Un Natale di lotta per otto famiglie Rom

by
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Dopo lo sgombero senza paracadute dai Centri comunali di accoglienza di Fossarmato e San Carlo, venerdì 27 novembre i Rom avevano bivaccato davanti al Municipio e infine ottenuto rassicurazioni. Gli assessori ai Servizi sociali e ai Lavori pubblici Sandro Assanelli e Luigi Greco si erano impegnati a favorire o almeno a non avversare una soluzione che togliesse dalla strada queste dieci famiglie: «pazientate fino a lunedì – ha più volte ripetuto Assanelli ai capofamiglia Rom chiamati in Comune – sistematevi da qualche parte per tre giorni e lunedì qualcosa troveremo». Venti giorni dopo, queste parole – dette davanti a consiglieri comunali e provinciali, segretari di partito, sindacalisti e volontari – si stanno rivelando una crudele presa in giro per i cittadini rumeni e per i sindacalisti Antonio Floriano (Cisl) e Franco Vanzati (Cgil), che hanno condotto la mediazione. Una soluzione era stata trovata: i sindacati e il mondo del volontariato avrebbero gestito l’emergenza tetto e scuola fino a giugno e senza ostacoli dal Comune. Ma da qualche ora Assanelli pare averci ripensato, ed è tornato ipocritamente a dire che intende farsi carico dei minori senza le famiglie; minori da internare come di consueto nella Casa della madre e del fanciullo di Belgioioso, sottratti ai loro genitori, ovvero a persone che non si drogano, non hanno disturbi mentali, non sono avanzi di galera ma uomini e donne colpevoli del reato di povertà e senza più un posto dove stare.
In questi giorni, otto delle dieci famiglie si sono adattate a dormire chi in auto chi presso parenti o amici, in attesa di buone nuove. Invece sono arrivati il freddo pungente e la neve (trovato un ricovero solo per una coppia in attesa di un bambino e per una famiglia con un neonato). Ora sono disperati e anche molto incazzati, e intendono replicare la protesta nonviolenta davanti al Mezzabarba, questa volta ad oltranza e con il supporto – fra gli altri – di Cgil, Cisl e Uil, della Cub, dell’Unicef, della Federazione per la Sinistra pavese, di Insieme per Pavia, di Sinistra e Libertà, della Lista Albergati e del Partito democratico, il cui segretario cittadino Antonio Ricci aveva presenziato alla prima fase delle trattative ed era stato testimone del vaniloquio di Assanelli. Partiti, movimenti, associazioni uniti nell’adesione attiva alla dolorosa lotta di queste famiglie in mezzo a una strada, e ora anche sotto la neve.
Fateci caso: il “piano freddo” predisposto dal Comune insieme con alcune associazioni sostanzialmente prevede l’assistenza ai “senza fissa dimora” purché non siano Rom! Tutto questo nell’indifferenza di molti. La lotta di queste famiglie senza un tetto nel rigido inverno rappresenta anche una verifica della coesione  locale sul tema dei diritti umani – civili e costituzionali – da parte di chi fra noi pretende il rispetto delle regole dai migranti, sì, ma chiede la stessa cosa alle istituzioni.

2 Risposte to “Un Natale di lotta per otto famiglie Rom”

  1. insiemePerPavia Says:

    Oggetto: Instant question, ovvero interpellanza urgente con risposta orale (art. 19 del regolamento Comunale) al Sindaco e all’ assessore Sandro Assanelli
     
    Signor Sindaco, Signor Assessore,
    In una nota della CGIL ripresa dal quotidiano locale si legge che «dopo il decesso di Vittorio Paganin – il senza fissa dimora morto in via Trento – le istituzioni si sono mosse per togliere dalla strada i ‘clochard’, ma è calato il silenzio sui rom sfrattati», gli "invisibili", mentre – continua la nota – «tutti sanno che occupano qualche angolo di città o sono ospitati da conoscenti». Non tutti sanno che solo 2 famiglie sgomberate su 10 hanno ottenuto un tetto.
    In considerazione di quanto sopra esposto, lo scrivente consigliere chiede al Sindaco e all’Assessore se dispongano di notizie su dove si trovino attualmente le altre 8 famiglie sgomberate il 27 novembre scorso dai centri comunali di San Carlo e Fossarmato; se risulti che i bambini di tali famiglie continuino a frequentare la scuola dell’obbligo; se, come scrive la Camera del Lavoro, il freddo non sia diventato occasione per discriminare tra «senza fissa dimora», buoni e di serie A, e quelli "cattivi" e di serie B, e questi ultimi sarebbero i migranti di nazionalità rumena e le loro famiglie.

  2. utente anonimo Says:

    Occorre per questa grave situazione UMANITARIA "allearsi anche con il diavolo". Correte tutte e tutti domattina dalle ore 10, ci saranno anche le forze politiche che danno accesso alla stanza dei bottoni. E dunque, come non esserci?
    …A domattina Giovanni.

    Mattia Laconca (disoccupato, lavoratore saltuario, solidale internazionalista…)

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