Le mani su Pavia

by

Attentati e criminalità urbanistica Rassegna stampa nazionale

Servizio di Enrico Rotondi
Tg3 Rai, 8 gennaio 2013

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Le mani su Pavia di Riccardo Bocca
l’Espresso, 11 gennaio 2013

I maxi progetti edilizi. Le infiltrazioni della ‘ndrangheta. Le intimidazioni agli ambientalisti. È bufera sulla città lombarda.

Non sono stati soltanto i botti di Capodanno, a scandire l’ingresso nel 2013 di Pavia. La sera del 30 dicembre qualcuno ha dato fuoco al seminterrato della casa dove vive Giovanni Giovannetti, editorialista del settimanale corsaro “Il lunedì”, in prima fila contro l’intreccio occulto tra abusivismo edilizio e interessi delle mafie in Lombardia. Un episodio tutt’altro che isolato. Poche settimane prima, lo stesso Giovannetti ha trovato la finestra della cucina forzata, con armadi e cassetti aperti nelle stanze senza che nulla fosse stato rubato. «Il gioco oscuro delle intimidazioni», lo definisce lui. E nella stessa categoria, inserisce altri “incidenti” avvenuti in città a fine 2012. «Il 15 dicembre, per esempio, ha preso fuoco l’Opel Astra del consigliere comunale di opposizione Walter Veltri, fratello dell’ex sindaco Elio».
Dopodiché hanno conquistato un posto in cronaca anche le croci nere apparse sul portone dello studio di Franco Maurici, avvocato noto in provincia per le battaglie ambientaliste. «Il messaggio è esplicito: la lobby sporca del cemento vuole spaventarci», commenta Walter Veltri. E a nome pure di Giovanetti e Maurici, schierati assieme a lui nella lista civica Insieme per Pavia, aggiunge: «Non ci faremo intimidire. E soprattutto insisteremo a censurare il degrado etico della città, sempre più vittima dei poteri forti e sempre meno esempio di politiche illuminate». L’opposto del ritratto tratteggiato dal sindaco Alessandro Cattaneo, Pdl, trentaduenne apprezzato dalla nouvelle vague montiana. Dal suo punto di vista la parola essenziale è “ottimismo”. «Pavia», ricorda, «vanta un’importante tradizione industriale», e malgrado i tempi grami «guarda avanti con lucidità». Una prospettiva di sviluppo che dovrebbe passare, sulla carta, attraverso la riconversione «delle aree dismesse da fabbriche come Snia e Necchi», puntando in parallelo sullo «sviluppo sintonico tra il polo sanitario e quello dell’università, che ha festeggiato 650 anni di vita». Quanto al pericolo delle infiltrazioni criminali, Cattaneo è sereno: «Non siamo un’isola felice, ma abbiamo l’ossatura sana per contrastare qualunque incursione». Sarà. Resta il dettaglio che, il 6 dicembre scorso, l’ex direttore dell’Asl di Pavia Carlo Chiriaco è stato condannato a 13 anni di carcere: 11 per concorso esterno in associazione mafiosa e due per turbativa d’asta e intestazione fittizia di beni. Di più: al termine dell’inchiesta “Infinito”, condotta da Ilda Boccassini, è stato condannato a 18 anni anche l’avvocato pavese Pino Neri, secondo i magistrati uomo perno della ‘ndrangheta. Uno shock, per i più distratti. Non certo per Giovannetti e compagni, i quali da anni sono impegnati contro le disinvolture locali. «Chiriaco, per rendere l’idea, è stato responsabile del tesseramento per il Pdl, nonché uno tra i protagonisti della campagna elettorale di Cattaneo», fa notare Veltri. Inoltre, aggiunge Giovannetti, «è stato spiacevole apprendere che Cattaneo ha incontrato Neri per ben due volte: una nello studio di questo legale in piazza della Vittoria, e un’altra addirittura a casa di Neri a San Martino Siccomario». Ciò non basta a mettere in dubbio la correttezza del sindaco, ribattono i suoi sostenitori. Ma insomma: Neri, al momento dei fugaci incontri con Cattaneo, aveva già subìto una condanna a nove anni per narcotraffico. «E comunque è il clima d’insieme», interviene Maurici, «a generare inquietudine». Perché è svanito «il senso delle regole, e in questo effluvio di disinvoltura avvengono piccoli e grandi abusi». Tipico caso, a detta degli ambientalisti, il cosiddetto Green Campus: «Oltre 300 appartamenti che, invece di estendere l’ospitalità universitaria, sono finiti in vendita sul libero mercato». Per non parlare dell’esposto che l’associazione Italia Nostra ha presentato in Procura il 29 novembre. Cinque pagine contro la costruzione di un «complesso residenziale» su uno degli ultimi spazi verdi nel centro urbano (l’ex orto del convento delle Clarisse): «Un’area», dice l’esposto, che a norma di legge rientrerebbe tra quelle «inedificabili». E che dovrebbe restare tale, senza «alterazioni dell’impianto arboreo». Storie prevedibili, tutto sommato. Basti pensare che dagli anni Novanta a oggi la città di Pavia ha perso 18 mila abitanti (ora sono 71 mila), mentre dalle statistiche recenti gli appartamenti sfitti risultano 3 mila. «Eppure», dice Giovannetti, a fronte «del decremento demografico, nell’arco di mezzo secolo lo spazio coperto dagli abitati è più che raddoppiato, schizzando da quota 3,4 per cento a 9,7». Una tendenza che colloca Pavia ai primi posti in Regione, e che s’interseca ancora una volta con storie poco felici. Nel senso che in questo cemento show, sono attualmente indagati per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e truffa il dirigente comunale all’Ambiente Angelo Moro, il funzionario del medesimo assessorato Vittorio Rognoni e il responsabile dei Lavori pubblici Francesco Grecchi. «Il tutto», interviene l’avvocato Maurici, «mentre Italia Nostra e Legambiente lottano a colpi di ricorsi contro l’avvento di un centro commerciale che dovrebbe occupare nell’insieme 217 mila metri quadri a Borgarello»: località alle porte di Pavia, ma soprattutto a un chilometro in linea d’aria dalla famosa Certosa, frequentata ogni anno da un milione di visitatori. «Finora», dice Legambiente, «è stato eliminato dal progetto un albergo alto 13 piani». Ma oltre al quadro generale, preoccupa l’origine dei denari da investire. «Risulta infatti che la società Progetto Commerciale Srl, protagonista dell’operazione, abbia un capitale sociale di appena 250 mila euro», riferisce Maurici. E allora chi metterà gli 11 milioni previsti per le infrastrutture, e gli ulteriori 100 milioni ipotizzati per il centro commerciale vero e proprio? «Attualmente», ha dichiarato Alberto Serughetti, responsabile legale della Progetto commerciale srl, «ci sono due fondi d’investimento: uno russo e l’altro belga». Quanto al pool di imprenditori che dietro le quinte vuole questo business, Serughetti ha comunicato l’esistenza di una «multinazionale»: di cui però, secondo Maurici, «non si conosce il nome e tantomeno il profilo azionario». «Possono essere sufficienti, simili affermazioni, per garantirci che questa ghiotta torta non finisca in bocca al malaffare?», chiede il consigliere Veltri. La sua risposta è «no». Anche perché troppo spesso capita, a Pavia, che le avventure immobiliari assumano profili confusi. Come mostra la polemica cresciuta attorno all’area dell’ex Neca, dove un tempo sorgeva la fabbrica Necchi-Campiglio, e dove adesso è in corso un maxi recupero da 87 milioni di euro. «A maggio», racconta Paolo Ferloni, professore di Chimica fisica ambientale all’università di Pavia, «il Corpo forestale ha sequestrato i terreni». Il sospetto era che la bonifica non fosse stata condotta al meglio dalla proprietà (la società I.s.a.n., al 100 per cento controllata dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia). E anche se in seguito è arrivato il dissequestro, «le analisi svolte dall’Azienda regionale per la protezione ambientale, hanno evidenziato nelle acque della falda quantità di inquinanti superiori al lecito». Da parte loro, i proprietari hanno sempre sostenuto la correttezza dell’operato. E avranno pure ragione. Soltanto che i sospetti, a Pavia, sono difficili da cancellare. «Soprattutto nel mezzo di una crisi economica», dice Renato Losio, segretario della Camera del lavoro, «che sta rendendo la città fragile, senza identità: inadeguata, insomma, a cogliere le opportunità future». Riflessioni che assumono un gusto ancora più speciale, se si considera che lo stesso compagno Losio è oggi indagato per il pagamento in nero di lavori svolti nei locali della Cgil.

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Pavia. Libri bruciati e una brutta aria di Chiara Pracchi
Il Fatto Quotidiano online, 11 gennaio 2013

Comprereste un libro annacquato e bruciato? Non è una domanda retorica o l’incipit di una brutta pubblicità, ma un invito a farlo. I libri sono quelli di Giovanni Giovannetti, giornalista, fotografo, editore e attivista pavese, che ignoti hanno bruciato introducendosi nel sottoscala di casa sua. Sul fatto che l’incendio sia doloso, non ci sono dubbi: il quadro elettrico, che distava solo pochi metri da dove è partito il fuoco, è perfettamente integro. Del resto, questo è il secondo avvertimento nel giro di pochi giorni per Giovannetti, da sempre attivo nel denunciare consorterie e speculazioni in città.
Prima di Natale, qualcuno era entrato nella stessa abitazione, mettendo tutto a soqquadro, pur senza rubare nulla. E prima di lui, le intimidazioni avevano colpito gli altri esponenti di quel manipolo d’intrepidi che, in una città sonnacchiosa e disinteressata, cercano di opporsi agli scempi della criminalità urbanistica: il 17 dicembre è stata bruciata l’auto del consigliere comunale d’opposizione Valter Veltri, mentre per due volte, a novembre, ignoti hanno disegnato delle croci sul portone dell’avvocato Francesco Maurici, legale rappresentante di Italia Nostra. Su tutti questi episodi sta indagando la polizia giudiziaria, anche se il presidente della Commissione antimafia cittadina, Franco Martini, ha invitato alla cautela in assenza di “riscontri oggettivi”.
Il clima nell’elegante città universitaria, per secoli sede di scuole illuminate, si sta facendo incandescente e la ciliegina sulla torta la mette un articolo apparso ieri su “Il Mondo di Pavia” a firma dell’editore. Notoriamente, l’ex poliziotto ed ex vicesindaco con la precedente giunta di centro sinistra, Ettore Filippi Filippi, poi passato al centro destra e nominato (ma assolutamente non indagato) numerose volte nel procedimento Crimine/Infinito (a lui faceva riferimento la lista Rinnovare Pavia, in cui era candidato Rocco Del Prete, considerato nella piena disponibilità di Pino Neri).
Scrive Filippi che “la solidarietà per chi ha subito attacchi proditori e criminali deve essere senza se e senza ma”. Salvo poi partire con tutti i suoi “se” e i suoi “ma”, che arrivano a descrivere l’attività di Giovannetti e soci come «una vera e propria guerra senza quartiere», portata avanti con «comportamenti che travalicano i limiti del dibattito politico e della denuncia civile e civilmente esposta». Come quando il «consigliere comunale Valter Veltri, accompagnato da numerosi cittadini vocianti – ha costretto -psicologicamente un’intera commissione consiliare a revocare due interventi già previsti nel vecchio Piano Regolatore …» E conclude Filippi: «È un clima che si sta ammorbando e che dovrebbe essere interesse di tutti cercare di riportare alla normalità … anche se è difficile credere che protagonisti di assoluto secondo piano (sic!) da sempre ininfluenti sulla scena politica locale, … possano rinunciare al ruolo di protagonisti che queste assurde vicende stanno loro regalando…» È il solito copione: accanto alle intimidazioni, la delegittimazione politica.
Il vero problema è che, nonostante le pesanti condanne inflitte nel processo Crimine/Infinito, Pavia è una città che non ha fatto per nulla i conti con il suo recente passato. Tutti i politici locali che vengono citati nell’inchiesta del 13 luglio 2010 siedono ancora saldamente sulle proprie poltrone. Non che abbiano commesso alcun atto penale, questo va detto, ma forse una valutazione politica del loro operato andava fatta. Dante Labate, che Chiriaco definiva un «fratello» è ancora consigliere comunale (anche se ha perso la presidenza della Commissione Territorio). Rocco Del Prete, primo dei non eletti nonostante la sponsorizzazione di Pino Neri, è stato assunto nel maggio del 2010 in Asm, la multiutility cittadina, nel cui consiglio di amministrazione siede Luca Filippi Filippi, figlio dell’ex vicesindaco. Luigi Greco, che secondo gli inquirenti era il prestanome di Chiriaco nella proprietà del ristorante “La Cueva”, è l’attuale assessore ai Lavori Pubblici. Questo solo per citare alcuni nomi.
Ma in tutta questa storia c’è, almeno parzialmente, una buona notizia (del resto questo voleva essere un blog di buone notizie!): martedì scorso la Conferenza provinciale dei Servizi, che doveva decidere sulla realizzazione del mega centro Commerciale di Borgarello, alle porte di Pavia, ha congelato l’opera per altri sei mesi (questo anche grazie all’opera instancabile dell’avvocato Maurici e degli attivisti di Italia Nostra). Di questo progetto e della sua assurdità se ne era già occupato Gianni Barbacetto. Basti pensare che, se realizzato, sarebbe il 22esimo centro commerciale alle porte di Pavia, un territorio che quanto a mega strutture commerciali presenta un rapporto mq/abitanti che supera il doppio della media nazionale. Più di una riflessione dovrebbe indurre alla cautela riguardo a quest’opera, fortemente voluta dall’ex sindaco Valdes (condannato in primo grado per turbativa d’asta in combutta con Chiriaco) e votata la notte del 12 luglio 2010, poche ore prima l’ondata d’arresti dell’operazione Infinito. A incominciare dal fatto che restano tuttora ignoti i capitali con i quali verrebbe realizzata, dal momento che la Progetto Commerciale Srl, la società che da anni ne sta portando avanti la pianificazione, presenta un capitale sociale di soli 250 mila euro, contro un costo stimato di oltre 100 milioni.
Per chiunque volesse manifestare solidarietà a Giovanni Giovannetti (e magare prenotare dei libri bruciati), l’appuntamento è fissato per venerdì sera, alle 21, alla sala San Martino di Tours, in corso Garibaldi 69 a Pavia.

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«Minacce, incendi e tanto cemento»
Viaggio nella criminalità di Pavia
di Lorenzo Lamperti
affaritaliani.it, 11 gennaio 2013

Minacce, scritte e incendi. A Pavia la criminalità alza il tiro. In un mese tre esponenti della società civile e politica della città sono stati sottoposti a episodi intimidatori. Al centro di tutto il cemento. Gli abitanti continuano a calare, il lavoro anche. Ma la costruzione di case non si ferma. «Stanno cementificando ovunque, anche nell’antico Parco dei Visconti. Ma gli appartamenti resteranno sfitti per anni, non c’è nessuno che potrà comprarli», dichiara ad Affaritaliani.it l’ex sindaco Elio Veltri (cofondatore dell’Idv insieme ad Antonio Di Pietro, fondatore del movimento Democrazia e legalità).
Il business del mattone continua a essere redditizio per le cosche, spaventate però da alcune recenti indagini e sentenze che rischiano di compromettere guadagni milionari. «E mettono nel mirino i difensori della legalità», afferma Veltri. La mano della ‘ndrangheta continua ad allungarsi sul Nord.
CEMENTO, ANCORA CEMENTO – Come molte altre città italiane, anche Pavia nel corso degli anni ha sviluppato una politica urbanistica concentrata sulla costruzione. Questo nonostante abbia perso in trent’anni circa 16-17 mila abitanti. Ricorda Veltri: «L’ultimo anno in cui ero sindaco io, il 1980, c’erano 88 mila abitanti. Oggi sono 71 mila ma si continua a costruire». Risultato: case vuote. Si calcola che gli appartamenti sfitti sono circa 4-5 mila. E la cementificazione non si arresta. Sono aperti vari progetti per realizzare nuove abitazioni. Alcuni di questi progetti sono però finiti nel mirino della magistratura, che nelle sue inchieste ha indagato anche numerosi amministratori, ex amministratori, funzionari ed ex funzionari.
INCHIESTE, ANCORA INCHIESTE – La costruzione di un grosso supermercato, per citare il caso forse più eclatante, ha suscitato l’interesse di Ilda Boccassini, che nel corso degli anni ha già lavorato molto sulle infiltrazioni mafiosi nel pavese. La Dda di Milano ha avocato l’inchiesta che era stata aperta dalla procura di Pavia perché si ipotizza la presenza di capitale della ‘ndrangheta. Potrebbe trattarsi, secondo i magistrati, di un altro esempio di quel tanto letale mix di criminalità organizzata e mondo imprenditoriale così fortemente radicato nelle regioni del Nord. Il Consiglio di Stato ha fermato le costruzioni nel parco della Vernavola e una sentenza della corte di Cassazione ha bloccato un’altra lottizzazione nella quale sono stati costruiti già 70 appartamenti. Appartamenti che potrebbero diventare di proprietà del Comune e quindi diventare edilizia popolare. Un magistrato dovrà infatti decidere sulla possibile confisca del lotto.
INTIMIDAZIONI E MINACCE – Nell’ultimo mese la situazione si è fatta più tesa. Nel giro di poche settimane sono stati tre gli episodi intimidatori. L’avvocato Franco Maurici, conosciuto per le sue decennali battaglie contro la cementificazione si è ritrovato dipinte delle croci nere sulla porta del suo studio. La Digos le ha cancellate ma dopo 12 ore sono state riapparse. A Walter Veltri, consigliere comunale per il gruppo “Insieme per Pavia”, hanno incendiato l’auto. Giovanni Giovannetti, noto fotografo e membro dello stesso gruppo consiliare di Walter Veltri, ha ritrovato il suo appartamento incendiato e messo completamente a soqquadro. Spiega Elio Veltri: «La solidarietà è immediatamente arrivata da tutti i gruppi, compreso il sindaco. Però adesso bisognerebbe invertire la rotta sulla cementificazione, mantenuta anche dalle precedenti giunte di differente colore politico».

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