Abelli Anthology 4

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E il figlio dell’assessore alla Famiglia divenne primario
di Gianluigi Paragone

Le colpe dei padri non dovrebbero mai ricadere sui figli, così come quelle dei figli sui padri. Ma se di cognome fai Abelli e non sei un semplice omonimo del plenipotenziario lombardo alla sanità , almeno in Lombardia, almeno tra Voghera e Montescano qualche porticina aperta forse la trovi. Ovviamente la trovi per meriti professionali, null’altro che per meriti professionali, anche se chiamarsi Abelli a volte conta. Ad esempio, sul registro scolastico sei secondo solo ad Abbado, e  dopo l'Università… Dopo l'Università vieni solo dopo «AAA. Primario radiologo referenziato cercasi. Astenersi lottizzati e perditempo». L’articolo che segue – del direttore di “Padania” Gianluigi Paragone – è del 2005.

Ha ragione Formigoni: Alessandro Cè deve chiedere scusa. Sì, in quell’intervista al “Corriere della Sera”, ha sbagliato. Dicendo infatti che «Alcuni vivono la politica come logica di potere e forse a questa categoria appartiene Formigoni», Cè ha sbagliato. Ha sbagliato a dire «forse»: Formigoni non è estraneo a quella logica di potere. C’è dentro da capo a piedi.
E lo dimostra la cura con cui Formigoni sta sbrigando alcune questioni in materia di sanità, prima che il bubbone scoppi del tutto. E cioè prima che Cè torni alla Sanità, oppure prima che la giunta Formigoni vada in crisi. Oppure ancora prima che Formigoni faccia le valigie per Roma. Cosa ha fatto il “Celeste” in versione assessore? Tra le “urgenze” da sbrigare ha sbloccato il passaggio dell’ospedale di Saronno a Fondazione. E ha detto sì alla nomina di un certo Fabrizio Abelli a primario di radiologia all’ospedale di Voghera, Pavia.
Abelli, chi? Abelli Fabrizio. Da non confondere con Abelli Giancarlo, assessore della giunta Formigoni e papà di Fabrizio. Il quale non è neanche da confondere con Abelli Paola, la quale è sì figlia di Abelli Giancarlo – l’assessore – ma anche direttore sanitario di una clinica privata convenzionata con la Regione Lombardia: la Maugeri di Montescano, Pavia.
Non c’è che dire, Abelli è un ottimo assessore alla Famiglia: la sua infatti l’ha sistemata davvero bene. Il figlio primario. La figlia direttore sanitario. In molti dicono che anche gli amici, per la verità, Abelli li ha a cuore: l’ultimo è quel Di Giulio, anch’egli in odor di primariato.
Alla luce dei fatti, non si può che dare ragione a Formigoni: la querelle Cè rischiava davvero di bloccare la sanità lombarda. Meno male che ci ha pensato il puro Governatore, l’integerrimo, il rampollo di casa Cielle. Colui che si indigna solo a parlare di potere, figurati a inciuciarci.
Bene – dicevo – ha fatto il Governatore lombardo a prendere lui le deleghe della Sanità e occuparsi di due-tre passaggi su cui Cè si ostinava a voler vederci più chiaro. Già, perché magari i due figli di Abelli sono le persone più preparate nel loro campo, anzi sicuramente lo saranno (anche se digitando Google non ci sono rimandi professionalmente interessanti sulle esperienze dei due Abelli jr) e, quindi, curricula alla mano, avrebbe anch’egli, Alessandro Cè, premiato i due bravi figlioli dell’assessore alla Famiglia. Ma fatto da Formigoni… in tutta fretta… in una situazione politica ancora da chiarire… i figli di Abelli… Il dubbio eccome se c’è. Anzi, Cè. Decisioni quantomeno inopportune, diciamo così. Ma non per lui, per Formigoni che a un quotidiano locale avrebbe detto che «La sanità non è della Lega né di Cè». È vero: la sanità è dei cittadini; lombardi innanzitutto. E il fatto che il“Celeste” lo abbia omesso non è una certificazione di garanzia sulla sua personale politica sanitaria. Una politica per cui i primariati si danno anche per Grazia ricevuta (e non solo per la brillantezza del curriculum), per cui le strutture private devono drenare un po’ di risorse alle strutture pubbliche e il ticket va conservato anche se sta penalizzando eccessivamente i meno abbienti. E molto altro ancora ci sarebbe da dire.
Sono tutte argomentazioni per le quali la Lega ha preteso l’assessorato alla Sanità, con il fine di imprimere una guida politica diversa. Se infatti il “modello sanitario di Formigoni” (il che non equivale a dire il “ odello sanitario lombardo…”) fosse perfetto, l’ex assessore Borsani non ci rimetteva le penne politiche alle ultime elezioni regionali. Ecco perché Bossi ha individuato in Alessandro Cè (politico non in cerca di visibilità: era capogruppo alla Camera) la persona giusta per quell’incarico. La sanità (materia delle tre che con la riforma saranno devolute in esclusiva alle Regioni) non può continuare a essere gestita come se fosse una società per azioni, con manager e medici lontani dalla gente: la Sanità deve essere a misura di persona; una persona che in una fase delicata della sua vita ha bisogno di particolari attenzioni. Persone e non utenti.
Sulla sanità c’è una questione politica: Formigoni sapeva benissimo che, accettando di affidare l’incarico alla Lega, le politiche sanitarie lombarde avrebbero subìto un’azione diversa. Meno privatistica, per esempio. Più chiusa alle nomine con corsie preferenziali, come dimostra la vicenda del figlio di Abelli, la cui nomina a primario di radiologia nell’ospedale di Voghera ha, quantomeno, registrato una improvvisa accelerazione.
Fabrizio Abelli già svolgeva mansioni dirigenziali in una struttura privata: la clinica riabilitativa Maugeri di Pavia, centro accreditato presso la Regione (in parole povere: prende soldi pubblici). La stessa clinica di cui la sorella, Paola Abelli, è direttore sanitario. Dal 10 ottobre – si aspetta ancora la firma del direttore generale Sanfilippo – il figlio dell’assessore Giancarlo Abelli guiderà dunque la radiologia, passando dal privato al pubblico. Sarà un caso, ma un altro ciellino andrà così ad aggiungersi alla già lunga lista di primari appartenenti a Cl. L’altro giorno la Compagnia del compianto don Giussani ci scrisse una lettera precisando che loro nelle nomine non entrano, hanno altro a cui pensare: sarà per un eccesso di amicizia tra ciellini nel Pirellone, o sarà che avere un santo protettore in Paradiso aiuta, o ancora che il Governatore e il direttore generale della Sanità (Carlo Lucchina) sono di Cl, sarà quel che sarà ma i ciellini promossi sono davvero tanti. Forse troppi…
Formigoni – che tanto si è indignato per il passaggio sulle logiche di potere nell’intervista di Cè – poteva dunque evitare in questa situazione di stallo di portare avanti la pratica del figlio di Abelli. Le priorità della Sanità sono ben altre…

“la Padania”, 29 ottobre 2005

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