Bologna e Firenze

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Treni ad Alta Velocità 1
di Paolo Ferloni

All’inizio del 2012, a proposito delle proteste della gente in Val di Susa, il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri ebbe a dichiarare: «Con i sindaci siamo pronti a qualsiasi tipo di discorso e di dialogo, ma l’opera va avanti perché non ci sono dubbi su questo».
Su una materia, come si è visto, alquanto discutibile ed aperta a vivi dibattiti tra esperti di economia e di flussi di merci e viaggiatori, si possono nutrire dei dubbi: sembra normale a chiunque disponga di una minima preparazione statistica. Come è normale che il profilo professionale e di carriera dei funzionari del Ministero dell’interno non si valuti sulla base di studi nel settore dei trasporti e di razionalità di scelte nel campo dei viaggi e degli spostamenti di beni e di persone entro un Paese e tra Paesi confinanti.
Ma che in tempi globalizzati come questi un Ministro dell’Interno, o peggio un Governo intero a nome del quale il Ministro parla in pubblico, non abbia dubbi su un progetto ferroviario avviato molti anni prima da altri politici e dirigenti e oggi sgradito a una gran parte della popolazione coinvolta, desta qualche perplessità sul livello culturale del Ministro e sulla sua attitudine ai compiti ministeriali, che come è noto sono gravosi sotto il profilo sociale e del mantenimento dell’ordine pubblico. O forse il Ministro, attenendosi più saggiamente ai propri limiti, non intendeva entrare nel merito della spartizione della torta dei finanziamenti già assegnati dai predecessori alle attività di preparazione, esplorazione, scavo e movimento di terra e di roccia in corso nei cantieri della Valle in agitazione.
Le dichiarazioni del Ministro sono state definite un vero e proprio ossimoro da Idra, l’associazione di volontariato di Firenze che si occupa di qualità della vita e dell’ambiente: il dialogo non è possibile là dove già in partenza si esclude di ascoltare le eventuali ragioni dell’interlocutore e di prenderne atto.
Tanto più inquietante è apparsa la non disponibilità al dialogo del ministro Anna Maria Cancellieri se si pensa che ella aveva avuto modo di farsi un’esperienza diretta di danni e ritardi TAV a Bologna, dopo essersi insediata a Palazzo d’Accursio nelle vesti di Commissario prefettizio, ed esercitando per 15 mesi il governo della città, fra il febbraio 2010 e il maggio 2011.
Secondo alcuni cittadini – e in particolare il Comitato di via Carracci – inutilmente i bolognesi le chiesero, anche pubblicamente, di poterla accompagnare lungo via Carracci per mostrarle di persona il livello di sofferenza della parte di città attigua ai lavori per la stazione, e documentarle la fondatezza della propria protesta e indignazione. Lo attestano cronache reperibili anche in rete. Ma Anna Maria Cancellieri – lamentano quei bolognesi – non risulta avere accolto l’invito della popolazione, come riferisce l’Associazione Idra che ha stabilito con quel Comitato un rapporto di collaborazione informativa, e ha potuto documentarsi su cosa fece in quei 15 mesi il Commissario prefettizio. Invece da parte di altri gruppi di cittadini, più filo-Cancellieri, fu fatta circolare la voce che il Commissario Anna Maria abbia visitato i cantieri e preso atto con benevolenza della qualità dei lavori ivi eseguiti. Sia come sia, non pare che in nessun caso ella si sia formata ed abbia espresso un suo personale parere circa le esternalità esplicite o implicite negli scavi e costruzioni di gallerie sotto Bologna. Parere che d’altronde non le competeva e forse nessuno le domandò.
Le esternalità però si sono manifestate, e anche drammaticamente, se a Bologna, in conseguenza dei lavori per i tunnel del TAV, centinaia di cittadini si sono rivolti alla magistratura emiliana, a partire da ottobre 2009, intraprendendo class actions contro i responsabili del grave deterioramento delle condizioni di vita e della desertificazione delle attività economiche intorno al cantiere della stazione sotterranea TAV del capoluogo emiliano.
Da anni infatti i cittadini residenti ritengono di essere esposti in misura intollerabile a polveri sottili, ad inquinamento acustico anche notturno e a vibrazioni. I lavori hanno prodotto crepe importanti in numerosi palazzi, alcuni dei quali è stato necessario evacuare, altri puntellare per tutta l’altezza della tromba delle scale. La realizzazione della stazione accusa peraltro crescenti ritardi, che nel 2012 erano già di quattro anni. Per di più, in un contesto di totale carenza di informazione.
Il ministro Cancellieri ha affermato con enfasi che «la violenza non sarà tollerata, non è tollerata, non sarà tollerata, non si può giustificare».
Ma ci si chiede – tra le numerose domande poste da tutta la storia del TAV a Bolgna – se non convenga forse vedere meglio in cosa consista la violenza. Ad esempio se non sia far violenza ai cittadini fessurare con crepe le loro case, e disturbare a lungo la loro vita con rumori e polveri inutili.
Altra questione: non è pure una forma di arroganza la stessa scelta governativa di ignorare, cioè di prescindere dalle argomentazioni tecniche proposte invano da taluni esperti per anni e anni ai governi che si sono finora succeduti, e da ultimo, sempre invano, anche al “governo tecnico” Monti e al premier stesso? Non appare arrogante e violento, tale da calpestare le regole del dialogo e della convivenza civile, il rifiuto, non motivato e incomprensibile, di vedere, studiare e capire la realtà economica da parte di chi governa?
Purtroppo tale attitudine del Governo Monti è risultata anche non intelligente né funzionale, dal momento che il Governo avrebbe avuto a sua disposizione uffici-studi ed interi organismi appositi, come il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) e l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ai quali avrebbe potuto chiedere ogni utile approfondimento statistico e di scenari o previsioni per governare, cioè per servire al meglio la società e lo Stato, se avesse avuto motivi per credere che i contestatori piemontesi fossero privi di argomenti attendibili.
Giova in proposito rammentare quanto già visto sopra, cioè il significato della Direttiva europea n. 41 del 27 giugno 2001, adottata per introdurre la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) nei Paesi dell’Unione per i progetti di infrastrutture aventi un rilevante impatto su un territorio, e ratificata con grave ritardo dal Governo italiano col D. lgs. 152 del 3 aprile 2006. Essa suggerisce di attivare con tutti i tipi di stakeholders (portatori d’interessi) e loro associazioni il dialogo e la concertazione a tutti i livelli – locali, provinciali, regionali e nazionali – per rendere massimo il consenso ed accelerare le procedure. Mentre in Italia il geometra dell’ufficio tecnico comunale medio è convinto che sia meglio escludere la V.A.S. appena si può. E chi sa di avere qualche potere è convinto che dialogare non serva. Senza dubbio non serve a chi di dubbi è privo.
La storia di Bologna, non ancora terminata, è in fase di replica a Firenze: anche là si progetta di scavare e attrezzare lunghe gallerie sotterranee affinché il TAV oltrepassi in fretta la storica e complessa area urbana senza fermarsi e senza vederla. Il tutto al nobile scopo di abbreviare il tempo di percorrenza di qualche minuto. Anche a Firenze, per ora, non dialogo, non valutazione delle esternalità, non comprensione né approfondimento del punto di vista dei cittadini. I costi esterni non esistono, sono dei non-costi. E le immagini qui riprese dei danni associati ai non-costi di Bologna, sono delle non-foto.

(1- segue)

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