Il trasversale partito della forca

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Una lettera di Mauro Vanetti alla “Provincia pavese”. La risposta di Giovannetti

L’amico Giovannetti agisce per forte senso d’umanità, ma l’appello che chiede i domiciliari per Chiriaco è sbagliato. Lo stesso Giovannetti ha pubblicato i contenuti della perizia del dott. Scaglione, incaricato dal tribunale di valutare se le condizioni di Chiriaco richiedano il suo trasferimento fuori dal carcere. Il perito ha risposto che Chiriaco rifiuta il cibo e le medicine (come è nel suo diritto), che le sue condizioni sono preoccupanti e vanno trattate, ma che può restare in carcere. O si spiega perché questa perizia sarebbe sbagliata, cosa che nessuno dei firmatari dell’appello (tra cui non vi è neanche un medico) è stato in grado di fare, oppure è veramente inopportuno attaccare la decisione del magistrato. Così facendo si esercita una indebita pressione affinché si arrivi a quanto stanno perseguendo Chiriaco e la sua difesa, così come prima di lui altri incarcerati per i fatti di ‘ndrangheta di Pavia: tornarsene a casa. Le condizioni carcerarie in Italia sono pessime, si affronti questo problema in modo complessivo, preoccupandosi in primo luogo delle condizioni dei poveri cristi, finiti in galera per qualche sciocchezza. Questi appelli ad personam non aiutano ad avere un sistema carcerario più giusto e concentrandosi sui problemi di salute di Chiriaco (in gran parte frutto del suo rifiuto a nutrirsi e a farsi curare) si rischia di mettere in secondo piano il ruolo mostruoso che la ‘ndrangheta sta giocando in Lombardia.

Mauro Vanetti, Rifondazione comunista

Risposta a Mauro Vanetti

Dopo la divulgazione del nostro appello in favore degli arresti domiciliari per Carlo Chiriaco, tra le più cocenti sorprese registriamo l’emersione del trasversale partito della forca, popolato fra gli altri da chi la Costituzione italiana preferisce difenderla con letture alla moda sulle piazze, invece di applicarla. Art. 13: «È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà»; art. 27: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte». Art. 32: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». Sono alcuni diritti fondamentali della persona, spesso ignorati dalla politica indifferente all’etica, quella rinchiusa in partiti-chiesa invasivi al punto da essersi sostituiti alle persone – unico soggetto razionale e morale, direbbe la politologa Roberta De Monticelli – allontanandosi così dal dettato costituzionale. Sì, perché se il bene ultimo di ogni democrazia è la libertà individuale, la necessaria disciplina dei diritti e dei doveri non può che trovare nella Costituzione e nella Carta dei diritti dell’uomo le sue regole. Regole valide specie di fronte a chi è oggi privato della sua libertà individuale.
Mauro Vanetti è un amico, giovane e intelligente. E forcaiolo. Il 16 settembre, sul quotidiano locale ha commentato il nostro appello in modo tanto plausibile quanto privo di senso. Scrive Vanetti: «Chiriaco rifiuta il cibo e le medicine». Il giovane amico mente sapendo di mentire, già che mette queste sue parole in bocca al dott. Scaglione. Così scrive il perito del Tribunale (8 agosto): Chiriaco «assume scarso cibo non tanto per sua volontaria decisione quanto per disinteresse» verso la propria persona e verso la sua sopravvivenza. Un comportamento drammaticamente autolesionista imputabile all’aggravarsi della depressione che – sottolinea Scaglione – non è più contenibile con l’incremento dei farmaci.
Tralascio l’analisi minuta delle altre patologie di cui soffre l’incarcerato (tumore al colon, diabete, glaucoma ad entrambi gli occhi, protrusioni delle vertebre che hanno ormai intaccato il midollo esponendolo al rischio di paralisi, dimagrimento – da 85 a 58 chili – che ha ormai intaccato la massa magra, ecc.): cappio alla mano, Vanetti considera l’appello («tra i firmatari non vi è neanche un medico») un «inopportuno attacco ai magistrati» (?) o, peggio, «una indebita pressione affinché si arrivi a quanto stanno perseguendo Chiriaco e la sua difesa».
Fatico a seguirlo: Chiriaco un malato immaginario? Questo sembra adombrare Vanetti dalla forca. E come si sostanzierebbe l’«inopportuno attacco ai magistrati»? Correttamente la perizia Scaglione segnala al Tribunale il progressivo peggioramento di Chiriaco, indicando «con forza» le cure urgenti; disposizioni riprese dal Tribunale nella sua ordinanza di rigetto, e tuttavia disattese dai carcerieri: da quando è recluso a Monza (900 detenuti pigiati l’uno sull’altro, il doppio di quelli che quel carcere potrebbe ospitare) non si segnalano interventi terapeutici – la sua cartella clinica è incredibilmente ferma al 2 agosto, data del suo trasferimento in Brianza – e il motivo è semplice: Chiriaco non è più curabile in carcere.
In conclusione, Vanetti invita ad affrontare «questo problema in modo complessivo, preoccupandosi in primo luogo delle condizioni dei poveri cristi, finiti in galera per qualche sciocchezza. Questi appelli ad personam non aiutano ad avere un sistema carcerario più giusto».
Anche lui dovrebbe saper cogliere la differenza che passa tra un intervento umanitario mirato (i diritti costituzionali) e quell’altro, di ambito politico, volto a più ampi orizzonti. Come è evidente, il primo non può che focalizzare sulla realtà conosciuta: ieri un rom, oggi un presunto mafioso; sarà un granellino di sabbia nel deserto, ma questo granellino sta sotto i nostri occhi e non possiamo fare finta di non vederlo, così come appare evidente l’incriccamento della prospettiva qui perorata dal Vanetti: «il problema complessivo…» Infatti non lo ricordo tra chi recentemente è accorso (sono solo esempi ad personam) a prendersi cura di quel Rom, oggi maggiorenne, prossimo alla carcerazione dopo il lontano furto di una bicicletta; o di quell’altro immigrato, imprigionato e rispedito in Romania per una vecchia insignificante pendenza, nonostante il suo contratto di lavoro a tempo indeterminato, che gli permetteva di pagare regolarmente l’affitto. Come ho detto non lo ricordo: forse perché troppo dedito ad affrontare il problema «in modo complessivo». Con buona pace dei «poveri cristi». Loro, nel frattempo, restino in attesa.

Giovanni Giovannetti

7 Risposte to “Il trasversale partito della forca”

  1. maurovanetti Says:

    L'unica cosa che voglio dirti anche qui come ho fatto altrove è: per favore, per favore, per favore, accetta che qualcuno possa pensarla diversamente da te senza bisogno di far degradare la polemica al livello dell'insulto o della caricatura delle posizioni dell'avversario. In tanto buonismo a mio parere fuori luogo a vantaggio di Carlo Chiriaco, questa slealtà nei miei confronti stona parecchio.

    Ti prego di rileggere come io ho parlato di te fin dalla prima riga e come tu hai invece parlato di me e di valutare chi stia "rimanendo umano" nel gestire i rapporti tra chi ha condiviso numerose battaglie. Sarcasmo OK, polemica aspra OK (fa anche audience!), slealtà non OK.

    Ciau.

  2. GGiovannetti Says:

    Caro Mauro, appunto. Da ormai una settimana in rete e sui giornali stai insistendo su contenuti che nulla hanno da spartire con l'idea di sinistra libertaria ancorata al dettato costituzionale che a me interessa, così come pensavo piacesse anche a te, senza fra l'altro capire che proprio sostenendo i diritti alla persona si rafforza e legittima l'azione della Magistratura, così come si rafforza l'azione pratica e politica volta a premere sulla terrificante condizione in cui versano le sovraffollate carceri italiane. Caro mauro, azione umanitaria individuale e azione politica collegiale si elidono solo nella testa di chi separa la l'azione politica dai diritti costituzionali e dall'umanità.

  3. maurovanetti Says:

    Il commento sopra era solo volto a chiederti di tenere il dibattito su livelli più leali.

    Se vuoi ti rispondo (pure qui!) sul merito: non credo che questa battaglia rafforzerà la battaglia per migliorare le condizioni carcerarie, così come la battaglia per la scarcerazione di Valdes, di Introini e di Pino Neri condotta dai loro amici non ha migliorato le condizioni di chi è rimasto nelle patrie galere.

    Quello che succederà è che Chiriaco-Barabba sarà mandato ai domiciliari e che i "poveri cristi" continueranno a sorbirsi il destino dei cristi, che è il calvario. Tra la gente comune di Pavia si rafforzerà l'idea che ai potenti si trova sempre il modo di farla far franca e che chi difende i carcerati lo fa per aiutare i mafiosi, tra i potenti si rafforzerà l'idea che si possono lasciare le galere in condizioni miserabili perché tanto a loro non capiterà mai di starci a lungo. Bel risultato.

  4. GGiovannetti Says:

    E allora cosa aspetti a mobilitarti, come individuo e come partito, in soccorso dei "poveri cristi" meritevoli di arresti domiciliari che conosci, invece di star qui a menare il torrone a chi, mosso da analoghi sentimenti, a quel gesto ha dato luogo? Oppure sapresti indicarmi, così, su due piedi, qualche nome e qualche storia di detenuti a Torre del Gallo ridotti all'incirca come il Chiriaco e come lui meritevoli degli arresti domiciliari? Così provvedo io, in modo che non non abbiano a schiattare nel bel mentre voi "affrontate il problema in modo complessivo"

  5. GGiovannetti Says:

    Caro Mauro, è mattina. Ho bevuto un caffè, letto i giornali, acceso il computer ma delle segnalazioni richieste non trovo l'ombra. Si direbbe che di problema carcerario parli per sentito dire. Ecco, questo intendo per chiacchiericcio: separare la parola dall'azione. A te la parolaia pratica militante, a me l'affondo anima e corpo nella merda sociale. Va bene anche così. Ma almeno su certe cose non mi rompere i coglioni. Tutto questo insieme all'immutata stima per il compagno giovane, generoso e capace che conosco e ammiro.
    Ciao. G.

  6. utente anonimo Says:

    Egregio Sig. Vanetti,
    ho letto con attenzione la sua lettera indirizzata alla “Provincia pavese” e le assicuro che, con altrettanta attenzione, ho letto la risposta di Giovannetti nella quale, né sotto traccia, né a livello di contenuti, colgo ciò che lei definisce il “bisogno di far degradare la polemica al livello dell’insulto o della caricatura delle posizioni dell’avversario”.
    Rilegga per favore la risposta di Giovanni e gli risponda nuovamente avvalendosi di strutture argomentative più solide perché il suo intervento, sig, Vanetti, non porta nessuna buona ragione a favore della tesi che lei vorrebbe difendere. Lei infatti non fa altro che riproporre, come avversario del berlusconismo immagino, il fastidioso trucchetto dialettico, al quale, da quasi un ventennio, i servi di Berlusconi ricorrono. E il trucchetto suggerisce che è consentito screditare il proprio interlocutore sul piano personale per metterne più facilmente in cattiva luce la tesi. Questo sì equivale a tenere il dibattito in corso su livelli poco leali.
    E adesso veniamo al dunque. La tesi di Giovanetti, spero che lei vorrà riconoscerlo, si appoggia su tre documenti di evidente e genuina matrice Civile: i tre articoli della Costituzione italiana; la Carta dei diritti dell’uomo e la relazione del dott. Scaglione, perito del Tribunale.
    Li rilegga e vedrà che di caricaturale, di demagico e di buonista c’è ben poco. Anzi, nulla.

    Davide Tininini

  7. maurovanetti Says:

    Caro Davide,
     a dire il vero le argomentazioni le ho già messe molto sinteticamente nella lettera iniziale. Non ho alcuna intenzione di "screditare" Giovanni Giovannetti, alleato di tante battaglie, e non ho mai sentito prima qualcuno dire che sto "screditando" qualcuno solo perché ho detto che ha in perfetta buona fede fatto qualcosa con cui non sono d'accordo al 100%.
    Giovannetti gode presso di me di molto credito e continuerà a goderne anche dopo questa presa di posizione che non ho condiviso. Non vedo proprio che interesse avrei a danneggiarlo, posto che siamo stati praticamente sempre dalla stessa parte.
    Molto semplicemente, non sono d'accordo con l'appello. Si può?
    Sul merito: i famosi "tre articoli" della Costituzione non dicono che Chiriaco debba essere mandato ai domiciliari, così come non lo dice la Carta dei Diritti dell'Uomo e soprattutto non lo dice la perizia Scaglione. Quest'ultima, a dire il vero, dice che Chiriaco può restare in carcere e lì essere curato.
    Ad ogni modo, questa vicenda di per sé secondaria dev'essere inquadrata in un quadro più generale sullo stato della lotta tra la 'ndrangheta e la parte sana della città. Non mancherò più avanti di produrre un documento più generale che esprima – per i pochi a cui può interessare – la mia analisi su come siamo messi da quel punto di vista. Io credo – anticipo – che sia in atto una vera e propria restaurazione mafiosa a Pavia. Questo avviene non certo per colpa di questo appello, ma per colpa delle forze antimafiose di Pavia (tutti inclusi) che non sono state in grado di organizzarsi efficacemente. Ragioniamo su questo e vediamo se siamo ancora in tempo per salvare la partita, tutti insieme.

    Davvero cordialmente,
    M.V.

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