Soggiorno obbligato

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Pino Neri è agli arresti domiciliari. Un cupo rintocco per i malaffaristi
di Giovanni Giovannetti

«Sarebbero tante le cose che vorrei dire e gli argomenti che vorrei affrontare, soprattutto quelli relativi ai rapporti con i politici locali che molto hanno occupato e occupano le cronache, anche quelle nazionali. Forse un giorno, con maggiore serenità, affronterò nel dettaglio ogni questione». Così scrive Pino Neri in una lettera inviata dal carcere di Opera al quotidiano locale, pubblicata l’8 dicembre 2010. Un messaggio chiaro, un “pizzino” a chi deve intendere. Vent’anni prima Neri ha subìto un trapianto di cuore e fra l’altro è periodicamente sottoposto a emodialisi. Com’è evidente, non è in salute, eppure più volte le sue istanze per l’ottenimento degli arresti domiciliari sono andate respinte. E così fino a pochi giorni fa: mercoledì 16 febbraio il capo della ‘Ndrangheta lombarda ha ottenuto l’agognato “soggiorno obbligato” nella sua villa al numero 8 di via Cavalier Maggi a San Martino Siccomario. Cosa è cambiato? Nulla, o forse tutto. Ufficialmente gli arresti domiciliari sono dovuti a motivi di salute; eppure, male in arnese il Neri lo era anche prima. Cosa può aver indotto il Gip Andrea Ghinetti a cambiare idea? Torniamo alla lettera: «Forse un giorno…» scrive Pino Neri, e prosegue: «Se un giorno troverò la necessaria serenità potrò sicuramente offrire un contributo valido per capire dove effettivamente si annida il centro del malaffare pavese». Forse quel giorno è già arrivato e le «tante cose» che Neri era ormai avviato a «dire e gli argomenti» che si disponeva ad «affrontare» sono stati infine detti e affrontati, «soprattutto quelli relativi ai rapporti con i politici locali che molto hanno occupato e occupano le cronache, anche quelle nazionali». Chiaro? Come è ipotizzabile Neri tace sulla ‘Ndrangheta, ma ogni altro argomento (dai rapporti con la politica ai “poteri forti”, pavesi e non) sembra ormai ghiotta merce di scambio tra lui e la Dda.
La Richiesta antimafia del 13 luglio scorso al Gip contiene riferimenti alla massoneria, all’urbanistica e al sistema sanitario; riferimenti insistiti ma coperti da omissis. Scontato ritenere che rappresentino altrettanti filoni dell’inchiesta, e alcuni potrebbero essere ormai alla conclusione e dunque, con il contributo di Neri, motivo per scoperchiare la pentola contenente i suoi compagni di merende accampati sotto la cupola di progetto bramantesco del Duomo pavese.
Roberto Rallo, avvocato di Pino Neri, smentisce la trattativa. E si capisce: Neri non è un “pentito”; sulla ‘Ndrangheta «si è avvalso della facoltà di non rispondere», così come su tutto il resto. Massoni e politici «che molto hanno occupato e occupano le cronache, anche quelle nazionali» dunque non hanno motivo di temere: l’avvocato tributarista ai vertici dell’organizzazione criminale è tornato a casa «per motivi di salute», recuperando in altro modo «la necessaria serenità».

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