I Recchi e i poveri

by

Il presidente dell’ ENI: poche idee, ma ben confuse!
di Michela Cortese

Un mondo che cresce senza l’Italia è il titolo alla moda che “Affari e Finanza”, supplemento economico del lunedì di “La Repubblica”, dà a una lettera di Giuseppe Recchi, dal 2011 presidente dell’ENI, pubblicata il 15 aprile 2013 con rilievo in prima pagina. In essa l’abile dirigente di numerose organizzazioni industriali oltre all’ENI, che ovviamente gira spesso il mondo in lungo e in largo, dichiara che «viaggiando per il mondo si percepisce che qualcosa è cambiato e sta cambiando. C’è un ottimismo diffuso e ormai quasi palpabile, è tornata la voglia di intraprendere, di investire».
E si entusiasma: «vorrei rilevare due dati. Il primo dato è che l’85 per cento della popolazione mondiale vive in aree che nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016 cresceranno più del 3 per cento l’anno. Il 60 per cento in aree che cresceranno più del 5 per cento. Ciò rappresenta un fatto straordinario nella storia dell’ umanità». E ancora: «cresce la domanda di energia, che nel 2040 sarà in aumento del 35 per cento rispetto al 2010, spinta dalla crescita economica e demografica. Il mondo è ricchissimo di opportunità».
Si lasci pure a Recchi la responsabilità di citare le fonti e di dimostrare, chissà, in una seconda lettera che i suoi dati e scenari siano sensati. Non vorremmo che a predicare questa fantastica retorica della crescita il presidente dell’ENI sia stato indotto da un semplice fatto personale, reso noto anch’esso da “La Repubblica” di pochi giorni prima (Raffaele Riocciardi, 9 aprile 2013), e cioè che è «in crescita anche la remunerazione del presidente Giuseppe Recchi, che passa da un totale di 637mila euro a poco più di 1 milione». Se il quotidiano, nel frattempo diventato voce ottimistica del governo, dice il vero, ci si rallegra con Recchi: la crescita del 57 per cento del suo stipendio è in accordo con la crescita del fatturato di ENI, ma in brillante controtendenza rispetto alla previsione di decrescita del PIL dell’Italia nel 2013 di –1,5 per cento secondo il Fondo Monetario Internazionale e di –1.8 per cento secondo Moody’s (Repubblica.it, 26 aprile 2013). Decrescita che, temiamo, non ridesterà ottimismo nell’italiano medio, posto di fronte alla perdurante diminuzione del proprio potere d’acquisto. Per altro lungi da noi ogni mal riposta invidia: se alcuni Paesi del mondo, con cui l’ENI fa buoni affari, cresceranno come detto sopra, ne saremo lieti.
Continua Recchi: «Il secondo dato riguarda le preoccupazioni che ci vengono da casa nostra». A questo punto un lettore attento delle vicende industriali e commerciali dell’ENI si sarebbe aspettato che il Presidente si preoccupasse per le storie di tangenti largamente internazionali che l’ENI avrebbe con generosità erogato qua e là per il mondo, dalla Nigeria (dove la corruzione sarebbe stata avviata da Snam Progetti fin dal 1994 – “Il Fatto Quotidiano”, 26 marzo 2013) all’Algeria (“Corriere della Sera”, 7 febbraio 2013), all’Irak e al Kuwait (si veda, ad esempio, “La Stampa”, 23 giugno 2011), senza trascurare il Kazakistan, Paese scarsamente abitato ma ricco di materie prime e in rapida “crescita”, dove personaggi vicini al «presidente a vita», Nursultan Nazarbayev, sarebbero stati i recettori delle mazzette dell’Agip Kco (La Repubblica, 30 maggio 2012). Tutte storie di cui sulla stampa mondiale l’ENI è diventata protagonista dopo che Recchi ne ha assunto la presidenza. E invece da cosa e da chi è angustiato Recchi? Udite, udite: «L’Italia è un laboratorio tragico. Dagli anni Ottanta discutiamo di riforme istituzionali. Fronteggiamo il sesto anno consecutivo di recessione economica» (se n’è accorto pure lui!) «cui si aggiunge una crisi istituzionale». Dopo aver sparso qualche lacrima sul «dover assistere ai troppi suicidi di lavoratori e di imprenditori, alle troppe storie di imprese che chiudono perché lo Stato non paga i propri conti», Recchi lamenta che «Nessuno è più chiamato a portare la responsabilità di quello che fa. Moriamo di irresponsabilità diffusa. Dal parlamentare senza vincoli di mandato a chi è preposto a incarichi determinanti per il funzionamento dell’amministrazione o della fornitura di servizi o a chi esce dai binari della legalità». Senza una parola sulle responsabilità del berlusconismo in merito.
A questo punto sarebbe bello sapere cosa il presidente dell’ENI suggerirebbe a un presidente della repubblica eletto per la seconda volta suo malgrado, dopo aver dichiarato ridicola l’ipotesi della propria rielezione, ed ai parlamentari che hanno insistito per rieleggerlo. E che erano stati eletti per avviare politiche di rinnovamento opposte alle cosiddette larghe intese che invece hanno votato.
Non immaginiamo che secondo Recchi “ridefinire il business model” significhi per la cosiddetta “Impresa Italia” erogare tangenti nel mondo senza farsi scoprire in patria da nessun magistrato o giornalista curioso. Né pensiamo che significhi dichiarare in campagna elettorale l’esatto opposto di quanto si farà una volta eletti e che si presenti alle elezioni qualcuno che secondo le leggi non sarebbe eleggibile. Ma cosa significa in concreto per l’ingegner Recchi, che forse di diritto costituzionale non è proprio un cultore, “ridefinire la propria governance, cioè la Costituzione”? Chissà: forse lasciare più spazio a comitati d’affari come quello per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020, oppure a politici che governino a loro insaputa ma a propro vantaggio?
Non sarebbe stata più appropriata la proposta dell’onorato presidente dell’ENI se avesse suggerito di «ridefinire la propria Costituzione» a tutti i Paesi detti sopra, cioè a quelli in cui l’ENI si è aggiudicata gli appalti corrompendo i potenti del luogo con profumati bakshish, come si suol dire in dialetto padano?
Stia comunque sereno l’ottimista presidente. In realtà in Italia «di irresponsabilità diffusa» non morirà mai nessuno, come pure nessuno vivrà di «certezza del diritto». Con l’occasione, sia reso onore invece al fondatore dell’ENI, morto a suo tempo non lontano da San Donato Milanese in un ben preciso attentato di mafia.

Annunci

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: