Vedi alla voce 'Ndrangheta

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dalle carte della Procura distrettuale antimafia
seconda parte
Pino Neri, biografia di un affiliato

Dopo le analisi e i commenti sulla 'Ndrangheta in Lombardia pubblicate la settimana scorsa, riprendiamo ora le osservazioni che la Procura milanese antimafia, guidata da Ilda Bocassini, ha voluto dedicare a Pavia, la città del capo dei capi Pino Neri e di Carlo Antonio Chiriaco.

La parola all'accusa. Nelle Richieste del pool antimafia ben 207 pagine sono dedicate alla Locale 'ndranghetista di Pavia. La sua presenza in città era emersa per la prima volta nelle indagini sulla cosiddetta “notte dei fiori di san Vito”(1992). Secondo alcuni collaboratori di giustizia, la Locale pavese, già attiva negli anni Settanta, era guidata da Giuseppe Neri e Salvatore Pizzata, un imprenditore edile: lo stesso Carmelo Novella (a capo della 'Ndrangheta in Lombardia, viene ammazzato a San Vittore Olona il 14 luglio 2008) in una intercettazione del 3 maggio 2008 ne fa  riferimento: gli «affiliati si erano in parte distaccati per creare una nuova locale a Voghera, peraltro, senza la sua autorizzazione: “…qua rispondiamo noi e non vi permettete e prendete gli uomini che erano a Pavia ah…gli uomini che erano a Pavia se ne vanno con Franco Bertucca [responsabile della Locale pavese], così si fa compare…”».

Lo confermano Vincenzo Mandalari (a capo della Locale di Bollate) e il Mastro generale della “Lombardia” Antonino Lamarmore (10 giugno 2008), in una intercettazione «i due commentano che la causa dell’allontanamento di alcuni affiliati da Pavia per Voghera era da ricercarsi nell’incapacità gestionale di Francesco Bertucca il quale, a causa del suo comportamento, si era scontrato sia con Neri che con gli altri membri della Locale, sino a giungere al punto di rottura, tanto che erano rimasti “organici” solo lui, il figlio e Salvatore Pizzata».

Nelle pagine successive, la Procura antimafia traccia il sommario profilo biografico degli incarcerati, a partire da «Neri Giuseppe Antonio – Originario di Giffone, risulta essersi trasferito a Pavia alla fine degli anni Settanta per motivi di studio. Per alcuni anni, fino al conseguimento della laurea in giurisprudenza, lavorava come pubblico dipendente presso l’Intendenza di Finanza di Pavia. Alla fine degli anni Ottanta apriva uno studio di consulenza fiscale in Vigevano. Ė sempre di quel periodo il suo impegno in politica; era infatti eletto consigliere comunale nel comune di origine nelle liste del P.C.I».

Prima dell'arresto il 15 giugno 1994 (la cosiddetta “notte dei fiori di san Vito”) Neri era un ”insospettabile”. Alcuni “pentiti” lo avevano accusato anche del traffico di stupefacenti. Neri subirà una condanna definitiva a 9 anni di reclusione «scontata in gran parte in regime di detenzione domiciliare in ragione delle condizioni di salute (aveva subito un trapianto cardiaco ed è in dialisi)».
In realtà i legami tra Neri e altri esponenti di spicco della 'Ndrangheta calabrese era già emerso negli anni Ottanta: una nota della Questura di Pavia (28 maggio 1993) segnalava «come l’utenza dello studio professionale riferibile a Neri fosse stata sottoposta ad intercettazione in relazione alle indagini esperite sul sequestro di Cesare Casella. Da quella attività investigativa risultarono contatti di Neri con esponenti delle famiglie di San Luca, di Siderno e di Giffone» oltre ad «uno stretto collegamento con la famiglia Papalia […] Le conversazioni intercettate evidenziavano come Neri fosse “a disposizione” dei Papalia [all'epoca, Antonio Papalia era il capo della “Lombardia”], anche adoperandosi, attraverso due medici di Pavia, al fine di far predisporre una perizia medico legale in favore di uno dei fratelli Papalia che era detenuto».
Dopo queste prime traversie giudiziarie Neri si è, per così dire, “ riciclato”, «aprendo con la moglie Graziella Aloi uno studio di consulenza in Pavia, piazza della Vittoria ed intessendo una rete relazionale che lo porta a interfacciarsi con politici, imprenditori, liberi professionisti». In sostanza, affermano gli inquirenti, «Neri appare al centro di un comitato d’affari che, grazie ad appoggi ed entrature nel modo politico, riesce ad aggiudicarsi lucrose iniziative immobiliari. L’indagato ha una rete di conoscenze e frequentazioni “ sorprendente” per un soggetto in passato accusato di associazione di stampo mafioso e comunque condannato per violazione della legge stupefacenti; tra l’altro vive in una città di provincia dove è difficile immaginare che non siano noti i suoi trascorsi giudiziari».
Neri compare nell'indagine “Infinito” già nell’agosto 2007, per via delle «numerose conversazioni telefoniche di Cosimo Barranca [capo della Locale di Milano] ed il suo “attendente” Giuseppe Salvatore con Neri, a cui seguirono anche numerosi incontri a Pavia presso lo studio di Neri».
Dopo l'uccisione di Novella, Giuseppe Neri diventa il traghettatore. Il 20 maggio 2009 «Panetta informa Mandalari che Neri ha ricevuto mandato a seguito di una riunione tenuta da quelli della “jonica” di “salire là sopra (inteso in Lombardia) per parlare”» A quel punto Mandalari abbandona ogni sua pretesa di successione a Novella e si schiera con il tributarista pavese, «essendo sicuro, conoscendo Neri le regole che governano l’universo 'Ndrangheta, che saprà dare il giusto ruolo alla sua persona».
Da quella data, in piazza della Vittoria a Pavia passano molti esponenti di spicco della 'Ndrangheta: il 3 luglio 2009 Cosimo Barranca «si reca presso lo studio di Neri. Un altro incontro si verifica a distanza di pochi giorni; il 6 luglio 2009 sono Neri, Rocco Coluccio [appartenente alla Locale di Pavia e membro della Camera di controllo 'ndranghetista] e Nicola Lucà [il cassiere della Locale di Cormano] a vedersi in un bar adiacente lo studio del primo. In questa circostanza i tre soggetti sono stati raggiunti anche da Antonio Dieni [l'imprenditore di Sant'Alessio ora indagato] e da Rocco Del Prete [candidato nelle liste centrodestra di Rinnovare Pavia alle elezioni comunali 2009], nonché da altri due soggetti rimasti ignoti. Lo stesso 6 luglio 2009 si incontrano anche Neri, Dieni e Del Prete con Barranca. Successivamente i soli Barranca e Dieni si incontrano presso il bar Memory di Bornasco con un soggetto rimasto ignoto».
Dalla trascrizione di una conversazione tra Neri e Dieni, gli investigatori possono ricavare una serie di informazioni sul ruolo di vertice ricoperto da Pino Neri. «Nell’ordine: degli inviti al matrimonio Pelle/Barbaro che sono stati distribuiti da Salvatore Muscatello [capo della Locale di Mariano Comense] non seguendo le regole ma secondo il suo arbitrio; critica aspramente Muscatello che avrebbe la pretesa di essere responsabile delle Locali della Brianza ed afferma che si era “montato la testa” poiché nelle “grazie” della buonanima [Carmelo Novella]; che lui aveva comunque un invito personale in ragione di quello che fece venticinque anni fa con Antonio Papalia (si riferisce verosimilmente alla fondazione della “Lombardia”), che al matrimonio ha preteso, per adempiere al suo incarico, l’appoggio di tutta la Calabria, di tutte le famiglie più importanti de
i tre mandamenti (tra l’altro erano tutti presenti); che la situazione della “Lombardia” è complessa perché gli affiliati lombardi hanno origini da un po’ tutti i paesi della Calabria ed ognuno è collegato al suo Locale di riferimento; che chi non si adeguerà alle decisioni che saranno prese sarà fuori della “Lombardia”».

Neri parla poi della sua appartenenza ad una loggia massonica e accenna ad affari insieme a Giorgio De Masi, autorevolissimo esponente della “Provincia”, che ha delle disponibilità finanziarie da riciclare, e che per ciò si potrà avvalere dell'aiuto di Carlo Chiriaco, «soggetto molto importante del cerchio delle amicizie di Neri».
Il 6 settembre 2009 si tiene a Pavia «un incontro al quale partecipano Mandalari e Panetta. Nelle conversazioni che precedono l’appuntamento si coglie l’interesse dei due di venire a conoscenza di qualsiasi utile notizia o 'mbasciata sulla riorganizzazione della “Lombardia”». Di particolare interesse un dialogo tra Neri e De Masi: «I due interlocutori si scambiano informazioni in ordine alla strutturazione della “Lombardia”: in relazione all’architettura di tale organismo di vertice Neri, in primo luogo assicura il suo interlocutore di essersi preventivamente garantito il beneplacito di Vincenzo Gallace [capo della Locale di Guardavalle] – “io gli ho mandato una ambasciata per me a Gallace, che con me sta… [inc.] …e quello dice che per me sta bene”. Sul punto della gestione, date le sue precarie condizioni di salute, precisa di voler assumere un ruolo “super partes”, di garante – “…ognuno deve avere responsabilità …ma io più che amministrarlo… ora io onestamente …ho problemi di salute, ho problemi di… all'inizio che cosa farò … ho intenzione di fare…” – consegnando la responsabilità degli assetti più operativi nelle mani di Vincenzo Mandalari (perché legato a Gallace Vincenzo), e dei suoi due luogotenenti, Pietro Francesco Panetta e Nicola Lucà, oltre che al fidatissimo Rocco Coluccio. Neri si dilunga poi sulla prossima nomina di un Mastro Generale che sia referente per la Calabria delle Locali lombarde. Tutto ciò troverà puntuale seguito negli eventi successivi».

Neri intrattiene rapporti diretti con i rappresentanti delle più influenti famiglie di 'Ndrangheta: «Il suo essere “a disposizione” per le più diverse esigenze degli affiliati (dalle visite mediche, agli investimenti immobiliari, alle “entrature” nel mondo politico) lo rende un “uomo prezioso”. Nel contesto 'ndranghetistico lombardo Neri può essere definito come la massima espressione della capacità d’infiltrazione della ‘ Ndrangheta».

In alcune conversazioni tra l'avvocato tributarista con Antonio Dieni e il De Masi «Neri presenta la figura di Chiriaco come suo fraterno amico, illustrandone la sua vita e l’ascesa nella pubblica amministrazione, partendo da ispettore sanitario fino a divenire direttore generale dell’ASL di tutta la provincia pavese, nonché presidente di una fondazione che gestisce quattro ospedali a Pavia. Neri riferisce delle importanti amicizie politiche di Chiriaco e di come questi sia a completa disposizione per le esigenze che Neri e i suoi “amici” gli rappresentano. Questa amicizia, dice sempre Neri, potrà rivelarsi ancora più utile se si tiene conto del contributo che questi potrà dare nell’acquistare beni che saranno dismessi dalla pubblica amministrazione: “l’Enel ha tante di quelle proprietà che ultimamente sta svendendo. Tanti stanno mettendo le mani e lui ce l’ha proprio”. La vicinanza e la disponibilità di Chiriaco nei confronti di Neri appare totale allorquando si fa riferimento ad una società che verrebbe ad essere costituita per riciclare del denaro da impiegare nell’acquisto di unità immobiliari nel centro di Pavia: “Quando lo stringiamo quel discorso? Domenica! Carlo aspetta che facciamo questa società… È possibile che domani vado a trovarlo pure con Giorgio [De Masi] perché gli devo far vedere un affare, se hanno soldi da investire, ce li deve riciclare lui… Ho un affare a Pavia… [al Chiozzo?] adesso perché compro il terreno lo inseriscano nel piano regolatore” » (19 settembre 2009).

Due giorni dopo, il 21, De Masi torna a Pavia. Di nuovo i Carabinieri sono in ascolto: «Neri parla al suo interlocutore della possibilità di fare buoni investimenti in quell’area dicendo testualmente: “Compare Giorgio, vediamo di impostare…come vi avevo… io avevo piacere a farvi vedere la zona, perché c’è la possibilità di fare delle cose carine, e con calma… ci sono delle occasioni buone, buone, buone veramente perché mi capitano, tipo questa qua, se mi riesce, ad esempio io vado all'asta 5.000 euro 11 mila metri di terreno lo prendo volando…dentro a Borgo Priolo“. Neri fa presente di essere andato giù per parlare di un buon affare, evidenziando ancor di più la sua assoluta disponibilità verso i vertici calabresi. […] De Masi in risposta a Neri dice di essere d’accordo per fare qualcosa insieme aggiungendo che al momento si trova con scarse liquidità per via di alcuni problemi sorti per un’operazione immobiliare in Calabria» e che a breve «potrà disporre di circa 750.000 euro. Neri parla dei suoi amici Calabresi, dice che sono quasi tutti medici, e che spesso si incontrano in un bar di Pavia».

Il 31 ottobre 2009, presso il centro “Falcone e Borsellino” di Paderno Dugnano si tiene il summit tra le Locali della “Lombardia”. Dodici giorni prima era arrivato il benestare di Neri. Tra gli affiliati alla “Lombardia” c'è malcontento; lo ammette lo stesso Neri, in una conversazione registrata sulla sua vettura, una Suzuki Swift, il 25 ottobre: «Neri parla con una persona rimasta ignota, fatta salire a bordo della vettura in Via Roma di San Martino Siccomario [lì vicino abitava Carlo Chiriaco]; ormai manca poco all’appuntamento decisivo e se non si dovesse pervenire ad una soluzione definitiva per la strutturazione della “Lombardia” lui si presenterà in Calabria alle famiglie dalle quali ha ricevuto l’incarico per rendere conto delle ragioni del fallimento del tentativo di “riunione“».

L'accordo arriverà. A Paderno Dugnano i Carabinieri riprendono i volti e registrano le voci dei partecipanti al summit. Pino Neri tiene un discorso da politico consumato: «da un lato sottolinea il rispetto che la “casa madre” porta alla “Lombardia” (i Locali devono essere riconosciuti in Lombardia per trovare riconoscimento anche in Calabria), ma le regole vanno rispettate e, per conferire nuove doti, è necessario attendere il nullaosta di giù. Ancora, fa intendere che nel “ fermo” di tutte le cariche non c’è alcun intento punitivo nei confronti della Lombardia, poiché il provvedimento riguarda la 'Ndrangheta tutta. In definitiva, si è addivenuti ad una soluzione transitoria che non risolve il problema tra le aspirazioni autonomistiche dei locali lombardi e l’intento della “casa madre calabrese” di esercitare comunque un controllo sulle sue “filiazioni”, anche soprattutto per non essere esclusa dai lucrosi affari che si prospettano nell’Italia settentrionale».

Neri
raccoglie tutti gli affiliati intorno al nome di Pasquale Zappia della Locale di Corsico, candidatura emersa come conseguenza del suo rifiuto
«a rivestire tale ruolo, sia per le sue precarie condizioni di salute, che per il malcontento diffuso tra le varie “locali”».

Il pavese rimane tuttavia «un importante punto di riferimento» per l'organizzazione criminale: il 21 gennaio 2010 Cosimo Barranca è a Pavia; il 14 febbraio da Neri in piazza della Vittoria nuovamente arrivano Pietro Panetta, Vincenzo Mandalari e Nicola Lucà. La campagna elettorale per le “Comunali” nel giugno 2009 ha visto il successo di Alessandro  Cattaneo (Pdl). Un avvocato amico di Chiriaco ha ottenuto l'assessorato al Commercio. All'ex socio in affari di Chiriaco è andato l'assessorato ai Lavori pubblici. Un amico di Neri (era il socio di sua moglie nell'immobiliare Vittoria) lo ritroviamo alla presidenza della Commissione comunale territorio.

2 Risposte to “Vedi alla voce 'Ndrangheta”

  1. utente anonimo Says:

    "La campagna elettorale per le “Comunali” è alle porte; nel giugno 2009 vincerà Cattaneo. Un avvocato amico di Chiriaco ottiene l'assessorato al Commercio. All'ex socio in affari di Chiriaco andrà l'assessorato ai Lavori pubblici. Un amico di Neri (il socio di sua moglie nell'immobiliare Vittoria) verrà assegnata la presidenza della Commissione comunale territorio."eppur tutto tace….

  2. utente anonimo Says:

    «Neri appare al centro di un comitato d’affari che, grazie ad appoggi ed entrature nel modo politico, riesce ad aggiudicarsi lucrose iniziative immobiliari. L’indagato ha una rete di conoscenze e frequentazioni “ sorprendente” per un soggetto in passato accusato di associazione di stampo mafioso e comunque condannato per violazione della legge stupefacenti; tra l’altro vive in una città di provincia dove è difficile immaginare che non siano noti i suoi trascorsi giudiziari».Solo quel sant'uomo di Ettore Filippi, ex vicesindaco, ex vicequestore della polizia di stato dai trascorsi non proprio adamantini, non aveva alcuna idea di chi fosse in realtà Pino Neri e inseriva in lista i suoi uomini ("Quel ragazzo lo potete far venire su come volete voi").Lui pensava che Neri fosse uno stimato avvocato e che Chiriaco fosse un capace direttore della ASL, parola sua.Se fossimo davvero tonti come lui spera, dovremmo pure premairlo per l'ingenuità e il candore dimostrati.

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