Lottizzazione abusiva Green Campus 5

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«Critica chi vuoi ma lascia stare noi»
di Giovanni Giovannetti

La lottizzazione abusiva del Cravino oltre che truffa edilizia ai danni di Comune e Università sempre più si rivela una matrioska di illeciti: come ne scoperchi uno subito vedi l’altro anche più grave. Ma per lorsignori impuniti è da perseguire chi documenta illeciti, e non i facoltosi e ammanicati fautori.

Mannaggia a lei, avvocato Ghezzi: non le è bastato l’autogol della Perizia di parte di Federico Oliva, più utile a noi che ai cementificatori? Ora temerariamente chiama a correo due affermati professionisti pavesi, non tacendone i nomi: «questa vicenda è passata attraverso due notai, Carmelo Di Marco e Antonio Trotta, quindi due pubblici ufficiali». È pur vero che Trotta si era spinto ad affermare questi immobili «liberamente vendibili anche ai privati», postillando tuttavia che «ciascun acquirente è responsabile per se stesso al rispetto degli obblighi, senza che qualche inadempimento possa rivelare i suoi effetti su altri», imputando così ogni futuribile onere al privato che acquista, qualora intendesse abitare “illecitamente” la sua proprietà… Del resto, conclude il Trotta, «non sono previste sanzioni per l’inadempimento» ma al più «un generico risarcimento danni» al Comune, peraltro «difficile da quantificare». Curiosamente, sembra un implicito invito a non rispettare le norme poiché, secondo lui, «non sono previste sanzioni». A Trotta ha replicato l’avvocato Franco Maurici: «non si poteva indicare meglio la possibilità di eludere facilmente il vincolo di destinazione del Prg». Ma già prima l’avvocato Giuseppe Franco Ferrari, chiamato a un parere sull’analogo illecito di Punta Est, il 6 aprile 2011 precisa che la destinazione a residenze universitarie può ritenersi rispettata «solo a condizione che sussistano garanzie vincolanti per l’operatore e per i propri aventi causa che quanto verrebbe realizzato non venga in un secondo momento venduto sul mercato a titolo di edilizia libera». Due a uno palla al centro.
Il notaio è altresì convinto che la facoltà di «vendere liberamente a terzi» senza che l’«acquirente appartenga alle categorie» indicate dal Piano regolatore generale (studenti iscritti all’Università di Pavia o allo Iuss, dipendenti o assimilati dell’Università di Pavia, dello Iuss o di enti con essi convenzionati) sia già contenuta nell’Atto d’obbligo del collega Carmelo di Marco (1° settembre 2009) sulla base del quale il Comune ha poi rilasciato il permesso di costruire.
Leggiamo allora l’Atto: il soggetto attuatore (Green Campus e non altri) «si impegna anche per gli aventi causa» a «mantenere la destinazione d’uso delle unità abitative a residenza universitaria […] e pertanto ad affittare» (leggiamo “affittare”, non “vendere”) alle categorie poco sopra indicate. Più chiaro di così… Illustre Trotta, dove il collega Di Marco avrebbe scritto che sarebbe lecito «vendere liberamente»?
Tre a uno, palla al centro. A quanto sembra, per taluni la lingua italiana e il significato delle parole paiono un’opinione. Caro avvocato Maria Angela Ghezzi che annuncia querele, caro notaio Trotta, qui a millantare assist che nessuno le ha offerto: a rivederci in Procura.
Nell’attesa occupiamoci di quell’altra denuncia in sede civile, la stessa che ha reso possibile riscontrare la lottizzazione abusiva. Green Campus accusa: «Con il presente atto la società ricorrente chiede al Tribunale l’emanazione di provvedimento d’urgenza, inaudita altera parte, consistente nell’impartire a Giovanni Giovannetti l’ordine di rimuovere / cancellare dal sito internet “Direfarebaciare” http//sconfinamento.wordpress.com by Giovanni Giovannetti gli otto articoli intitolati: La Grande Truffa “Green Campus” al Cravino e nell’inibire al medesimo, con le modalità più avanti indicate, l’ulteriore diffusione di notizie analoghe, sia tramite internet che a mezzo stampa. Nel successivo giudizio di merito, infatti, Green Campus s.r.l. Chiederà l’accertamento della responsabilità di Giovanni Giovannetti per i comportamenti illeciti descritti nel presente ricorso e la condanna dello stesso ai sensi dell’art. 2043 c.c. Al risarcimento dei danni, per la lesione dell’onore, reputazione, immagine di Green Campus s.r.l. e per la subita turbativa delle operazioni di vendita immobiliare».
Ormai il ricorso dell’avvocato Maria Angela Ghezzi è ampiamente superato dai fatti nel frattempo emersi: non solo truffa urbanistica, anche lottizzazione abusiva. Una matrioska di illeciti: come ne scoperchi uno sotto ne trovi un altro, ben più grave. Ma per lorsignori impuniti, è da perseguire chi documenta illeciti e non i facoltosi che le norme se le fanno da loro.
O almeno così la vedono gli abusivi costruttori della cordata Green Campus (e tra loro personaggi noti in città, come Raffaella Corona – figlia di Franco, ex Pci – e Francesco Piacentini, Pci poi Ds, ex assessore ai Lavori Pubblici e poi all’Urbanistica nella prima Giunta Albergati); così ha scritto l’avvocato nel suo Ricorso e prima ancora in un telegramma minatorio il 30 gennaio: «A nome e per conto di Green Campus srl in relazione all’intervento intitolato “La grande truffa Green Campus al Cravino” del 27 gennaio 2012 reiterato a pagina 9 del settimanale “Il Lunedì” del 30 gennaio 2012 da lei pubblicato sul sito Direfarebaciare http:sconfinamento.wordpress.com nonché alle dichiarazioni rilasciate e trasmesse in data odierna su Telepaviaweb, rilevatone la portata gravemente diffamatoria in quanto diretti tutti a diffondere notizie palesemente false alterando volutamente il contenuto giuridico di atti amministrativi con l’effetto di creare allarme e confusione nel mercato le addebito fin da ora i danni patrimoniali e non avuti e subendi dalla mia cliente. Pertanto la diffido formalmente dal divulgare ulteriori notizie inveritiere. L’avverto che si procederà giudizialmente nei suoi confronti sia in sede penale che civile. Distinti saluti. Avv. Maria Angela Ghezzi».
Secondo Green Campus e l’avvocato Ghezzi – già consigliere comunale del Partito democratico – denunciare illeciti citando atti pubblici equivale a «diffondere notizie palesemente false» nonché «inveritiere». La diffida, gravemente minacciosa, non riporta argomentazioni (la mattina dopo abbiamo a loro risposto: consegnando ogni documento alla Procura).
Né altro figura nella Richiesta al Tribunale di Pavia. L’avvocato quasi implora il giudice a provvedere Inaudita altera parte («non udita l’altra parte»), poiché «si ha fondato motivo di ritenere che la convocazione del resistente possa pregiudicare ulteriormente la posizione dell’esponente, attraverso la diffusione tramite internet e sulla stampa non solo del presente ricorso, ma anche e soprattutto di ulteriori e più violenti attacchi a Green Campus srl», ovviamente «fermo restando il diritto di Giovanni Giovannetti e di chiunque altro di commentare anche in termini negativi e critici gli atti amministrativi, gli strumenti urbanistici, le scelte della Pubblica amministrazione e dei privati». Non senza motivo, l’avvocato sembra temere che quanto ha scritto venga infine reso noto, così che, per tacitare meglio il “nemico del popolo” (degli affari) e in tutela delle coronarie di costruttori e abusivisti – ultimamente messe a dura prova – insistentemente sollecita al Tribunale misure di censura preventiva, affinché «impedisca o inibisca» al Giovannetti «di utilizzare, nelle eventuali future pubblicazioni sia sul web che sulla stampa, le frasi, i titoli e i vocaboli analoghi a quelli utilizzati sinora». Roba da Min.Cul.Pop.
Ma siamo a Pavia e non a Bananopoli, e dal primo piano di piazza del Tribunale il giudice Marcella Frangipani ha da subito replicato che le motivazioni «non sono tali da far ritenere la necessità di procedere inaudita altera parte», rinviando la decisione audita altera parte.
A Green Campus non poteva andare peggio. In attesa delle decisioni del Giudice, è intanto emerso il ben più oneroso reato di lottizzazione abusiva, perseguibile con la confisca a beneficio del Comune. Di seguito, la seconda e ultima parte della Memoria di costituzione dell’avvocato Franco Maurici.

Articolo 21 comma 2 della Costituzione: «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure»

Stante la gravità obiettiva della costruzione di edifici che costituiscono una lottizzazione abusiva sarebbe inutile un’indagine in ordine all’elemento soggettivo della pretesa diffamazione.
Nelle sue inchieste Giovannetti ha denunciato l’illegittimità della costruzione per motivi meno gravi di quelli effettivi: infatti ha supposto che l’art. 24 comma 10 del PRG consentisse di realizzare residenze universitarie nella zona U1 anche a opera di privati senza obbligo di preventiva espropriazione.
È una supposizione putativa condivisa anche dall’amministratore della società ricorrente, dal prof. Oliva e dal notaio Trotta. Non è da stupire se anche il giornalista convenuto, di certo meno esperto di professionisti del settore immobiliare, sia incorso nello stesso errore.
Giovannetti come costoro riteneva lecita la costruzione di residenze nella zona U1, ma a differenza degli stessi sosteneva l’illiceità della vendita sul libero mercato delle singole unità immobiliari in quanto l’obbligo assunto dal soggetto attuatore di mantenere la destinazione è inefficace e mistificatorio.
In proposito si rifaceva alla polemica riguardante altro polo universitario, quello decentrato di Punta Est su cui era intervenuta la minoranza di centrosinistra del Consiglio comunale, denunciando l’illegittimità di residenze universitarie poi trasformate scopertamente in residenze senza vincoli, liberamente vendibili sul pubblico mercato (esposto 6 dicembre 2011).
L’illegittimità era stata affermata senza mezzi termini dal consulente del Comune prof. Avv. Giuseppe Franco Ferrari in tre pareri inequivocabili che sottolineavano la radicale impossibilità di vendere i singoli appartamenti del polo universitario sul libero mercato.
La preoccupazione del giornalista come delle minoranze consiliari e di gran parte dell’opinione pubblica era che in tal modo si vanificassero le previsioni del polo universitario e si privasse la città di una risorsa indispensabile all’espansione dell’Università per consentire a pochi privati di realizzare rendite parassitarie oltretutto devastanti.
È noto che la Procura della Repubblica pavese ha provveduto recentemente al sequestro del cantiere di Punta Est ravvisandovi gli estremi di un abuso edilizio.
In ordine alla inefficacia dei vincoli di destinazione contenuti nell’atto d’obbligo prodotto è illuminante il parere del notaio Trotta, che ha redatto l’atto di compravendita 4 dicembre 2009 tra Marazza Arturo e la Società Green Campus.
Il notaio rileva nel parere 16 febbraio 2012: «gli immobili sono liberamente vendibili a terzi, che possono essere privati; associazioni, enti privati / pubblici, società»; «se l’acquirente è in possesso dei relativi requisiti può godere anche dell’agevolazione prima casa senza obbligo di residenza nell’acquisto dell’unità»; «se non vi è alcun limite per la vendita vi sono invece i limiti relativi alla destinazione d’uso delle unità in oggetto: le unità in oggetto possono essere destinate ad abitazione per studenti iscritti all’Università di Pavia o allo IUSS, dipendenti o assimilati dell’Università di Pavia dello IUSS o di enti con essi convenzionati».
Il notaio conclude: «Non sono previste sanzioni per l’inadempimento, si può però ipotizzare un generico risarcimento danni da parte del Comune difficile da quantificare».
Non si poteva indicare meglio la possibilità di eludere facilmente il vincolo di destinazione del PRG, dato che «si può ipotizzare un generico risarcimento danni da parte del Comune difficile da quantificare».
Né il prof. Oliva né il notaio Trotta hanno rilevato che non è stata sottoscritta la convenzione con l’Università, prescritta dall’art. 24 co. 21 NTA, che sola avrebbe potuto garantire la realizzazione di una vera residenza universitaria con un’unica organizzazione, un unico gestore, servizi comuni ecc. senza possibilità di vendere singole unità immobiliari a privati non sanzionabile in caso di mutamento di destinazione, ciò sempre nel presupposto errato che l’area non fosse soggetta a vincolo preespropriativo.
Il giornalista nell’inchiesta in argomento si è attenuto ai pareri per aree U, non dei professionisti dei privati, ma del consulente del Comune particolarmente abilitato dato che è professore di diritto amministrativo e costituzionale. Pertanto anche soggettivamente nulla gli si può addebitare.
Nel parere 6 aprile 2011 il prof. Ferrari rileva: «stante la destinazione comunque non abitativa attualmente ammessa è inoltre necessario salvaguardare la specifica destinazione delle aree, come prevista dagli strumenti di pianificazione vigenti».
Nel successivo parere 8 aprile 2011 scrive: «Sono a confermare […] quanto già rilevato nella relazione istruttoria da parte dei vostri uffici, ovvero la necessità che l’operatore privato che propone l’intervento si vincoli mediante atti unilaterali d’obbligo a non immettere sul mercato i manufatti realizzandoli quali edifici residenziali liberi».
Un altro aspetto che il prof. Ferrari sottolinea è l’applicazione di oneri di urbanizzazione ridotta prevista per la realizzazione di residenze universitarie che sono, anche se gestiti da privati, servizi pubblici complementari a destinazioni pubbliche prevalenti contrariamente a quanto ritiene la ricorrente a pag. 2 del ricorso introduttivo.
Le residenze universitarie previste nel polo universitario del Cravino sono complementari alle destinazioni universitarie prevalenti e pertanto non possono essere considerate affatto servizi privati anche in forza dell’art. 51 co. 1 lett. x L.R. 27/2009, che ne decreta la funzione pubblica, come rileva esattamente l’istanza 6 dicembre 2011 della minoranza di centro sinistra (pag. 4).
Orbene alle costruzioni in questione il Comune ha applicato non gli oneri di urbanizzazione ridotti, previsti per le residenze universitarie, ma quelli superiori dovuti per le zone residenziali liberamente alienabili sul mercato senza che la ricorrente reclamasse.
L’atto d’obbligo prevede la costruzione anche di 272 mq. di slp commerciale, che di certo non possono essere destinati a residenza universitaria ovvero venduti o affittati a studenti e professori universitari.
Il facsimile di preliminare prevede la costituzione del condominio, le tabelle millesimali, il regolamento condominiale tutti elementi incompatibili con una residenza universitaria, che deve assicurare mediante la locazione temporanea, l’avvicendamento degli studenti e dei professori quando si trasferiscono in altra città una volta terminati rispettivamente gli studi o gli incarichi.
Il mandato di vendere le unità residenziali e commerciali a un’agenzia immobiliare e soprattutto il differente tenore tra gli annunci pubblicitari pubblicati da “La Provincia Pavese” prima e dopo le critiche dimostrano la chiara intenzione di eludere i vincoli del PRG.
In definitiva tutti gli elementi di prova illustrati precedentemente giustificano le aspre critiche del giornalista intese a evitare gravi e irreparabili pregiudizi all’Università di Pavia; agli studenti iscritti all’università; alla comunità cittadina e agli stessi possibili acquirenti di unità immobiliari, il cui titolo di acquisto in ipotesi putativa sarebbe stato compromesso dalla vendita sul libero mercato; ma sarà certamente vanificato dalla realizzazione della lottizzazione abusiva.
Nell’Atto d’obbligo 1° settembre 2009 a pag. 2-3 il soggetto attuatore si obbliga a «mantenere la destinazione d’uso delle unità abitative a residenza universitaria, come prescritto dall’art. 2 comma 10 delle N.T.A. Sino alla durata dell’attuale vincolo di PRG e pertanto ad affittare le unità immobiliari unicamente alle categorie seguenti …»
Ciò dimostra altresì che si attendevano le nuove disposizioni del PGT previste senza alcuna incertezza.
La tavola 7 del PRG distingue inequivocabilmente le zone universitarie U (altri servizi e attrezzature) dalle zone U1 (Ambiti dei grandi servizi).
Quanto sopra è stato esposto allo scopo di giustificare in ipotesi putativa l’impegno civile del convenuto, l’unico giornalista che a Pavia pubblica inchieste sui più importanti problemi cittadini.
Va detto peraltro che il ricorso prima ancora che infondato è inammissibile e anzi manifestamente temerario in ordine alla richiesta di inibizione sulla pagina autogestita del settimanale “Lunedì” cioè di censura preventiva su un settimanale, stante il contrasto manifesto e inescusabile con l’art. 21 comma 2 della Costituzione: «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».
Anche la richiesta di rimozione di articoli e commenti sul blog è inammissibile, in quanto l’art. 21 co. 2 della Costituzione si deve applicare estensivamente a ogni mezzo di manifestazione di critica e cronaca, come si argomenta dall’art. 21 della Costituzione ult. co. che vieta solo espressioni contrarie al buon costume. Si richiama al proposito l’ordinanza del Tribunale di Padova 1° ottobre 2009 in Foro It. 2009, I, pag. 1226 sgg.

Franco Maurici, avvocato

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