Non-economia

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Paolo Ferloni, Non-economia, Effigie 2013

Non economia prende in esame e discute aspetti di attività umane, tra l’economia e l’ecologia, di cui di solito nessuno si accorge: tutto ciò che non si considera qando si pensa all’economia e si parla di finanza, imprese, rendimenti, quotazioni in borsa, valute, banche e globalizzazione.
Nel contesto dei limiti dell’economia globale, a suo tempo lucidamente esposti dal grande economista americano Kenneth J. Galbraith, l’autore indaga i non-costi che nessuno valuta, i non-prezzi che nessuno paga, la non-economia che nessuno vede, o meglio che tutti vedono ma si finge di non vedere.
È stato ovvio per Ferloni, che insegna Chimica Fisica Ambientale alla Università di Pavia, prendere le mosse dall’ironico e irriverente saggio dello storico pavese dell’ economia Carlo M. Cipolla sulle cinque leggi basilari della stupidità umana, che a Pavia circolava in edizione privata già all’inizio degli anni Ottanta, Allegro ma non troppo, in cui i portatori di perdite a sé e agli altri vengono in prima istanza iscritti alla classe degli stupidi.
Per l’autore non vanno trascurati neppure gli sprovveduti e i banditi, come protagonisti di non-costi e portatori di danni economici alla collettività. Consapevole dei rischi ecologici associati ad ogni grande opera umana, egli accompagna il lettore a vedere che sono gli economisti di ogni tendenza ideologica per primi a ignorare o nascondere, con pudore degno di miglior causa, l’intero insieme della non-economia. Li seguono ben volentieri i politici di ogni partito, che godono nell‘additare agli elettori vantaggi e meraviglie di iniziative e imprese propagandate soltanto per dare l’immagine del dinamismo politico del momento. La ricerca del volume, circoscritta per ora all’Italia, tratta esempi di infrastrutture che, studiate a fondo, non porterebbero altro che danni gravi con grosse perdite, come le centrali nucleari deliberate dal governo Berlusconi, cancellate poi per fortuna dal referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011. Basta ricordare il ministro (competente…) dell’epoca, Scajola, che le annunciava come convenienti, forse a sua insaputa!
Accanto a danni e perdite ignorati nel presente, mascherati da non-costi nella non-economia, spazi quasi surreali nei programmi economici del futuro perché si immagina o si finge che non esistano, l’autore – che come Socrate sa di non sapere – segnala, tra l’altro, qualche investimento-spreco, nel quadro molto più esteso dello spreco nazionale, di cui pure l’opinione pubblica ignora la portata, palese forse solo a chi ne sa trarre affari e guadagni. Tutti non-costi di fatto scaricati con disinvoltura sulle spalle delle generazioni future: figli e nipoti che erediteranno inquinamenti e opere inutili, come ora stiamo ereditando dal XX secolo aree industriali dismesse, discariche, e altri guai che nessuno sa quanto costerà eliminare.
Da questi e altri mali comuni, per lo più contigui a economia sommersa e criminalità, che occorre saper vedere e riconoscere, il libro mira a indurre il lettore a concentrare attenzione e cure sui beni comuni da gestire e promuovere a ogni livello in tutto il Paese.

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