La quinta porta su Petrolio

by
di Carla Benedetti

Pubblico qui Quattro porte su 'Petrolio di Pasolini', un mio saggio uscito nel 2003 in Progetto Petrolio (Cronopio). Quattro porte, cioè quattro possibili ingressi al romanzo e alla sua complessa costruzione.
La prima, intitolata "potere", parla di Lampi sull'Eni (cioè di quella parte "mancante" che Marcello Dell'Utri oggi dichiara di possedere), di come essa doveva legarsi al resto del romanzo secondo il progetto di Pasolini, di una paginetta "superstite" forse sfuggita a chi sottrasse quegli appunti, e di come essa nel 2001 abbia attirato l'attenzione del magistrato Vincenzo Calia, che stava indagando sulla morte di Mattei.
Il senatore Dell'Utri, del Pdl, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, non dice da chi ha avuto quelle pagine, ma annuncia che verranno esposte il 12 marzo alla Mostra del Libro antico di Milano. Nel caso che la sua dichiarazione corrisponda a verità, non ci troveremo di fronte a un semplice scoop librario o filologico, ma – non dimentichiamolo – a un vero e proprio corpo di reato, quelle pagine essendo state trafugate o da ladri penetrati nella casa di Pasolini subito dopo la sua morte, oppure sottratte in altro modo da chi poteva avere accesso alle sue carte. E tante domande allora si riaprono.
Chi si impossessò di quelle carte doveva essere a conoscenza del loro contenuto. Sapeva che vi si parlava dell'omicidio di Mattei e che si faceva anche il nome del mandante, Eugenio Cefis. Ma il suo bisturi non lavorò alla perfezione. Forse per la fretta, forse  per scarsa dimestichezza con la strana forma compositiva usata da Pasolini in Petrolio, egli non si accorse che in uno schema riassuntivo,  intitolato "Storia del petrolio e retroscena", collocato fuori dalla sequenza di appunti intitolati "Lampi sull'Eni", Pasolini faceva riferimento a cose scritte in quelle pagine, e ne diceva anche concisamente il succo. E' una paginetta che contiene anche uno specchietto (l'immagine è riportata dentro al mio saggio Quattro porte su Petrolio, e  questa frase:

In questo preciso momento storico (I° BLOCCO POLITICO) Troya [leggi Cefis] sta per essere fatto presidente dell'Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore (caso Mattei, cronologicamente spostato in avanti).

Quindi Pasolini spiegava il delitto Mattei in modo molto diverso da quello che per tanto tempo è stato il più accreditato, che chiamava in causa gli interessi internazionali, le sette sorelle, l'OAS, i servizi segreti stranieri ecc. (è l'ipotesi che viene ventilata anche nel film di Francesco Rosi, Il caso Mattei). Niente di tutto questo. Per Pasolini Mattei era  stato ucciso per far posto a Cefis (in cui si deve leggere "fisicamente Fanfani", come è scritto sopra il diagramma). Dunque un intrigo interno all'Italia e ai suoi blocchi di potere.
Fu questo passo e questo diagramma a attirare l'attenzione di Vincenzo Calia. Con un'indagine durata molti anni, e un lungo lavoro di ricostruzione e di interrogatori (fu sentito anche Verzotto, ex senatore democristiano, segretario regionale della corrente rumoriana in Sicilia, e nemico di Cefis),  il magistrato pavese aveva ricostruito questo scenario: Mattei fu fatto fuori da un'oscura regia politico istituzionale tutta interna all'Italia, le cui fila erano tenute in mano da Cefis.
Egli era, in altre parole, giunto nel 2001 alle stesse conclusioni che Pasolini aveva già  elaborato nel 1975. E a cui probabilmente era già arrivato anche Mauro De Mauro, il giornalista di Palermo che fu fatto sparire nel 1970, e che aveva svolto un'indagine sugli ultimi giorni di Mattei per incarico del regista Francesco Rosi. Anche in questo caso le ragioni vere dell'omicidio furono coperte da un apparente delitto di mafia (De Mauro aveva svolto indagini giornalistiche anche sul traffico di droga).
Si ipotizza anche che le informazioni contro Cefis siano arrivate a De Mauro e poi a Pasolini dalla stessa mano, che aveva interesse a "armarli", con prove fornite dall'interno, quindi particolarmente pericolose per chi dovevano colpire.
Petrolio uscì postumo ben 17 anni dopo la morte di Pasolini, a cura di Maria Careri e Graziella Chiarcossi, con una nota filologica di Aurelio Roncaglia (Einaudi, 1992). Un tempo incredibilmente lungo, giustificato solo in parte dallo stato frammentario del romanzo, e certamente dovuto anche, come ricorda Roncaglia stesso nella nota al libro, a titubanza sull'opportunità di rendere pubblica una materia così scottante anche da un punto di vista politico.
Ammesso quindi che il senatore Dell'Utri sia davvero in possesso di quelle pagine, esse non sarebbero solo un prezioso ritrovamento letterario, ma anche una miccia accesa, che potrebbe far saltare in aria un'intera struttura di potere. E soprattutto – come mi auguro – potrebbe indurre a riaprire tutto il capitolo, sia sulla morte di Pasolini, sia sulle lunghe connivenze che per tanti anni hanno blindato la verità su quell'atroce delitto, lasciando impuniti i colpevoli.

2 Risposte to “La quinta porta su Petrolio”

  1. utente anonimo Says:

    Cara Carla,

    ho letto con grande piacere e interesse il tuo saggio. C'è però un'argomentazione che mi sembra troppo leggera. Sebbene il tuo lavoro, per quanto strutturato, paia rifuggire sin dalle sue premesse da qualsiasi pretesa di schematicità, e si tratti più di una raccolta di appunti che di un'effettiva sistematizzazione del tuo pensiero, mi è sembrato giusto metterti a parte del mio pensiero.
    Tu scrivi:

    Il 2 gennaio 2001 la "Stampa" pubblicò alcuni articoli sulla morte di Mattei alla luce delle nuove indagini svolte dalla procura di Pavia, dove il giudice Vincenzo Calia aveva riaperto l'inchiesta. Con un lungo lavoro, portato avanti per anni, e ora depositato per l'archiviazione, Calia aveva ricostruito questo scenario: Mattei fu fatto fuori da un'oscura regia politico istituzionale tutta interna all'Italia: Cefis ecc. Insomma arrivò nel 2001 alle stesse conclusioni a cui già era giunto Pasolini nel 1975.

    Ma questa affermazione non fa onore alla logica stringente del ragionamento storico. Non possiamo escludere che Calia, anziché aver raggiunto le stesse conclusioni di Pier Paolo, ne sia stato invece tanto profondamente affascinato – e, successivamente, influenzato -, da non aver aggiunto neppure una virgola a quanto già scritto dal Nostro.
    Non conosco i contenuti dell'inchiesta, ma la tua affermazione richiederebbe un supplemento d'indagine, e non le si può consentire spazio neppure in un saggio 'a ruota libera'.
    Non soltanto questo. C'è un'argomentazione che utilizzi per incalzare il tuo lettore, e fornire una prova del fatto che il pensiero di Calia e quello di Pasolini non potessero non convergere:

    Tra i documenti inseriti dal giudice Calia nella sua istruttoria c'erano infatti alcune pagine di Petrolio, tra le quali questa che stiamo leggendo. Non c'è da stupirsene. Calia non poteva non interessarsi all'ultimo libro di Pasolini, visto che enunciava, con 25 anni di anticipo, conclusioni analoghe a quelle della sua lunghissima e solitaria inchiesta.

    E' esattamente l'opposto. Proprio il fatto che disponiamo della prova che Calia abbia letto Petrolio, tanto da depositare parole contenute in un lavoro di finzione, una Visione – come la definisci tu -, a rincalzo di altri elementi indiziali non può che deporre a sfavore della tesi che i due uomini siano giunti alle stesse conclusioni per vie differenti.

  2. SaR Says:

    Il motivo per cui venne assassinato! Un saluto da Sar.

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