Il ritorno del Grullo

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di Giovanni Giovannetti

Abbiamo da poco lasciato Beppe Grillo intento ad arringare i fedeli a credere obbedire e combattere i Rom, scrivendo di «sacri confini della Patria che la politica ha sconsacrato», di «immigrazioni selvagge» paragonate a un «vulcano, una bomba a tempo che va disinnescata» e altre balle paranoiche da lui condivise con la destra più forcaiola, ed eccolo nuovamente librare il suo svettante nanismo contro il diritto di cittadinanza agli stranieri, in particolare contro il diritto dei minori nati da noi a sentirsi “anche” italiani. E minaccia referendum, subito applaudito da La Russa.
Caro Beppe Grillo, mavadavialcù. In Italia vige lo Ius sanguinis, ovvero la cittadinanza si può acquisire solo per matrimonio o con 10 anni di residenza (5 per i rifugiati, 4 per i cittadini Ue) oppure, per i nati in Italia, qualora la cittadinanza venga richiesta tra il diciottesimo e il diciannovesimo anno, a patto che alla nascita siano stati immediatamente registrati all’anagrafe (con buona pace per i figli degli “irregolari”) e abbiano abitato in Italia senza interruzioni: «un sistema anacronistico» avverte Maurizio Ferrera sul “Corriere della Sera” del 10 febbraio 2013 «ingiustamente punitivo oltre che irragionevole sul piano economico, politico e sociale».
Qualche esempio europeo: chi nasce in Germania diventa tedesco se uno dei genitori risiede regolarmente da 8 anni e da 3 possiede il permesso di soggiorno illimitato. In Gran Bretagna può richiedere la cittadinanza lo straniero che da 5 anni vive nel Regno Unito. Cittadinanza anche per i figli di stranieri, con permesso illimitato, nati sul suolo britannico.
Secondo Ferrera, «una nuova politica della cittadinanza va oggi imperniata su nuovi criteri: essenzialmente la residenza (ius domicilii) accompagnato da “filtri” che attestino la disponibilità e la misura dell’integrazione»; ad esempio, la frequenza scolastica per i minori (in Francia un minore ha automaticamente diritto alla cittadinanza dopo un percorso scolastico di 5 anni; in Danimarca e Finlandia per chi ha frequentato regolarmente la scuola, scatta dopo il 15° anno).
Quella italiana attuale che tanto piace al Grullo è una visione miope, violenta e persino poco patriottica: fra l’altro, sulle spalle dei giovani nuovi lavoratori sempre più graverà la salute malferma dell’Inps, che senza il loro flusso contributivo non saprebbe come pagare la pensione ai nostri anziani, affidati a oltre un milione di badanti (il doppio dei dipendenti del sistema sanitario nazionale) delle quali l’80 per cento lavora in nero.
Nel 2008 i lavoratori stranieri assicurati (nell’insieme sono 2.727.254, il 12,9 per cento, un ottavo dei 21.108.368 lavoratori iscritti all’Inps) hanno versato nelle casse dell’ente previdenziale 7,5 miliardi di euro. Insomma, come si legge nel Dossier Statistico Immigrazione 2012 – 22° Rapporto Caritas e Migrantes, gli stranieri danno molto più di quanto ricevono, poiché i pensionati stranieri (110.000 persone nel 2010) incidono appena per il 2,2 per cento. Vista l’età media nettamente più bassa di quella degli italiani (31,1 anni contro 43,5), è un andamento destinato a durare per molti anni. Il 63,2 per cento dei lavoratori immigrati assicurati opera alle dipendenze di aziende, oppure sono lavoratori domestici (17,6), operai agricoli (8,5), lavoratori autonomi (10,8). Dunque, ogni 10 lavoratori immigrati, 9 sono impiegati nel lavoro dipendente e uno solo svolge attività autonoma.
Nel settore familiare, in un Paese con almeno 2,6 milioni di persone non autosufficienti e una popolazione composta per oltre un quinto da ultra-sessantacinquenni, l’apporto dei lavoratori immigrati, soprattutto donne, consente alla rete pubblica un risparmio quantificato dal ministero del Lavoro in 6 miliardi di euro. Anche in agricoltura gli immigrati incidono per oltre un quinto sul totale degli addetti.
Il loro contributo è sempre più rilevante, sia tra gli stagionali che tra gli operai a tempo indeterminato, specialmente nell’allevamento, nella floricultura e nelle serre. Nel 2012 oltre 20.000 immigrati sono rientrati in patria. Secondo Andrea Stoppini, «se consideriamo uno stipendio medio (dati Inps) di 12.000 euro lordi l’anno, i contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti ammontano a quasi 4.000 euro l’anno; per una media di due anni e mezzo di permanenza in Italia, significano circa 10.000 euro. Se la stima di 20.000 lavoratori rientrati sarà confermata, nel complesso si tratterà di circa 200 milioni di euro che questi lavoratori avranno perduto, a meno che non riescano in futuro a ottenere un nuovo rapporto di lavoro in Italia, e che l’Inps potrà legittimamente trattenere nel suo bilancio. Per inciso, si tratta di una cifra analoga al costo annuo sostenuto per i circa 45.000 stranieri che vivono negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, e dei quali tanto si parla nelle regioni settentrionali».
E così commenta Riccardo Straglianò: «I precari italiani, se la loro condizione non migliora, tra una ventina d’anni prenderanno sì e no una pensione da 500-600 euro. Ma per gli stranieri che lavorano e pagano le tasse in Italia potrebbe andare ancora peggio. Nel senso che, se tornano nel loro Paese prima dei fatidici 65 anni e non c’è un accordo di reciprocità, i contributi versati qui rimarranno qui. Dal loro punto di vista li avranno buttati via. Dal nostro, sarà un gradito (quanto ingiusto) regalo alle casse dell’Inps». Insomma: «Quando incontrate un leghista che si indigna per il fatto che anche agli immigrati danno le case popolari (almeno non a loro insaputa), ricordategli questo dettaglio contabile». E ricordatelo anche al Grillo.

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Una Risposta to “Il ritorno del Grullo”

  1. NICOLAE IORDACHE Says:

    Sono straniero e devo dire che sono interesanti questi conti. E facile parlare ma dificile aiutare . E tutti siamo cosi . Ce lo abbiamo nel sangue da quando siamo nati.. E dove amore non ce nulla ce.Devo dire che dopo 15 anni mi sa che tornero nel mio paese senza un lira in tasca. Sono stato lasciato solo e scchiaciato come un cane . Ho chiesto aiuto in giro . Ma non mi ha aiutato nessuno . Per che ? Perche non ci sono i soldi. E questo il nostro dio. IL DENARO. Mi piacerebbe che arrivase il giorno quando tutti lavoriamo gratis . Io cultivo il grano tu fai il pane . lui fa i mattoni altro costruisce la casa .lui fa il medico lei lavora in ristorante . E fare tutto gratis con amore . Cosi ci sarebbe lavoro per tutti. NICOLAE

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