il compagno calce e martello

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Affaire Greenway. Chiesto il rinvio a giudizio per Alberto Pio Artuso
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Si diceva che fosse stato sentito in Procura e che, anzi, entrato a Palazzo di Giustizia per riferire, gli fu riferito di ripresentarsi col suo avvocato, non più quale persona informata sui fatti ma in qualità di indagato. Lui, candidato alla cadrèga nel Cda di Asm tradizionalmente riservata all’opposizione consiliare (in quel posto lo ha voluto Albergati, ovvero Bosone, mettendolo così a noi in quel posto), da credente tutto d’un prezzo negò l’evidenza, ottenendo così la nomina.
Artuso non è persona qualsiasi: più volte consigliere comunale, dal 2000 al 2009 (amministrazioni Albergati e Capitelli, centrosinistra) ha retto la presidenza della Commissione Ambiente e territorio, e dal suo scranno ha governato gli affari di famiglia che ora lo vedono a giudizio. Quali? Andiamo con ordine.

Destra e sinistra unti nella lotta

Giugno 2011. Gli ambientalisti pavesi possono finalmente cantare vittoria. Il Tribunale amministrativo regionale ha cancellato le due delibere comunali (la n. 23 del 19 ottobre 2009 e la n. 12 del 19 aprile 2010, votate congiuntamente da Partito democratico, Lega e Pdl) volte a favorire una enorme speculazione immobiliare in estese zone del parco della Vernavola. Un business calcolabile in 20 milioni di euro, là dove per la prima volta si pretendeva di costruire in piena valle invece di eroderne i confini. Voto lì per lì condito dal più che ambiguo silenzio di benemerite associazioni come Legambiente, silenzio a malapena interrotto dalla dichiarazione di voto favorevole allo scempio da parte di Massimo Depaoli, il suo rappresentante nel Consiglio comunale pavese.

L’ottima sentenza riconosce l’alto valore ambientale della zona, accogliendo in pieno le ragioni di chi alla illecita speculazione si era opposto con due ricorsi al Tar e uno alla Procura: Italia Nostra, Insieme per Pavia, comitato Città e legalità, Federazione della sinistra, oltre a 3.000 cittadini che hanno sottoscritto la petizione in difesa del Parco.
La sentenza sbugiarda clamorosamente il Consiglio comunale pavese e quel voto bipartisan favorevole all’illecita speculazione condiviso da maggioranza e opposizione (unici contrari Paolo Ferloni di Insieme per Pavia e Vincenzo Vigna di Italia dei valori).
La sentenza chiarisce inoltre che la perequazione (ovvero l’acquisizione di aree strategiche in cambio del diritto di edificarne il 10 per cento o di autorizzare altrove le stesse volumetrie) non può essere applicata alle aree verdi o agricole come quelle che troviamo nel Parco della Vernavola: lo stabilisce l’art. 22 del Prg, tuttora in vigore, che lorsignori si riproponevano di aggirare.
La sentenza sbugiarda infine Fabio Panighi (funzionario comunale del settore urbanistica) e Angelo Moro (dirigente dello stesso assessorato) accorsi a riferire che la zona era disciplinata dell’art. 24 del Prg (aree per servizi), mentre in realtà era soggetta all’art. 22 (Parco della Vernavola) e dunque inedificabile.

«Un affare da 100 milioni»

Il “padre” del Piano regolatore generale Lorenzo Rampa anni fa commentò così la delibera che, il 29 novembre 2004, aveva illecitamente esteso la perequazione al Parco della Vernavola: «Le modifiche introdotte dalla Giunta e dal Consiglio non sono quelle chieste dalla Regione […]. Qui è stata applicata la perequazione ovunque, mentre noi applicammo il vincolo secco su quelle aree già sottoposte a vincoli preordinati. […] Inutile perequare se il fine è quello di evitare l’edificabilità», così come sarebbe stato inutile per il Comune acquisire aree già sottoposte a vincolo (vincoli che oltretutto non costano nulla alla collettività), in cambio dei diritti edificatori.
Interesse pubblico? No, grazie! Secondo Rampa, avrebbe vinto il gruppo di pressione dei palazzinari, e lo documenta: «Con la modifica delle Norme tecniche di attuazione ci sono circa 965.000 metri quadrati in più di superficie territoriale perequata. Ossia terreni su cui viene applicato un indice edificatorio dello 0,1. E sono i terreni del Parco della Vernavola che, come ho detto, potevano non essere compresi dalla perequazione perché già protetti da altri vincoli ambientali e paesistici».
E invece lo hanno fatto: un business immenso, un regalo per gli speculatori, pari a 17.500 metri quadrati di superficie lorda di pavimento, equivalente a circa 150 appartamenti, «il 30 per cento in più della capacità edificativa del Piano regolatore approvato dalla Regione», riferisce Rampa.
I terreni del Parco li hanno «compresi», sì, ma illegalmente. Nelle tavole 6.1 e 4.1 del Piano regolatore generale il Parco è segnato da differenti confini: nella prima (Patrimonio storico e ambientale) il tratteggio corre lungo la sua periferia, segnata a verde; nella seconda (Azzonamento delle aree normative), lo stesso confine vira a stringere sul corso d’acqua, escludendo così proprio le aree su cui i proprietari – non a caso parenti di Alberto Pio Artuso, all’epoca presidente della Commissione comunale territorio della Giunta centrosinistra di Albergati – progettano l’edificazione di 20 villette e palazzine.
Un partito bipartisan cementato nell’affare. Sì, affare: avuti i permessi la “proprietà” avrebbe infine rivenduto a terzi il progetto e l’area rivalutata, progetto a firma di Roberto Alessio, già dirigente comunale all’Urbanistica negli anni del tormentato iter della tentata speculazione.
Una bella trama che vedrebbe l’Immobiliare Raced di Francesco Rampazi nella parte dell’utilizzatore finale. È la stessa immobiliare che nel novembre 2010 ha acquistato la vecchia sede Asm a Pavia per 5 milioni e 375mila euro, trattativa condotta con Artuso.
È lo stesso Artuso a cui nella primavera 2010 si era rivolto per una «consulenza» l’incarcerato per mafia Carlo Antonio Chiriaco. Quale consulenza? Una Chiesa evangelica rivelatasi abusiva – l’ultimo dei 1.269 e più abusi edilizi che si registrano in città – e Artuso è notoriamente un “esperto” nel suggerire il rispetto apparente delle norme.
Come proposta di “compromesso”, l’assessore Fabrizio Fracassi (Lega nord) suggerì di mantenere là dov’erano le quattro villette e le due palazzine previste a ovest del corso d’acqua, e di spostare ai margini del parco, lungo la strada che collega Città giardino a Mirabello, le altre 14 villette. Compromesso o premio agli speculatori? Quali interessi intendeva tutelare il verdelega Fracassi? Quello collettivo o, al solito, favorire il duo Artuso-Rampazi?
Qualcuno (l’ex vicesindaco Ettore Filippi, notoriamente in rapporti elettorali con il capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri) ha sostenuto che la sentenza del tribunale amministrativo impedirà il passaggio della “Greenway”, la strada ciclo-pedonale tra Milano e la Liguria, previsto per il parco. Filippi dimentica il “Preliminare per cessione volontaria di immobili” – tuttora valido – stipulato tra il Comune e i proprietari (i primi contatti sono del novembre 2000); dimentica la delibera di Giunta n. 1/2003, che dispone l’esborso di 12.759,07 euro per l’acquisizione del passo (calcolato in 2.745 mq); dimentica infine il diritto di usucapione ormai acquisito, già che da oltre vent’anni si passa di lì. Che il Comune onori allora i suoi impegni.
Artuso pare sia coinvolto anche nelle oscure manovre preliminari all’affaire Carrefour lungo la Vigentina (finta chiusura del supermercato in via Torretta e altro), con la pubblica amministrazione relegata a mera articolazione dell’affarismo. Ma questa è già un’altra storia.

“Sacco” democratico

Clientelismo, corruzione, reiterata privatizzazione del pubblico denaro, inutile consumo del territorio… Il Partito democratico ha responsabilità enormi, non solo politiche, a Pavia e nel Paese. Un partito assiduamente partecipe del “sacco” urbanistico, di quel sistema di concertazione clientelare e qualche volta criminale pervasivi nella città capoluogo. Vera e propria criminalità istituzionale, resa evidente dalle omertà e dalle coperture: dal voto favorevole e inciuciato alla illecita lottizzazione Greenway in pieno parco della Vernavola; dalla riconferma di Artuso in Asm o dalla silente “non posizione” sulla truffaldina lottizzazione abusiva di Green Campus (Piacentini… Corona…). Per tacere di Punta Est (i Ruffinazzi e i Pezza l’avrebbero volentieri tacitata facendo elargire al Maestri qualche spicciolo in oneri di urbanizzazione) e dell’incredibile impasse di fronte agli avvisi di garanzia per l’ex Margherita sodale del Maestri nonché vicesindaco Ettore Filippi (l’accusa di associazione a delinquere non è una multa per divieto di sosta).
Non solo mazzette. Ad esempio, ricorderemo i pubblici fondi della prima edizione del Festival dei Saperi (2006), una parte dei quali sono serviti per onorare alcuni privatissimi sospesi della dispendiosa campagna elettorale di Piera Capitelli (Partito democratico). Altro esempio: i 700.000 euro in pubblico denaro pilotati nel 2008 da Filippi nelle tasche dell’amico Vittorio Pacchiarotti – imprenditore condannato nel 1993 a 1 anno e 3 mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti – quale compenso o compensazione (a rendere?) per la mancata costruzione di una piscina in via Acerbi: secondo persone del mestiere, conti alla mano sarebbe stato l’imprenditore a dover rifondere il Comune.
Senza tacere il mancato appoggio alla richiesta di allontanare l’indagato dirigente Angelo Moro avanzata da Insieme per Pavia (ha dato copertura a molte delle porcherie sopra citate, e perciò assunto dopo un concorso taroccato). È forse questa l’alternativa etica alla destra criminale?

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Una Risposta to “il compagno calce e martello”

  1. Anonimo Says:

    Sempre i soliti, squallidissimi personaggi che hanno avvolto la città in una ragnatela di affari criminali. E che, ogni volta che li nomini, parlano di persecuzione, di innocenza e di onore leso. Che schifo!!!

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