Lettera a un militante del Partito democratico

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da Pavia, Giovanni Giovannetti
A quella persona perbene ma digiuna dei fatti, che nulla sa dell’iperspeculazione Carrefour, della truffa alla Snia, della cementificazione del Parco della Vernavola, di “terre nere” e bonifiche taroccate. Lui non sa e dunque non vede il solco che separa il partito attuale da quell’altro – popolare e di massa – che a suo tempo Pasolini definì «un Paese pulito in un Paese sporco». Bisogna ripulirlo.

Caro militante del Partito democratico, c’è un’area politica e sociale alla tua sinistra (un’area che a Pavia rappresenta circa il 10-15 per cento degli elettori) che sempre più fatica a riconoscersi nei peccati di gola di taluni a te contigui. Come è noto, per il futuro governo della città e del Paese si richiede quantomeno il 50 più 1 del consenso percentuale: in politica si può e si deve discutere, cercare convergenze, ma niente può tenere insieme chi parla il linguaggio della politica e chi tra voi è in politica per coltivare i suoi fottutissimi interessi particolari.
Forse a livello nazionale può risultare meno evidente lo spartiacque tra gli uni e gli altri. Ma localmente, credimi, basterebbero occhi per vedere.
E il prezzo dell’affarismo – a partire dall’immorale e illegale privatizzazione del bene comune – lo si paga anche con l’impossibilità di lavorare insieme, noi e voi. Almeno fino a quando il Partito democratico, almeno a Pavia, non si sarà liberato della zavorra interna dei politicanti di mestiere e di quanti stanno in politica per tutelare non tanto il pubblico interesse quanto il loro tornaconto personale.
Politica e affari? Replicherai incredulo, oppure che nonostante tutto occorre voltare pagina, unire le forze contro la deriva del malgoverno berlusconiano e delle mafie che danno scacco al Paese, per avversare non solo chi ha reso Pavia la capitale settentrionale della ‘Ndrangheta ma anche l’habitat migliore per chi vive della rendita parassitaria e dei movimenti finanziari improduttivi, delle speculazioni immobiliari e di altre “eccellenze” (la città è l’indiscussa capitale nazionale dell’abusivismo edilizio e del gioco d’azzardo); il luogo d’elezione della politica che abbassa la guardia.
Ti rispondo che se la destra matura rapporti con la criminalità organizzata, la componente organizzata e affaristica della pseudosinistra ha per anni legittimato quella corruzione, quella speculazione quel malaffare, e non solo localmente. Un vero peccato!
Ma ancor peggio sono le ricadute: chi rappresenta i senzacasa (nella provincia di Pavia 2000 sfratti sono ormai esecutivi, una vera emergenza sociale), i senzalavoro (in un anno la cassa integrazione è quintuplicata), le famiglie monoreddito, i precari e i pensionati, ovvero gli 8 milioni di italiani relegati senza speranza oltre la soglia di povertà: chi li tutela oggi?
Peccato è anche la patente a punti modello Lega di Veltroni agli immigrati. È il sacco del territorio favorito dalle pubbliche amministrazioni (di centrosinistra come di centrodestra). È il sostegno delle missioni militari all’estero. È lo Stato relegato a controparte anziché motore della trasformazione. È l’espropriazione delle finalità sociali dei “beni comuni”, da parte di chi insiste nella privatizzazione invece di promuovere l’efficienza dei servizi.
Peccato mortale è tutto quello a cui abbiamo assistito a Pavia (Carrefour, Snia, Vernavola, mancate bonifiche di alcune aree dismesse, ecc.) negli anni del governo della pseudosinistra.
Sono percorsi tracciati da discussi personaggi come Alberto Pio Artuso (ora nel Cda di Asm in quota Pd) tenuto per anni a pilotare le scellerate politiche urbanistiche (se così si possono definire l’orgia di varianti al Prg nel quasi totale spregio del pubblico interesse) adottate in due Giunte Albergati e poi da Capitelli (e solo a seguire dalla banda Cattaneo: un mero prolungamento).
È lo stesso Artuso a cui si era rivolto per una consulenza Carlo Antonio Chiriaco, l’avanzo di galera nuovamente incarcerato per mafia. Quale consulenza? È intuibile: la Chiesa evangelica di cui parlano i giornali risulta essere abusiva – l’ultimo dei 2000 e più abusi edilizi che si registrano in città – e Artuso è notoriamente un “esperto” nel suggerire il rispetto apparente delle norme.
Lo si è visto nell’affaire Vernavola (18 villette e 2 condomini in pieno parco, guarda il caso su terreni di proprietà dei parenti del compagno Artuso), un vero e proprio scempio votato congiuntamente dalla minoranza Pd e dalla maggioranza di centrodestra nel marzo scorso: un sospeso delle passate amministrazioni, ancora da saldare?
E i sospesi della privatissima campagna elettorale di Capitelli? La candidata sindaco li onorò con il pubblico denaro della prima edizione del Festival dei Saperi. Per tacere del Piano integrato di intervento della Tradital di Luigi Zunino alla Snia (ora in mano a De Benedetti, il proprietario della “Provincia Pavese”) che già nel 2004 prevedeva l’abbattimento della storica fabbrica, alla faccia del Prg di Gregotti e della storia industriale della città. Per tacere infine di altri eloquenti modelli gestionali del territorio quali il tentativo di chiudere un occhio anzi due sulle mancate bonifiche di alcune ex aree industriali (come, ad esempio, alla Landini) o il business Carrefour – la madre di tutti gli affari – che ha visto l’allora presidente della Commissione territorio Alberto Pio Artuso (rieccolo!) tra i più vivaci interlocutori, con la pubblica amministrazione relegata a mera articolazione dell’affarismo.
Tutto questo avveniva e avviene (il trasversale voto sulla cementificazione della valle della Vernavola è del marzo 2010) senza l’ombra di una qualche blanda riflessione autocritica, semmai cimentandosi nell’autoassolvente tentativo di confondere i fatti con le opinioni, ovvero depistare i cittadini e i militanti come te, così da giustificare, legittimare le ruberie e gli intrallazzi (del passato?) in spregio al pubblico interesse. È forse questa l’improrogabile alternativa politica e morale al centrodestra?
Caro militante perbene, forse l’alternativa andrà ricercata altrove, ad esempio in Campania, dove agli elettori di sinistra alle Regionali 2010 qualcuno ha imposto tale Vincenzo De Luca (due rinvii a giudizio per associazione a delinquere, concussione, truffa e falso); o forse in Lombardia, dove siamo stati chiamati a misurarci con tale Filippo Penati. Quando era presidente della Provincia di Milano, nel 2005 Penati comprò dal defunto Marcellino Gavio il 15 per cento delle azioni dell’autostrada Milano-Serravalle. Così la racconta Marco Travaglio: «preceduto da una serie di telefonate di Pierluigi Bersani, Penati gli ha garantito una ricca buonuscita, strapagandogli le azioni. Una plusvalenza di 175 milioni di euro, di poco successiva all’ingresso di Gavio nelle scalate di Gian Piero Fiorani [il capocordata dei “furbetti”, in manette nel 2005] all’Antonveneta e di Consorte – & furbetti al seguito – alla Bnl» (“Giudizio universale” n. 10). Delle azioni Milano-Serravalle, Gavio ne parla in alcune intercettazioni telefoniche: «sto facendo un pensierino sottovoce a vendere tutto per 4 euro». Dopo l’intervento di Bersani, Penati compra con il pubblico denaro le azioni di Gavio a 8,83 euro per azione.
In Campania e in Lombardia Penati e De Luca hanno “guidato” il Pd alla sconfitta, cosi come altri in Piemonte, in Calabria e nel Lazio. È forse questa l’improrogabile alternativa politica e morale al centrodestra?
Cari ragazzi perbene e militanti del Pd, come si coniugano ambientalismo e diritti umani, biodiversità e società multietnica? Vi riguarda l’area in cui opera chi si batte contro il nucleare? Chi avversa inutili autostrade (come la Broni-Mortara, voluta da Abelli con la benedizione di molti nel centrosinistra); chi denuncia le infiltrazioni mafiose (facendo nomi e cognomi); chi si oppone alla cementificazione del territorio; chi segnala le speculazioni immobiliari; chi lavora solidale tra i poveri e interagisce con i migranti, visti come risorsa (e non come problema)?
Negli ultimi trent’anni Pavia ha perso oltre 17.000 (diciassettemila!) abitanti e – dato Sunia – registra più di 3.000 appartamenti sfitti.
Nella provincia di Pavia in quarant’anni sono stati urbanizzati più di 13.000 ettari di terra agricola e forestale. Nell’arco di cinquant’anni lo spazio occupato da abitati e case è quasi raddoppiato (la percentuale aumenta nella città capoluogo), passando dal 3,4 per cento al 9,3 per cento. Una velocità e una percentuale che in Lombardia ci vede secondi solo a Milano, e comunque superiore a quella che ha riguardato le altre due province a vocazione agricola della bassa Lombardia Cremona (- 8,1) e Mantova (- 8,9). Il fenomeno ha interessato principalmente i terreni agricoli della pianura: sono tra i più fertili del mondo, una risorsa ambientale, paesaggistica ed economica di valore strategico.
Nonostante il decremento demografico, negli ultimi vent’anni in Italia abbiamo assistito all’urbanizzazione di 3 milioni e 663 mila ettari di suolo (la somma di Lazio e Abruzzo insieme; le più cementificate sono Liguria, Campania, Lazio e Calabria, regioni a prevalente guida del centrosinistra), nonostante la disponibilità di 28 milioni di case, 2 milioni delle quali sono abusive, con una evasione fiscale di 3 miliardi di euro.
Da un lato il calo demografico; dall’altro speculazioni e cementificazioni. Qualcuno tra voi del Pd mi vuole allora spiegare dove starebbe il pubblico interesse in tutto questo? Un manifesto affisso di recente in tutte le stazioni ferroviarie del Paese proclamava che «il Partito democratico è per la tutela del territorio». Ragazzi, al momento alcuni tra voi sono fuori linea…

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