"Lampi sull’Eni" in mano a Marcello Dell’Utri?

by
di Giovanni Giovannetti

La notizia è clamorosa. Stamane Marcello Dell’Utri ha annunciato di essere entrato in possesso di Lampi sull’Eni, 75 pagine, il capitolo mancante dell’incompiuto Petrolio di Pier Paolo Pasolini. Ripropongo allora queste mie brevi annotazioni in margine alla richiesta di riapertura delle indagini sulla morte di Pasolini. Questo è Cefis di Giorgio Steimetz – l’introvabile e fondamentale interfaccia dell’incompiuto Petrolio – è stato pubblicato a puntate da questo blog, e presto anche in libreria per le edizioni Effigie.

Dopo la morte violenta di Pier Paolo Pasolini la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, si scopre che parte di un capitolo di Petrolio (Lampi sull’Eni) è sparito. Il romanzo – preannunciato di 2000 pagine e destinato a rimanere incompiuto – parla dell’Eni (che Pasolini considera «un topos del potere») e della morte di Enrico Mattei. La profezia di Petrolio, l’inquietante intreccio tra politica criminalità e affari che lì si racconta, sarà chiaro solo molti anni dopo, così come la strategia delle stragi fasciste e di Stato che passa, anche terminologicamente, dagli articoli al romanzo: «Il romanzo delle stragi» (14 novembre 1974: «Io so…»).



Indagando sulla morte del presidente dell’Eni, un coraggioso giudice pavese – Vincenzo Calia – ha constatato la lucidità dello scrittore “corsaro” nel ricostruire in quel libro il degrado e la mostruosità italiana  e ha identificato il burattinaio principale in Eugenio Cefis, affarista e “liberista” tanto quanto Enrico Mattei era utopista e “statalista”. Pasolini non è stato ucciso da un ragazzo di vita, poiché omosessuale, bensì da sicari prezzolati dai poteri, occulti o meno, in quanto oppositore a conoscenza di verità scottanti.

Calia legge Petrolio, un titolo irresistibile per il magistrato, immerso nell’indagine sulla morte del presidente dell’Eni. Fatica però a reperire Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente di Giorgio Steimetz (pseudonimo di Corrado Ragozzino): un libro pubblicato nel 1972 e subito sparito. Sparito anche dalla Biblioteca nazionale di Firenze e di Roma. Il magistrato pavese non sa che una fotocopia di Questo è Cefis si può trovare al Gabinetto Viesseux di Firenze, tra le carte di Pasolini.
Ma la fortuna incontra Calia e così Calia incontra il libro, una domenica pomeriggio, su una bancarella in piazza della Vittoria a Pavia. Il magistrato può finalmente cogliere – ed è il primo a farlo – analogie e simmetrie tra il testo di Steimetz / Ragozzino e il romanzo incompiuto di Pasolini.

Di questo e di molto altro ancora si parla ne Il Petrolio delle stragi di Gianni D’Elia, un saggio-inchiesta pubblicato nel 2006 dalle edizioni Effigie, ora ripreso da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza in Profondo nero Chiarelettere, 2009), lo stesso titolo dato a uno dei capitoli dell’inchiesta di D’Elia, che i due autori correttamente indicano tra le principali fonti d’ispirazione del loro lavoro.
Il Petrolio delle stragi doveva uscire come postilla a L’eresia di Pasolini, dello stesso D’Elia, pubblicato con notevole successo nel 2005: un approfondimento monografico, dopo lo scalpore suscitato dalle poche righe sulla morte di Pasolini pubblicate nel primo libro; un modo per non disperdere le tante informazioni – anche informali – raccolte nel frattempo. Se ne ricava un ricco pamphlet, che ora – insieme a Profondo nero, al dossier di Carlo Lucarelli e Gianni Borgna su “Micromega” n. 6/2005  e alle firme per la riapertura del processo raccolte dalla rivista “Il primo amore” – forse porterà ad una nuova più approfondita indagine sulla morte del grande regista, poeta e polemista friulano.
Un ragazzo di 17 anni, Pino Pelosi, si è autoaccusato dell’omicidio. Recentemente Pelosi ha ammesso che quel giorno non era solo con Pasolini, che altri avevano partecipato al pestaggio: «Erano in tre, sbucarono dal buio. Mi dissero tu fatti i cazzi tuoi e iniziò il massacro. Io gridavo, lui gridava… Avranno avuto 45, 46 anni, gli gridavano “sporco comunista”, “fetuso”». Insomma, fu un agguato e forse Pelosi era solo un’esca. Chi sono i veri assassini? Quali i mandanti? forse sono gli stessi che hanno armato la mano degli assassini di Mattei e Mauro De Mauro.
La “strategia della tensione” non vuole destabilizzare; al contrario vuole consolidare un sistema di potere stragista piduista e mafioso (lo stesso che nel 1962 ha eliminato Mattei, nel 1968 De Mauro e nel 1971 Pietro Scaglione) in movimento dalle bombe degli anni Settanta alla presa del potere con altri mezzi dei nostri giorni. La chiave di lettura di questo criminale asse politico-economico tentacolare sta tutta in Petrolio, il profetico romanzo-verità, incompiuto e mutilato, di Pier Paolo Pasolini che viene massacrato non dal reo sconfesso Pino Pelosi, ma da «tre siciliani»; nel frattempo altri provvedono a sottrarre da Petrolio il capitolo Lampi sull’Eni, «che dall’omicidio ipotizzato di Mattei guida al regime di Eugenio Cefis, ai “fondi neri”, alle stragi dal 1969 al 1980, e ora sappiamo fino a Tangentopoli, all’Enimont, alla madre di tutte le tangenti. Troya è Cefis, nel romanzo, dal passato antifascista macchiato, e dunque ricattabile» (D’Elia, L’eresia di Pasolini, p. 98).

Lo «Stato nello Stato» e cioè l’antistato di Eugenio Cefis, Licio Gelli e Umberto Ortolani consegna infine il testimone alla monocrazia mediatica dell’affiliato Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816), che il 18 gennaio 1994 insieme a Marcello Dell’Utri (membro dell’Opus Dei e amico di Gaetano Cinà, esponente della famiglia mafiosa dei Malaspina, vicina al boss Stefano Bontade) fonda Forza Italia.
A sinistra il Pci sa, ma sta a guardare: il «partito dalle mani pulite» rivendica la sua diversità antropologica mentre il suo “doppio” partecipa come tutti al banchetto Enimont, amministra le clientele, soffoca i movimenti e ogni altro embrione di nuove culture politiche libertarie. È la palestra alla quale si forma buona parte della classe dirigente immortale e spesso immorale che oggi guida il Partito democratico.

21 Risposte to “"Lampi sull’Eni" in mano a Marcello Dell’Utri?”

  1. GGiovannetti Says:

    Da Dell’Utri un inedito di Pasolini sui misteri dell’Eni

    2 marzo 2010

    Il senatore del Pdl e noto bibliofilo Marcello Dell’Utri ha annunciato una scoperta che sarà svelata all’apertura della XXI mostra del libro antico di Milano: un dattiloscritto scomparso di Pierpaolo Pasolini («inquietante per l’Eni» ha commentato il parlamentare) e che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo incompiuto Petrolio. «L’ho letto ma non posso ancora dire nulla – ha affermato Dell’Utri – è uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese e di Mattei». Pur non volendo anticipare il contenuto del capitolo, Dell’Utri non ha esitato a parlare di «giallo» a proposito del destino del dattiloscritto. «Credo – si è limitato a dire – che sia stato rubato dallo studio di Pasolini». Allo scrittore e poeta, di cui quest’anno ricorre il 35/o anniversario della morte, la mostra del libro antico che si terrà al Palazzo della Permanente a Milano dal 12 al 14 marzo dedicherà una retrospettiva con fotografie inedite e con tutte le prime edizioni delle sue opere. E proprio all’interno di questa sezione sarà esposto il misterioso dattiloscritto. (Il Sole 24 Ore)

  2. GGiovannetti Says:

    Dell’Utri: trovato scritto di Pasolini sui misteri dell’Eni. Doveva essere un capitolo del romanzo incompiuto Petrolio. Il senatore: l’ho letto è inquietante

    MILANO (2 marzo) – Un dattiloscritto scomparso di Pierpaolo Pasolini che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo incompiuto Petrolio è stato scoperto dal senatore del Pdl e noto bibliofilo Marcello Dell’Utri, lo ha annunciato durante l’apertura della XXI mostra del libro antico di Milano.
    Dell’Utri: un giallo. «L’ho letto ma non posso ancora dire nulla – ha affermato Dell’Utri – è uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese e di Mattei». Pur non volendo anticipare il contenuto del capitolo, Dell’Utri non ha esitato a parlare di «giallo» a proposito del destino del dattiloscritto. «Credo – si è limitato a dire – che sia stato rubato dallo studio di Pasolini». (Il Messaggero)

  3. GGiovannetti Says:

    SARA’ SVELATO ALLA XXI MOSTRA DEL LIBRO ANTICO DI MILANO
    «Uno scritto inedito di Pasolini sui misteri dell’Eni» L’annuncio di Dell’Utri: «L’ho letto: è inquietante»

    MILANO – Il senatore del Pdl e noto bibliofilo Marcello Dell’Utri ha annunciato una scoperta che sarà svelata all’apertura della XXI mostra del libro antico di Milano: un dattiloscritto scomparso di Pierpaolo Pasolini («inquietante per l’Eni» ha commentato il parlamentare) e che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo incompiuto Petrolio. «L’ho letto ma non posso ancora dire nulla – ha affermato Dell’Utri – è uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese e di Mattei».
    Pur non volendo anticipare il contenuto del capitolo, Dell’Utri non ha esitato a parlare di «giallo» a proposito del destino del dattiloscritto. «Credo – si è limitato a dire – che sia stato rubato dallo studio di Pasolini». Allo scrittore e poeta, di cui quest’anno ricorre il 35/o anniversario della morte, la mostra del libro antico che si terrà al Palazzo della Permanente a Milano dal 12 al 14 marzo dedicherà una retrospettiva con fotografie inedite e con tutte le prime edizioni delle sue opere. (Corriere della Sera)

  4. GGiovannetti Says:

    Dell’Utri, Pasolini e il giallo di “Petrolio”

    Una premessa. Marcello Dell’Utri ha fama di bibliofilo e collezionista, ma già una volta è inciampato nel suo entusiasmo. Tre anni fa annunciò di possedere i diari originali di Benito Mussolini e si lasciò andare a una ricostruzione della personalità del Duce rivisitata attraverso quei documenti. Ma, come dimostrò L’Espresso, al quale quegli stessi diari furono offerti, si trattava di un falso. Ora il senatore del Pdl annuncia di avere tra le mani un foglio inedito di Pier Paolo Pasolini, un dattiloscritto di cui alcuni esperti sospettavano l’esistenza. Di più, un dattiloscritto di Petrolio. Di più, parole di Dell’Utri, un testo “inquietante per l’Eni”.
    Passo indietro. Petrolio fu l’ultima ossessione di Pasolini. Lo incominciò nel 1972, non riuscì a finirlo perché morì nel ’75, fu pubblicato postumo nel ’92, ironia della sorte un romanzo sulle stragi nella stagione in cui le stragi in Italia erano riprese. E’ un testo oscuro e vischioso come il suo titolo nonostante l’immenso lavoro editoriale a cui è stato sottoposto. E’ più uno zibaldone di appunti che un romanzo. Ma se la trama non è del tutto chiara, è chiaro invece che cosa doveva diventare.
    Quando Pasolini scriveva “Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi” non rinunciò mai a voler dimostrare che tipo di Paese fosse l’Italia della Guerra fredda. E trovò il filo che teneva insieme la notte della Repubblica perché, diceva, “sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”. E il filo che trovò non era rosso, ma nero. Come le stragi di Stato, la strategia della tensione e, appunto, il petrolio. Cioè l’Eni, cioè la morte di Mattei, cioè Cefis, cioè la Montedison, cioè quell’Italia raccontata anche da Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani in Razza padrona.
    Questo doveva essere Petrolio: un racconto di duemila pagine (ne sono rimaste cinqucento) sull’Italia che affondava scritto in un delirio narrativo e poetico dai toni a volte gotici, a volte grotteschi, a volte semplicemente crudeli che poi era il modo in cui Pasolini parlava del male dai tempi di Salò. E a proposito del film, altra ricorrenza inquietante. Anche in quel caso l’attore Sergio Citti disse che alcune bobine di pellicola erano sparite.
    Torniamo a Dell’Utri che dice di aver letto il dattiloscritto, ma di non poterne parlare. “È uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese e di Mattei”. E ha definito un “giallo” la scomparsa del dattiloscritto. “Credo – ha aggiunto – che sia stato rubato dallo studio di Pasolini”.
    Parole che hanno subito acceso la reazione di Gianni D’Elia che in L’eresia di Pasolini ma soprattutto in Il petrolio delle stragi, ha sostenuto la teoria che Pasolini non morì per una notte da ragazzi di vita finita in tragedia, ma fu assassinato da chi non poteva tollerare che continuasse a fare il suo lavoro di intellettuale. “Pazzesco, roba da matti, incredibile – è stata la sua prima reazione all’annuncio di Dell’Utri – Quel capitolo di Petrolio, ritenuto dal giudice Calia, un documento storico sulle stragi d’Italia è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un corpo di reato. Se è vero, Dell’Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini”.
    E poi: “Ho scritto che c’era una continuità tra il potere proto-piduista di Eugenio Cefis e il potere attuale, ma mai avrei creduto che un’eredità culturale e politica contemplasse anche il ricevere quelle carte, quel capitolo sottratto da casa Pasolini dopo la sua morte e che potrebbe anche averla giustificata, motivata”. “Quindi avevo ragione io quando ho sostenuto che quel capitolo Lampi sull’Eni era stato sottratto. Una delle tante società offshore della Edilnord (proprietà di Silvio Berlusconi ndr) era intestata al padre dell’avvocato Previti e si chiamava, con poca fantasia, Cefinvest. La questione aveva profondamente interessato il dottor Calia che ha dimostrato che la morte di Mattei altro non era che un attentato. Mi chiedo: chi vogliono colpire? Quali traffici ci sono ora con l’Eni. Questa non è una storia che finisce qui”.
    Non sarà né l’unica né l’ultima reazione. Attendiamo di conoscere il contenuto del capitolo. Dell’Utri ha detto che lo rivelerà alla fiera del Libro antico di Milano che apre il 12 marzo. Parola di bibliofilo. (La Repubblica)

  5. GGiovannetti Says:

    Dell’Utri: ho io il Pasolini scomparso
    La rivelazione del senatore bibliofilo: "Parla dell’Eni, è un testo inquietante"

    ROMA. A 35 anni dalla morte Pier Paolo Pasolini fa discutere, anche se suo malgrado. È di oggi infatti la notizia che Marcello Dell’Utri, politico e bibliofilo, ha annunciato una scoperta che sarà svelata soltanto all’apertura della XXI mostra del libro antico di Milano, che si terrà al Palazzo della Permanente dal 12 al 14 marzo.
    Si tratta di un dattiloscritto scomparso di Pasolini, che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo incompiuto “Petrolio”.
    Ma si fanno avanti dubbi su come ne sia venuto in possesso il senatore Dell’Utri, già qualche anno fa al centro di polemiche sull’autenticità dei diari di Mussolini.
    «L’ho letto ma non posso ancora dire nulla – ha dichiarato Dell’Utri – è uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’azienda, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese».
    Pur non volendo anticipare il contenuto del capitolo, Dell’Utri non ha esitato a parlare di “giallo” a proposito del destino del dattiloscritto. «Credo – si è limitato a dire – che sia stato rubato dallo studio di Pasolini».
    Immediate le reazioni. A pronunciarsi sulla vicenda Gianni D’Elia, poeta, saggista e scrittore, che per primo ha individuato l’importanza del capitolo scomparso del libro postumo di Pasolini, nel suo volume “Il petrolio delle stragi”, edito da Effigie.
    «Pazzesco, roba da matti, incredibile. Quel capitolo del romanzo “Petrolio”, ritenuto dal giudice Calia un documento storico sulle stragi d’Italia, è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un “corpo di reato”. Se è vero, Dell’Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini», ha commentato D’Elia.
    «Ho scritto che c’era una continuità tra il potere proto-piduista di Eugenio Cefis e il potere attuale – ha aggiunto – ma mai avrei creduto che un’eredità culturale e politica contemplasse anche il ricevere quelle carte, quel capitolo sottratto da casa Pasolini dopo la sua morte e che potrebbe anche averla giustificata, motivata», «È materia sulla quale non si scherza, quel capitolo trafugato nella casa di Pasolini, è stato ritenuto da studiosi e magistrati assai significativo per indagare su una parte rilevante e drammatica della storia d’Italia – gli fa eco il deputato del Pd, Roberto Zaccaria – Dunque, se questo tesoro ora è nelle mani del senatore Dell’Utri, è importante che l’opinione pubblica sappia anche come questo sia potuto accadere».
    Petroliò è uno dei più importanti lavori di Pier Paolo Pasolini: un romanzo-inchiesta al quale lo scrittore stava lavorando prima della morte, pubblicato postumo nel 1992 da Einaudi, grazie all’iniziativa di Piero Gelli. Il protagonista del romanzo è Carlo, brillante ingegnere torinese che lavora all’Eni. Il personaggio appare però nel testo in una duplice veste, simbolo di un periodo storico contraddittorio e controverso. (La Stampa)

  6. utente anonimo Says:

    Chissà se il senatore Dell’Utri potrà darci una mano a ricostruire il percorso del dattiloscritto dallo studio di Pasolini alle sue mani?
    Sarebbe storicamente (e non solo storicamente) importante come i dattiloscritti scompaiano e ricompaiano. Che questo capitolo serva, pasoliniamente, ancora? Ancora un qualche "Io so…" magari da non divulgare?
    Enrico Cerquiglini

  7. utente anonimo Says:

    La notizia è talmente clamorosa che non riesco assolutamente a prender sonno. L’ho avuta la mattina di ieri (martedì) da un amico di Roma che con una mail mi invitava a leggere l’articolo del "Corriere". Poi, durante il giorno, sono stata letteralmente tempestata da segnalazioni. L’ultima della serie è stata quella di Simona Ruffini (la criminologa che si sta occupando con uno studio legale di Roma di indurre gli inquirenti romani a riaprire il caso).
    Ti invio un messaggio via mail poiché sono molte le cose che ho in mente. Poi mi saprai dire se sto perdendo il senno oppure no….
    A presto.
    Angela

  8. utente anonimo Says:

    Per quanto mi riguarda, l'unico interesse serio alla cosa è vedere se è un buon pezzo di letteratura o se è scritto male. Se è scritto male, è un Pasolini autentico.

  9. utente anonimo Says:

    Tralasciando la materiale e forse irrecuperabile ignoranza di alcuni (od alcune) che pretendono qui di commentare un duro lavoro di analisi di diversi esperti, segnalo un video su "YouTube" dell'agenzia di stampa ADNKRONOS con intervista proprio al Marcello nazionale. Che "sia tutto da verificare" lo dice lui, il garantista sulla pelle degli altri.
    Ad ogni modo, è per me agghiacciante sapere che un'opera incompiuta di Pasolini giaccia tra le grinfie di Marcellino pane e vino; oltre alla morte di Mattei e Pasolini medesimo, il condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa parla de "il grande giallo della scomparsa di Mattei, la stessa scomparsa tragica di Pasolini e FORSE QUALCHE ALTRO FATTO DELL'EPOCA CHE ORMAI FA PARTE DEI COSIDDETTI MISTERI D'ITALIA".
    Personalmente, alla fonte Marcellino non pongo nessuna scetticità; se poi si parla di "misteri d'Italia", come la scomparsa di uomini e donne, fatti, romanzi ed agende di magistrati, credo che Dell'Utri sia la persona (più) informata dei fatti che può fornire risposta….

    Buona visione del video e grazie a Giovanni per la notizia.

    Mattia – Pavia

  10. utente anonimo Says:

    Dimenticavo il collegamento al video:

    Saluti, M

  11. GGiovannetti Says:

    Il Pasolini inedito
    Lo scoop di Dell’Utri? Sul web da un anno

    La notizia, almeno come è stata presentata alla stampa, è di quelle clamorose: Marcello Dell’Utri, senatore Pdl e bibliofilo, sarebbe venuto in possesso di uno scritto inedito di Pasolini, Lampi sull’Eni ossia il capitolo mancante di Petrolio, l’ultima e incompiuta creatura dell’intellettuale friulano. Si tratterebbe di pagine scottanti, con dure accuse all’ex presidente dell’Eni Eugenio Cefis, che secondo le ricostruzioni di alcuni giudici e giornalisti sarebbe alla base della sua morte trentacinque anni fa. Settantotto pagine che verranno presentate alla prossima Mostra del libro antico, evento di cui lo stesso Dell’Utri è curatore. Peccato però che lo strombazzato scoop in realtà sembri essere più una trovata pubblicitaria per lanciare la mostra che un colpo da raffinato topo da biblioteca. Basta infatti andare oltre i titoli di giornale per scoprire tutti i bachi del clamoroso annuncio.
    Prima di tutto, è lo stesso dell’Utri che rivela di non essere in possesso del dattiloscritto ma solo di una sintesi di una quindicina di pagine. Che aspetta ancora il testo originale, rubato dallo studio di Pasolini, e che quindi va ancora verificata l’autenticità.
    Poi, è sempre lo stesso senatore che rivela come il misterioso Lampi sull’Eni sia in realtà una specie di compendio di Questo è Cefis, altro libro misterioso che, guarda caso, è stato da poco scoperto e che verrà presentato alla kermesse bibliofila milanese.
    Ma Questo è Cefis non è scomparso. Si trova da un anno su internet, liberamente scaricabile.
    Sul blog di Giovanni Giovannetti (editore della casa editrice pavese Effigie), sconfinamenti.splinder.com, si trova il libro-inchiesta, che a settembre verrà ripubblicato in forma cartacea. E lo si trova da circa un anno, nel silenzio pressoché generale della stampa. Un silenzio colpevole.
    Perché – e qui ha ragione Dell’Utri – la storia del volume, scritto nel 1972, è strettamente collegata a tre misteri italiani legati da un filo rosso: le morti del presidente dell’Eni Enrico Mattei e di Pier Paolo Pasolini e la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.
    Questo è Cefis è una biografia non autorizzata del manager che fu alla guida dell’Eni prima e di Montedison poi negli anni ’60 e ‘70.
    Viene descritto come un vorace uomo di potere, che ha tramato nell’ombra per ottenere la presidenza del cane a sei zampe e per neutralizzare la politica indipendentista di Mattei rispetto alle multinazionali anglo-americane del petrolio. Con tutti i mezzi. Nel 1962 Enrico Mattei infatti muore tragicamente precipitando col suo aereo nelle campagne pavesi. A scrivere il libro è Giorgio Steimetz, pseudonimo sotto cui si cela molto probabilmente Corrado Ragozzino, allora padre-padrone dell’agenzia Milano informazioni. Finanziatore dell’agenzia (e del libro) è invece Graziano Verzotto, maggiorente di Mattei in Sicilia e nemico giurato di Cefis. Sta di fatto che dopo l’uscita il libro praticamente sparisce.
    Non si trova neanche nelle biblioteche di Roma e di Firenze, che per legge dovrebbero avere una copia di ogni testo edito in Italia. Un vero e proprio mistero. Almeno fino a quando Vincenzo Calia, il procuratore di Pavia che per nove anni ha condotto un’inchiesta successiva a quella ufficiale sulla morte di Mattei, non trova su una bancarella della sua città una copia del libro.
    Calia lo legge e si accorge che Questo è Cefis è il naturale brodo di coltura da cui è nato Petrolio. Messi assieme, i due volumi danno uno spaccato dell’Italia d’allora, in cui il potere economico si scioglie in un abbraccio vizioso con quello politico, entrambi immersi in una realtà inquinata dai servizi segreti, italiani e stranieri. Dando vita a dei mostri come la strategia della tensione e gli assassini di imprenditori, intellettuali e giornalisti. Per Calia infatti sia Pasolini che il cronista siciliano De Mauro (che prima di scomparire nel nulla stava indagando per il regista Franco Rosi sull’ultimo viaggio in Sicilia di Mattei) avevano scoperto le incongruenze di quello che fu catalogato come incidente aereo. E per questo eliminati.
    Ma tutto questo è più o meno noto. Lo scoop di Dell’Utri, vero o presunto che sia, rischia di non aggiungere altro a ciò che si sa. E che già oggi è a portata di mouse di chi vuole sapere.

    Gianni Del Vecchio (Europa, 4 marzo 2010)

  12. GGiovannetti Says:

    Così Dell'Utri “riscrive” Pasolini

     «L’ho letto – ha dichiarato – ma non posso dire nulla. Credo sia stato rubato dallo studio di Pasolini. È inquietante per l’Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese».
    35 anni fa, il 2 novembre del 1975, Pier Paolo Pasolini veniva assassinato a Ostia. Prima della morte lavorava proprio a «Petrolio», un romanzo-inchiesta e insieme profezia concreta di nuove stragi. Di questo scartafaccio conosceva l’esistenza Paolo Volponi – ha scritto Massimo Raffaeli. Lì era raccontata la stagione primigenia dalla quale era nato in Italia quel misto di partecipazione al potere, trasformismo, cinismo e trame criminali di stato.
    «È incredibile. Quel capitolo “Lampi sull’Eni” del romanzo ‘Petrolio’, ritenuto dal giudice Calia, un documento storico sulle stragi d’Italia è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un ‘corpo di reatò’. Pasolini potrebbe averci lasciato la vita per questo. Dell’Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini», accusa il poeta Gianni D’Elia, collaboratore del «manifesto» per molti anni, che per primo ha insistito sull’esistenza del capitolo scomparso nel saggio «Il Petrolio delle stragi» (Effigie 2006).
    Appare chiaro che quel furto non è un fatto letterario ma riguarda le responsabilità del potere e che il capitolo diventa ora un’arma di ricatto. E Dell’Utri ci mette la firma. Ricordate quel che Pasolini scriveva solo un anno prima d’essere ucciso: «Io so, io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere)…».

    Tommaso Di Francesco (Il Manifesto, 3 marzo 2010)

  13. utente anonimo Says:

    E il Corriere da' prova di gran giornalismo, come sempre, pubblicando un refuso che come minimo confonde il lettore, proprio nel punto-chiave di quel "Io so" di PPP:

    Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l’intera classe politica italiana.
    Nell’articolo originale – pubblicato proprio dallo smemorato Corriere – c’era un importantissimo non in piu’, e la frase diventava
    Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso non pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l’intera classe politica italiana.
    Refusi ed errori di battitura capitano, ma ignorare le segnalazioni dei lettori – vedi – dimostra come il giornalismo italiano sia poco interessato a questi “dettagli”.

    Saluti

  14. GGiovannetti Says:

    Pasolini e «Petrolio»: Guido, cugino di Pier Paolo, conferma l’episodio

    Dunque, ricapitoliamo. L’«Appunto 21» di Petrolio, che si intitola «Lampi sull’Eni», fu scritto certamente da Pasolini, ma nel manoscritto del romanzo non c’è: ne è rimasto solo il titolo. Fu scritto certamente, perché qualche pagina dopo l’autore vi fa cenno, rimandando il lettore a quel paragrafo come a un testo compiuto. Il secondo volume Mondadori (Meridiani) dei Romanzi e racconti, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, contiene Petrolio, il libro incompiuto a cui Pasolini stava lavorando da tre anni quando, il 2 novembre 1975, venne ucciso a Ostia nelle circostanze oscure di cui sappiamo. Nella Nota al testo riguardante il romanzo, Silvia De Laude chiarisce la genesi e lo stato dei lavori e nelle Postille che ne seguono commenta, da brava filologa, passo per passo, la situazione testuale, le varianti, le cassature e le inserzioni. Ma in coincidenza di quella pagina bianca e del successivo riferimento nell’«Appunto 22», non c’è nessuna annotazione che illustri le ragioni del vuoto e il cenno alla parte mancante. Quella lacuna rimane oscura persino nell’edizione più affidabile di Petrolio. È come se si volesse sorvolare su quella incongruenza. In realtà, la cugina ed erede di Pasolini, Graziella Chiarcossi (filologa a sua volta), nega un’evidenza: e cioè che quelle pagine siano esistite. In un’intervista a Paolo Mauri («la Repubblica» 31 dicembre 2005), afferma: «Sarebbe meglio dire che di quel capitolo è rimasto solo il titolo, come per tanti altri rimasti in bianco», fingendo di ignorare che poche pagine dopo l’autore vi accenna come a un paragrafo compiuto. Nella stessa intervista la Chiarcossi nega anche che dopo la morte di Pier Paolo si sia mai verificato un furto di carte nella casa dell’Eur in cui viveva con suo cugino. E ricorda invece un’effrazione precedente. Ma qui entra in conflitto con il ricordo di Guido Mazzon, cugino anche lui di Pasolini, per via materna (sua nonna era sorella della mamma di Pier Paolo). Il quale Mazzon aveva già dichiarato a Gianni D’Elia, per il suo libro Il Petrolio delle stragi pubblicato nel 2006 da Effigie, di aver ricevuto, giorni dopo la morte del cugino, una telefonata in cui Graziella accennava al fatto che alcuni ladri erano entrati in casa portandosi via dei gioielli e delle carte del poeta. Ora viene annunciato che le carte scomparse saranno esposte alla Mostra del Libro Antico di Milano (dal 12 marzo) e Mazzon conferma tutto con un certo imbarazzo: «Nel ’75, dopo la tragedia di Pier Paolo, Graziella chiamò mia madre per dirle di quel furto. Quando mia madre me lo riferì, pensai: "Accidenti, con quel che è capitato ci mancava pure questa". E pensai anche: "Strano però, che senso ha andare a trafugare le carte di un poeta?". Il mio stato d’animo sul momento fu proprio quello. Avevo 29 anni e ricordo bene la sensazione che ebbi. Poi il particolare del furto mi tornò alla mente leggendo Petrolio e venendo a sapere della parti scomparse».
    Perché l’imbarazzo? «Perché non riesco a capire come mai mia cugina continui a negare quel fatto. Dopo l’annuncio del ritrovamento, l’ho cercata al telefono, ma senza successo: vorrei chiarire, cercare di ricomporre il ricordo. Mia madre è morta due anni fa e non posso più chiederle conferma, ma quella comunicazione telefonica ci fu e si verificò dopo la morte di Pier Paolo, non potrei dire esattamente quanti giorni dopo». Mazzon si dice idealmente pasoliniano a tutti gli effetti. Nell’Oltrepò, dove abita, conserva ancora un prezioso regalo che suo cugino gli fece tanto tempo fa: «Ero a Casarsa l’estate del 1957, avevo undici anni. Pier Paolo, arrivato da Roma in una delle sue fugaci comparse per salutare la madre, mi vede scendere le scale di casa con una vecchia tromba a cilindri in mano. "Come puoi suonare con uno strumento così antiquato?" ("orrendo", stava pensando con un suo aggettivo), mi chiede. Poi con aria leggermente imbarazzata stacca un assegno e mi dice: "Tieni, comprati una tromba nuova, argentata!" ("stupenda", pensava)». È un brano del suo libro, La tromba a cilindri, pubblicato nel 2008 da Ibis. «Pier Paolo mi ha insegnato l’amore per la letteratura e la poesia, che per me è diventata musica». Trombettista e compositore jazz, Guido Mazzon ha messo su qualche anno fa uno spettacolo intitolato «L’eredità ideale». Era un omaggio a Pasolini. Un omaggio, esattamente come il desiderio di ricostruire tutta la verità su Pier Paolo, ribadendo quel lucido ricordo che altri familiari hanno curiosamente rimosso. Perché quel particolare, come si sa, potrebbe aprire nuovi scenari.

    Paolo Di Stefano, "Corrieredella Sera", 4 marzo 2010

  15. GGiovannetti Says:

    Pasolini e Mattei. Un doppio Giallo

    Il capitolo ritrovato di «Petrolio» chiama in causa Cefis per la morte del presidente Eni …Petrolio è una sorta di Satyricon moderno, una narrazione a chiave, in cui l’allegoria erotica si mescola con i riferimenti alla storia e all’attualità politico-economica. …

    Se le pagine che verranno esposte da venerdì alla Mostra del Libro Antico di Milano contengono davvero il capitolo mancante di Petrolio, la scoperta è notevole. Il romanzo a cui Pier Paolo Pasolini stava lavorando da oltre tre anni nel novembre 1975, quando venne assassinato all’Idroscalo di Ostia, come si sa, è protagonista di un «giallo» giudiziario portato alla luce nel 2003 dal giudice Vincenzo Calia. E poi ripreso dal poeta Gianni D’Elia nel volume L’eresia di Pasolini (Effigie) e da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza in Profondo nero (chiarelettere). Calia inserì parti del romanzo incompiuto pasoliniano, pubblicato postumo da Einaudi nel 1992, nella richiesta d’archiviazione del caso Mattei. In una nota il magistrato faceva presente che in quel libro anche Pasolini avanzava sospetti sull’incidente aereo di cui fu vittima Mattei nel ’62, alludendo a responsabilità di Eugenio Cefis, che avrebbe assunto la guida dell’ente petrolifero italiano. Tutte circostanze che secondo molti riconducono l’uccisione di Pasolini, nella scia di Mattei, a questioni tutt’altro che sessuali, legate a una stessa matrice.
    Petrolio è una sorta di Satyricon moderno, una narrazione a chiave, in cui l’allegoria erotica si mescola con i riferimenti alla storia e all’attualità politico-economica. Protagonista un ingegnere cattolico comunista, Carlo, che lavora all’Eni. Ma vi compaiono anche un personaggio chiamato Troya, dietro cui si maschera lo stesso Cefis, e Bonocore, che sarebbe Mattei. In un appunto del romanzo il narratore è molto esplicito: «Troya (!) sta per essere fatto presidente dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore».
    Sappiamo che per scrivere il suo magmatico romanzo («il preambolo di un testamento», «la mia ultima risposta al mondo» lo definisce l’autore in una lettera a Moravia), Pasolini si avvalse di fonti «scottanti» di prima mano raccolte probabilmente grazie a misteriose «entrature» nel mondo dell’economia e oggi conservate tra le sue carte al Gabinetto Vieusseux: si tratta di discorsi di Cefis (divenuto nel ’71 presidente della Montedison) pronunciati in varie occasioni, ciclostilati di sue conferenze, persino dell’originale di una relazione annotata a margine dallo stesso Cefis e mai esposta in pubblico: in uno degli appunti progettuali del romanzo Pasolini esprime l’intenzione di inserire il testo integrale di quei discorsi, facendone la «cerniera» tra la prima e una seconda parte. Ma alla base del libro è ben riconoscibile una fonte oggi pressoché introvabile: si tratta del libro firmato con lo pseudonimo Giorgio Steimetz, intitolato Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente e pubblicato dall’Ami (Agenzia Milano Informazioni) nell’aprile 1972. Il pamphlet racconta la vita di Cefis, compresi alcuni risvolti oscuri dell’esperienza resistenziale in Val d’Ossola, fino alla rottura con Mattei nel ’62 e al passaggio in Montedison.
    Sulla vera identità di Steimetz sono state fatte varie ipotesi: i più sostengono che si tratta del giornalista Corrado Ragozzino dell’Ami, altri alludono al senatore democristiano Graziano Verzotto, capo delle pubbliche relazioni Eni in Sicilia, segretario regionale della corrente rumoriana, nonché amico personale di Mattei e finanziatore dell’Ami. Fatto sta che Questo è Cefis scomparve subito dalla circolazione e ancora oggi non risulta reperibile nelle biblioteche, dando ragione implicitamente a quanto scrive lo stesso Steimetz: «Ridurre al silenzio, e con argomenti persuasivi, è uno dei tratti d’ingegno più rimarchevoli del presidente dell’Eni». E a ciò che annota Pasolini nel suo libro: «Ogni possibile "fonte" di informazione su di lui, era misteriosamente quanto sistematicamente fatta sparire». Anche le fotocopie di Questo è Cefis si trovano nel fondo Vieusseux: Pasolini riuscì ad averle grazie all’amico psicoanalista Elvio Facchinelli, direttore della rivista «L’erba voglio», che all’epoca promosse una campagna anti-Cefis.
    Dopo la morte dello scrittore si scoprì che un capitolo del romanzo era sparito: un’effrazione di ladri non identificati o l’asportazione di quelle carte da parte delle forze dell’ordine durante la perquisizione seguita all’omicidio dell’Idroscalo? Non è facile dirlo. Petrolio è un romanzo a frammenti che secondo i progetti dell’autore avrebbe dovuto raggiungere le duemila pagine. All’inizio del ’75, Pasolini accenna a una stesura arrivata a 600 pagine, mentre quelle pervenute sono 522, di cui 492 dattiloscritte. Ma qualche mese prima (16 ottobre ’74), facendo il punto sullo stato dei lavori, ci informa che ha già scritto un capitolo «Appunto 21», intitolato Lampi sull’Eni. Successivamente, nell’«Appunto 22», allude al precedente capitolo come già compiuto («Per quanto riguarda le imprese antifasciste, ineccepibili e rispettabili, malgrado il misto, della formazione partigiana guidata da Bonocore, ne ho già fatto cenno nel paragrafo intitolato Lampi sull’Eni »). Di quel capitolo, però, non è rimasta traccia, se non il titolo, che nell’edizione ’92 sovrasta una pagina bianca. Guido Mazzon, cugino di Pasolini, raccontò di aver saputo da Graziella Chiarcossi (cugina a sua volta dello scrittore), nei giorni dell’omicidio, che alcuni ladri avevano portato via dei gioielli e delle carte di Pier Paolo. A distanza di trent’anni, Chiarcossi nega. Dal titolo si può desumere che quelle carte (78 o di più?) contengano il grosso delle vicende legate all’economia petrolifera italiana. Ora, se la Mostra di Milano ci restituirà davvero le pagine miracolosamente ricomparse, potremo valutare la vera sostanza del «giallo». Ma sarà interessante sapere anche come sono venute alla luce. A questo proposito già si sono aperte le polemiche sul misterioso ritrovamento.

    Paolo Di Stefano, "Corriere della Sera", 3 marzo 2010

    —————-

    Dell’Utri: ecco le pagine inedite
    In mostra dal 12 marzo

    Alla XXI Mostra del Libro Antico di Milano (Palazzo della Permanente, 12-14 marzo), oltre a chicche per amatori vi sarà una rassegna bio-bibliografica dedicata a Pier Paolo Pasolini, con una settantina di foto originali e un inedito. È stato il senatore Marcello Dell’Utri, anima e cuore di tale iniziativa libresca, a dare l’annuncio. Le sue parole: «Un privato, del quale adesso non posso rivelare l’identità, ha messo a disposizione il capitolo inedito di Petrolio. Sono 78 pagine e si intitola "Lampi sull’Eni"». Ha aggiunto: «Esporremo la prima edizione dell’ultima fatica di Pasolini (Einaudi) e accanto ci sarà il fascicolo trafugato che non conobbe l’onore della stampa». Di più: «Dopo una prima lettura posso dire che esso parte dall’introvabile libro, subito e misteriosamente sparito, firmato da Giorgio Steimetz Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente ». L’opera uscì nel 1972 per l’Agenzia Milano Informazioni, finanziata da Graziano Verzotto, uomo di Enrico Mattei e informatore di Mauro De Mauro, il giornalista dell’«Ora» di Palermo ucciso dalla mafia nel 1970.
    Dell’Utri si concede precisazioni in calce al discorso. «Sia chiaro — sottolinea il senatore — che questo documento riguarda un periodo lontano, e quindi parla di un Eni che non c’entra con l’attuale; dico questo perché non si pensi a manovre. Aggiungo che alla Biblioteca di via Senato a Milano, dove è stata appena inaugurata una mostra su Malaparte, ci sono altri inediti e di notevole interesse». Ma intorno a Petrolio c’è quasi una febbre. E Franco Fortini vide «contatti misteriosi» per la sua stesura.

    Armando Torno, "Corriere della Sera", 3 marzo 2010

  16. GGiovannetti Says:

    Ladri di «Petrolio»

    Uno straccio di verità: sono ormai 35 anni che sul delitto di Pasolini in molti la chiediamo,
    da Gianni Borgna a Carlo Lucarelli, a Carla Benedetti a tanti altri. Ora arriva la notizia che qualcuno ha messo le mani sopra un capitolo scomparso di Petrolio, con un lancio d’agenzia in cui il sensazionale e il superficiale ci sgomentano, ad aggiungere nuova nebbia al nebbione corrotto in cui siamo. E lo sgomento cresce di ora in ora, perché quel qualcuno che ha messo le mani su questo del romanzo incompiuto di Pasolini si chiama Marcello Dell’Utri.
    Ossia qualcuno che è quanto più lontano da un antifascista come Pasolini si possa immaginare; e dico antifascista, perché per la denuncia del nuovo fascismo Pasolini è stato assassinato il 2 novembre del 1975, schiacciato come un cane all’Idroscalo di Ostia. Il nuovo fascismo era per Pasolini il nuovo potere economico del consumismo e del trasformismo politico, che dal delitto di Enrico Mattei del 1962 arriva alle stragi del «doppio Stato», passando per la loggia P2 fondata da Eugenio Cefis, e lasciata per paura al duo Gelli-Ortolani, fino a una delle società nascoste della Edilnord Centri Residenziali (già Edilnord s.a.s. di Silvio Berlusconi & c.), con sede a Lugano, dell’avvocato Umberto Previti, padre di Cesare, cui hanno dato il pittoresco nome di Cefinvest Un’eredità non dissimulata? Pasolini stava addosso a questa guerra del potere per il petrolio pubblico e privato, scriveva un romanzo complesso e dirompente, che se fosse uscito in quegli anni, in traduzione mondiale, avrebbe svelato l'economia politica delle stragi, che derivava da quel primo delitto fondativo del marcio italico che è l’attentato contro Mattei.
    Vengono i brividi a sentire che il berlusconismo si è impossessato anche di questo reperto: «un dattiloscritto sui misteri dell’Eni, rubato dallo studio di Pasolini». Si tratta dunque dl un oggetto di reato, per pura ammissione, che dunque non potrebbe essere esposto in nessuna mostra. Dell’Utri dica subito da chi, come e quando l’ha avuto. Perché, quando abbiamo denunciato e raccontato della scomparsa di un capitolo di Petrolio, intitolato «Lampi sull’Eni», nel libello il Petrolio delle stragi (Effigie, 2006) nessuno si è fatto avanti? Perché arriva adesso? Per attaccare chi? Il giudice Vincenzo Calia per primo ha indicato, nella sua inchiesta sul delitto Mattei, le carte di Pasolini, svelando la fonte del romanzo in Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente edito dalla Agenzia Milano informazioni nel 1972, ad opera di tale Giorgio Steimetz, alias Corrado Ragozzino (un altro libro scomparso, fatto sparire in fretta, introvabile persino alla Biblioteca Nazionale di Roma e Firenze, presente in catalogo, ma assente dallo scaffale).
    Ora, questo inedito pasoliniano, così bellamente sbandierato a una mostra del libro antico in programma a Milano dal 12 al 14 marzo, non potrà essere mostrato perché prima che di documento letterario si tratta di reperto di un delitto, oggetto di reato di furto o sottrazione, di cui ignoriamo tutto, ma non il fatto materiale che i manoscritti non hanno gambe, e non si trovano per la strada.
    All’uscita della mia piccola inchiesta sul romanzo postumo come prova del delitto politico di Pasolini, già anticipata per tratti sintetici dal mio precedente e collegato saggio, L’eresia di Pasolini (Effigie, 2005) a parte una coraggiosa incursione di Paolo Di Stefano sul Corriere della Sera («Il Petrolio al veleno di Pasolini. Il caso Mattei, i sospetti su Cefis e la morte violenta del poeta», 7 agosto 2005), si è assistito al dubbioso ripudio di molti, a partire dagli eredi, nei confronti di quel manoscritto e paragrafo scomparso, di cui resta solo il sunto con lo schema del potere italiano di allora in guerra: «Cefis (Fanfani, fisicamente) – Monti (Andreotti, fisicamente)». Così sta scritto, e quello che manca lo ha fatto riapparire il mago dell’Utri. Si tratta di «Lampi sull’Eni»? Si tratta di quel capitolo, che Pasolini chiama paragrafo?
    Ora Dell’Utri accenna a un privato anonimo come elargitore, e conferma: «Sono 78 pagine e si intitola Lampi suil’Eni. Se esiste ora quel capitolo, o paragrafo, se è quello di cui si parla da anni, non può e non potrà essere lasciato nelle mani di chi è già condannato per mafìa, e ha tra i suoi più cari amici e capi i piduisti iscritti a quell’albo nero della Repubblica. Pasolini non merita questo.
    Chiedo alla magistratura (a Roma c’è un fascicolo riaperto sull’omicidio di Pasolini) di farsi consegnare il dattiloscritto per esaminarlo, convocando magari il giudice Calia che ne sa
    l’importanza, perché si configura il reato di cosa rubata e ricettata messa in circolo senza spiegazioni, con l’arroganza di sempre, con cui si tiene il presente e il passato in scacco continuo in questo pericolosissimo paese.
    Penso a tutti gli amici di Pasolini, ai lettori del mondo di questo poeta senza giustizia, alla beffa che in questo momento sentiamo aleggiare anche su questa ferita. Che quel capitolo esistesse, lo sentivamo, col cuore, con gli occhi e con le orecchie; col cuore dei compagni; con gli occhi dei lettori di Petrolio: «Per quanto riguarda le imprese antifasciste… ne ho già fatto cenno nel paragrafo intitolato Lampi sull’Eni, e ad esso rimando chi volesse rinfrescarsi la memoria» (Appunto 22a, p.97); con le orecchie dei testimoni: «Mia cugina Graziella mi telefonò: “Sono venuti i ladri in casa, hanno rubato della roba, gioielli e carte di Pier Paolo”». Era passato forse un mese dal delitto, come ci disse Guido Mazzon, cugino di Pasolini e grande tromba jazz, a Pavia, il 24 ottobre 2005.
    Chiediamo il sequestro cautelativo della memoria di Pasolini, Insieme alla mobilitazione di chi si sente offeso, a partire dai morti a catena: Mattei, il suo pilota, il reporter americano, il giornalista Mauro De Mauro, il giudice Pietro Scaglione, fino a Pasolini, tutti sulle tracce di Cefis e della prima P2.

    Gianni D’Elia “il manifesto”, 4 marzo 2010

  17. GGiovannetti Says:

    Ma Dell'Utri che c'entra?

    Palermo – E adesso? lo scoop letterario di Marcello Dell’Utri può diventare un input giudiziario, provocando la riapertura dell’inchiesta sull’uccisione di Pier Paolo Pasolini, assassinato all’Idroscalo di Ostia la notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975. E’ l’avvocato Stefano Maccioni (che un anno fa, assieme alla criminologa Simona Ruffini, depositò alla Procura di Roma un’istanza per riaprire le indagini sulla morte del poeta) a chiedere oggi ai magistrati il sequestro del misterioso dattiloscritto in possesso del senatore bibliofilo. Secondo Dell’Utri, si tratta di quindici pagine che costituirebbero un sunto di “Lampi sull’Eni'”: il capitolo scomparso del romanzo “Petrolio”, l’ultima opera letteraria di Pasolini, pubblicata postuma da Einaudi nel 1992. E’ il romanzo che per la prima volta denuncia con illuminante chiarezza le origini della strategia della tensione in Italia, culminata nella stagione delle stragi impunite, orchestrata e finanziata – secondo Pasolini – da potentati economici, in un gioco perverso tollerato persino dai più alti rappresentanti delle istituzioni. Un romanzo che Pasolini non riuscì a terminare proprio perché fu assassinato e che potrebbe costituire addirittura la ragione della sua eliminazione. “Riterrei necessario – annuncia Maccioni – che il pm Diana De Martino provvedesse al sequestro del manoscritto, poiché tale documento potrebbe costituire il movente dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini”. Un omicidio, con ogni probabilità, di chiara matrice “politica”. Perché il capitolo misteriosamente scomparso è così importante? “Lampi sull’Eni” potrebbe costituire proprio il cuore di “Petrolio”, spiegando tutti i retroscena della morte del presidente dell’Eni Enrico Mattei, precipitato nelle campagne di Bascapé in seguito a un attentato camuffato da incidente aereo nel 1962. Quell’incidente che Amintore Fanfani definì “il primo gesto terroristico del nostro paese”. Sostiene ora Dell’Utri, l’unico che ha in mano quelle pagine e che le ha lette in attesa, come dice, di ricevere l’intero capitolo di 78 pagine: “Parlano dell’Eni, di loschi intrecci, di particolari sulla morte di Mattei. Contengono feroci accuse a Cefis. E’ più di un giallo, perché si collega ad altri enigmi. La morte di Mauro De Mauro, quella dello stesso Pasolini”. Che significa tutto ciò? Per l’ex pm di Pavia Vincenzo Calia, che negli anni passati ha indagato sulla fine di Mattei, l’attentato di Bascapé sarebbe il frutto di un complotto tutto italiano, orchestrato “con la copertura degli organi di sicurezza dello Stato” e poi occultato in un intreccio di omertà e depistaggi pronti a ricompattarsi ogni volta che, nella storia del paese, qualcuno minaccia di rivelarne il segreto.
    Per questo motivo sarebbe morto, nel 1970, Mauro De Mauro, il giornalista de L’Ora di Palermo, impegnato a scavare sulla morte del presidente dell’Eni mentre scriveva la sceneggiatura del film di Francesco Rosi sul caso Mattei. Per lo stesso motivo, Pasolini, ucciso ufficialmente in un’assurda lite tra “froci”, potrebbe essere rimasto vittima di un agguato studiato a tavolino. In “Petrolio”, infatti, lo scrittore alludeva a pesanti responsabilità di Eugenio Cefis, successore di Mattei alla presidenza dell’Eni e poi presidente di Montedison, nella scomparsa del suo predecessore. Alle stesse conclusioni, a quanto pare, era giunto pure De Mauro, che, per raccogliere notizie sulla fine di Mattei si era rivolto all’avvocato Vito Guarrasi, l’uomo di Cefis in Sicilia. Ma chi era Cefis? Dal dopoguerra in poi è stato il grande vecchio della finanza italiana, protagonista di un sistema che, secondo Massimo Teodori, componente radicale della Commissione sulla Loggia P2, “diviene progressivamente un vero e proprio potentato, che sfruttando le risorse imprenditoriali pubbliche, condiziona pesantemente la stampa, usa illecitamente i servizi segreti dello Stato a scopo di informazione, pratica l’intimidazione e il ricatto, compie manovre finanziarie spregiudicate oltre i limiti della legalità, corrompe politici, stabilisce alleanze con ministri, partiti e correnti”.
    Ma non solo. Secondo una nota del Sismi, “la loggia P2 è stata fondata da Eugenio Cefis, che l’ha gestita fino a quando è rimasto presidente della Montedison”. Nelle pagine di “Petrolio”, proprio Cefis appare come un protagonista. Nel romanzo, infatti, compaiono sia Mattei sia Cefis, rispettivamente con i nomi di fantasia di Bonocore e Troya. E, in un appunto, Pasolini è più che esplicito: “Troya (!) sta per essere fatto presidente dell’Eni, e ciò implica la soppressione del suo predecessore”. Ecco perché, nella sua complessa inchiesta giudiziaria sulla fine di Mattei (conclusa con un’archiviazione), il pm Calia ipotizza un legame tra le morti del presidente dell’Eni, di De Mauro e di Pasolini. Ed ecco perché le quindici pagine affidate a sorpresa a Marcello Dell’Utri possono fare paura a molti. Da dove provengono?
    Il senatore del Pdl, dopo aver svelato che è stato “un privato” a mettere a disposizione il capitolo mancante di “Petrolio”, si è affrettato a precisare: “Sia chiaro che questo documento riguarda un periodo lontano, quindi parla di un Eni che non c’entra con l’attuale. Dico questo perché non si pensi a manovre”.
    Ma Gianni D’Elia, autore de “Il petrolio delle stragi” (Edizioni Effigie), tra i massimi studiosi dell’opera di Pasolini, non ci crede: “Quel capitolo, ritenuto un documento storico sulle stragi in Italia, è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un corpo del reato. Se è vero, Dell’Utri deve dire come ?lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini”. E ancora: “Ho scritto che c’era una continuità tra il potere proto-piduista di Cefis e il potere attuale, ma mai avrei creduto che un’eredità culturale e politica contemplasse anche il ricevere quelle carte”.
    D’Elia ricorda che “una delle tante società offshore della Edilnord era intestata al padre dell’avvocato Previti e si chiamava, con poca fantasia, Cefinvest”. E conclude: “Mi chiedo: chi vogliono colpire? Quali traffici ci sono ora con l’Eni? Questa è una storia che non finisce qui”. Sono molti, infatti, i punti da chiarire sulla improvvisa ricomparsa del capitolo mancante di “Petrolio”: perché spunta proprio adesso? Chi ?lo ha tenuto nascosto fino ad oggi? E perché arriva proprio a Dell’Utri, il cui padre Alfredo, deceduto nel 1971, fu socio di Vito Guarrasi, l’uomo di Cefis in Sicilia (come è scritto nella scheda biografica dell’avvocato palermitano redatta dalla Dia e agli atti del processo De Mauro in corso a Palermo) dal 1948 al 1950 nella società per azioni Ra.Spe.Me. per la vendita di prodotti medicinali?

    Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, "il Fatto Quotidiano", 4 marzo 2010

  18. GGiovannetti Says:

    Dell'Utri, l'Eni e le carte scomparse di Pasolini

    Ma che c'entra Dell’Utri con Pasolini? E chi lo sa? E infatti è misterioso l’annuncio del senatore: ho ritrovato un capitolo di «Petrolio» scomparso. Riguarda l’Eni, la lotta tra Mattei e Cefis.

    Il giallo Il senatore annuncia di aver trovato le pagine mancanti di «Petrolio» su Mattei e Cefis
    Le domande Da chi le ha avute, dove le ha trovate, perché non le consegna a chi indaga?

    La notizia più sorprendente è il nome dell'autore della scoperta: Marcello Dell'Utri. E infatti: che c'entra il senatore del Pdl condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, braccio destro di Silvio Berlusconi e fondatore di Forza Italia, con Pier Paolo Pasolini? E soprattutto: che c'entra con il giallo di un capitolo scomparso di Petrolio che potrebbe riaprire alcuni dei casi più controversi e misteriosi della storia d'Italia? Per il momento sono domande che restano senza risposta perché Dell'Utri preferisce il silenzio e si limita a lanciare alcune allusioni per mantenere alto l'interesse su una Mostra del libro antico che si aprirà nei prossimi giorni a Milano e di cui il senatore è ovviamente parte importante.
    Il fatto è questo: ieri Dell'Utri ha annunciato di aver ritrovato un capitolo scomparso del manoscritto delromanzopostumo di Pasolini Petrolio. Aggiunge, sibillino, il senatore: «L'ho letto ma non posso dire nulla, è uno scritto inquietante per l'Eni, parla di temi e problemi dell' Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese». Hai detto poco.
    Il messaggio oscuro di Dell’Utri è quel che inquieta di più. Il poeta Gianni D'Elia, che a Pasolini e alle sue riflessioni sull'intreccio tra stragi e P2 ha dedicato il bel libro Il petrolio delle stragi, stenta quasi a credere a questo annuncio clamoroso. «Ma sì, quando me l'hanno detto non ci ho creduto – dice – È talmente enorme la notizia. Ora però Dell'Utri deve dire dove ha preso e come ha avuto quel manoscritto che è un oggetto di reato, è una refurtiva. Questa è una storia davvero inquietante ». D'Elia è stato il primo a sostenere che nel romanzo postumo mancava una parte. Con la cura di un vero cronista ha ricostruito tutta la storia e i suoi misteri. Pasolini, comesi sa, viene ucciso nella notte tra l'1 e il 2 novembre del 1975 e quel delitto dopo trentacinque anni presenta ancora molti lati oscuri. Pino Pelosi, indicato come l'assassino, cinque anni fa ha rivelato che quella notte sul luogo del delitto c'erano altre tre persone che avrebbero ucciso il poeta-regista al grido di «fetuso » e «sporco comunista». In quel periodo Pasolini stava lavorando a ungrande romanzo sul potere italiano, le carte erano custodite nella sua casa di Roma. Un mese dopo il delitto alcune di quelle carte vengono rubate.«Ho avuto la conferma di quel furto dal cugino di Pasolini – racconta D'Elia – Ci fu un’incursione in casa del poeta, portarono via gioielli e documenti». D'Elia allora decide di insistere su quel capitolo scomparso, ma nessuno gli crede, anzi viene attaccato da più parti per questa tesi che riceve però un'altra conferma: nel romanzo Petrolio (uscito postumo nel 1992, dopo diciassette anni dalla morte) c'è un passaggio (a pagina 97, appunto 22a) in cui si Pasolini rimanda il lettore al «paragrafo intitolato "Lampi sull'Eni"». Oggi D'Elia si chiede se il manoscritto finito nelle mani di Dell'Utri sia proprio quello o un altro. Si attende risposta.
    QUELL’APPUNTO DEL SISMI – Quelle carte potrebbero svelare alcuni misteri della storia d'Italia. Perché in quel capitolo scomparso («inquietante», come dice Dell'Utri) ci sarebbero elementi nuovi sullo scontro tra Eugenio Cefis (che nel romanzo ha il nome di Troya) e Enrico Mattei (chiamato Bonocore), su quella che D'Elia definisce la «lotta tra capitalismo di stato e capitalismoprivato del petrolio». Cefis, prima capo della Montedison e poi vice di Mattei, fu allontanato dall'Eni proprio per divergenze strategiche. Alla linea di politica energetica autonomaseguitada Mattei, Cefis contrapponeva un rapporto privilegiato con gli americani. Un personaggio oscuro insomma che compare anche in un appunto del Sismi del Il corsaro Pasolini nel 1975. La foto è tratta dal film «Pasolini prossimo nostro» 1983 nel quale si dice che la «loggia P2 è stata fondata da Cefis», che poi l'ha passata al «duo Ortolani-Gelli». Come si sa la storia ebbe risvolti assai inquietanti. Infatti dopo la morte di Enrico Mattei (il suo aereo esplose in volo il 27 settembre del 1962 per un attentato) Eugenio Cefis torna all'Eni come presidente e riconduce l'ente a miti consigli, direttamente nell'orbita atlantica.
    Che cosa accadde in quegli anni attorno all'Eni? Che cosa sapeva Pasolini? E che cosa sapeva Mauro De Mauro, un bravissimo giornalista dell'Ora di Palermo che fu rapito e ucciso dalla mafia nel 1970 mentre si occupava proprio del «caso Mattei»? Sono misteri, grandi misteri italiani. «È materia sulla quale non si scherza – dice il deputato pd Roberto Zaccaria – Quel manoscritto è stato ritenuto significativo da studiosi e magistrati ». A meno che non si tratti di un’altra bufala come quella dei diari segreti di Mussolini, poi considerati non autentici dagli storici, quel documento non può restare, nemmeno un minuto di più, nelle mani di Dell'Utri. Non è affatto un aquestione di bibliofilia. Il senatore lo consegni a chi ancora sta indagando su quelle storie tremende e dica la verità, tutta la verità.

    Pietro Spataro, "l'Unità, 3 marzo 2010

  19. GGiovannetti Says:

    Petrolio, ritrovato capitolo scomparso: la parte mancante dell'ultimo Pasolini

    Dell'Utri annuncia a Milano una clamorosa scoperta: l'inedito ("rubato") sugli anni di Mattei e di Cefis. Centoventi pagine roventi sui segreti dell'Eni

    Petrolio, un liquido torbido. La metafora obbligatoria per tutto ciò che è nero e appiccicoso, ma al contempo imprescindibile. Forse anche per questo Pasolini scelse questo titolo, Petrolio, per il grande romanzo a cui stava lavorando quando venne ucciso, il 2 novembre 1975. Un libro di cui Pasolini diceva: «Mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di "summa" di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie». Un libro scomodo che andava a toccare la storia dell'industria italiana, e quindi del potere, a partire dal protagonista, un ingegnere che lavora all'Eni, dotato di una doppia vita, forse non solo sessuale. Ora attorno a questo fondamentale incompiuto della letteratura italiana (Pasolini completò 522 pagine in formato di appunti ma ne aveva in mente quasi duemila) si apre un nuovo misterioso capitolo.
    l'altro ieri Marcello Dell'Utri ha annunciato, presentando la XXI mostra del libro antico di Milano, la scoperta di un dattiloscritto di Pier Paolo Pasolini che conterrebbe «Lampi dall'Eni, uno dei capitoli mancanti di Petrolio». E il testo sarebbe, sempre secondo Dell'Utri, «inquietante per l'Eni, parla di temi e problemi dell'Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese». Una scoperta clamorosa sia dal punto di vista letterario sia per le possibili implicazioni politiche. Anche perché non è chiaro come questa parte del libro sia stata separata dal resto del dattiloscritto conservato, come le altre carte dello scrittore friulano, presso l'Archivio contemporaneo del Gabinetto Vieusseux a Firenze. E anche dal Gabinetto non riescono a spiegarsi da dove possa venire il misterioso dattiloscritto. Ci dice Enrico Ghidetti uno dei consiglieri: «Noi abbiamo sempre pensato che la versione di Petrolio del nostro archivio contenesse tutte le pagine esistenti. Ce le ha consegnate l'erede Graziella Chiarcossi. Ma in effetti con Pasolini è difficile avere certezze, i materiali sono molto frammentati tra privati ed enti vari…». Gli fa eco il direttore Gloria Manghetti che si è occupata personalmente del fondo: «Se dei materiali hanno preso un'altra strada deve essere successo prima della morte di Pasolini. Graziella Chiarcossi, cugina ed erede, ha poi preso tutti i materiali che si trovavano nello studio mandandoli da noi. Dopo non credo si sia potuto verificare alcuno "scippo", anche se Petrolio è arrivato da noi solo dopo l'edizione del testo…». Tant'è che Graziella Chiarcossi si è chiusa in un ostinato silenzio che sa di scetticismo. Del resto ogni volta che si è parlato di capitoli mancanti (accadde nel 2005) ha sempre negato questa possibilità.
    Quanto a Dell'Utri, ritiene possibile che l'incartamento «sia stato rubato dallo studio di Pasolini». Il senatore però sino alla presentazione del testo, che sarà esposto il 12 marzo con le fotografie che compongono la mostra «Immagini corsare: ritratti e libri di Pier Paolo Pasolini», si rifiuta di dire di più. Qualcosa però si è lasciato sfuggire con il Giornale Alessandro Noceti che è il curatore dell'iniziativa. «Si tratta di un testo di centoventi pagine inedite ritrovato pochi giorni fa. Le pagine erano all'interno di una cassa. La cassa apparteneva ad un Istituto che ne è anche proprietario». Quanto all'autenticità del testo: «C'è già un parere positivo». E questo è un nuovo giallo nel giallo, o almeno un'incongruenza, perché per Dell'Utri il testo all'origine «sarebbe stato rubato dalla studio di Pasolini».
    E in attesa che le pagine siano visionabili da altri abbiamo chiesto lumi ad alcuni dei maggiori esperti di Pier Paolo Pasolini per capire se davvero un pezzo di Petrolio possa essere sparito per così tanto tempo e perché.
    Walter Siti, che delle opere di Pasolini è stato uno dei principali curatori è possibilista. «Io, come i precedenti curatori, mi sono basato sul dattiloscritto del Vieusseux. Al libro manca un sacco di capitoli di cui esiste solo il titolo. Il testo è incompleto e frammentario. Nessuno si sarebbe accorto della mancanza se una parte avesse preso il volo… Quanto a capire se il testo è originale questo è molto facile. Un testo di Pasolini è chiaramente riconoscibile e difficilmente imitabile. Non credo avrei problemi a rendermi conto se è autentico».
    E sull'interesse di Pasolini per la grande azienda di Stato, le vicende di Cefis e la morte di Mattei, Siti non ha dubbi: «Pasolini aveva raccolto moltissimi materiali sull'Eni, si era anche interessato ad un pamphlet dell'epoca che aveva posizioni molto forti sulla questione e il pamphlet si trova ancora negli archivi del Vieusseux». Il librino in questione si intitola Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente e chi conosce meglio la vicenda di questo strano testo e di come sia comparso tra i materiali di lavoro di Pasolini è il fotografo-editore Giovanni Giovannetti. «La storia di questo libro è molto strana. Comparve nel 1972 a firma di Giorgio Steimetz che altro non era che Corrado Ragozzino titolare dell'Agenzia Milano informazioni. Un uomo di Graziano Verzotto che era uomo di Mattei. Il libro raccontava molte cose su Cefis e conteneva materiale scottante. Venne rapidamente fatto sparire dal mercato e anche dalle biblioteche centrali di Roma e Firenze. Ma alcune copie continuarono a circolare. A Pasolini lo fece avere in fotocopie Elvio Facchinelli. E a Pasolini quel testo corsaro probabilmente serviva proprio per costruire Lampi sull'Eni». Quanto alla questione della ricomparsa del dattiloscritto anche Giovannetti è possibilista. «Già nel 2005-2006 con Gianni D'Elia la mia casa editrice Effigie si è occupata della questione Eni-Petrolio con il libro Il Petrolio delle stragi e il saggio mostrava vari indizi dell'esistenza di Lampi sull'Eni e che Pasolini aveva un fortissimo interesse per i rapporti tra Cefis e Mattei».
    E proprio su questo terreno Gianni D'Elia prende una bella rincorsa complottista: «Quel capitolo del romanzo ritenuto dal giudice Calia un documento storico sulle stragi d'Italia è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un "corpo di reato". Se è vero, Dell'Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato… chi vogliono colpire? Quali traffici ci sono ora con l'Eni?». Ma se invece il documento stava nella cassa dimenticata di un ente su queste idee bisognerà tirare il freno a mano. Lo sapremo solo tra qualche giorno.

    di Matteo Sacchi, "Il Giornale", 3 marzo 2010

  20. GGiovannetti Says:

    Petrolio, i parenti di Pasolini "litigano"

    Un cugino ricorda una telefonata che annunciava il furto di carte e oggetti di valore. Ma c’è chi nega che sia mai avvenuto

    Il caso del misterioso capitolo di Petrolio, l’ultimo romanzo di Pier Paolo Pasolini, «ricomparso» in occasione della XXI mostra del libro antico di Milano (che aprirà il 12 marzo) diventa sempre più intricato. Sarebbero 120 pagine intitolate Lampi sull’Eni e largamente ispirate a un libretto corsaro comparso nel ’72. Si intitolava Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente, un pamphlet così velenoso che vennero fatte sparire persino le copie consegnate alle biblioteche centrali. Ma veniamo al capitolo pasoliniano che conterrebbe importanti rivelazioni sull’Eni, su Cefis e su Mattei. Il primo giallo riguarda il come e il perché è stato sottratto al corpo di appunti che componevano Petrolio. Secondo il senatore Dell’Utri che ha annunciato l’altroieri l’importante scoperta, «il testo è stato probabilmente rubato dallo studio di Pasolini».
    E già su questa tesi le opinioni degli stessi parenti di Pasolini divergono totalmente. Graziella Chiarcossi, cugina dello scrittore – ne ha ereditato le carte donandole poi al Gabinetto Vieusseux – si è chiusa in un pervicace silenzio, ma informalmente fa sapere che secondo lei nessun documento è mai stato sottratto e quindi Lampi sull’Eni non è mai stato scritto. Ben diversa l’opinione dell’altro cugino di Pasolini, il musicista e scrittore Guido Mazzon: «Io ricordo bene che dopo la morte di Pasolini mia madre ricevette una telefonata proprio da Graziella Chiarcossi che le comunicava che c’era stato un furto. Avevano portato via delle carte e dei gioielli. Mia madre era molto turbata. All’epoca non pensammo affatto a Petrolio. Ma col senno di poi e con queste rivelazioni, tutto potrebbe assumere un senso». Resterebbe solo da capire perché Graziella Chiarcossi quella telefonata non se la ricordi. Guido Mazzon non ne ha idea: «L’ho cercata al telefono ma non la trovo».
    Anche un altro studioso di Pasolini, il poeta Gianni D’Elia, che alla questione ha dedicato ben due libri – L’eresia di Pasolini e Il Petrolio delle stragi, editi da Effigie -, sul fatto che «Lampi sull’Eni» sia davvero scomparso non sembra avere dubbi: «Nelle carte di Pasolini c’è un appunto, il 22a: “Ne ho già fatto cenno nel paragrafo intitolato Lampi sull’Eni e ad esso rimando chi volesse rinfrescarsi la memoria”. Serve un critico di vaglia per capire che il capitolo esisteva? E non credo contenesse solo spunti dal libro su Cefis. Pasolini doveva avere una gola profonda all’interno dell’Eni. E questo ci riporta direttamente al caso Mattei…». Ed è per questo che Gianni D’Elia si preoccupa dell’altra questione insoluta: l’autenticità e il versante giudiziario. «Ma queste carte a Dell’Utri chi le ha date? Sono vere? Sono tutte? Non è meglio che vadano a un giudice? Se Dell’Utri ha ragione sono oggetto di reato».
    Ma il senatore Dell’Utri per ora quel dattiloscritto non lo ha visto da vicino: «Il possessore delle carte non sono io e sino ad ora non ho potuto consultarle personalmente… Però esistono e ho il parere di alcuni esperti. Io voglio fare in modo che vengano rese visibili con l’apertura della Mostra. Il mio è un interesse letterario, i risvolti giudiziari sono una questione che non mi interessa. Quanto alla supposizione sul furto, l’ho formulata a partire dal parere di persone competenti. Io personalmente non ho informazioni a riguardo, ma da quello che mi hanno raccontato ho capito che il giallo c’è».

    Matteo Sacchi, “il Giornale”, 4 marzo 2010

  21. Francesco Spinelli Says:

    La polizia, spiega la grande scrittrice, «prese a perseguitarmi. Mi mandava, soprattutto all’ufficio dell’Europeo di via Boncompagni, vicino a via Veneto, degli strani individui che, si capiva, avevano il compito di trarmi in inganno, di tendermi trappole per farmi dire che avevo mentito e scritto cose non vere». Niente a paragone della magistratura: «Se lei mi chiede qual è l’immagine che io ho del magistrato, non è quella del signore con la barba bianca, gli occhiali e la toga nera dignitosamente assiso in tribunale. E’ quella del magistrato che per primo mi interrogò dopo gli articoli dell’Europeo, che mi convocò in procura e io andai da bravo cittadino – ho l’ingenuità dei bravi cittadini – non pensai di portarmi l’avvocato, andai, dissi, sentiamo, forse è interessato a quello che noi dell’Europeo abbiamo scritto. E trovai questo barbuto, maleducatissimo, che si dava un mucchio di arie, seduto dietro la scrivania squallida di una stanzuccia squallida, che mi trattava come una delinquente, sgarbato, aggressivo». Voleva sapere i nomi dei testimoni ai quali Oriana Fallaci si riferiva nei reportage. Lei si appellò al segreto professionale, allo statuto dei giornalisti, alla norma deontologica che impone di tutelare le fonti, specialmente se rivelarne l’identità può metterle in pericolo. Era certamente quello il caso, e la Fallaci lo ripeté al processo, sia in primo che in secondo grado. Ma non le evitò la condanna e nemmeno le procurò la solidarietà, dovuta e sacrosanta, dell’Associazione della stampa. Non si tratta soltanto dell’ingiustizia: «Io so cosa significa essere condannati ingiustamente: è una delle cose più ributtanti che esistano». Si tratta anche di una questione di dignità. La tracotanza del pubblico ministero, l’aria di sufficienza di giudici maldisposti, l’alterigia e la villania degli avvocati a lei contrari. Le provò su di sé e «dopo quella duplice esperienza, davanti all’ingiustizia della giustizia non mi sono più stupita: il mio battesimo l’ho fatto in seguito alla morte di Pasolini». Paradossalmente, ciò che più le è rimasto nella memoria di quelle udienze è l’immagine catastrofica e offensiva di un cancelliere donna: «Una ragazzaccia volgarissima, con questi capelloni tutti scarmigliati e con una maglietta, invece della toga – come io credevo che dovesse avere un cancelliere – una maglietta senza maniche, una t-shirt, con un grande topolino disegnato sul davanti. Vedere questo topolino seduto su uno scranno, a giudicare un cittadino trattato come fosse alla gogna, lo trovai mostruoso. Mi inorridì».
    Questa sciatteria insieme con le prevaricazioni e i vilipendi subiti la spingono oggi a riparlare di Pasolini: «Questa faccenda mi interessa soltanto nella misura in cui ha aperto la strada della mia disistima per il giornalismo, la polizia, la legge. Soprattutto della legge, soprattutto dei magistrati, del sistema giudiziario e di chi lo amministra». La pena è stata amnistiata ma ad Oriana Fallaci importa poco. Ritiene che lo Stato le dovrebbe delle scuse, la rifusione dei danni morali e materiali. E in fondo le interessa relativamente riporsi la solita domanda: perché? Perché ci fu tanto accanimento contro di lei, e soltanto contro di lei, non contro altri dell’Europeo? E perché non si spesero altrettante energie per dimostrare che Pelosi non era un assassino solitario? Se l’è chiesto per un po’. Poi «mi sono guardata bene dal continuare a rimuginare sulle loro miserie morali e mentali. Ma è una domanda che io ora pongo a voi: perché gli dava tanto fastidio che l’Europeo avesse detto questa verità? Perché l’hanno rifiutata? Perché per rifiutarla se la sono presa con la Fallaci e basta? Sono domande senza risposta, per me sono come il dogma della verginità della Madonna». Ci si potrebbe rituffare nelle teorie dei complotti, nei grovigli politici, e in fondo questo era il sospetto di Tommaso Giglio, direttore dell’Europeo in quegli anni. Si potrebbe ragionare sul fatto che anche adesso sono in pochi a trovare la voce, e comunque è una voce flebile, per dire che pure quella volta la ragione era di Oriana Fallaci. Si potrebbero sostenere tante tesi, ma senza troppi appigli. Forse è sensato e sufficiente tornare all’inizio di questo articolo, ripetere che nel 1975 Oriana Fallaci era già Oriana Fallaci. Già quella del Vietnam, quella delle interviste ai potenti messi spalle al muro. La Oriana Fallaci detestata perché scriveva quello che nessuno sopportava leggere: in che direzione stava girando il mondo. O, per dirlo con parole sue: «Già a quel tempo e da parecchio tempo ormai ero il bambino di quella fiaba di Grimm, il bambino che dice: “Il re è nudo”».

    * * *

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: