Questa Vernavola non ce la beviamo

by

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Tra le tavole del Piano regolatore di Gregotti e Cagnardi, si incontrano evidenti incongruenze: non c’è corrispondenza tra i confini del parco della Vernavola disegnati nella tavola 6.1 (a sinistra, approvata dalla Regione) e quelli riportati nella tavola 4.1. Nella prima correttamente il tratteggio corre lungo il perimetro verde del parco; nella seconda invece, nonostante la legge Galasso, il confine vira a stringere sui due lati del torrente e per circa 250 metri ne segue in parallelo il corso, escludendo così dal parco – guarda il caso – proprio le due aree su cui i parenti dell’ex presidente della Commissione territorio Alberto Pio Artuso pensano di edificare 18 villette e 2 condomini. Bella porcata.


Il 29 novembre 2004 il Consiglio comunale ulivista approva la variante al Prg. La cronaca della serata ci viene riportata da un articolo di Gian Antonio Stella, apparso nientemeno che sulla prima pagina del “Corriere della Sera”: «La sera della variante, tre consiglieri di sinistra vicini a Elio Veltri han deciso di mollare la maggioranza: “Non possiamo avere due pesi e due misure sul conflitto d’interessi”. E si son uniti all’opposizione di destra e al rifondarolo Maurici uscendo dall’aula. Così che la variante è passata solo grazie al voto di due consiglieri della Margherita, Alberto Artuso e Matteo Pezza, la cui suocera e il cui padre sono tra i proprietari beneficiati dal lussuoso ritocco».
Ma c’è di più: per l’approvazione serve la presenza in aula e il voto favorevole di almeno 21 consiglieri. Votano in 22, compresi Artuso e Pezza: un voto da invalidare, per l’evidente conflitto di interesse scoperto di lì a poco.
Del resto le manipolazioni al Mezzabarba sembrano ormai una illecita consuetudine. Come dimenticare quella che, nel maggio 2006, mirava a coprire la vera identità del direttore del Festival dei Saperi Stefano Francesca, un funzionario genovese del Democratici di sinistra mandato in missione a Pavia per la campagna elettorale del futuro sindaco Piera Capitelli: una campagna onerosa, i cui sospesi sono stati saldati poco dopo, con il pubblico denaro del Festival. Scampato alla Procura pavese, nel maggio 2008 Francesca viene arrestato a Genova con l’accusa di associazione a delinquere.
Che dire poi dell’iperspeculazione Carrefour: 5 milioni in fidejussioni svincolati dalle banche senza il necessario collaudo preventivo (un collaudo mai fatto) e con le opere di urbanizzazione ancora da finire; una licenza commerciale rilasciata in 3 giorni dallo Sportello unico per le attività produttive (una velocità mai vista); un parcheggio autorizzato il 19 novembre 2007 e inaugurato due settimane dopo (l’hanno chiamata «superficie drenante»); la vendita della ‘galleria’ al Fondo Unilmmo di Union Investment per 74 milioni di euro due settimane dopo l’inaugurazione; un giro di quattrini che nemmeno ai tempi di Tangentopoli… Insomma, null’altro che una operazione finanziaria,con le mersi esposte a fare da paravento: una speculazione che avrà pesanti ricadute sul commercio locale (oltre a lacerare il tessuto sociale cittadino, un posto di lavoro negli “iper” ne cannibalizza cinque nei negozi di vicinato entro un raggio di dieci chilometri).

Nelle immagini

a sinistra: la tavola 6.1 “Patrimonio storico ambientale”
a destra: la tavola 4.1 “Azzonamento delle aree normative”

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