Partiti tangenti

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Quella Tangentopoli pavese di vent'anni fa. Così lontana, così vicina
di Giovanni Giovannetti

26 marzo 1992. Buona parte dei componenti il Cda del Policlinico San Matteo – sorpresi a collezionare mazzette – vengono incarcerati. Sono democristiani, socialisti e postcomunisti, associati tra loro nello spartirsi equamente il bottino, il 10 per cento sui costi progressivamente lievitati degli appalti pubblici all'ospedale. Una storia passata? No, sembra oggi.

«I partiti sono diventati macchine di potere» … «I partiti non fanno più politica» … «I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia». Sono alcuni passi dalla celebre intervista di Eugenio Scalfari al segretario del Partito comunista italiano Enrico Berlinguer, pubblicata da "Repubblica" il 21 luglio 1981. Trent'anni fa e sembra ieri, tanto suona attuale, alla luce di quanto sta emergendo tra Monza e Sesto San Giovanni.
Rileggendola, mi sono tornate alla mente un paio di cose. La prima: sulla diversità morale del Pci, secondo Berlinguer salvaguardata fra l'altro dall'esclusione dal Governo che – dice – salvò moralmente il partito, non offrendo l'occasione per diventare ladri. E nelle amministrazioni locali? E l'esborso di tangenti eretto a sistema? Risparmio i numerosi esempi, contenendoli poco oltre a qualche breve ricordo. La seconda (collegata alla prima): se della corruzione Pasolini sa e scrive senza avere le prove, a sinistra il Pci sa e ha le prove, ma sta a guardare. Il partito "pulito" rivendica la sua diversità antropologica mentre il suo "doppio" partecipa come tutti al banchetto Enimont (e non solo consumando l'aiutino alla stampa comunista offerto dalle generose campagne pubblicitarie di Cefis), amministra clientele, soffoca i movimenti e ogni altro embrione di nuove culture politiche libertarie. È la palestra alla quale si forma buona parte della classe dirigente immorale e immortale che tuttora guida il Partito democratico.
Trasformazione… cambiamento della società… Non si registrano passi avanti. Col tempo, anzi, la situazione pare vistosamente peggiorata: per qualche tempo la stagione moralizzatrice dell'inchiesta "Mani pulite" renderà palpabile la metastasi profonda della corruzione di una classe dirigente che smette di separare la funzione dei partiti e della politica dal ruolo di chi è chiamato a governare; partiti di destra e di sinistra sono sorpresi nello spartirsi equamente il bottino. I duri alla Greganti non parlano; altri vuoteranno il sacco, raccontando il sistema. Una storia passata? No, sembra oggi.

26 marzo 1992, undici anni dopo. Tangenti al San Matteo

A Pavia vengono arrestati il democristiano Giuseppe Girani e il comunista Giuseppe Inzaghi, membri del Cda dell'ospedale San Matteo; il primo deteneva la delega al patrimonio, il secondo all'edilizia. Sono al vertice di una «cupola» che lucra sugli appalti al San Matteo, «una congrega di politici e amministratori – come scrive il direttore della "Provincia pavese" Sergio Baraldi – che avevano trasformato reparti e lavori che servivano per ampliare l'ospedale, in un losco giro di tangenti». Baraldi rincara poi la dose: «Ci accorgiamo che una vera e propria associazione a delinquere, invece di fare politica al servizio dei cittadini, si preoccupava di dirigere i propri affari, di occupare le istituzioni per spremere denaro ed accrescere il suo potere». Associazione a delinquere? Sì, il 4 giugno vengono incarcerati altri membri del Cda: il socialista Luigi Panigazzi, il comunista Armelino Milani (morto nel 1994) e il democristiano Giancarlo Albini. Come spiegherà Panigazzi, «le bustarelle, erano un sistema, non si poteva fare diversamente…». Così la Ivces costruzioni di Vigevano otterrà l'appalto del valore di 15 miliardi per la nuova Ematologia, versando 350 milioni in tangenti; la Castagnetti (impianti di condizionamento) esborserà 108 milioni – il 10 per cento – «per non essere estromessa dalla gara»; la Bull Honeywell donerà 50 milioni in contanti alla "cupola" per ottenere l'appalto dell'informatizzazione del Policlinico. Cifre minori saranno versate dalla Sorin (valvole cardiache), dalla Florenzia (settore costruzioni) e dalla Siemens (multinazionale delle apparecchiature elettromedicali).
Ma la madre di tutte le tangenti (560 milioni in comode rate da 100 milioni brevimano, più o meno equamente divisi tra Dc, Psi e Pci/Pds) è quella versata per la costruzione dei Reparti speciali, il cosiddetto "palazzone", appalto affidato alla Cogefar-Impresit (gruppo Fiat) per 2 miliardi e 842 milioni delle vecchie lire, impresa che infine verrà a costare oltre 45 miliardi. Così la raccontano Fabrizio Guerrini e Filiberto Mayda in Mala Pavia scritto "a caldo" nel 1992: «Nel 1990, con la gestione di Trespi [Virginio Trespi, democristiano, presidente del Cda del San Matteo], viene presentata la perizia di completamento; 28 miliardi e 253 milioni ed il Consiglio di amministrazione ne approva la delibera. […] Il progetto Cogefar-Impresit è del tipo "chiavi in mano", un appalto-concorso, visto e rivisto da apposite commissioni tecnico-scientifiche ed elaborato secondo le norme Cee sulla trasparenza. Tant'è che, in tangenti, costerà oltre mezzo miliardo».
Un anno prima, il 3 febbraio 1991 al congresso di Rimini il Partito comunista era confluito nel Partito democratico della sinistra (Pds). L'ex sindaco di Vigevano Luigi Bertone ne è il segretario provinciale. Due giorni dopo l'arresto di Inzaghi e Girani, al quotidiano locale Bertone dichiara che, di fronte a una storia così grave, andava fatta giustizia, invitando a «ricostruire nuove regole» perché l'accaduto non poteva essere liquidato «come un semplice incidente».
Il democristiano Girani si mantiene zitto e cheto (vuoterà il sacco solo due mesi dopo) anche se lì per lì si assume ogni responsabilità contabile in quanto amministratore del partito, (offrendo così più di un paracadute al segretario provinciale Luigino Maggi). Più loquace il frastornato nonché "pentito" Inzaghi. Per le mazzette al Policlinico accusa Girani di essere stato «il referente della Democrazia cristiana e di tutti i partiti» dando addosso altresì il suo segretario politico: «Avevo ricevuto l'incarico di seguire l'attività di Girani e di informare lo stesso Bertone del progredire di tutte le pratiche che avrebbero avuto un ritorno economico per il mio partito […] Bertone svolgeva il ruolo di collettore del denaro destinato a finanziare il Pds […] lo stesso Bertone disse a me e a Milani che il referente per ricevere il denaro delle tangenti del Policlinico era, per il Pds come per la Dc e il Psi, Giuseppe Girani. […] In più occasioni Girani si è recato presso la federazione Pci/Pds, rivolgendosi direttamente a Bertone, sia per consegnare denaro sia per discutere di problemi in generale». Di fronte al pm Vincenzo Calia, Inzaghi aggiunge che la tangente pagata dalla Ivces venne subito consegnata «direttamente a Bertone». E ancora: dal segretario provinciale della Quercia «mi fu chiesto se, nell'ambito dei programmi di edilizia ospedaliera del San Matteo, era possibile affidare alcuni lavori a CoopSette, che era stata indicata a Bertone dagli organi regionali del partito». Secondo Inzaghi, «Bertone si era particolarmente impegnato nel risolvere il problema dei ritardi del rilascio delle concessioni edilizie per la realizzazione della nuova Ematologia».
Nell'aprile 1990 Bertone era assessore comunale pavese all'Urbanistica. C'era da ristrutturare l'ex padiglione "contagiosi" – l'attuale clinica di Ematologia – da parte della Ivces per un importo indicato in tre miliardi di lire (infine se ne spenderanno tredici!) e il presidente Trespi chiede al Comune l'aumento dell'indice di utilizzazione fondiaria, in deroga al Piano regolatore. L'approvazione, nel febbraio 1991, «consentirà al San Matteo di edificare su 17.000 metri quadrati fuori dalle regole del Piano regolatore», come sottolineano gli autori di Mala Pavia.
Il 4 giugno 1992 Bertone si ritrova in carcere insieme ad Albini, Panigazzi e Milani, accusato di corruzione, concussione e associazione a delinquere. Lo denuncia anche Girani: «Ho portato io a Bertone una quota dei 100 milioni della Ivces (20 milioni in contanti). In quell'occasione dissi a Bertone che per i successivi versamenti avrebbe dovuto pensarci direttamente Inzaghi, che nel frattempo mi era stato indicato da Bertone come colui al quale avrei dovuto consegnare i soldi per il Pci».
Nonostante le ricostruzioni circostanziate, Bertone si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda, così come Armelino Milani.
Tuttavia, nel marzo 1993 lui e Girani sono di nuovo agli arresti domiciliari. Bertone è accusato di tentata concussione: una mazzetta di 200 milioni – e altre concordate ma non consegnate – per l'affare mai realizzato del teleriscaldamento in città (dopo Tangentopoli, nel 1992 saltò tutto), metà della cifra sarà intascata dal Pci, indagine che si concluse con l'arresto dell'assessore regionale Giancarlo Magenta (Psi), del consigliere comunale Roberto Portolan (Psi) e dell'ex assessore comunale pavese ai Lavori pubblici Giovanni Grieco (Dc).
Bertone lo ritroveremo nuovamente inquisito, sempre nel 1993, per un appalto truccato al Bosco Negri, e infine condannato a 1 anno e 4 mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti, dopo aver patteggiato per un giro di bustarelle volto a favorire l'edificazione di un parcheggio lungo il Ticino, per il quale patteggiarono anche altri inquisiti: il consigliere comunale Renzo Cavioni (Psi, 8 mesi per corruzione) e gli imprenditori Danilo Brera, Pietro Pecora, Vittorio Pacchiarotti e Augusto Graziadei, tutti e quattro condannati a 1 anno e 3 mesi.
Dall'inchiesta milanese di Mani Pulite il Pds ne emerge con meno graffi di altri: il partito – scrive l'ex cronista di giudiziaria de "l'Unità" Marco Brando – non aveva partecipato in modo diffuso e organico alla spartizione delle tangenti: «Ma uscì pure che non ne aveva bisogno, perché la Lega della cooperative otteneva una quota di appalti concordata e poi finanziava – diciamo legalmente – il Pci-Pds. Solo a cavallo tra anni Ottanta e Novanta gli altri partiti, prima beneficiari di soldi attraverso l'incasso di soldi provenienti da tangenti vere e proprie versate dalle aziende vincitrici di appalti pubblici, cominciarono col chiedere» a Milano come a Pavia «che anche il Pci-Pds seguisse la stessa trafila. Così si passò dal finanziamento formalmente legale attraverso le coop all'unico calderone di mazzette in cui anche una parte dell'ex partito comunista dovette attingere».
La stagione pavese di "Mani pulite" cade grossomodo negli anni in cui in Procura operano magistrati di valore come Vincenzo Calia (dal maggio 2002 è a Genova; nel 2008 è nominato procuratore aggiunto) o come l'attuale presidente della sezione penale presso il Tribunale pavese Cesare Beretta. Ricorderemo che, nel settembre 1994, a Calia viene affidata la nuova inchiesta sull'uccisione del presidente dell'Eni Enrico Mattei, precipitato con il suo aereo la sera del 27 ottobre 1962 nelle campagne di Bascapè, infine archiviata nel 2003 (inchiesta che richiamò ogni energia del valente magistrato).
Il collega Beretta si spinge persino ad inquisire intoccabili come Gian Carlo Abelli detto "il faraone", il ras della sanità in Lombardia. Era il 13 febbraio 1985 quando il "faraone" venne arrestato – insieme a Dino Landini e al cognato Claudio Gariboldi con l'accusa di peculato e concorso in truffa (verrà assolto). Claudio Gariboldi è il fratello di Rosanna, l'ex assessore provinciale pavese e moglie di Abelli balzata recentemente agli onori delle cronache per alcuni movimenti in denaro "sporco" dell'amico e sodale Giuseppe Grossi presso un suo conto cifrato (17964 A) alla banca J. Safra di Montecarlo. 1985, altri tempi: a Tangentopoli mancano sette anni e c'è ancora la Democrazia cristiana, il partito per il quale si industriava il nostro apprendista "faraone".
Grossi lo ricordiamo in affari con Mario Resca (sono anche proprietari dell'ex zuccherificio di Casei Gerola in Lomellina), l'imprenditore vicinissimo a Paolo e Silvio Berlusconi nonché direttore generale del Ministero dei Beni culturali e vicepresidente della Sesto Immobiliare, la società di Davide Brizzi che nel 2008 – in cordata con il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, Bancaintesa, Unicredit, un Fondo coreano e uno americano – ha acquistato da Luigi Zunino l'area Falk di Sesto San Giovanni, oggi al centro dello scandalo mazzette che vede Filippo Penati (Pd) indagato per concussione, corruzione e finanziamento illecito dei partiti.

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2 Risposte to “Partiti tangenti”

  1. utente anonimo Says:

    Purtroppo c'è che fa tesoro dei propri errori per prepararsi ai prossimi sbagli

  2. eraora Says:

    L’istituto della tangente e’ andato negli ultimi dieci anni via via a consolidarsi, a perfezionarsi scientificamente un po’ come le mafie che, abbandonando la coppola hanno collocato nei gangli delle amministrazioni e delle istituzioni figli e figliocci non piu’ armati di lupara bensì di codice penale, di sigilli notarili, di bilanci societari e, purtroppo anche di qualche toga. Pavia non e’ diversa da altri siti ove, la tangente, sotto mentite spoglie, regna sovrana nei palazzi del potere (?) laddove l’imprenditoria si e’ sostituita alla politica nel dettato delle regole. Tangentopoli ha appalesato la dominanza partitica sulla classe economico-finanziaria del bel Paese. Oggi, l’inversione di tendenza e’ tale da ridurre la classe politica al ruolo di mendicanza elemosinando lo spicciolo a garanzia di businees certificati doc. E’ quanto successo negli ultimi dieci anni anche grazie a complicita’ e connivenze istituzionali

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