Sbugiardati

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Il Tar cancella la speculazione. Il Parco della Vernavola è salvo
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Il Tribunale amministrativo regionale ha cancellato le due delibere comunali (la n. 23 del 19 ottobre 2009 e la n. 12 del 19 aprile 2010, votate congiuntamente da Partito democratico, Lega e Pdl) volte a favorire una enorme speculazione immobiliare in estese zone del parco della Vernavola. Un business calcolabile in 20 milioni di euro, là dove per la prima volta si pretendeva di costruire in piena valle invece di eroderne i confini. L'ottima sentenza riconosce l'alto valore ambientale della zona, accogliendo in pieno le ragioni di chi alla speculazione si era opposto con due ricorsi al Tar e uno alla Procura: Italia Nostra, Insieme per Pavia, comitato Città e legalità, Federazione della sinistra, oltre a 3.000 cittadini che hanno sottoscritto la nostra petizione in difesa del Parco.

La sentenza sbugiarda clamorosamente il Consiglio comunale pavese e quel voto bipartisan favorevole alla speculazione condiviso da maggioranza e opposizione (unici contrari Paolo Ferloni di Insieme per Pavia e Vincenzo Vigna di Idv).
La sentenza chiarisce inoltre che la perequazione (ovvero l'acquisizione di aree strategiche in cambio del diritto di edificarne il 10 per cento o di autorizzare altrove le stesse volumetrie) non può essere applicata alle aree verdi o agricole come quelle che troviamo nel Parco della Vernavola, così come stabilisce l'art. 22 del Prg, tuttora in vigore, che lorsignori si riproponevano di aggirare.
La sentenza sbugiarda infine Fabio Panighi (funzionario comunale del settore urbanistica) e Angelo Moro (dirigente dello stesso assessorato) accorsi a riferire che la zona era disciplinata dell'art. 24 del Prg (aree per servizi), mentre in realtà era soggetta all'art. 22 (Parco della Vernavola) e dunque inedificabile.
«Un affare da 100 milioni». Il “padre” del Piano regolatore generale Lorenzo Rampa anni fa commentò così la delibera che, il 29 novembre 2004, aveva illecitamente esteso la perequazione al Parco della Vernavola: «Le modifiche introdotte dalla Giunta e dal Consiglio non sono quelle chieste dalla Regione […]. Qui è stata applicata la perequazione ovunque, mentre noi applicammo il vincolo secco su quelle aree già sottoposte a vincoli preordinati. […] Inutile perequare se il fine è quello di evitare l’edificabilità», così come sarebbe stato inutile per il Comune acquisire aree già sottoposte a vincolo (vincoli che oltretutto non costano nulla alla collettività), in cambio dei diritti edificatori.
Interesse pubblico? No, grazie! Secondo Rampa, avrebbe vinto il gruppo di pressione dei palazzinari, e lo documenta: «Con la modifica delle Norme tecniche di attuazione ci sono circa 965.000 metri quadrati in più di superficie territoriale perequata. Ossia terreni su cui viene applicato un indice edificatorio dello 0,1. E sono i terreni del Parco della Vernavola che, come ho detto, potevano non essere compresi dalla perequazione perché già protetti da altri vincoli ambientali e paesistici». E invece lo hanno fatto: un business immenso, un regalo per gli speculatori, pari a 17.500 metri quadrati di superficie lorda di pavimento, equivalente a circa 150 appartamenti, «il 30 per cento in più della capacità edificativa del Piano regolatore approvato dalla Regione», riferisce Rampa.
I terreni del Parco li hanno «compresi», sì, ma illegalmente. Nelle tavole 6.1 e 4.1 del Piano regolatore generale il Parco è segnato da differenti confini: nella prima (Patrimonio storico e ambientale) il tratteggio corre lungo la sua periferia, segnata a verde; nella seconda (Azzonamento delle aree normative), lo stesso confine vira a stringere sul corso d’acqua, escludendo così proprio le aree su cui i parenti di Alberto Pio Artuso (all’epoca presidente della Commissione comunale territorio della Giunta centrosinistra di Albergati) progettano l’edificazione di 20 villette e palazzine.
Un partito bipartisan cementato nell’affare. Sì, affare: avuti i permessi la “proprietà” avrebbe infine rivenduto a terzi il progetto e l’area rivalutata, progetto a firma di Roberto Alessio, già dirigente comunale all’Urbanistica negli anni del tormentato iter della tentata speculazione. Una bella trama degna di una qualche indagine, che vedrebbe l’Immobiliare Raced di Francesco Rampazi nella parte dell’utilizzatore finale. È la stessa immobiliare che di recente ha acquistato la vecchia sede Asm a Pavia per 5 milioni e 375mila euro, trattativa condotta con Artuso, componente del Cda Asm, in quota Pd.
È lo stesso Artuso a cui nella primavera 2010 si era rivolto per una «consulenza» l’incarcerato per mafia Carlo Antonio Chiriaco. Quale consulenza? Una Chiesa evangelica rivelatasi abusiva – l’ultimo dei 1.269 e più abusi edilizi che si registrano in città – e Artuso è notoriamente un “esperto” nel suggerire il rispetto apparente delle norme.
Come proposta di “compromesso”, mesi fa l'assessore Fracassi suggerì di mantenere là dov'erano le quattro villette e le due palazzine previste a ovest del corso d'acqua, e di spostare ai margini del parco, lungo la strada che collega Città giardino a Mirabello, le altre 14 villette. Compromesso o premio agli speculatori? Quali interessi intendeva tutelare l'imbonitore Fracassi? Quello collettivo o, al solito, favorire il duo Artuso-Rampazi?
Qualcuno (l'ex vicesindaco Ettore Filippi) ha sostenuto che la sentenza del tribunale amministrativo impedirà il passaggio della “Greenway”, la strada ciclo-pedonale tra Milano e la Liguria, previsto per il parco. Filippi dimentica il “Preliminare per cessione volontaria di immobili” – tuttora valido – stipulato tra il Comune e i proprietari (i primi contatti sono del novembre 2000); dimentica la delibera di Giunta n. 1/2003, che dispone l'esborso di 12.759,07 euro per l'acquisizione del passo (calcolato in 2.745 mq); dimentica infine il diritto di usucapione ormai acquisito, già che da oltre vent'anni si passa di lì. Che il Comune onori allora i suoi impegni.

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