Pubbliche sviste

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Truffa Green Campus. Due false certificazioni alla base dell’illecito
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Due distinte certificazioni comunali attestano una falsa destinazione a espansione residenziale dell’area, quando in realtà i terreni erano destinati a servizi per l’Università (U1, come recita il Piano regolatore vigente). La natura truffaldina dell’operazione pare confermata anche dall’ammontare degli oneri di urbanizzazione versati al Comune; come se al Cravino quelle cinque palazzine appartenessero a zona residenziale. Ma non erano alloggi per studenti?

Sentite questa: a Milano il Comune intima alle Ferrovie dello Stato di interrompere la vendita abusiva di 127 monolocali presso un Ferrotel al quartiere Ortica, a suo tempo pensati e costruiti per i ferrovieri fuorisede, poiché il cambio di destinazione d’uso da impianti ferroviari a residenze private «è da ritenersi inammissibile, in quanto la nuova funzione residenziale non è contemplata […] nel piano regolatore vigente». L’assessore milanese all’Urbanistica Ada De Cesaris minaccia addirittura azioni legali, intimando a Ferservizi di «sospendere la vendita e comunicare entro trenta giorni l’elenco delle unità immobiliari per le quali risulta già effettuata la compravendita fornendo i relativi atti notarili».
A noi la notizia suona familiare. Massì, risulta speculare alle pavesi residenze universitarie Green Campus del Cravino, illecitamente in vendita sul libero mercato. Ma ben di peggio, è una lottizzazione abusiva poiché, decaduti i vincoli del Piano regolatore generale (hanno una durata di cinque anni), i terreni su cui sorgono le cinque palazzine sono ormai nel limbo delle “zone bianche”, prive cioè di regolamentazione urbanistica.
Che fa il Comune di Pavia? Intima di sospendere le vendite abusive? Esige l’elenco dei preliminari di compravendita, come invece ha preteso la Procura? Minaccia ritorsioni legali? Niente affatto: si schiera in difesa della truffa immobiliare. E si capisce: due distinte certificazioni comunali (30 giugno 2008 e 19 novembre 2009, la prima a firma di Gregorio Praderio quando governava il centrosinistra di Capitelli/Filippi; la seconda sottoscritta dal suo successore Angelo Moro, il plurindagato dirigente comunale del settore Ambiente e Territorio, ora che governa il centrodestra di Cattaneo e… Filippi) attestano una falsa destinazione a espansione residenziale (classificandola zona “C”, come da decreto ministeriale n. 1444, 2 aprile 1968) quando in realtà i terreni erano per attrezzature ed impianti di interesse generale (zona “F”).

La ripetuta “svista” non è di poco conto: ha consentito infatti ai richiedenti (la società Arco di Arturo Marazza e Carla Casati in Calvi) l’incasso di una plusvalenza superiore a 4 milioni di euro (!), rivendendo a Green Campus per 6.203.200 milioni ciò che solo pochi mesi prima era a loro costato 1.812.000. Un tale rilevante aumento di valore risulta inspiegabile, specie in una prospettiva di residenze universitarie, notoriamente poco redditizie. A cosa miravano in realtà?
Ripercorriamo allora i fatti in sequenza: l’acquisto dei terreni; il rilascio dei falsi attestati; la rivendita speculativa; il pagamento degli oneri di urbanizzazione dopo il permesso a costruire; la messa in vendita degli appartamenti sul libero mercato; ecc. Perché per lorsignori il territorio è come il maiale: lo si ingrassa e poi lo si ammazza. Ce n’è per tutti.

21 luglio e 24 ottobre 2008 – Con due distinti rogiti presso il notaio Di Marco, la società Arco srl (un capitale sociale di “soli” 20.000 euro) acquista da Graziano Baiocchi, Rosa Peletti e Roberto Brusaferri alcuni terreni agricoli che il Piano regolatore generale indica a servizi universitari (U1).

30 giugno 2008 e 19 novembre 2009 – Il Comune di Pavia rilascia i due falsi certificati di destinazione urbanistica, a firma di Praderio e del prode Moro.

4 dicembre 2009 – Con rogito presso il notaio Trotta, Arco vende i terreni a Green Campus. Nonostante siano destinati a Servizi universitari, l’acquirente provvede al versamento nelle casse comunali degli oneri di urbanizzazione indicati per le zone residenziali di espansione (ma non erano residenze per studenti?!?). Gli appartamenti sono infine posti in vendita sul libero mercato, per un business quantificabile in oltre 60 milioni di euro!

Illecito nell’illecito, la ghiotta speculazione e la successiva truffaldina messa in vendita sul libero mercato immobiliare ignorano che, nel frattempo (19 novembre 2008, dunque prima dell’autorizzazione comunale a costruire – del 4 novembre 2009), era decaduto il vincolo pre-espropriativo a Servizi universitari (U1) introdotto dal Piano regolatore generale il 19 novembre 2003, con la conseguente derubricazione dei terreni. L’illecito cede così il campo alla ben più onerosa lottizzazione abusiva dei fabbricati: un reato molto grave, perseguito con la confisca.
E l’Università? Non si registra alcuna convenzione tra Università e Green Campus per la gestione del servizio; eppure sarebbe obbligatoria. Fonti ben informate raccontano infine di trattative in corso tra la proprietà e l’Edisu (l’ente per il diritto allo studio; a Pavia gestisce una decina tra collegi e residenze universitarie) per la cessione di questi immobili a prezzi di realizzo. Vero? Falso? A breve sapremo.

11 Risposte to “Pubbliche sviste”

  1. Gregorio Praderio Says:

    Evidentemente non sono simpatico al sig. Giovannetti, chissà perché, visto che continua con le sue insinuazioni. Preciso quindi a chi fosse interessato (tanto non ho niente da nascondere) innanzitutto che i certificati di destinazione urbanistica sono un po’ come delle carte di identità: al massimo ci possono essere delle sviste, degli errori, ma nessuno (NESSUNO) potrebbe pensare di falsificarli scientemente. Nel caso in questione poi le “aree di riqualificazione esterna” sono classificate come zona C in base all’art. 18.6 NTA e, secondo il noto principio interpretativo nel caso di contraddizione fra diversi elaborati, prevale il contenuto delle norme sugli elaborati grafici. Può sorprendere questa classificazione? Certo, ma il Piano non l’ho fatto io, questo è quello che c’è scritto. Ricordo infine che le università non sono classificate come servizi soggetti ad esproprio dal DM 1444/68, di solito lo insegnano a scuola. Suggerisco quindi di informarsi meglio, prima di immaginare chissà quali complotti. Cordiali saluti

  2. ggiovannetti Says:

    Come insegnano a scuola, nel caso di “contraddizione tra gli elaborati” le uniche a prevalere – anche sui Prg – sono le leggi o i decreti dello Stato (come, per l’appunto, il d.m. 1444/68). E Praderio non era pagato 96 mila euro annuali per avere “sviste” tali da ingenerare plusvalenze milionarie per gli amici di qualche suo “amico”. E in ogni caso gli oneri di urbanizzazione pagati come fossero aree residenziali rendono evidente l’intenzionalità dell’illecito.
    Sempre a scuola insegnano poi la differenza che passa tra le aree che il Prg vigente classifica “U” e quelle invece indicate come “U1”: le prime sono esenti dal vincolo pre-espropriativo, a differenza delle seconde (art. 24 co.9 Nta), che altresì richiedono un “piano attuativo o Studio unitario esteso all’intero ambito o porzione significativa dello stesso”. Indipendentemente da una previsione di Prg, un’area agricola di 600mila mq. non può essere edificata senza una preventiva pianificazione esecutiva, né l’Università ha mai richiesto l’eliminazione del vincolo pre-espropriativo nelle zone U1, ovvero nelle zone espressamente destinate ad attrezzature pubbliche di interesse generale. Praderio sembra qui confondere il vincolo pre-espropriativo con l’obbligo di preventivo piano esecutivo. Dunque, stante la decadenza del vincolo pre-espropriativo (art. 30 T.U. DPR 6 giugno 2001 n. 380) su quell’area si registra una lottizzazione abusiva.
    Quanto alle “aree di riqualificazione esterna classificate come zona C” (in realtà si tratta di “zona F”, come è stabilito nell’art. 24 co.10 Nta; il Praderio se lo rilegga, please) l’articolo 18 Nta, al comma 4 stabilisce che “le destinazioni d’uso all’interno delle diverse aree sono: residenza minimo 80%; servizi alle persone: massimo 20% della Superficie lorda di pavimentazione”. Quindi, l’articolo citato si riferisce esclusivamente alle aree di riqualificazione esterna residenziale, e non a quelle classificate come U1, espressamente destinate a servizi universitari dalle norme, oltre che dagli “elaborati grafici”. Non solo: Ad ulteriore riscontro, anche la scheda normativa indica l’area universitaria Cravino come U1, e così recita: “trasformazione dell’area finalizzata al completamento del nuovo polo universitario, con la creazione di strutture destinate alla didattica, ricerca, residenze universitarie, nonché attrezzature sportive, ricettive, per servizi alla persona, museali e congressuali, in quanto strettamente connesse con le destinazioni principali”. L’art. 24 co.10 Nta definisce attrezzature pubbliche di interesse generale le aree universitarie U1, quindi non c’è nessuna contraddizione tra la tavola 4a foglio 1 e la normativa relativa all’area universitaria del Cravino.

    Cordiali saluti. G

  3. Anonimo Says:

    Caro Giovanni,
    cosa ti avevo anticipato? Si è trattato solo, soltanto, di una duplice svista: prima Praderio, adesso Moro. E tu, al solito, a immaginarti chissà quali complotti.
    Io, invece, che sono più realista del re, sono sicuro che anche la fasulla dichiarazione di pericolo di crollo di un fabbricato dell’area ex Snia sia stata soltanto una svista. Il fatto, poi, che al suo posto dovesse sorgere un redditizio fabbricato può far ritenere soltanto che si sia trattato di una fortuita coincidenza.
    Ti porgo i miei migliori saluti, e nel frattempo ritorno a scuola per imparare qualcosa sulle NTA, sugli espropri e sulle zone territoriali omogenee. Magari sarà la volta che qualcuno di elevato ingegno mi faccia comprendere come sia possibile realizzare lavori estesi su diverse migliaia di metri quadri in soli dieci giorni. Amen e così sia.
    Vito

  4. Gregorio Praderio Says:

    Al solito si fa una grande confusione fra cose diverse.
    CDU: vengono preparati dagli uffici, il dirigente li firma dopo un controllo sommario e basta (un po’ come i certificati elettorali, li firma il sindaco ma mica li prepara personalmente lui), i margini di discrezionalità sono inesistenti e meno che mai di falsificazione (i funzionari non sono mica dei burattini, se un dirigente volesse imporre un testo sbagliato si saprebbe subito). Ci sono invece margini di interpretazione, dove le norme di riferimento non siano chiare (come spesso avviene); interpretazioni che magari possono non essere condivise, ovvio, ma non per questo sono “false”. Come tutti sanno poi, le zone omogenee del DM hanno caratteri diversi: tre (A, B, C) fanno riferimento alle caratteristiche fisiche del tessuto urbano (centro storico, completamento ed espansione, altre (C, D, E, F) più alle funzioni ospitate (la C è una via di mezzo). Da questo discendono scelte diverse di catalogazione nei diversi PRG: ad esempio nel vecchio PRG di Milano gli standard comunali erano zona B (e non F), così come tutti i servizi non computabili come standard. Tutti imbroglioni? Immagino quindi che nell’attribuire la zona omogenea C alle aree di riqualificazione esterna (come il Cravino è, in base all’elenco allegato alle norme, controllare please) i progettisti del Piano abbiano voluto sottolinearne le caratteristiche di zona di espansione, per funzione non catalogabili come standard; se il Piano invece l’avesse fatto Giovannetti, forse avrebbe proceduto in un modo diverso. Comunque non è andata così e questo è quello che c’è scritto. Sul fatto invece che in caso di contraddizione fra elaborati diversi debba “prevalere la norma nazionale” (che vuol dire?), be’, è la prima volta che la sento.
    Su tutto il resto (procedure, piani attuativi unitari, oneri, ecc.) nel CDU non c’è scritto niente in proposito e non vedo cosa c’entri.
    All’anonimo che parla poi di una “fasulla dichiarazione di pericolo di crollo”, lo invito a mostrare questa ipotetica dichiarazione (che non c’è mai stata) o a starsene zitto. Basta falsità.
    In definitiva la mia impressione è semplicemente che al Giovannetti piaccia ogni tanto sollevare un polverone mediatico per allontanare la percezione dall’unica vera realtà: la totale inconsistenza delle sue accuse. Passano gli anni, e – almeno per quanto mi riguarda – dove sarebbero questi ipotetici scandali? Solo nella sua fantasia. Ma la cosa più stupefacente è che c’è ancora qualcuno che gli dà credito! (povera Pavia, una così bella città e un livello di dibattito così inconsistente)

  5. ggiovannetti Says:

    Caro Praderio,
    effettivamente “se il piano l’avesse fatto Giovannetti, forse avrebbe proceduto in modo diverso”, così da non dover rendere conto di “sviste” e simili in sede penale.
    Quanto al “prevalere della norma nazionale (che vuol dire?)” Caro Praderio, lo chieda non a me ma a Marzullo, già che la risposta è contenuta nella domanda e anche questo lo insegnano a scuola (e ammettere che “è la prima volta” che la sente non depone a suo favore: si informi, chieda udienza a uno bravo…)
    Sul resto il prode ha ragione: “povera Pavia”, costretta per anni a misurarsi con figure e figuri dalla dubbia caratura professionale e morale e tuttavia profumatamente pagati per avallare gli affaroni e gli affarucci degli amici degli amici. Ci vuole poco… una firmetta, così, distratta… e su qualcuno più amico degli altri piovono plusvalenze milionarie. Alla faccia di chi non riesce ad arrivare a fine mese. Ma finalmente la Procura porge orecchio, eccome; lo sanno bene certi amici e conoscenti dell’onorato fu dirigente, oggi indagati chi per corruzione chi per associazione a delinquere chi per falso in atto pubblico. Il Praderio si disponga in attesa… In definitiva la mia impressione è semplicemente che al Praderio piaccia ogni tanto perdere l’occasione di starsene cheto, così da allontanare la percezione dell’unica verità: non a torto, lui, al tintinnare dei sinistri metalli di piazza Tribunale si caga in mano, e per giunta i pannoloni salvagente a Pavia sono finiti…

  6. ggiovannetti Says:

    Uno strano errore e il Green Campus diventa d’oro

    Certificazioni rilasciate dal Comune attestano come l’area è destinata a espansione residenziale quando in realtà i terreni erano stati pensati per attrezzature ed impianti di interesse generale

    di Manuela Marziani (Il Giorno)

    Pavia, 20 settembre 2012 – Due distinte certificazioni rilasciate dal Comune a distanza di oltre un anno e mezzo l’una dall’altra. Ci sarebbero questi documenti alla base della lottizzazzione di Green Campus. Carte che attestano come l’area è destinata a espansione residenziale (classificandola come zona C), quando in realtà i terreni erano stati pensati per attrezzature ed impianti di interesse generale (zona F).
    «L’area è stata classificata come zona residenziale — dice Giovanni Giovannetti di ‘Insieme per Pavia’ — non a caso sono stati versati al Comune gli oneri di urbanizzazione. Ma quelle cinque palazzine non dovevano essere alloggi per studenti? E comunque la ripetuta ‘svista’ non è di poco conto: ha consentito ai richiedenti (la società Arco di Arturo Marazza e Carla Casati) l’incasso di una plusvalenza superiore a 4 milioni di euro, rivendendo a Green Campus per 6.203.200 milioni ciò che solo pochi mesi prima era a loro costato 1.812.000». Nel frattempo gli appartamenti realizzati verrebbero venduti sulla carta a 2500 euro al metro quadro.
    Tornando alla denuncia Giovannetti punta il dito contro i due diversi dirigenti (Gregorio Praderio con la giunta Capitelli e Angelo Moro con la giunta Cattaneo) che hanno rilasciato le certificazioni: «Non diamo a delle persone 96 mila euro l’anno per sbagliare». 
Le carte sono già state portate in Procura, ma l’avvocato Franco Maurici avrebbe preferito non farlo. «Non ci dilettiamo nel fare denunce — ha ammesso — In un caso analogo al nostro che si è verificato a Milano, l’assessore all’Urbanistica è intervenuta e ha bloccato l’operazione di vendita della casa-albergo per ferrovieri. A Pavia, invece, le istituzioni sono carenti mentre la Procura si è mostrata sensibile tanto che in agosto sono stati sequestrati i preliminari di vendita di 60 alloggi».
    Ma quell’area doveva servire all’università. «Il rettore aveva detto che avrebbero costruito loro — ha aggiunto Maurici — Perché tace sulla costruzione di queste cinque palazzine?» Costruzioni che ormai sono quasi ultimate. La questione Green Campus, infatti, risale al 2008 quando la società Arco ha acquistato da privati alcuni terreni agricoli che il Piano regolatore generale indica a servizi universitari (U1). «In una città in cui ci sono oltre 20 mila studenti — ha sottolineato l’ex consigliere comunale Paolo Ferloni — è chiaro che i ragazzi siano oggetto di un’attenzione interessata. Ma per questo non si deve riempire la città di nuove case».


  7. Anonimo Says:

    Ma come,, Praderio? Sta per caso vaneggiando??
    La Capitelli ha ordinato l’abbattimento menzionando nell’ordinanza le segnalazioni di pericolosità provenienti dal settore che lei allora dirigeva, e lei adesso viene qui a raccontarci che quella segnalazione non esisteva? Come ha permesso, allora, che la sciagurata ex sindaca scrivesse una cosa simile, mettendo a repentaglio anche la sua persona, senza mai smentirla pubblicamente e senza denunciarla? Eppure è vero, lo dice lei, i dirigenti non sono burattini!! Ha ragione, però… lei ha proprio ragione: povera Pavia!!

    F.to:L’anonimo.

    PS. Resto ancora in attesa di essere informato, giacchè si vede subito che lei è uno istruito e che ha studiato, su quali siano state le modernissime tecnologie che hanno consentito l’esecuzione dei lavori indicati nella variante di PRG relativa al Carrefour nello spazio dei dieci giorni (o forse solo sei) intercorrenti dalla data di rilascio del permesso di costruire e l’inaugurazione del Carrefour. Si dice invece in città che i lavori fossero stati ultimati ben prima e che qualcuno abbia omesso di fare i dovuti controlli su quello che si stava realizzando. Pensi poi che qualcuno, più malalingua di altri, ha addirittura insinuato che sarebbero state fatte circolare ingenti somme di denaro per favorire uno scempio di tale portata e che l’ex assessore Bengiovanni si sia dimesso anche per questo motivo. Ah, malelingue!! Ma dove porteranno questa povera Pavia?

  8. Anonimo Says:

    Dimenticavo, caro Praderio, di chiederle ancora una cosa: ma se è vero -come lei sostiene- che nè dal suo settore, nè da professionisti esterni incaricati dal Comune è mai arrivata una segnalazione del pericolo di crolli imminenti dell’edificio dell’ex Snia in fregio a via Montegrappa, mi sa spiegare allora per quale cazzo di motivo quell’edificio è stato abbattuto? E perchè lei nulla ha avuto da obiettare? Suvvia, Praderio, ha proprio ragione Giovannetti. Torni quindi a starsene quieto, non si preocuppi del tintinnio del vil metallo tribunalizio e impieghi il suo tempo in più proficui passatempi: magari riconteggiando quel che ha guadagnato qui a Pavia, dove nessuno la rimpiange

  9. Anonimo Says:

    Praderio dixit: “Certificati di destinazione urbanistica: vengono preparati dagli uffici, il dirigente li firma dopo un controllo sommario e basta”. E’ davvero strabiliante! Che accidenti significa? Che gli altri lavoravano e lui si beccava quasi centomila euro per “un controllo sommario e basta”?
    Io penso che un dirigente che dice queste bestialità e che volutamente confonde il ruolo del sindaco (la cui firma in calce ai certificati elettorali è una pura formalità, tanto che viene stampata in tipografia) con quello del dirigente butta solo fumo negli occhi e nemmeno merita di essere preso in considerazione.

  10. Anonimo Says:

    Ma proprio Praderio non ha risposto!! Così, non sapremo mai per quale motivo è stato abbattuto un edificio della ex Snia (visto che lui non ha mai detto che era pericolante).
    E non sapremo neanche se a un dirigente danno quasi centomila eurini l’anno per firmare “dopo un controllo sommario e basta”.
    A proposito: come mai il certificato rilasciato nel 2008, quando la signora Casati e il suo socio dovevano comprare il terreno, non era sbagliato? Forse perchè i terreni classificati in zona omogena F valgono meno di quelli inseriti in zona C? Ma quante sviste!!

  11. Bebe Says:

    Allora anche i notai sono coroti in quanto non dovevano fare i rogiti se i clienti non avevano i requisti.

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