Meno male che in Lombardia il mare non c’è

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di Mimmo Damiani*

Non vorremo far gli uccelli del malaugurio ma temiamo che tra qualche settimana avremo una nuova emergenza sociale, che andrà a sommarsi a quelle numerose già in corso.
Si tratta delle circa 120 persone straniere giunte qui nel 2011 ed inserite nel “Programma Emergenza Nord Africa”, nato durante la cosiddetta “Primavera” di quei Paesi che, insieme a noi, si affacciano sul mar Mediterraneo. Da questo mare molti son venuti, pieni di speranza che c’è qualcosa, ancora, in cui sperare. Ai tempi era Ministro dell’Interno l’on. Maroni, davvero un grande ”inventore”. Uno che ha saputo creare una nuova prassi della marineria: le azioni di “respingimento in mare”. Un comportamento che è contrario alla millenaria tradizione di tutte le genti che navigano, per cui si impone l’aiuto incondizionato per chi è in difficoltà. Perché il mare non è la terra. Se sei nei guai lì, e nessuno ti aiuta, poi anneghi, affondi e muori.
La Corte Europea di Strasburgo ha condannato all’unanimità questa prassi, giudicandola contraria alla Convenzione sui diritti umani. Segnaliamo quindi con stupore una intervista in cui l’ex Ministro, dice sorridendo: «Comunque io lo rifarei!». A ciascuno il suo giudizio. Ma poiché si tratta del candidato alla Presidenza Regionale vien proprio spontaneo pensare: meno male che in Lombardia il mare non c’è!
È grazie, appunto a lui ed altri pari, che nel 2011 si è avviato il “Programma Emergenza Nord Africa” che ora i Ministeri competenti dei super-tecnici dichiarano concluso il 1° marzo. I quattrini son finiti.

Si tratta di un Programma davvero assurdo, a giudizio di ogni persona di buon senso.
Per ben 2 anni sono stati pagati posti negli alberghi a migliaia e migliaia di persone, senza dar vita ad alcun ragionevole percorso di integrazione. Anzi le norme proibivano che costoro per i primi 6 mesi potessero lavorare ed anche dopo, causa mancanza documenti, Le Agenzie Interinali non volevano/potevano inserirli. Sinora sono stati spesi, solo nella Provincia di Pavia, diverse centinaia di migliaia di euro, che potremmo dire con un francesismo “letteralmente buttati nel cesso”.
Così Il 1° marzo, oltre un centinaio di persone, tra cui profughi, alcune mamme (una è anche in cinta) dei bambini piccoli, alcuni malati gravi, dovranno sloggiare dagli alberghi di S. Martino, Gropello, Villanterio, ecc. Dove andranno a dormire o mangiare a tutt’oggi non si sa. Non hanno lavoro, tanti non sanno ancora l’italiano e peggio ancora sono stati “passivizzati” secondo le peggior tradizioni dell’assistenzialismo. Ore e ore davanti alla TV degli alberghi invece che formazione, contatti, spalare la neve, lavorare in pizzeria, fare volontariato, pitturare le scuole, insegnare l’arabo, sistemare i fossi, completare l’Università.
Per finire in bellezza, il permesso di soggiorno loro rilasciato consente di espatriare, ma solo per turismo, per cui se si fermano in un altro Paese, diventano immediatamente “clandestini”. Così il ciclo si chiude per benino!
Se a Pavia non ci fossero stati alcuni bravi funzionari di Prefettura, Questura, Protezione Civile e alcuni sindaci coscienziosi, se non si fossero attivati i volontari di Caritas e del privato-sociale, non ci sarebbe neanche quel minimo di integrazione, appena avviata.
Da questo elenco virtuoso, brilla per totale assenza, il Comune di Pavia. Per dirne solo una, nel Centro S. Francesco, costruito di recente, costato circa 1 milione e mezzo di denaro pubblico e nato da una idea del Vescovo per dotare la città di uno spazio specifico per senza-fissa dimora e stranieri, non una, dico una, di queste persone è stata ospitata. Neanche la famiglia con la mamma in cinta. Nonostante il noto amore dell’Assessore Competente per le famiglie e per la vita.
Per quanto riguarda la Provincia, il cui “mestiere” dovrebbe essere quello di promuovere e coordinare le “buone prassi” tra i Comuni del territorio, se qualcuno l’ha vista in giro, batta un colpo! .
Dopo tutta la solita paccata di soldi spesi siamo così al punto di partenza di 2 anni fa. Persone senza casa. Senza lavoro. Senza un progetto serio di vita. Che andranno così ad aggiungersi alla lunga schiera di cittadini già in grave difficoltà. Non ultimo segno di degrado, quello denunciato dalle Comunità che hanno ospitato i minori: non è stato versato loro un solo euro per il tutto il servizio svolto nel 2012. Ben 14 mesi di ritardo… giusto per dare una mano alle imprese sociali, ed anche per non smettere di continuare – per coerenza tecnica ? – a violare le norme europee sui tempi di pagamento delle Pubbliche Amministrazioni.
Però, va detto ad alta voce, noi del Terzo settore, avevamo molto seriamente avanzato un’altra proposta. Avevamo proposto di fare così: «Diamoci da fare tutti per accogliere, ascoltare, orientare, formare, capire, farci capire. Ed educarci insieme. Trasformiamo un problema in un’occasione, una paura in un’opportunità. Dimostreremo che, quando si vuole, si possono fare cose grandi con sforzi piccoli. Inseriamo queste persone, quasi tutti giovani e forti, distribuendole nei nostri 190 Comuni, nelle nostre 327 Parrocchie, nelle nostre centinaia di case sfitte. Una famiglia qua, una persone là, due fidanzati in collina e due amici vicino alle risaie. Favoriremo il contatto con le imprese. Scambieremo vitto e alloggio con un qualche lavoro negli orti e vigneti che rifioriscono, nella cura degli anziani, nella manutenzione degli spazi pubblici. L’Università metterà a disposizione la sua intelligenza. Le famiglie di immigrati daranno il loro impegno. Spazio Musica organizzerà una bella jam-session con i musicisti che son tra loro. I CFP faranno eventi sul tema cibo ed Intercultura, il CentroMedia un documentario… Sarebbe una bella storia. Farebbe scuola. Andremo sui telegiornali per qualcosa di meglio del delitto di Garlasco. E magari anche il salame di Varzi ne avrà qualche beneficio in termini di notorietà».
Questa idea la ri-proponiamo adesso. Pari pari. Non vediamo del resto altra strada. Ora che non ci son di mezzo i soldi, magari vien più facile!. Certo servirebbe anche la politica. Ribadiamo: la politica, non la propaganda elettorale.

* volontario Unicef
(a nome de “La Piazza e il Ponte” e diversi Enti del terzo settore di Pavia e Provincia)

Una Risposta to “Meno male che in Lombardia il mare non c’è”

  1. Anonimo Says:

    MENO MALE CHE IN LOMBARDIA C’E’ TORRE DEL GALLO E C’E’ ANCHE UNA PROCURA CHE NON PUO’ ESSERE PIU’ DEFINITA UN ARCHIVIFICIO E CHE A PORTATO A GALLA ALMENO LA PUNTA DELL’ICEBERG.
    QUANDO TOCCHERA’ AL CAPO DEI CAPI, GRAN BURATTINAIO DI TUTTO IL MALAFFARE PAVESE?

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