Buone nuove cattive

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da Pavia, Giovanni Giovannetti

Una buona notizia, anzi due. La prima: la polizia giudiziaria ha sequestrato il faldone relativo alla lottizzazione “Punta Est”. La seconda: il direttore generale del Comune di Pavia Maria Laura Bianchi (già commissario straordinario prefettizio, un compenso annuale di 111.845,04 euro) non verrà confermata nell’incarico. Forse la ritroveremo dirigente all’Istruzione, e questa non è una buona notizia.
Un’altra buona notizia: il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha nominato suo consigliere personale «a titolo gratuito» Carlo Mosca, l’ex prefetto di Roma rimosso dall’incarico nel 2008 dopo che si era rifiutato di rilevare le impronte digitali ai bambini Rom e a perseguire gli zingari in quanto tali, come invece pretendevano l’ex ministro Maroni e il sindaco di Roma Alemanno. Come osservò l’allora prefetto, «delinquente è colui che viene arrestato e condannato a una pena minima di 5 anni» vale a dire «coloro che compiono reati molto gravi e che sono presi in flagranza di reato; parliamo di pericolosità sociale che è indistintamente italiana o straniera». Mosca è persona molto, molto per bene.
Poi c’è il resto. Come era largamente prevedibile, sotto l’albero di Natale, ai pavesi il sindaco Alessandro Cattaneo ha fatto trovare Ettore Filippi, confermandolo suo rappresentante nel Cda dell’ospedale San Matteo. A sua volta la Regione ha ribadito Alessandro Moneta alla presidenza e nominato Dario Invernizzi, Aris Zonta, Giuseppe Zanoni e Davide Giraudo suoi delegati nel Cda. Andrea Albergati entra in rappresentanza della Provincia, mentre il ministero della Sanità ha indicato Dario Velo.
 Sorprende la nomina a direttore generale di Angelo Cordone in sostituzione di Pietro Caltagirone: stessa faccia, stessa razza? Vedremo, ma sembra un brutto segnale per Giancarlo Abelli il “Faraone”.
Politica del fare (affari) e poteri forti cittadini – come lo sono Università, Ospedale e Curia – a interagire fra loro in quella che non senza motivo potremmo definire la “zona grigia” dell’affarismo formalmente lecito. Spendo un solo esempio: prendiamo l’area intorno al Carrefour lungo la Vigentina, in pieno parco Visconteo: sono terreni agricoli di proprietà ospedaliera, limitrofi a quelli urbanizzati; terreni destinati, pensa un po’, a cambiare la destinazione d’uso a commerciale e alla conseguente loro rivalutazione esponenziale. Si annuncia il triplicamento dell’area – lo ripeto, è terreno vergine – con edificazioni simili a quelle che si incontrano lungo la statale dei Giovi andando verso San Martino. L’ampliamento dell’area lungo la Vigentina è una priorità cittadina? Pubblico interesse o pretesto per muovere denaro? In città l’industria emergente sembra quella dei movimenti finanziari legati alla rivalutazione fondiaria e alla compravendita dei suoli: plusvalenze da brivido nelle tasche di privati moooolto ammanicati, contigui, quando non organici, ai “poteri” di cui sopra (un esempio? Comprano a 1.700.000 euro per rivendere poco dopo a 6.300.000!). Per tacere di lottizzazioni quali Punta Est al Vallone o Greencampus al Cravino, zone che il Prg indica a servizi universitari e invece sottotraccia ritroviamo a residenziale senza che la variante fosse passata prima per il Consiglio comunale.
Nell’inchiesta antimafia “Infinito” il rappresentante comunale al San Matteo Ettore Filippi viene citato ben 57 volte – non esattamente tra gli investigatori – più volte sorpreso in conversazione con il capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri. Eppure il nostro accessoriato ex poliziotto – lui come altri – era al corrente della caratura criminale del Neri. Pur conoscendolo (o forse proprio conoscendolo) Filippi lo ha più volte sollecitato a indicare volti e voti per la sua lista Rinnovare Pavia. Così che, nonostante le sue 251 preferenze, tale Francesco Rocco Del Prete, il candidato «nella piena disponibilità di Neri», sarà il primo tra i non eletti della cordata Filippi. E toccherà a Luca Filippi, figlio di Ettore e presidente di Asm Lavori, nel maggio 2010 copensarne la mancata elezione al Comune assumendolo in Asm.
Persino il commercialista dell’ex poliziotto – il noto massone calabrese Pietro Pilello – sembra avere più d’uno scheletro nell’armadio: gli investigatori lo hanno infatti sorpreso a merendare con personaggi ai vertici apicali della ‘Ndrangheta lombarda quali il milanese Cosimo Barranca e, al solito, il pavese Neri (lo stesso Filippi lo ha voluto stipendiato revisore dei conti in Asm a Pavia).
Riassumendo. Marzo 2009: un ex poliziotto di rango prestato alla politica si rivolge al locale capo bastone calabro-pavese per mendicare appoggio e supporto alla sua ondivaga lista civica coalizzata con il futuro sindaco “antimafia” Alessandro Cattaneo.
23 dicembre 2011: il sindaco “antimafia” eletto con l’aiutino degli amici degli amici si rende disponibile a mantenere l’ex poliziotto quale suo rappresentante nel ben remunerato Cda dell’Ospedale San Matteo così che l’amico degli amici possa pilotare una enorme speculazione “a norma”, già che il nuovo insediamento commerciale sulla Vigentina non è il fine, ma un modo per l’Ospedale proprietario dei suoli (e per chissà chi altro) di fare così legittimamente quattrini a spese del bene comune.
E la locale Procura? In Procura dicono che sia cambiata l’aria; e per gli impuniti sembrano annunciarsi polmoniti. Un segnale lo si coglie lo stesso 23 dicembre: di prima mattina  un ex vicequestore viene arrestato dai colleghi, accusato della detenzione illegale di armi, peculato e omessa denuncia. Lo stesso ex vicequestore nel 2006 (e di nuovo nel 2008) venne caldeggiato da Filippi quale capo della polizia municipale in vece dell’ex carabiniere Gianluca Giurato (un acclarato nonché acclamato «rompicoglioni»). Si dice che sempre lui, l’ ex vicequestore, abbia poi avuto parte nell’assegnazione in appalto a Luca Filippi, figlio di Ettore, del bar in questura (il barista Luca lo abbiamo già incontrato quale presidente di Asm Lavori).
Se la città e il Paese sono piegati in due, se la politica retrocede a notaio degli interessi di pochi, se la sola corruzione politica costa agli italiani 70 miliardi in euro l’anno (equivalenti a tre manovre “salva Italia”!) lo si deve a chi – a destra come a pseudosinistra – ci ha sospinti a un passo dal baratro. E Filippi, locale voltagabbana, per decenni ha malgovernato sia con gli uni sia con gli altri: di volta in volta con la Francia o con la Spagna. Purchessemagna.

Una Risposta to “Buone nuove cattive”

  1. ggiovannetti Says:

    La procura indaga sulle case a Punta Est. Chieste tutte le carte
    L’esposto: appartamenti al posto di residenze universitarie Il sindaco precisa: «Le decisioni prese solo dai tecnici».

    PAVIA. Chiamata in causa da una parte dell’opposizione, la Procura della Repubblica ha acquisito, attraverso la polizia giudiziaria, copia della documentazione relativa al progetto urbanistico Punta Est. Circa tre settimane fa, infatti, la lista Insieme per Pavia, che in Consiglio comunale è rappresentata da Paolo Ferloni, aveva inviato alla magistratura alcuni documenti accompagnati da una lettera che riassumeva tutte le perplessità emerse sino a questo momento. Il terreno sul quale si sta costruendo, affacciato sul parco della Vernavola, nel vecchio Prg prevedeva “servizi universitari”. Quelle che stanno sorgendo, però, sono abitazioni signorili, che verranno vendute a 2.450 euro il metro quadrato. Secondo l’opposizione, si tratterebbe di una vicenda sulla quale fare luce, anche perchè – secondo Antonio Ricci (Pd) – costruire case al posto di servizi significherebbe, per l’operatore privato, risparmiare circa 400.000 euro di oneri di urbanizzazione. Secondo la ditta, invece, tutto sta avvenendo nell’ambito di quanto previsto dal Piano regolatore. E sul punto, infatti, è stata stipulata una convenzione tra la Punta Est Srl e il Dipartimento di ingegneria edile e del territorio dell’Università di Pavia. Sulla base di tale accordo, nell’area si dovrebbe svolgere «attività di ricerca nel settore di qualità architettonica e tecnologica, a condizione che il Comune di Pavia presti assenso alla variazione della tipologia dell’intervento da residenza universitaria a residenza per scopi di ricerca». Le case, insomma, sono realizzate con le più avanzate tecnologie e serviranno come “modello”, anche ad altre amministrazioni comunali, per la casa ideale da realizzare. Inoltre, la stessa ditta avrebbe fatto sapere di essere disposta a pagare anche gli oneri dovuti qualora l’intervento fosse ritenuto puramente residenziale. Nel dubbio, una parte dell’opposizione ha chieston di verificare la legittimità della procedura. E la magistratura ha risposto a tale sollecitazione. Sul caso, il sindaco Cattaneo tiene a sottolineare alcuni passaggi: «Il permesso – spiega – è stato dato sulla base di una scheda del vecchio Piano regolatore, al cui interno è stata sfruttata una convenzione tra i nostri uffici, nella persona del dirigente responsabile dell’Urbanistica, e l’Università. Tutto è avvenuto senza che la politica fosse coinvolta». L’attuazioone delle schede di Piano regolatore (cioè delle singole “porzioni” di piano) è del resto un procedimento puramente tecnico. Anche se, in questo caso, sono ben presto affiorate perplessità e polemiche.

    «Ho subito chiesto una relazione al dirigente – aggiunge il sindaco – e ho parlato dell’argomento con il direttore generale, Maria Laura Bianchi. So che stavano valutando l’eventualità di ritirare o meno il provvedimento in autotutela. Non so, poi, cosa abbiano deciso. Quello che so è che su questa vicenda non si è mai pronunciata la giunta». Riguardo, poi, ai risvolti politici del caso, il sindaco Cattaneo conclude: «La scheda si riferisce a un Piano regolatore fatto dal centrosinistra. Sono stati loro a immaginare residenze universitarie in una zona, via Baldo degli Ubaldi, dove non vi è traccia di istituti universitari e dove anche i servizi di collegamento con il centro città non sono l’ideale». Resta il fatto che, secondo il centrosinistra, il sostanziale cambio di destinazione dell’area avrebbe dovuto richiedere un passaggio in Consiglio comunale, come accade ogni volta che si debba procedere a una variante dello strumento di pianificazione urbanistica. I punti di vista, insomma, sono opposti. La Procura potrebbe fare chiarezza.

    di Fabrizio Merli, La provincia pavese, 27 dicembre 2011

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