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Universitari o speculatori? così parlò il professor Ciaponi
da Pavia, Giovanni Giovannetti

«Università. Progetto case al Cravino» (“La Provincia Pavese”, 22 aprile 2012). Già il titolo mena gramo: “Progetto case”, così hanno chiamato a l’Aquila il maggiore tra i programmi di ricostruzione dopo il terremoto, preventivandolo in 570 milioni di euro e infine costato 806 milioni, in pubblico denaro (il 40 per cento in più) elargito dalla Protezione civile gestione Bertolaso.
Sia chiaro, il “Progetto” pavese nulla c’entra con la discussa ricostruzione aquilana, se non per il fatto che lì accanto sorgono le fantomatiche “residenze universitarie” Green Campus, fantomatiche poiché in realtà di universitairo hanno ben poco già che sono in vendita sul libero mercato, in deroga al Piano regolatore generale. Lo stesso film visto in via Vallone con l’illecito di Punta Est, il cantiere ora sotto sequestro.
Nulla c’entra, ma azzardando temerarie simmetrie tra Green Campus e l’Aquila, ricorderemo che l’abruzzese “Progetto Case” (acronimo di “Complessi Anti Sismici Ecocompatibili”, 183 edifici, 4.449 appartamenti, 19 villaggi intorno al “cratere”) è gestito dal consorzio ForCase della pavese Fondazione Eucentre – diretta da Gian Michele Calvi – insieme a due imprese: la Icop (la ricordiamo a Pavia nel restauro del ponte della Becca) e la Damiani costruzioni (toh, la stessa impresa che sta costruendo il pavese Green Campus al Cravino) a cui in Abruzzo è demandato l’acquisto dei materiali e il coordinamento dell’attività di cantiere. Progettazione e direzione lavori sono ben salde sotto la responsabilità di Gian Michele Calvi, già visto all’opera al Centro commerciale Carrefour lungo la Vigentina (su cui sembra siano in corso indagini da parte della locale Procura) nonché – altra involontaria simmetria – direttore dei lavori proprio al cantiere Green Campus. E forse per caso al Cravino si annunciano «edifici per i quali è stata adottata la tecnologia antisismica sperimentata all’Aquila dopo il terremoto» (Pavia zona sismica?).
La signora Carla Marcella Casati in Calvi (moglie di Gian Michele) è socia di Arturo Marazza nella Arco srl (un capitale sociale di soli 20mila euro). Nel 2008 ha comprato i terreni vincolati per 1.813.000 in euro, salvo poi piazzarli l’anno successivo a Green Campus srl per 6.203.000.
Si compra per poi rivendere, intascando plusvalenze milionarie; per capirci, la compravendita dei terreni al Cravino ha fruttato ad Arco 4.390.200 euro: tre volte il costo, bella speculazione. Che ci sta in mezzo? Ci sta il certificato di destinazione urbanistica a firma del dirigente comunale Gregorio Praderio (18 settembre 2008); ci sta la “Convenzione” tra Arco Srl e Università (a firma di Marazza e del rettore Angiolino Stella) per «due tratti stradali di raccordo tra la rete esistente e la nuova viabilità locale» su terreni appartenenti all’Università «a servizio di un nuovo insediamento per residenze universitarie promosso da Arco» (25 maggio 2009); ci sta la deliberazione di Giunta (Cattaneo) che, «stante l’urgenza» e l’«interesse pubblico», rende immediatamente eseguibili le residenze, destinate «in locazione» a studenti e professori (31 luglio 2009, deliberazione vistata dall’assessore all’Urbanistica Fabrizio Fracassi, parente del Marazza); ci sta l’Atto unilaterale d’obbligo a firma di Marazza, che aggiorna l’impegno a «mantenere la destinazione d’uso delle unità abitative a residenza universitaria […] e pertanto ad affittare le unità immobiliari» a studenti, docenti e dipendenti universitari (1° settembre 2009).
Come nel più scontato copione, il 4 dicembre 2009 Arco vende a Green Campus (un capitale sociale di 100mila euro) terreni e diritti edificatori. Di questa cordata fanno parte la Pro-Domo sas di Raffaella Corona (figlia di Franco, ex Pci), Francesco Piacentini (Pci poi Ds, ex assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica nella prima Giunta Albergati), Edilcasa 2004 srl (fa riferimento a Giuseppe Gallotta, settore calcestruzzi), Immobiliare Therme, Rc. 2007 srl, Nord Edil Comm srl e ImmCo. srl, ovvero alcune tra le società della costellazione Zenith srl di Alberto Damiani, che presiede anche il Cda, a sua volta composto dal fratello Pietro, dal geometra Alberto Fraconti, dal Piacentini, dal Gallotta e dall’ingegnere lodigiano Claudio Abbiati.
Postcomunisti, massoneria, Opus Dei… Dalla visura camerale e dai documenti su Green Campus sembrano emergere ambigue paternità politiche e non dichiarati interessi tangenziali. A modo suo lo conferma il telegramma a Walter Veltri – una gaffes – con cui maldestramente il 30 gennaio scorso l’avvocato Maria Angela Ghezzi provò a tacitare la “fuga di notizie”: «A nome e per conto di Green Campus srl in relazione all’intervento intitolato “La grande truffa Green Campus al Cravino” del 27 gennaio 2012 reiterato a pagina 9 del settimanale “Il Lunedì” del 30 gennaio 2012 da lei pubblicato sul sito Direfarebaciare http:sconfinamento.wordpress.com nonché alle dichiarazioni rilasciate e trasmesse in data odierna su Telepaviaweb, rilevatone la portata gravemente diffamatoria in quanto diretti tutti a diffondere notizie palesemente false alterando volutamente il contenuto giuridico di atti amministrativi con l’effetto di creare allarme e confusione nel mercato le addebito fin da ora i danni patrimoniali e non avuti e subendi dalla mia cliente. Pertanto la diffido formalmente dal divulgare ulteriori notizie inveritiere. L’avverto che si procederà giudizialmente nei suoi confronti sia in sede penale che civile. Distinti saluti. Avv. Maria Angela Ghezzi».
 Secondo Green Campus e l’avvocato Ghezzi – già consigliere comunale del Partito democratico – denunciare illeciti citando atti pubblici equivale a «diffondere notizie palesemente false» nonché «inveritiere». La diffida, gravemente minacciosa, non riporta argomentazioni. La mattina dopo abbiamo a loro risposto: consegnando ogni documento alla Procura.
E il Partito democratico, a cui appartengono o appartenevano i Corona, i Piacentini e la stessa Ghezzi? Al consigliere comunale Guido Giuliani «è ben chiaro che questo intervento nasce sotto l’egida della Giunta Capitelli (centrosinistra) e che alcuni degli allora Ds hanno contribuito quali soci o consulenti all’operazione». Che dire: l’avvocato Ghezzi sedeva proprio in quel Consiglio comunale. Lo stesso Giuliani lamenta dubbi «sull’opportunità che alcuni avvocati rivestano ruoli amministrativi continuando a praticare la professione su temi che hanno attinenza con l’attività amministrativa dell’Ente che rappresentano».
Al dunque: freno o acceleratore? Resa dei conti interna o polvere da nascondere sotto il tappeto? Al di là del candido Giuliani, non risulta che il Partito democratico abbia fatto richiesta dei documenti relativi a Green Campus. Occhio non vede…
E dire che, stando alle carte, nulla c’è di strano. Se non che le «residenze universitarie» regolarmente costruite su terreni che il Piano regolatore per l’appunto vincola a “Servizi-Università” (U1), quelle residenze ritenute di «interesse pubblico» dalla Giunta comunale e dall’Università sono da mesi in vendita sul libero mercato, come del resto recita la proposta, apparsa sui giornali ed esposta lungo le vie cittadine: «Pavia – area Cravino – complesso residenziale di nuova costruzione, composto da….», eccetera. 327 appartamenti di lusso venduti a 2700 euro al metroquadro; un business calcolabile in oltre 60 milioni di euro.
E l’Università? Domenica 22 aprile, si diceva, ha preannunciato un «Progetto case al Cravino» così, tanto per «vivacizzare il quartiere» (minchia…), sopra aree agricole da declinare in residenze: «non vogliamo altre case per studenti»: chi lo proclama? Un laureato in rendita parassitaria come l’affittacamere Arturo Marazza? No, lo afferma il prorettore delegato per l’edilizia Carlo Ciaponi, e così continua: «il mercato è saturo», si facciano «case per tutti». Tutti chi? Alloggi popolari per oltre 800 famiglie in lista d’attesa? Posti letto a prezzo contenuto per gli studenti universitari vampirizzati dai locali affittacamere? No, al solito altro consumo di suolo, ancora residenze di lusso: non tanto perché serve, quanto per “fare cassa”, serve a lorsignori, già che l’economia parassitaria deve pur girare e con essa il sacco cittadino: il tangenziale business della compiacente variazione di destinazione d’uso dei suoli, sollecitata da speculatori vecchi e nuovi: Marazza, signora Calvi, Artuso, Università, Ospedale San Matteo, Asm…
…L’alienazione del partimonio immobiliare di Asm è in mano al compagno Alberto Pio Artuso, così che l’Immobiliare Raced di Francesco Rampazi nel 2010 ha comprato per 5.375.000 euro la vecchia sede in corso Carlo Alberto, in pieno centro, là dove il nuovo Pgt prevede lucrose nonché lussuose residenze. È la stessa immobiliare che a Montemaino, nel parco della Vernavola aveva opzionato i terreni e le volumetrie della illegittima lottizzazione “Greenway” (18 villette e 2 palazzine, lottizzazione recentemente cancellata dal Tar) dopo l’okkei bipartisan agli interessi famigliari di Artuso (Pd), di cui le signore Trabatti e Danelli in Artuso – proprietarie di quei terreni – sono rispettivamente cognata e moglie. Volumetrie che il Comune ora vuole parzialmente trasferire in luogo del parcheggio tra via Olevano e via Pavesi, sopra un’area di proprietà comunale.
Quanto all’annunciato “Progetto case” al Cravino, una volta sancito il mutamento di destinazione, alienati i terreni rivalutati, chi si accollerà il progetto? Si accettano scommesse…

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