La grande truffa Green Campus

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Due interviste a “Il Giorno” e a Radio Popolare

«Le abitazioni del campus siano date agli sfrattati» La proposta di chi sollevò il caso, Giovanni Giovannetti. Sul suo blog aveva riferito «il clamoroso illecito». E un suo locale andò a fuoco di Manuela Marziani (“Il Giorno”, 7 marzo 2013)

Di lottizzazione abusiva per Green Campus si parla da un anno. Nel marzo scorso, infatti, la società Green Campus aveva preteso la cancellazione urgente di tutti i post che Giovanni Giovannetti aveva scritto sul blog su quello che veniva definito un “clamoroso illecito”. «Il Tribunale di Pavia ha ritenuto di non dover procedere – ha spiegato Giovanni Giovannetti, giornalista ed editore al quale alla fine dell’anno scorso è stato bruciato un locale – Ma la Perizia di parte allegata alla denuncia ci ha consentito di accertare che a Green Campus è in corso una lottizzazione abusiva, reato ben più grave per il quale è prevista la confisca, a beneficio del Comune».

I tempi non saranno brevi, ma se dovessero essere confiscati, che cosa se ne potrebbe fare degli alloggi che si trovano nelle cinque palazzine?

«L’ho già proposto alcuni mesi fa e lo ribadisco: questi appartamenti (così come quelli di Punta Est) siano destinati a case popolari. Ci sono 892 famiglie in lista d’attesa, sarebbe una bella boccata d’ossigeno per le prime in graduatoria. In alternativa, potrebbero anche assolvere alla loro funzione di residenze universitarie».

Green Campus al Cravino è come Punta Est al Vallone? 


«Quasi la stessa storia, ma non è da oggi che i palazzinari incassano plusvalenze milionarie in deroga alle norme, nel silenzio comunale. Portando le carte in Procura abbiamo dovuto agire noi in sostituzione del Comune che è parte lesa. Perché in questa vicenda il Comune non ha mai intimato di sospendere le vendite abusive, non ha chiesto l’elenco dei preliminari di compravendita, come invece ha preteso la Procura. Per forza, in due distinte certificazioni comunali (30 giugno 2008 e 19 novembre 2009, la prima a firma di Gregorio Praderio quando governava il centrosinistra di Piera Capitelli, la seconda sottoscritta dal suo successore Angelo Moro, dirigente comunale del settore Ambiente e Territorio, con il centrodestra di Cattaneo) attestano una falsa destinazione a espansione residenziale (classificandola zona “C”, come da decreto ministeriale n. 1444, 2 aprile 1968) quando in realtà i terreni erano per attrezzature ed impianti di interesse generale (zona “F”). La ripetuta “svista” non è di poco conto: ha consentito infatti ai richiedenti l’incasso di una plusvalenza superiore a 4 milioni di euro, equivalente al salario annuale di circa 220 operai, rivendendo a Green Campus per 6.203.200 milioni ciò che, solo pochi mesi prima, era a loro costato 1.813.000. Un tale rilevante aumento di valore risulta inspiegabile, specie in una prospettiva di residenze universitarie, notoriamente poco redditizie».

La proprietà ha sottoscritto un atto d’obbligo.

«Nell’atto d’obbligo Green Campus srl si impegna a mantenere la destinazione d’uso delle unità abitative a residenza universitaria, e pertanto ad affittare «le unità immobiliari unicamente» a studenti, professori, visitatori e dipendenti dell’Università e dello Iuss. Per la verità, una “convenzione” è agli atti: quella sottoscritta il 24 maggio 2009 tra Arco (che poi venderà a Green Campus) e università, tra l’indagato per associazione a delinquere Arturo Marazza e il rettore Angiolino Stella «per la realizzazione di due tratti di viabilità ad uso pubblico», convenzione che impegna l’ateneo «a consentire alla Arco la realizzazione in località Cravino a Pavia, su terreni di proprietà dell’università stessa, di due tratti stradali di raccordo tra la rete esistente e la nuova viabilità locale a servizio di un nuovo insediamento per residenze universitarie promosso da Arco». Dunque, a rettore e Cda era nota quantomeno la destinazione a residenze universitarie dei fabbricati».

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