La mafia autentica

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«Pavia, serve uno scatto d’orgoglio»
di Anna Dichiarante

Aveva ragione Roberto Saviano, quando scriveva in Gomorra che il cemento molto spesso trasuda sangue e soldi, potere e malaffare, sfruttamento ed interessi inconfessabili. Forse, all’epoca, sembrava una storia lontana, la solita storia fatta di abusivismo edilizio ed infiltrazione della camorra nel circuito dell’imprenditoria legale; una storia ambientata, del resto, in territori che è sempre stato più comodo considerare come persi ed abbandonati al dominio della criminalità organizzata. Ora, la tesi diventa più difficilmente sostenibile; il cemento ha iniziato a trasudare schifezze anche in tutto il resto del Paese e, così, la storia è diventata attuale e tangibile pure sul nostro territorio. Dalla Liguria, alla Lombardia, all’Emilia Romagna, la mafia ha fatto del capitolo “cemento” una delle principali voci di bilancio, non trascurando di controllare ed inquinare ogni minimo passaggio nell’intera filiera dell’edilizia. Come spesso accade, però, la conquista di porzioni enormi di un certo settore produttivo per mano mafiosa non può essere considerata un dato ineluttabile, né una forza maggiore ed irresistibile; evidentemente, la scalata è consentita da coloro che, a vario titolo, in quel settore operano, così come da coloro che ne hanno regolamentato, a monte, il funzionamento. A questo punto, mi sarà necessaria – temo – una precisazione ovvia, sul fatto che non sia corretto generalizzare, assegnando colpe indistintamente ad una categoria produttiva nel suo complesso, ma è innegabile che la miopia e l’incompetenza – quando non si tratti di vera complicità o malafede – di molti abbiano reso l’edilizia un affare spesso torbido e pericoloso. Al proposito, mi pare che il panorama pavese costituisca una situazione del tutto paradigmatica. Ad esempio, il Piano di governo del territorio che – già in proroga e fonte, in passato, di turbamenti nella vita cittadina – è giunto alla votazione finale a rotta di collo e senza accontentare nemmeno i membri della maggioranza in Consiglio comunale. In un periodo di grave crisi, che ha falcidiato anche l’economia pavese, lo stallo causato dal ritardo nei lavori per la redazione del piano ha comportato un danno aggiuntivo ed è andato a discapito delle imprese che lavorano rispettando tutti i crismi della legge. È proprio quando si toccano gli interessi legati al settore delle costruzioni, però, che emergono, spudorati, i segnali di una camarilla parallela e neanche tanto sotterranea, preoccupata di mantenere l’ordine più vantaggioso nella gestione degli affari: un ordine che, evidentemente, non è quello più conveniente per la generalità dei cittadini e nemmeno per il nostro territorio. Tra mafia autentica ed atteggiamenti mafiosi lato sensu, tra spartizioni di potere e guadagni, tra scarsa lungimiranza ed insensibilità ambientale, Pavia si ritrova circondata da cantieri sotto sequestro (talune delle vicende giudiziarie pendenti sono, peraltro, emblematiche, perché coinvolgono progetti che avrebbero dovuto portare all’ampliamento dell’offerta residenziale, e non solo, per coloro che gravitano attorno all’Università, cuore pulsante della città), assiste sonnecchiante alle condanne inflitte a Carlo Chiriaco e Giuseppe Neri (non è sembrato troppo preoccupante – a quanto pare – che le loro mani avessero cercato di estendersi anche su importanti lottizzazioni) e, ora, rimane spettatrice di un’incredibile escalation nello sfoggio di prepotenza e di violenza ai danni di alcuni esponenti della vita pubblica cittadina, che della tutela dell’ambiente hanno fatto uno dei temi principali della loro attività. A dire il vero, non mi sorprende affatto che l’allarme non risuoni alto e vigoroso: dopotutto, non ci siamo mai mobilitati più di tanto per nulla. Forse che ci si potrebbe aspettare una vigilanza capillare nel settore edilizio, quando il presidente della sezione giovanile dell’A.N.C.E. ha dichiarato – durante un convegno sulla colonizzazione mafiosa in Lombardia – che nella nostra provincia non si ha notizia di imprese sottoposte ad estorsioni, intimidazioni e danneggiamenti, finalizzati all’infiltrazione, da parte della criminalità organizzata (è quasi parso di poter dedurre che viviamo in una delle ormai rare zone immuni dalla presenza mafiosa nei cantieri, salva poi la precisazione che la stessa impresa del presidente è rimasta coinvolta in una vicenda giudiziaria, a causa della collaborazione con un subappaltatore non immacolato)?
Mi pare oltremodo necessario che Pavia abbia uno scatto d’orgoglio e dimostri inequivocabilmente di voler farla finita con le squallide vessazioni dei soliti prepotenti del quartierino nei confronti di nostri concittadini. Non ci può essere, di nuovo, il tipico atteggiamento italiano di chi preferisce zittire quanti sollevano il coperchio di scomode verità o, quantomeno, destano il dubbio e l’attenzione dell’opinione pubblica, piuttosto che prendersi la briga di dissotterrare il malaffare e bandirlo dal proprio territorio.
Spero davvero di sbagliarmi nelle mie preoccupazioni, ma forse, per una volta, sarebbe meglio aprire gli occhi in anticipo, anziché arrivare, come sempre, in affannoso ritardo.

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