Questo è Cefis. La nuova edizione

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Venerdì 8 ottobre torna in libreria Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente (edizioni Effigie) di Giorgio Steimetz. Nell'introduzione della nuova edizione, Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti riprendono l'inchiesta del giudice Vincenzo Calia sull'omicidio di Enrico Mattei e confrontano l'introvabile opera di Steimetz con Petrolio di Pier Paolo Pasolini, di cui Questo è Cefis è tra le fonti principali. Il libro verrà presentato in anteprima domenica 26 settembre (ore 12) a Parole nel tempo, l'annuale rassegna sulla piccola editoria al castello di Belgioioso, presso Pavia. Interverranno Riccardo Antoniani, Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti. Di seguito, la nota di copertina.
 

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Questo è Cefis, firmato da un misterioso Giorgio Steimetz, è un libro-verità assai documentato, dal piglio ironico e a volte canzonatorio. Arriva in libreria nel 1972, ma subito viene fatto sparire. E si capisce: è la documentata «inchiesta dal vero» sul potentissimo nonché “invisibile” presidente di Eni e Montedison Eugenio Cefis, una delle figure più inquietanti e controverse della storia repubblicana, quel Cefis che una informativa riservata del Sismi (il Servizio segreto militare) indica come «il vero capo della P2» e che nel 1971 viene nominato ai vertici di Montedison, il colosso chimico privato poco prima acquisito dall'Eni. Nelle sue mani – ha scritto il politologo Massimo Teodori – Montedison «diviene progressivamente un vero e proprio potentato che, sfruttando le risorse imprenditoriali pubbliche, condiziona pesantemente la stampa, usa illecitamente i servizi segreti dello Stato a scopo di informazione, pratica l’intimidazione e il ricatto, compie manovre finanziarie spregiudicate oltre i limiti della legalità, corrompe politici, stabilisce alleanze con ministri, partiti e correnti». Nel 1974 si scoprirà che il capo dei Servizi segreti Vito Miceli – tessera P2 n. 1605 – quotidianamente inoltrava informative al presidente di Montedison, quasi che il Sid fosse la personale polizia privata di Eugenio Cefis. Fiancheggiato dagli spioni di Stato Cefis monitora politici, industriali, giornalisti, aziende pubbliche e private. Questo inquietante scenario da pre-golpe è ripreso da Pier Paolo Pasolini in Petrolio, il romanzo sul Potere che la sua morte violenta gli impedì di terminare.
Petrolio riprende quasi alla lettera ampi paragrafi di Questo è Cefis e dei “mattinali” del Sid al «grande elemosiniere», reinventandoli narrativamente. Sono temi brucianti, che Pasolini tratta contemporaneamente sia nel romanzo che sulle pagine del “Corriere della Sera”. La sua denuncia avrà breve durata: la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 Pasolini muore massacrato da «tre siciliani» quarantenni (e non dal diciassettenne Pino Pelosi); nel frattempo altri provvedono a sottrarre da Petrolio il capitolo Lampi sull'Eni, «che – ha scritto Gianni D'Elia – dall'omicidio ipotizzato di Mattei guida al regime di Eugenio Cefis, ai “fondi neri”, alle stragi dal 1969 al 1980 e, ora sappiamo, fino a Tangentopoli, all'Enimont, alla madre di tutte le tangenti». La “strategia della tensione” non vuole destabilizzare; al contrario vuole consolidare un sistema che si muove con le bombe degli anni Settanta per arrivare con mezzi più subdoli alla presa del potere dei nostri giorni. In questo imperdibile libro-inchiesta di Steimetz, cui deve molto l'incompiuto e mutilato Petrolio di Pasolini, si trova la chiave di lettura di questo criminale asse politico-economico-mafioso. Sono pagine sull'Italia del doppio boom anni Settanta: sviluppo e bombe. Bombe stragiste, piduiste e mafiose. Uno «Stato nello Stato» che nel 1962 ha tolto di mezzo il presidente dell'Eni Enrico Mattei; nel 1968 il giornalista Mauro De Mauro; nel 1971 il giudice Pietro Scaglione; nel 1975, con ogni probabilità, lo stesso Pasolini. La catena dei delitti mafiosi e di Stato prosegue nel 1979 con la morte del vice questore di Palermo Boris Giuliano. Nel 1992 vengono eliminati e i magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Chi è Giorgio Steimetz? In quanti hanno lavorato a Questo è Cefis? Qualcosa sappiamo della casa editrice, l'Agenzia Milano Informazioni di Corrado Ragozzino, di cui Steimetz e forse l'alter ego. L'agenzia è finanziata da Graziano Verzotto (1923-2010), ex partigiano, democristiano della corrente dorotea di Mariano Rumor, segretario regionale Dc in Sicilia dal 1962 al 1966, nonché uomo di Enrico Mattei nell'isola e fiero avversario di Cefis. Nel 1967 Verzotto è nominato presidente dell'Ente minerario siciliano, carica che manterrà fino al 1975 quando, per evitare l'arresto (in una banca di Michele Sindona erano emersi dei “fondi neri”), il presidente di Ems ripara in Libano e infine a Parigi, sotto falso nome. Tornerà in Italia solo nel 1991, libero solo grazie a un indulto.
 
 
Giorgio Steimetz
Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente
edizioni Effigie – collana Saggi e documenti
pp. 236, euro 19
ISBN – 978 88 89416 56 3

Una Risposta to “Questo è Cefis. La nuova edizione”

  1. GGiovannetti Says:

    «Questo è Cefis». Ecco il libro-enigma del caso Pasolini di Luigi Maschreroni«Chi tocca il Principe avrà del piombo, chi non lo tocca avrà dell’oro». È una delle frasi più inquietanti, allusive e in qualche modo profetiche contenute in un libro misterioso, strettamente legato alla morte di Pier Paolo Pasolini e all’altrettanto enigmatico capitolo mancante di Petrolio intitolato «Lampi sull’Eni» del quale molto si è parlato mesi fa quando il senatore Marcello Dell’Utri ne annunciò il ritrovamento, subito smentito.Un Principe (Cefis?), il piombo (un omicidio?), l’oro (nero?). Il libro in questione – che oggi viene pubblicato da Effigie a quasi 40 anni dalla sua fugace comparsa e immediata sparizione – s’intitola Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente e fu scritto nel 1972 da tale Giorgio Steimetz, pseudonimo dietro il quale quasi sicuramente si nascondeva Corrado Ragozzino, titolare dell’Agenzia Milano Informazioni che editava il volume, un istituto finanziato da Graziano Verzotto (morto tre mesi fa), uomo di Enrico Mattei ed ex presidente dell’Ente minerario siciliano nonché fiero avversario di Cefis (anche se per lo studioso Riccardo Antoniani il vero autore è Luigi Castaldi, un ex membro della formazione partigiana comandata da Cefis e operante in Val d’Ossola). Comunque, il libro fu immediatamente ritirato dal mercato e da tutte le biblioteche italiane, sparendo dalla circolazione. È irreperibile anche nella Biblioteca nazionale di Roma e in quella di Firenze (alle quali per legge dev’essere inviata una copia di ogni libro stampato in Italia). Perché tanta paura? E che cosa contengono quelle pagine? Parecchie cose. Interessanti ancora oggi.Questo è Cefis è una biografia-inchiesta, non autorizzata e con tante rivelazioni scottanti, su Eugenio Cefis (1921-2004), una delle figure più inquietanti e controverse della storia repubblicana, presidente dell’Eni nel ’67 e poi della Montedison nel ’71, potentissimo timoniere del pubblico-privato, al centro di molte trame segrete, addirittura indicato come il fondatore della loggia P2. Il libro, che svela le trame del «burattinaio» Cefis, avanza persino l’ipotesi che abbia avuto un ruolo nella tragica fine di Mattei (cui successe alla guida dell’Eni), morto nell’ottobre 1962 precipitando con un aereo nelle campagne di Bascapè, vicino Pavia. Incidente sul quale non è mai stata fatta completa chiarezza. Ecco perché qualcuno (gli uomini della Montedison?) fece sparire il libro: per scongiurare al Presidente/Principe l’eventualità di un’inchiesta giudiziaria.Tutto ciò accade, come detto, nel ’72. Lo stesso anno in cui Pasolini inizia a scrivere Petrolio, grande romanzo sul Potere, un libro che scava nel rapporto tra economia e politica, le bombe fasciste e di Stato e le società segrete, a partire proprio dalla figura oscura di Cefis che in Petrolio viene ribattezzato «Troya», mentre Mattei si intravede dietro il personaggio di «Bonocore». Sono gli stessi temi del libro di Steimetz-Ragozzino, testo che infatti Pasolini conosce bene (glielo passa nel settembre del ’74, fotocopiato, lo psicoanalista Elvio Fachinelli). Petrolio è però destinato a rimanere incompiuto (sarà pubblicato postumo da Einaudi nel ’92): nel novembre ’75 Pasolini viene ucciso all’Idroscalo di Ostia. Secondo la versione ufficiale per motivi sessuali. Secondo qualcuno, invece, perché era venuto a conoscenza dei mandanti dell’omicidio Mattei.E proprio indagando sulla morte di Mattei, in un’inchiesta riaperta nel ’94 e durata fino al 2003, il giudice pavese Vincenzo Calia nota per primo le analogie e le simmetrie fra Questo è Cefis (libro di cui riesce fortunosamente a trovare una copia superstite, su una bancarella) e il romanzo incompiuto di Pasolini. Una comparazione sviluppata peraltro in maniera precisissima da Silvia De Laude per l’edizione di Petrolio del 2005 per Mondadori ma che – stranamente – finisce confinata nelle note (mentre il resoconto sull’inchiesta del giudice Calia che collega la morte di Mattei a quella di Pasolini sparisce del tutto, si dice per un diktat di Grazia Chiarcossi, parente ed erede del poeta e curatrice della prima edizione del romanzo). Comparazione che nella nuova introduzione a Questo è Cefis firmata da Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti (l’editore di Effigie) risulta invece particolarmente efficace. Tanto da rendere più che convincente (giusto per chiudere il complicato cerchio storico-filologico) l’ipotesi dell’esistenza del famoso capitolo mancante «Lampi sull’Eni», quello sul ruolo di Cefis-Troya nello stragismo italiano legato al petrolio, quello riapparso e scomparso dalle mani di Dell’Utri. Un capitolo-fantasma che per molti non fu mai scritto e per altri contiene la chiave (non solo romanzesca) di molti, troppi misteri. Ai quali ora questo scomodo libro «ritrovato» può dare qualche risposta in più. Sul Principe, sul piombo, e sull’oro.(“Il Giornale”, 22 settembre 2010)

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