeno che l' allora assessore regionale alla Famiglia, Giancarlo Abelli, Forza Italia, oggi promosso al rango di vicecoordinatore nazionale del movimento fondato da Silvio Berlusconi e, dall'altro capo della cornetta, il proprietario della Santa Rita, quell'ex notaio Pipitone attualmente agli arresti domiciliari. Tra i due si registra un tono molto confidenziale. Abelli al telefono con Pipitone dice: «Mi ha chiamato la Cantù, mi ha chiesto se sei soddisfatto». Tre mesi prima dei 14 arresti, la commistione che ruota intorno alla gestione della struttura emerge in maniera sempre più evidente. Il 31 marzo, infatti, è ancora Pipitone a chiamare Giancarlo Abelli per chiedere una revisione del contratto. L'assessore è un po' contrariato: «Cazzo, io ho la campagna elettorale, che cosa c'è?». L'ex notaio non demorde. «Mi hanno messo nel contratto, mi hanno imposto di fare della riabilitazione di manutenzione, mettendo a disposizione 30 posti letto. Mi danno 1,5 milioni di euro in meno, abbiamo finito perché è più oneroso». In sostanza Pipitone chiede ad Abelli di togliere quella richiesta, preferisce rinunciare a 1,5 milioni di euro di fatturato perché comunque mettere a disposizione 30 posti letto per la riabilitazione di manutenzione gli costerebbe di più. Ma l'esponente azzurro lo consiglia, frenando le sue intenzioni. «Non firmare, non firmare. Adesso chiamo io la Ser… chiamo la Tempini, la Cantù. Dì alla Cantù (ndr, sempre la manager Asl) di non rompere i coglioni… che hanno imposto delle cose che sono pazzesche». Mentre l'inchiesta che ha coinvolto i medici e la proprietà potrebbe essere vicina a una conclusione, i filoni che verranno scandagliati nelle prossime settimane sono indirizzati a far emergere le coperture che hanno garantito per troppi anni l’impunità dei responsabili.

“la Repubblica”, 11 luglio 2008

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