La casa è un diritto

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Senza casa a Pavia. Lotta alle povertà o lotta ai poveri?
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Nella città in cui si contano una moltitudine di appartamenti sfitti; nella città delle case per sciùri e delle lottizzazioni abusive, quella degli sfratti per “morosità incolpevole” sta ormai assumendo la forma di una vera e propria emergenza sociale. A Pavia due famiglie (tre figli piccoli, una era costretta a passare la notte dentro a un’auto) hanno deciso di occupare due appartamenti comunali formalmente “inagibili” proponendosi di autorecuperarli. E il Comune? Dopo aver autorizzato illeciti quali, ad esempio, le lottizzazioni abusive Greenway o Punta Est o Green Campus, di fronte al dramma di chi è rimasto senza casa ora in Comune blablanano di ripristino della legalità e di “patto di stabilità” da rispettare costi quel che costi: «Non hanno né pane né un tetto? Che mangino brioches o riparino in un’auto».

Il Comune di Pavia ha pensato di sgomberare alcuni appartamenti comunali “inagibili”, occupati in queste ore da due famiglie senza un tetto, incluse nelle liste d’attesa per una casa popolare. Una di queste famiglie per giorni ha passato la notte dentro un’auto. Si offrono di autorecuperarle. Hanno scritto questa lettera:

«Siamo un gruppo di famiglie che, come molte altre dall’inizio della crisi economica, ha problemi ad arrivare alla fine del mese: il reddito non basta mai per pagare cibo, bollette, etc. Con un lavoro saltuario o senza un lavoro non si può pagare l’affitto. Si chiama morosità incolpevole.
Da quasi un anno a Pavia esiste l’assemblea per il diritto alla casa, che si oppone agli sfratti attraverso solidarietà e mutuo soccorso. In molti casi siamo riusciti a ottenere rinvii, in altri purtroppo no. Tuttavia, la proroga dello sfratto non risolve il problema della casa, ma lo rimanda nel futuro.
Da anni, però, l’Aler e il Comune trascurano volontariamente il problema abitativo in città: sono centinaia le case popolari lasciate colpevolmente vuote, in attesa di ristrutturazioni che mai avverranno. Questa cattiva gestione costa milioni di euro e lascia le famiglie in mezzo alla strada.
Non possiamo aspettare anni per ricevere una casa popolare di cui abbiamo bisogno oggi: la casa è un diritto di tutti perché è indispensabile per poter vivere. Per questo abbiamo deciso di autorecuperare alcuni appartamenti vuoti: non togliamo la casa a nessuno, ma prendiamo case popolari che il comune non vuole assegnare o dice di non poter assegnare. Ristruttureremo queste case e ci abiteremo. Una volta ultimati i lavori, pagheremo un canone sociale, proporzionato ai nostri redditi.
Invitiamo tutta la città, e in special modo il quartiere, a portare solidarietà concreta alla nostra lotta, che è una lotta per un diritto di tutti, quello alla casa».

Nella sola provincia di Pavia tra sfratti pendenti e richieste di esecuzione si sommano più di 2.000 casi. Sono in costante aumento gli sfratti per morosità, ma soprattutto calano del 10 per cento quelli per finita locazione. Da una parte sta il legittimo diritto dei proprietari; dall’altra le ragioni di molte famiglie già monoreddito rimaste improvvisamente senza lavoro.
Nonostante il calo degli abitanti (526.389 nel 1971, oggi scesi a 489.751) e le numerosissime case sfitte o invendute (in un anno, il mercato immobiliare è crollato del 19 per cento!) la provincia di Pavia è seconda solo a Milano nella classifica del consumo di territorio declinato a edilizia residenziale: è il business della variazione di destinazione d’uso dei suoli, un business che non incontra il pubblico interesse, a partire dal fabbisogno di case popolari o ad edilizia convenzionata, che sono praticamente ferme: un misero 4 per cento e per giunta sono case male in arnese (servirebbero percentuali vicine al 25-30) non in grado di assolvere la domanda crescente. 
Nei Pgt provinciali delle case popolari si perde costantemente traccia. Resta infine insondato il terreno degli immobili sfitti (nella sola Pavia se ne conterebbero più di 3.000, a sommarsi con circa 2.000 appartamenti invenduti) o in disarmo: case cantoniere, stazioni ferroviarie, canoniche abbandonate… Quante sono? Non lo sappiamo, certamente sono più numerose delle famiglie sotto sfratto. Per salvarle basterebbe semplicemente dare loro una abitazione; per salvare case le Aler “inagibili”, le stazioni ferroviarie o canoniche dismesse basterebbe semplicemente abitarle. E lo hanno fatto alcune famiglie al numero 2 di piazza Crosione a Pavia.
Nella missiva degli occupanti si fa riferimento all’assemblea per il diritto alla casa. Riprendiamo allora questo loro intervento:

«Affrontare l’emergenza abitativa significa sicuramente lottare per impedire l’esecuzione degli sfratti per morosità incolpevole che a centinaia hanno colpito e colpiranno, nei prossimi mesi, anche Pavia. In questo contesto, con novecento famiglie aventi diritto ad un alloggio popolare, verrà assegnata appena una cinquantina di appartamenti. La risposta non poteva che essere il recupero di case popolari lasciate sfitte. Case lasciate sfitte volontariamente, perché il comune da anni bada solo ed esclusivamente alle lottizzazioni – lecite o abusive che siano – e a salvaguardare gli interessi di ricchi privati costruttori, finanziatori di campagne elettorali. Centinaia di appartamenti pubblici sfitti sono la manna per la rendita immobiliare. Ora saltano fuori i “cospicui stanziamenti”, ma in realtà si tratta di centottantamila euro, poco più di quello che costa agli inquilini delle case popolari mantenere per un anno un dirigente Aler. Sarà il solito appalto che consentirà di fare affari a qualche impresa di costruttori, amici di amici.
Case lasciate sfitte colpevolmente, dicevamo, perché piccole e grandi speculazioni si consumano sulle spalle di chi di una casa ha bisogno per vivere. Come non considerare comune e Aler responsabili per la morte di Giuseppe Ongaro, l’inquilino delle case popolari suicidatosi a fine 2011 per sfuggire a uno sfratto?
Ma quando le persone, invece del gesto solitario e disperato, scelgono la solidarietà e il mutuo soccorso, allora le scuse, le menzogne e le promesse si scoprono per quello che sono: il paravento della lotta dei ricchi contro i poveri, a cui a quel punto rimane un solo strumento a disposizione, la violenza del potere.
Possono organizzare tutti i consigli comunali “aperti” sull’emergenza abitativa che vogliono. Possono mentire spudoratamente e fingere, attraverso dati palesemente falsi, che non esista alcun problema, ma la realtà ha il volto sferzato dal freddo di un bambino costretto a dormire in macchina, sotto le finestre sbarrate di case popolari lasciate sfitte per anni. La verità è che tantissime di quelle case non assegnate perché considerate inagibili, o addirittura vandalizzate dai precedenti inquilini, sono perfettamente abitabili, in condizioni migliori di tante case del centro cittadino che i palazzinari affittano agli studenti a caro prezzo. Sicuramente, sono meglio che un ponte o una stanza senza bagno in un centro di accoglienza in cui i genitori vengono pure separati dai figli, alla faccia della sacralità della famiglia.
Per questo, abbiamo contestato la passerella di assessori, associazioni di proprietari, sindacati e cantastorie riunitasi in consiglio comunale. Se vogliono fare gli struzzi, che lo facciano pure. Noi ci occuperemo dei problemi reali e materiali di decine di persone, che già sono venute a contattarci al presidio che sostiene le famiglie nel quartiere Crosione».

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Una Risposta to “La casa è un diritto”

  1. Marina Says:

    Sono Marina e perfettamente d”accordo con Voi.Io e mio marito siamo nella stessa situazione, vogliono buttarci via. E pure mio marito invalido di 70%, pero continua a lavorare per quatro soldi.Ma noi dobiamo combattere e lo faremò con auto Vostro.

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