La grande truffa “Green Campus” al Cravino 7

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da Pavia, Giovanni Giovannetti

La moneta da un euro ha un diametro pari a 2,325 centimetri. Se giocassimo a metterne 60 milioni una accanto all’altra, avremmo un serpentone lungo 1.395 chilometri, e tanto è distante Milano da Glasgow in Scozia. Nell’affaire Green Campus del Cravino, questa è la distanza che separa il verbo affittare da quell’altro, vendere. 60 milioni: la differenza tra ciò che è lecito e ciò che non lo è.
Tace il sindaco Alessandro Cattaneo, la cui amministrazione di questa truffa edilizia è “parte lesa”. Quanto all’assessore all’Urbanistica Fabrizio Fracassi, al solito (affaire Vernavola, affaire Punta Est, ecc.) lo troviamo schierato con chi ha compiuto l’illecito: secondo lui «per la realizzazione del campus è stato sottoscritto un Patto d’obbligo» e dunque «è tutto regolare».
Regolare un corno: proprio con “Atto d’obbligo” (e non “Patto”, allegato all’autorizzazione comunale di Giunta) la proprietà – cito – «si impegna a mantenere la destinazione d’uso delle unità abitative a residenza universitaria, e pertanto ad affittare» leggiamo affittare «le unità immobiliari unicamente» a studenti, professori, visitatori e dipendenti dell’Università e dello Iuss.
Fracassi sembra mutuare le prime generiche repliche sul quotidiano locale di Gian Michele Calvi, progettista di Green Campus, secondo il quale «il Piano regolatore è stato rispettato», già che «i vincoli sono sulla destinazione d’uso e non sulla proprietà». Come se il Prg non esistesse. Insieme ai diritti edificatori, forse qualcuno pensa d’aver “comprato” anche l’indulgenza comunale sul mancato rispetto del vincolo ad affittare – e non a vendere – chiaramente indicata dal vigente Piano regolatore generale e ribadita in ogni atto sottoscritto prima da Arco poi da Green Campus, che da Arco ha rilevato terreni, progetto, autorizzazioni, convenzioni e altro.
Secondo il presidente del Consiglio di amministrazione di Green Campus Alberto Damiani «chi compra gli appartamenti deve impegnarsi a rispettare la destinazione d’uso, affittandoli quindi a universitari. Sta scritto nel preliminare d’acquisto». Dunque Damiani ammette: quelle residenze sono in vendita. E gli acquirenti? Come abbiamo accertato, chiunque può acquistare – e di conseguenza abitare – le presunte “residenze universitarie”. Provare per credere: chiedono 5.000 euro e il saldo al rogito, come del resto leggiamo in una inserzione pubblicitaria sul quotidiano locale: «Pavia (area Cravino) – Complesso residenziale di nuova costruzione…» Già, ma questo era un “promo” del novembre scorso. Ora (guarda il caso, poco dopo la nostra denuncia) l’inserzione suona così: «Pavia (area Cravino) – Residenza Universitaria di nuova costruzione…»
Coralmente, il costruttore Damiani e l’assessore Fracassi informano che «il Comune tramite la Polizia municipale» vigilerà sul rispetto della clausola. Come osserva il sindacalista e funzionario presso la Polizia locale Vito Sabato (nel post precedente) «nessun agente o ufficiale di Polizia giudiziaria può bussare alla porta di un appartamento, magari per chiedere agli occupanti documenti di identità o magari certificati che dimostrano lo status di studente universitario, senza vedersi sbattere la porta in faccia, peraltro in modo più che legittimo e senza correre il rischio di beccarsi una sacrosanta denuncia».
Al dunque: chi o cosa potrà impedire al legittimo proprietario di abitarvi? Se lo domanda lo stesso Fracassi già che «non siamo in uno stato di polizia» e «fino a prova contraria, in Italia esiste la libertà…» Libertà di intascare utili milionari aggirando le norme del Prg, fregandosene del pubblico interesse.
Tra i silenti si segnala un solitamente taciturno Arturo Marazza (Arco srl, parente alla lontana del Fracassi). In società con Carla Marcella Casati in Calvi, il 21 luglio 2008 ha comprato i terreni vincolati per 1.813.000 in euro, per rivenderli l’anno dopo a Green Campus, insieme ai diritti edificatori e a chissà quali altre “garanzie”, per 6.203.000. Plusvalenza: 4.390.000, equivalente al compenso annuale di circa 220 operai.
Anche l’Università (altra “parte lesa”) si mantiene silenziosa, ad eccezione di Carlo Ciaponi. Il prorettore si è affrettato a negare ogni «convenzione con l’Ateneo», puntualizzando che il privato «la dovrà sottoscrivere con il Comune» (è l’“Atto d’obbligo” allegato alla delibera di Giunta). In verità, il 24 maggio 2009 Arco e Università, Arturo Marazza e il rettore Angiolino Stella sottoscrivono una convenzione «per la realizzazione di due tratti di viabilità ad uso pubblico», che impegna l’Ateneo «a consentire alla Arco la realizzazione in località Cravino a Pavia, su terreni di proprietà dell’Università stessa, di due tratti stradali di raccordo tra la rete esistente e la nuova viabilità locale a servizio di un nuovo insediamento per residenze universitarie promosso da Arco».
E intanto piovono minacce. Ecco perché, come cittadini, in sostituzione del Comune abbiamo deciso di portare le carte a conoscenza della Procura.

Una Risposta to “La grande truffa “Green Campus” al Cravino 7”

  1. Pietro Says:

    Mi sembra che forse in via Porta ci sia un caso simile a quello di Punta Est e di Green Campus. Al piano terra dell’edificio di Eucentre, destinato anche questo a servizi universitari, c’è un bel ristorante. Sarà compatibile con la destinazione urbanistica o sarà anche questo “convenzionato”? Eucentre è gestito da Calvi, il progettista è Bugatti… chissà!

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