Cemento, aquile e avvoltoi 5

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Le mani sugli appalti
Dossier sulle infiltrazioni mafiose nel dopo terremoto, a cura di Libera

Tra le ditte aggiudicatarie del Progetto C.a.s.e. figurano, spesso in Ati con altre ditte, diverse aziende abruzzesi appartenenti alla galassia di società che ruotano intorno al Gruppo Edimo: il totale degli appalti supererà i 50 milioni di euro. Nata a Poggio Picenze, uno dei comuni terremotati, come ditta edile a conduzione familiare, alcuni anni fa la Edimo ha registrato un’improvvisa quanto repentina crescita, giungendo anche ad aggiudicarsi sostanziosi appalti per l’aeroporto di Malpensa e aprire sedi e almeno 9 società in Italia e all’estero, dalla Romania alla Libia. Una delle società del gruppo Edimo, la taddei spa, insieme alla Maltauro costruzioni (la società di cui si è parlato per la villa di Berlusconi nell’isola di Antigua) ha costituito la Edimal, aggiudicataria a sua volta di appalti nel Progetto C.a.s.e.: a una sua ditta subappaltrice, la Icg di Gela, nell’estate 2009 è stato ritirato il certificato antimafia.
Dopo il caso Di Marco, si parla di oltre 300 tra imprese siciliane, calabresi, pugliesi, napoletane e abruzzesi da accertare, comprese diverse con sede al nord ma intestate a figli o a nipoti di mafiosi o camorristi di seconda e terza generazione. Sono molte, infatti, le dichiarazioni allarmanti lanciate dai magistrati della Dna, del pool antimafia che segue il terremoto e della stessa Procura, che si aggiungono le prime inchieste giornalistiche e alle interrogazioni parlamentari, come quelle di Pisanu e Toto (Pdl). A luglio, l’on. Giuseppe Lumia, chiede al Ministro dell’interno se «risulta che un’impresa di Gela, priva dei requisiti antimafia rilasciati dalla Prefettura di Caltanissetta, stia invece lavorando in Abruzzo».
Indicativo della scarsa trasparenza è quanto accaduto ad ottobre 2009, in seguito alla visita della Commissione parlamentare antimafia a L’Aquila. Pisanu tiene una conferenza stampa, in cui gli viene chiesto se era possibile avere gli elenchi delle ditte al lavoro per consentire alla stampa di fare controlli direttamente. Pisanu risponde: «Faccio parte della Commissione parlamentare antimafia, non è nelle mie funzioni disporre di quegli elenchi». Alcuni giorni dopo il Dipartimento fa finalmente pubblicare da un quotidiano regionale, per la prima volta, una prima parte degli elenchi delle ditte subappaltrici.
Sui rischi di infiltrazioni criminali anche le dichiarazioni dei magistrati e della DNA, che seguono con attenzione quanto si muove nel cratere, sono preoccupate. A dare la misura è Olga Capasso, pm della Direzione Nazionale Antimafia, che ai microfoni del tg3 regionale il 25 gennaio 2010 dichiara: «non ci sono solo i casalesi ma anche la mafia e ‘ndrangheta. Mi sembra che tra i problemi legati alla lotta alla criminalità organizzata quello dell’Aquila sia uno dei nodi più grossi a livello nazionale». Per la Capasso occorrono più forze dell’ordine e più sostituti: «il quadro è già allarmante con l’emergenza, figuriamoci con la ricostruzione durante la quale oltretutto gli appalti sono dati ai comuni e dal momento che in Abruzzo la corruzione è endemica, c’è anche questo pericolo. C’é il rischio che vengano assegnati appalti senza la certificazione antimafia». Per la pm «sono tantissime le aziende in odore di criminalità organizzata che hanno operato in questa fase». Il prefetto Gabrielli prima condivide l’allerta, ma poi aggiunge: «sulla base dei dati in possesso di questa Prefettura, non si può parlare di un allarme generalizzato né di un nuovo sacco della città compiuto dalla criminalità organizzata. Proprio il numero circoscritto dei casi finora emersi dimostra come alcuni sbarramenti posti dal legislatore abbiano sortito un primo effetto deterrente». Allarmi del pool antimafia, da un lato. Il rappresentante del governo, ex poliziotto, ex capo del Sisde, che getta acqua sul fuoco, dall’altro. In mezzo la gestione di miliardi di euro. Nell’aprile 2010, la Direzione Distrettuale Antimafia fa sapere che sta passando al setaccio gli appalti, i subappalti e gli affidamenti relativi al Progetto C.a.s.e. Il pericolo maggiore deriverebbe da tentativi di ‘ndrangheta, mafia e camorra. «Di infiltrazioni ce ne sono ovunque – spiegano dalla Procura – ma sono ben nascoste in quanto sono società incastrate, vere e proprie scatole cinesi che coprono con una infinità di passaggi quella sporca. Ci stiamo lavorando insieme alle altre istituzioni, e la nostra attenzione è indirizzata principalmente al Progetto C.a.s.e., visto che il resto della ricostruzione non è partita». In ogni caso, a giugno 2010, si apprende che la Procura nazionale antimafia, con la distrettuale abruzzese, sta estendendo le indagini anche alla congruità dei costi di 18 dei 19 insediamenti del Progetto C.a.s.e.: si intende accertare, dopo un esposto di alcuni imprenditori esclusi, se i 2.700 euro a metro quadrato pagati sono rispondenti alla qualità delle realizzazioni. In particolare, si sta verificando la regolarità dei controlli

Isolatori sismici sotto inchiesta

Sui 7.300 isolatori sismici, costati oltre 13 milioni di euro, è in corso un’inchiesta della magistratura, in quanto «privi dei certificati di omologazione e attestati di qualificazione». Il reato ipotizzato è «frode nelle pubbliche forniture», ma non è escluso che altre sorprese potrebbero emergere dall’inchiesta, ormai in dirittura di arrivo. La squadra mobile aquilana ha acquisito documentazione negli uffici della Protezione civile e il video. A prova di sisma trasmesso nell’ottobre scorso da rainews24. Sentiti anche diversi esperti, eseguito sopralluoghi e cercato riscontri alle ipotesi di reato presentate in una denuncia fatta da un imprenditore escluso dall’appalto.
A gennaio di quest’anno, il caso approda in parlamento, quando il senatore Giuseppe Astore, con un’interrogazione (la n. 4-02594), chiede se alla gara d’appalto siano state invitate anche ditte statunitensi dotate di tali certificazioni e «se non si rilevi l’esistenza di un eventuale conflitto di interessi qualora il professor Calvi ricopra effettivamente il duplice incarico di direttore dei lavori del Progetto C.a.s.e. e direttore dell’Eucentre di Pavia». Astore sottolinea anche che «se gli isolatori dovessero risultare inefficaci, le costruzioni isolate simicamente sarebbero meno sicure di quelle realizzate con fondazioni convenzionali». L’inchiesta, in particolare, riguarderebbe l’assenza di certificazioni o certificazioni carenti, dunque. Ma si sospettano anche pagamenti di fatture per un numero superiore di isolatori rispetto a quelli realmente installati. Un altro aspetto poco chiaro è quello relativo ai test cui dovrebbero essere sottoposti, per legge, il 20 per cento degli isolatori prima dell’istallazione: sembra che tutti i laboratori esistenti in Italia non sarebbero stati sufficienti per testare un così alto numero di dispositivi in così poco tempo. A far aumentare i dubbi sull’effettiva effettuazione di questi test ci pensa il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Rispondendo a un’altra interrogazione sugli stessi temi trattati dal senatore Astore, presentata alla Camera dall’on. Gianluca Benamati (n. 4-03891), Vito afferma: «inoltre un quarto delle prove di accettazione, che riguardano complessivamente il 20 per cento, rispetto al 5 per cento richiesto dalle Pren 15129, dei dispositivi messi in opera, sono eseguite in condizioni dinamiche, anziché statiche, rappresentando le condizioni minimali, secondo le norme tecniche nazionali. Il laboratorio presso il quale vengono eseguite le prove di qualificazione e di accettazione dinamiche è quello dell’Università di Pavia Eucentre, dotato delle attrezzature necessarie alla corretta esecuzione delle prove». L’affermazione del ministro Vito pone però altri due problemi, non di poco conto: ammette che per le prove di accettazione è stato utilizzato un solo laboratorio; rende noto che l’unico laboratorio utilizzato per i test è quello che fa capo a Gian Michele Calvi, il progettista del Progetto C.a.s.e.
Altre fonti sostengono che, sempre per il tempo limitato, non sarebbe stato nemmeno possibile realizzare tutti gli isolatori sismici utilizzati. Una voce alimentata anche dalla scelta improvvisa, a febbraio, di coprire alla vista tutti i dispositivi, con una spesa aggiuntiva di svariati milioni di euro. Motivazione: la polvere potrebbe bloccarli e neutralizzare l’effetto antisismico. Le preoccupazioni crescono anche tra gli ospiti degli alloggi antisismici, così il 30 novembre 2010 la Protezione civile, commentando alcune notizie «sulle indagini relative a presunte irregolarità nell’appalto degli isolatori del Progetto C.a.s.e., che possono indurre dubbi sulla sicurezza sismica del sistema di isolamento degli edifici» con un comunicato rassicura e ribadisce: « le abitazioni del Progetto C.a.s.e. sono sicure».

(5 – continua)
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2 Risposte to “Cemento, aquile e avvoltoi 5”

  1. Quartieri impermeabili all’insostenibile via d’acqua | Off Topic Says:

    […] Una delle società del gruppo Edimo, la taddei spa, insieme alla Maltauro costruzioni (la società di cui si è parlato per la villa di Berlusconi nell’isola di Antigua) ha costituito la Edimal, aggiudicataria a sua volta di appalti nel Progetto C.a.s.e.: a una sua ditta subappaltrice, la Icg di Gela, nell’estate 2009 è stato ritirato il certificato antimafia. Da https://sconfinamento.wordpress.com/2012/02/19/cemento-aquile-e-avvoltoi-5/ […]

  2. QUARTIERI IMPERMEABILI ALL’INSOSTENIBILE VIA D’ACQUA PER EXPO2015 | Comitato NoExpo Says:

    […] Una delle società del gruppo Edimo, la Taddei spa, insieme alla Maltauro costruzioni (la società di cui si è parlato per la villa di Berlusconi nell’isola di Antigua) ha costituito la Edimal, aggiudicataria a sua volta di appalti nel Progetto C.a.s.e.: a una sua ditta subappaltrice, la Icg di Gela, nell’estate 2009 è stato ritirato il certificato antimafia. Vedi […]

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