Non per soldi ma per denaro

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Una lettera di Ettore Filippi sul Parco della Vernavola
e una risposta di Giovanni Giovannetti

Ho letto gli ultimi interventi sulla assunta «cementificazione della Vernavola» qui a Pavia. Ho compreso lo spirito dell’intervento critico dell’amico Mino Milani sul voto «turandosi il naso» e le successive dichiarazioni ed interventi di assessori e consiglieri «colpevoli» ed ho dolorosamente concluso che alla attuale classe politica locale ormai manca il coraggio «politico» di assumersi la responsabilità delle scelte, se contestate con «ammoina» di tipo moralisteggiante.
Scopro così che l’intervento sulla Greenway non ha padri politici e, soprattutto, non avrebbe giustificazioni se non la vicinanza al centrosinistra che governava la città dei proprietari delle aree, prendendo atto che la accurata ed insistita campagna di disinformazione, che ha avuto nei soliti urlatori allo scandalo le sue stelle di prima grandezza, ha prodotto i suoi frutti, riuscendo a convincere anche un opinion leader come Milani, così che, per il rispetto che ho sempre nutrito nei suoi confronti e tenuto conto che ho personalmente votato e fatto votare dai consiglieri comunali che a me facevano e fanno riferimento tutti i provvedimenti relativi, ritengo doveroso chiarire quali siano le condizioni effettive del tanto declamato «Parco pubblico della Vernavola».
In realtà si tratta di un territorio di proprietà privata, i cui titolari potrebbero interdire al pubblico con una semplice serie di paletti collegati da una corda posta sui confini, ad eccezione di una cascina di proprietà del San Matteo i cui fittavoli hanno sottoscritto un accordo che vede il Comune pagare annualmente qualche decina di milioni prima e di migliaia di euro poi con la motivazione pretestuosa del «tenere pulite le sponde della Vernavola», che avrebbero dovuto comunque fare nell’interesse della tenuta. I soloni urleranno che il Comune potrebbe aprire una vertenza per rivendicarne il consolidato uso pubblico, ma è solo suggestiva «ammoina»!
Di fronte alla scelta se espropriare i terreni (che fatta a suo tempo dalla giunta Veltri per i Peep è costata una decina di miliardi di lire di sentenze di condanna, di cui si è parlato sempre troppo poco e solo per le conseguenze derivate agli assegnatari che dopo decenni si sono visti prsentare il conto!) che nel caso in questione (mq. 46.262,73 con un valore di mercato accertato di 40-45 al mq) avrebbe comportato una spesa di 1.850.000, o applicare la perequazione che avrebbe permesso di acquisire gratuitamente tre ettari e mezzo (mq. 34.964), caricando convenzionalmente le spese di manutenzione per un certo numero di anni sugli attuali proprietari, a fronte della concessione di costruire mq. 4.626 di villette sui bordi esterni, separate da una quinta di verde che nel tempo le renderà non visibili, l’Amministrazione, a suo tempo, ha optato (io dico responsabilmente!) per questa soluzione.
D’altronde le risorse a disposizione delle Amministrazioni comunali da anni sono oggetto di provvedimenti legislativi che da una parte le falcidiano e dall’altra tolgono leve fiscali essenziali, mentre la crisi economica (che a parole si dice stia passando!) fa aumentare da parte delle famiglie le richieste e le aspettative di intervento delle Istituzioni, così che sottrarre cifre importanti alle capacità di interventi in loro ausilio, in presenza di una soluzione alternativa che aumenta sensibilmente ed in maniera gratuita il patrimonio pubblico lasciando (se si vuole essere realmente corretti nella analisi!) praticamente immutato la valenza ambientale del bene, potrebbe esporre l’Amministrazione a critiche di segno opposto con eguale fondamento.
Ma la proprietà di parenti di un consigliere comunale importante era occasione troppo ghiotta per chi fa dello scandalismo il contenuto fondante del proprio agire politico, senza rendersi conto che ci sarà una ragione se i loro spazi politici continuano a diminuire a vista d’occhio.
Ed un maggiore coraggio da parte di eletti e nominati di partiti, al tempo liberi dal dovere di amministrare e che avevano svolto l’azione di minoranza con forza, di riconoscere ora, a parti invertite che non si trattò di una scelta sacrilega, ma resa opportuna dall’analisi dei costi-benefici che ho descritto, avrebbe loro evitato almeno di «turarsi il naso»! (Ettore Filippi, Pavia)

Filippi attacca. «Vernavola, il cemento senza padri politici»
“La Provincia Pavese”, 29 aprile 2010


*  *  *

Per Ettore Filippi la coerenza è tutto. Già la sua carriera politica ne rivela i solidi ideali: nasce socialdemocratico, trascorre l'infanzia nel Partito socialista, l'adolescenza nel Partito liberale, la maturità in Forza Italia, l'età di mezzo nella Margherita, la vecchiaia nel Partito democratico e forse – ora che è Pdl – non morirà berlusconiano. Poco più di un anno fa era ancora vicesindaco della Giunta Capitelli (centrosinistra) e subito dopo – fiutata l'aria – lo troviamo al fianco di Cattaneo (centrodestra). Insomma, l'ex poliziotto va dove lo porta il…
Del resto, solo gli stupidi non cambiano mai idea, e Filippi non è stupido. E allora perché, nella sua lettera alla “Provincia Pavese” lui che non si tura il naso orgogliosamente rivendica la responsabilità politica, economica e morale della cementificazione della Vernavola? Perché insinua che la pubblica proprietà del Parco avrebbe «costi insostenibili», facendosi così portavoce di chi (costruttori, immobiliaristi, faccendieri) vede nella cementificazione del Parco della Vernavola la formula per salvare il Parco dalla cementificazione? Come se i parchi fossero fatti di villette e di inutili lottizzazioni; come se Pavia – città dove la popolazione è in calo e più di 3.000 appartamenti risultano sfitti – avesse bisogno di nuove case lussuose. Ma tutto questo Filippi lo elude. Così come forse ignora la presenza in Italia di circa 4 milioni di abitazioni sfitte… per finta: 3 milioni di queste case sono affittate in nero (un business esentasse da 9 miliardi di euro l'anno!) mentre gli investimenti per recuperare l'edificato esistente sono risibili, così come la spesa pubblica nell'edilizia popolare, nonostante 630.000 famiglie in lista d'attesa (più di 700 a Pavia).
E allora, caro Filippi? Oltre che i padri, la cementificazione per abbienti del Parco ha pure le sue madri e qualche altro parente stretto. E infatti fraternamente hai suggerito a quelli di Alberto Pio Artuso titolari dell'area di «interdire al pubblico» le loro proprietà «con una semplice serie di paletti collegati con una corda posta sui confini». Al di là della facile ironia sui consigli contrari all'interesse pubblico da parte un pubblico amministratore, dove sta scritto che la proprietà dei terreni a Parco debba essere comunale per forza? Per quale motivo i terreni agricoli non dovrebbero restare a coltivi? L'agricoltura ha modellato il paesaggio italiano (leggiti il fondamentale Storia del paesaggio agrario italiano di Emilio Sereni) e non c'è compensazione possibile alla distruzione di un ambiente di grande valore storico e paesistico come appunto sono il Parco Visconteo e quello della Vernavola. Bene, dopo aver chiesto e ottenuto l'autorizzazione dalla Soprintendenza ai beni ambientali (è un atto obbligatorio) i parenti dell'ex presidente della Commissione urbanistica potranno cintare l'area con i loro paletti: ma a delimitare l'orto, stando ben attenti a non invadere il contiguo percorso ciclabile della Greenway, virtualmente comunale. Infatti il 9 novembre 2000 i proprietari hanno sottoscritto il preliminare per la vendita al Comune di quel tracciato; a sua volta il Comune ne ha deliberato l'acquisizione bonaria il 12 gennaio 2004 (delibera n. 1, Ettore Filippi figura tra i participanti alla seduta).
Come forse sai, a volte dice più il taciuto del detto: sull'esposto alla Procura da leone ruggente ti fai pecora silente, e da quelle carte ti mantieni prudentemente a distanza. Non è da te. Allora prova coraggiosamente a rivendicare anche quanto segue, rispondendo a 12 domande semplici semplici, senza omissioni o turamenti di naso.
1 – Come mai dopo che i proprietari nonché parenti di Artuso avevano chiesto l'edificabilità dell'area (osservazione n. 363 di Trabatti  e Danelli, respinta dai progettisti del Piano regolatore generale) il 24 gennaio 2002 i capogruppo di maggioranza propongono un emendamento a quell'osservazione  inteso a restringere il perimetro del Parco della Vernavola solo in corrispondenza di quella proprietà?
2 – Come mai il Consiglio comunale di Pavia il 21 luglio 2003 accolse integralmente tutte le modifiche d'ufficio proposte dalla Regione, comprese quelle riguardanti gli emendamenti che la Regione ha definito «surrettizi» (ovvero «sfraudolenti», «falsi», «arbitrari») e peraltro inoperanti, ma revocò espressamente solo 10 emendamenti?
3 – Come mai nella tavola 4.1 predisposta «in seguito all'integrale adeguamento alle proposte di modifica d'ufficio» regionali il perimetro del Parco della Vernavola – in corrispondenza della proprietà Trabatti-Danelli – coincide con la restrizione proposta dall'emendamento proposto dai capigruppo della maggioranza e bocciato dalla Regione, in quanto modifica «surrettizia» al Prg?
4 – Come mai invece nella Tavola 6.1 predisposta «in seguito all'integrale adeguamento alle modifiche d'ufficio» regionali il perimetro del Parco della Vernavola coincide col perimetro del solco vallivo anche in corrispondenza delle proprietà Trabatti-Danelli?
5 – Come mai nella Commissione urbanistica consiliare del 13 aprile 2010 il funzionario dell'Ufficio tecnico ha sostenuto che la tavola 6.1 è anteriore alla 4.1; che la proroga di efficacia del Prg di Pavia disposta in forza dell'art. 25 L. 12/2005 (che in realtà è una limitazione della durata del Prg altrimenti efficace a tempo indeterminato) comporta la proroga anche dei vincoli preordinati all'espropriazione, mentre è notorio che indipendentemente dalla durata del Prg i vincoli decadono improrogabilmente dopo 5 anni dall'approvazione del piano?
6 – Come mai lo stesso tecnico ha sostenuto che l'art. 36bis delle Note tecniche di attuazione del Prg, in materia di perequazione si applica anche in caso di decadenza dei vincoli preordinati all'espropriazione, adducendo che la norma suddetta reca solo un vincolo conformativo, cioè l'indice di edificabilità di 0,1 mc/mq, mentre questo indice si può applicare solo nel caso che il Comune accolga la proposta di perequazione del privato a sua volta ammissibile solo in presenza di vincoli preordinati all'espropriazione, così come rileva una sentenza della Corte Costituzionale?
7 – Come mai l'arch. Alessio – che in qualità di responsabile dell'Ufficio Tecnico comunale aveva proposto di sua iniziativa l'introduzione nella normativa di piano dell'art. 36bis – è stato poi incaricato da Trabatti e Danelli di progettare il piano di lottizzazione, due anni dopo il pensionamento anticipato?
8 – Come mai il Comune non ha avviato la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) in ordine alla lottizzazione Trabatti-Danelli, di indubbio e straordinario impatto ambientale, nonostante che la Giunta comunale di Pavia con deliberazione del 4 luglio 2008 n. 171 avesse recepito la direttiva 2001/42/UE Dlgs n. 152/2006?
9 – Come mai è stato più volte sostenuto che il piano di lottizzazione era necessario per acquisire i terreni indispensabili per realizzare la pista ciclabile Greenway lungo la Vernavola, mentre Trabatti e Danelli il 9 novembre 2000 si erano impegnati a cedere per euro 12.759,07 i terreni suddetti?
10 – Come mai i numerosi solleciti dei funzionari comunali a concludere la cessione non hanno avuto alcuna risposta ed alcun esito?
11 – Perché a Pavia nonostante la diminuzione della popolazione residente (da oltre 88.000 abitanti nel 1971 ai 71.000 attuali) e la presenza di 3.000 appartamenti sfitti (il dato è riferito dal Sunia) si continua a
costruire soprattutto nelle aree di pregio? Questo squilibrio tra offerta e domanda appare giustificato?
12 – Perché, nonostante che la stampa locale e nazionale abbia sottolineato la necessità di tutelare la Valle della Vernavola, che appartiene alla storia non solo di Pavia, ma anche d'Italia e d'Europa, i vari enti che dovrebbero tutelare il patrimonio naturale e artistico non hanno adottato nessuno dei provvedimenti che potrebbero porre fine una volta per tutte a qualsiasi tentativo di scempio?
Che fai, rispondi, o si deve concludere (e non lo si dica) che gli abusi a vantaggio di pochi sin qui documentati erano scelte consapevoli delle amministrazioni di destra e di sinistra alle quali inossidabilmente hai preso e ancora prendi parte? (G. G.)

2 Risposte to “Non per soldi ma per denaro”

  1. MattiaLaconca Says:

    Caro sbirro buono, credo lei si sia guadagnato più ammirazione tra le guardie con l'arresto di Compagne e Compagni che non come pubblico amministratore. Non metto troppo bocca sulla questione sepcifica, dato che sono così assiduamente tampinato in maniera asfissiante per ogni parola scritta e/o proferita e non sono conoscitore appieno della vicenda, salvo permettermi UMILMENTE un paio di osservazioni che credo siano oggettivamente alla portata di tutti, con relativa documentazione tutt'altro che redatta da "chi fa dello scandalismo il contenuto fondante del proprio agire politico":- i carteggi inerenti alla delimitazione territoriale delle aree sottoposte a vincolo sono state o meno manomesse? Non credo, caro sbirro, che abbia avuto di che dire durante la pubblica esposizione delle famose tavole. Anche se va ricordato che, rivolgendomi a lei a titolo personale, il suo percorso politico è passato da una coalizione all'altra (anche se nulla per mio conto cambia in sostanza, ma questo è un altro discorso…)- Come spiega la discrepanza per cui inizialmente il Comune di Pavia si era impegnato a cedere i terreni per tot cifra (gliela ricorda con precisione Giovannetti) salvo poi sostenere la lottizzazione come indispensabile, come ricordato nel famoso incontro presso S.Maria Gualtieri da un ex  funzionario del Comune stesso?Dopo avere maggiormente e dettagliatamente conosciuto determinati fatti, anche se, ribadisco, non nella loro totale completezza, continuo a non spiegarmi i due punti di cui sopra. Inutile citare la Giunta Veltri: preferirei sapere quanto è stato fatto dalle due precedenti Amministrazioni riguardo al caso specifico.Saluti polizieschi, il suo affezionato amico Mattia Laconca

  2. GGiovannetti Says:

    Perché la Greenway proprio lì? di Irene CampariL’ex vice Sindaco Ettore Filippi ha una qualità: rivendica tutto ciò che fa e fa fare, anche quando potrebbe fare altrimenti. Come tacere, per esempio, o dire la verità. Nel suo intervento a proposito del Parco della Vernavola, e dell’azione popolare in corso per contrastare l’edificazione di una zona tra le più belle, legittima la costruzione di villette e condomini senza mai nominarli né specificare dove, come e perché metteranno fondamenta a pochi metri dalla roggia Vernavola. Parlando in generale, Filippi sa bene che si possono alzare coltri di polveri che solo pochi sono disposti, con coraggio, ad abbattere. Nell’esposto che con Walter Veltri ho sottoscritto e inviato alla Procura di Pavia, sono indicate invece date, mappe, protocollo e numero delle delibere comunali, emendamenti del Consiglio, nomi di luoghi e di persone. Quelle persone che, con un procedimento durato sei anni, hanno condotto alla delibera votata dieci giorni fa dal Consiglio comunale pressoché all’unanimità. Con questa licenza, alcuni privati potranno costruire 18 villette e 2 condomini in località le Vigne di Montemaino, entro i confini del Parco urbano istituito nel 1985. Gli amministratori, supportati da Ettore Filippi, hanno sostenuto e sostengono si tratti di una decisione “conveniente” per la cittadinanza poiché, in contropartita per quelle costruzioni nuove di zecca, avremo il terreno per realizzare una pista ciclabile di qualche decina di metri, posta proprio di fronte alle casette. La Greenway infatti non è altro che una pista ciclabile. Allora, senza entrare in dettagli tecnici e legali di cui è profuso il nostro esposto, Filippi e i suoi amministratori vecchi e nuovi, dovrebbero rispondere a questa semplice domanda (alla quale non hanno mai pubblicamente risposto): perché hanno deciso che il tracciato della Greenway “dovesse” passare proprio di fronte a quei terreni di cui è stata ben presto chiesta l’edificazione? Da Milano a Varzi, la Greenway attraverserà luoghi molto urbanizzati; da San Genesio proseguirà in Pavia attraversando via Ludovico il Moro e l’asse dei Navigli. Non sarebbe costato nulla e non avrebbe portato alle contestazioni in corso se gli avveduti assessori e sindaci di centrodestra e centrosinistra avessero per tempo scelto un altro tratto pavese per la Greenway, al di fuori dei limiti del Parco o, al suo interno, su terreni di proprietà di Enti più sensibili alla tutela del bene pubblico. Invece, hanno optato, con sicurezza indicibile, per un luogo pregiato, definito dal Prg a verde e a parco (Tav. 6), vincolato dall’art. 36bis e anche dalla legge Galasso. Ho l’impressione che quel tratto di pista ciclabile “Greenway” sia in realtà più funzionale alle costruzioni che non quest’ultime all’ampliamento delle aree pubbliche del parco. E’ una ambiguità a cui la perequazione si presta, tuttavia l’art. 36bis del Prg vieta di costruire ex novo nel Parco, anche se il costruito è frutto di scambio di terreni con la pubblica amministrazione, ossia di perequazione. Su tutto questo abbiamo chiesto, con rispetto, il pronunciamento della Magistratura e del Tar. Lo stesso rispetto avrebbe potuto suggerire in questo momento all’ex vicensindaco di affidarsi anch’egli a quei pronunciamenti."La Provincia pavese", 1° maggio 2010

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