La grande truffa “Green Campus” al Cravino 6

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Controlli della Polizia municipale su proprietari e inquilini? Ma va là
da Pavia, Vito Sabato *

Secondo il presidente del Consiglio di amministrazione di Green Campus Alberto Damiani «chi compra gli appartamenti deve impegnarsi a rispettare la destinazione d’uso, affittandoli quindi a universitari. Sta scritto nel preliminare d’acquisto». Dunque Damiani ammette: quelle residenze sono in vendita. E gli acquirenti? Coralmente, il costruttore Damiani e l’assessore all’Urbanistica Fabrizio Fracassi informano che «il Comune tramite la Polizia municipale» vigilerà sul rispetto del vincolo. Come qui osserva Vito Sabato, sindacalista e funzionario della Polizia locale, «nessun agente o ufficiale di Polizia giudiziaria può bussare alla porta di un appartamento, magari per chiedere agli occupanti documenti di identità o magari certificati che dimostrano lo status di studente universitario, senza vedersi sbattere la porta in faccia, peraltro in modo più che legittimo e senza correre il rischio di beccarsi una sacrosanta denuncia». Nonostante i vincoli, le residenze del Cravino sono vendute a chiunque e nessuno potrà impedire al legittimo proprietario di abitarvi. (G. G.)

Personalmente non ho mai letto una risposta più sconclusionata e priva di senso come quella all’interrogazione del consigliere Giuliani nel Consiglio comunale di giovedì 2 febbraio. L’art. 80 del Regolamento Edilizio Comunale nella parte di interesse testualmente recita: «La vigilanza sull’attività edilizia e urbanistica nel territorio comunale è assicurata da ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, eventualmente coadiuvati da funzionari e dipendenti della struttura comunale competente, sulla base di autonome determinazioni (della polizia giudiziaria) ovvero a seguito di richiesta della struttura competente o di segnalazioni da pare dei cittadini». La risposta dell’assessore Fracassi sposa completamente, dunque, la tesi sostenuta dal costruttore che, sulla stampa locale si pregia persino di indicare quali siano i compiti della Polizia Locale in merito ai controlli che devono essere effettuati nelle residenze incriminate. Premesso che la vigilanza è assicurata non solo dalla Polizia Locale, ma anche dalla Polizia di Stato, dai Carabinieri e dal Corpo Forestale dello Stato, tutto filerebbe per il verso giusto se la dizione «vigilanza sull’attività edilizia e urbanistica» non fosse impropriamente usata, come nel caso in questione.
In realtà l’attività della Polizia giudiziaria può essere condotta senza alcuna particolare formalità all’interno dei cantieri, dove può essere effettuato ogni tipo di controllo sull’attività edilizia. Non è così per quanto riguarda le dimore abitate. Nessun agente o ufficiale di Polizia giudiziaria può bussare alla porta di un appartamento, magari per chiedere agli occupanti documenti di identità o magari certificati che dimostrano lo status di studente universitario, senza vedersi sbattere la porta in faccia, peraltro in modo più che legittimo e senza correre il rischio di beccarsi una sacrosanta denuncia. E perciò fa specie che persino un costruttore si faccia lecito di dire quello che deve fare la Polizia Locale: segno inequivocabile della presenza in città di poteri davvero forti. Del resto, basterebbe farsi spiegare più dettagliatamente in che modo si ritiene possano essere effettuati i controlli impiegando agenti e ufficiali di polizia giudiziaria, senza limitarsi alla citazione di qualche articolo di legge o di regolamento senza nessuna attinenza.
La Confederazione Unitaria di Base non ha potuto fare a meno di evidenziare come i dubbi sulla corretta gestione delle attività edilizie in città siano aumentati in maniera esponenziale sin da quando è stato conferito l’incarico di dirigente all’arch. Moro – istruttore direttivo proveniente dal comune di Casorate Primo – subito dopo aver revocato, in violazione di diverse norme di legge, un pubblico concorso per la copertura del posto di dirigente del Settore Ambiente e Territorio. Perciò il sindacato ritiene che la chiarezza su quanto sta accadendo vada fatta anche passando attraverso le modalità di nomina del dirigente, rappresentate e difese in maniera priva di criterio dal direttore generale. C’è da augurarsi soltanto che la Procura valuti al più presto tutti gli aspetti rappresentati.

* funzionario settore Polizia locale, responsabile provinciale Cub pubblico impiego

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