Perché cammina cammina 3

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Francesco Forlani intervista Carla Benedetti

Il racconto di Sergio Baratto sulla prima tappa di Cammina Cammina è avvincente, ma mi piacerebbe cominciare dalla fotografia che lo documenta. Quella in cui si vede Antonio Moresco che cammina con la stessa sfrontatezza e libertà dell’anarchico di Sarà una risata che vi seppellirà, un’andatura “naturale”. A differenza delle marce, dei cortei, delle sfilate, cammina cammina sembra suggerire infatti qualcosa di più naturale, perfino disteso. Tornare a fare delle cose insieme, in modo naturale, con i piedi per terra, ma con la gioia nel cuore.

Camminare è un’azione semplice, minima. Ma camminare per chilometri e chilometri attraverso l’Italia, “ricucirla con i nostri passi” – come dice lo slogan scelto per questa iniziativa – è anche una sfida ai propri limiti. Il corpo, per lo meno il mio, non è abituato a superare tali distanze senza mezzi di trasporto, perciò questo camminare assieme non è solo qualcosa di naturale, è qualcosa di più.
Farlo assieme ad altri ti dà la motivazione e l’energia per superare questo cimento. Questa mattina ho camminato assieme a altre 13 persone, qualcuna già a me nota, ma la maggioranza incontrate per la prima volta qui: persone che si sono aggiunte e che si aggiungono man mano a questa staffetta, provenienti dai posti più diversi, e dalle professioni più diverse… Abbiamo costeggiato il lago, poi immersi nei boschi, riemergendo tra i campi coltivati, fermandoci a riposare sotto querce secolari, a volte parlando con un altro camminatore, altre volte tacendo per risparmiare fiato nelle salite… C’era con noi anche un cane pastore tedesco, ancora quasi cucciolo, ma anche lui stanco, con le zampe doloranti per aver camminato troppo sull’asfalto caldo nelle tappe precedenti. La strada che seguiamo è la Francigena, che in questo tratto ricalca l’antico percorso della Cassia. Abbiamo visto riemergere per qualche centinaia di metri l’antico basolato della via consolare romana. Quante generazioni prima di noi hanno percorso questi stessi tracciati, dopo averli aperti, pavimentati, abbandonati, poi riaperti di nuovo con nuovi passi… Uno dei camminatori, un medico di Bari, Giovanni Tundo, mi dice che camminare è un’attività in special modo umana. Gli animali, pur conoscendo le migrazioni, non si sono mai mossi così tanto come gli uomini, lungo i continenti, dalla preistoria a oggi.

Cammina cammina non il numero zero di questa discesa (salita) nel concreto, nel reale. C”era stato l’incontro nel 2009 con le tribù d’IItalia riunite nel Castello Pasquini, affacciato sul mare di Castiglioncello, incontro organizzato nsieme a voi de Il primo Amore da Armunia, associazione che si occupa di teatro e danza. Qual era stato il tuo bilancio di allora e soprattutto cosa vi ha spinto verso questo nuovo esperimento?

L’incontro di Castiglioncello è stato importante. Partiva dalla constatazione che in questo paese devastato esistono molte realtà “virtuose” di cui i media non parlano. Persone che da sole o in associazioni, fanno cose incredibili, costruiscono un altro modo di vivere, nonostante le difficoltà, l’isolamento, l’egoismo e il cinismo imperanti. Ma dopo che si sono incontrate, raccontando ognuna la propria esperienza, che senso aveva ripetere di nuovo l’incontro? Stare seduti a parlare, un’altra volta… Bisognava inventare qualcosa di diverso che desse anche il senso di un fare e di un movimento, anche fisico… Nelle situazioni bloccate, come quella che abbiamo conosciuto in questi ultimi anni, il gesto di alzarsi e camminare in gruppo, ci pareva qualcosa di significativo…

Più che di Giro d’Italia verrebbe da dire, Italia in giro, ovvero persone alla ricerca di realtà condivise ancor più che conosciute. ” La nostra vita è scucita. L’Italia è scucita. Ricominciamo a cucirla coi nostri passi“, è scritto alla fine del manifesto di Cammina cammina. Da Nord a Sud, ovvero attraverso l’esperienza di uno strappo profondo, tra due culture, due storie, Cammina cammina secondo te vuol essere anche una risposta alla visione leghista delle cose?

Certo. Il Nord e il Sud, alle ultime elezioni, hanno espresso qualcosa di nuovo e di inaspettato. Milano e Napoli… E’ accaduto a marcia già iniziata. Abbiamo invitato Pisapia e De Magistris a fare una tappa con noi, nella fase finale dell’arrivo a Napoli. La visione leghista comunque non si basa solo sulla separazione tra Nord e Sud, ma anche sull’odio per gli immigrati. Come se si potessero mettere barriere alle migrazioni umane. Noi ci spostiamo come hanno fatto da sempre i popoli che migrano, camminando.

In questo momento in Spagna un movimento spontaneo, di giovani e meno giovani ha messo in ginocchio il governo socialista. L’unica risposta politica alla crisi venuta fuori dai partiti politici e dagli schieramenti. In fondo anche Cammina cammina rivendica questa sua “sospensione” ideologica rivendicandosi come “una carovana muta, senza bandiere, senza slogan, senza striscioni, solo i nostri corpi e le nostre menti che riprendono il movimento”. Cosa è successo ai partiti?

I partiti, anche quelli all’opposizione, sono stati in questi anni dei fattori di blocco. Le ultime elezioni, e soprattutto il risultato dei referendum, li ha felicemente spiazzati.

Come ultima domanda, Carla, vorrei chiederti, ma in tutto questo, cosa ci fa la letteratura per strada?

La letteratura per strada è al suo posto. Se pensi che l’idea del Cammina cammina è partita da una rivista letteraria “di sconfinamento”… Però gli scrittori sembrano i più refrattari a sconfinare, a uscire dal proprio ruolo-gabbietta. Finora hanno partecipato alle tappe circa 450 persone. Di queste gli scrittori erano una parte insignificante, appena 5, e tutti del “primo amore”, poi c’è stato qualche giornalista, ma nella maggioranza erano chimici, medici, ingegneri, operai, un prete, molti studenti, tanti pensionati e nessuno specialista del trekking. La quasi assenza degli scrittori colpisce.

www.nazioneindiana.com

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